Periodo Caldo Medioevale: A volte ritornano

Quanto sono state ampie le oscillazioni della temperatura media globale negli ultimi mille anni? Molto poco, secondo chi sostiene che la brusca impennata che hanno invece subito alla fine del secolo scorso sia un chiara anomalia di origini antropiche. Molto invece, secondo chi presta fede al mix di cronache storiche e dati di prossimità che rendono conto di almeno due importanti oscillazioni: il Periodo Caldo Medioevale e la Piccola Età Glaciale.

Circa la seconda è ormai assodato che più che essere limitata all’emisfero settentrionale e, più specificatamente al solo vecchio continente, abbia avuto una dimensione spaziale molto più ampia, probabilmente globale. E’ anche noto che sia arrivata in concomitanza con un lungo periodo di scarsissima attività solare, culminando poi per effetto di alcuni eventi stocastici -leggi eruzioni vulcaniche- che ne hanno ulteriormente accentuato gli effetti. Per il primo invece c’è più incertezza, anche perché si va parecchio più ritroso nel tempo, circa attorno all’anno 1000 DC o poco più.

Questi due periodi nelle ricostruzioni delle temperature medie globali che hanno trovato accoglienza nell’ultimo rapporto dell’IPCC (4AR) non sono molto evidenti, anzi, si può dire che non lo siano affatto, salvo poi essere stati nuovamente presi in considerazione in studi successivi.

Qual’è il busillis? Semplice (si fa per dire), se un migliaio di anni fa il Pianeta ha conosciuto una temperatura media paragonabile a quella attuale e se questo è avvenuto con dinamiche temporali altrettanto paragonabili, o si scopre chi era ad andare in giro con il SUV al tempo dei Romani o sorge qualche dubbio circa il fatto che il recente riscaldamento debba essere attribuito del tutto o quasi alle attività antropiche.

E’ uscito di recente un lavoro di rianalisi di un dataset di dati dendrologici provenienti dalla Penisola Scandinava e di integrazione di questi dati con serie raccolte recentemente. Dal momento che si tratta di studi sugli anelli di accrescimento degli alberi, si devono sempre tener presenti i problemi di rappresentatività che hanno questi dati. Assenza di linearità tra il rateo di crescita delle piante e le temperature, divergenza tra le serie osservate con metodi tradizionali e quelle inferite dai proxy e molti altri fattori cosiddetti di disturbo che possono inquinare il segnale ricavabile da questi dati. Vediamo tuttavia di che si tratta.

Un elemento interessante di questo studio è rappresentato dall’uso della Maximum Latewood Density (MXD), ovvero del progressivo cambiamento di densità del legno nel corso della stagione della crescita, piuttosto che della distanza tra gli anelli (Tree Ring Width – TRW). Studi precedenti hanno infatti dimostrato che l’MXD è spesso meglio correlata con le temperature di quanto non lo sia la TRW, specie se i campioni provengono da zone situate alle alte latitudini. Questi dati sono generalmente rappresentativi della fase finale della stagione di crescita, è questa la ragione per cui tanto il dataset sottoposto a rianalisi, quanto i dati che sono stati aggiunti, costituiscono una ricostruzione delle temperature per il periodo aprile-settembre, un arco temporale più ampio di quanto normalmente ricavabile dai dati TRW.

Fig. 9 Comparisons between the new MXD RCS reconstruction of the westcentral Scandinavian (Ja¨mtland) April–September temperature (black) and a the Fennoscandian June–August temperature reconstruction (red) from Gouirand et al. (2008) and b a June–August temperature reconstruction for Ja¨mtland based on TRW data (Linderholm and Gunnarson 2005). Thick lines represent smoothing with a 30-year spline function

Al termine del lavoro di ricostruzione i ricercatori hanno ottenuto un dataset che arriva fino all’anno 1107, ricavandone l’informazione che negli ultimi 900 anni, il tardo dodicesimo secolo (1150-1200) e l’inizio e la fine del ventesimo sono stati certamente i periodi più caldi e hanno avuto temperature paragonabili. Dall’incertezza presente nelle ricostruzioni è tuttavia impossibile definire quale dei due periodi abbia effettivamente avuto le temperature più alte.

Qui, su Springerlink il pdf della ricerca.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

6 Comments

  1. Ricordo ai gentili Lettori che ogni episodio di riscaldamento o raffreddamento pre-XX secolo, e ogni episodio di raffreddamento dal XX secolo in poi, e’ da considerare strettamente locale, aneddotica, antiscientifico e un attacco agli scienziati del clima usato per fuorviare i lettori disattenti.

    Unici a poter essere considerati globali sono solo e soltanto tutti gli episodi di riscaldamento dal XX secolo in poi.

    Chi la pensa diversamente e’ un dubitazionista pagato dai Fratelli Koch, ed e’ invitato a smettere di comportarsi in maniera moralmente reprensibile, a interrompere ogni attivita’ su internet, e a smettere di comunicare su qualunque argomento.

    Post a Reply
    • Giusto! Sia mai che, a forza di ragionare con il libero arbitrio, qualcuno venga in mente di mandare a casa privandogli dello stipendio (uno stipendio non lo si nega a nessuno) tutti sti “scienziati del clima” e varii collaboratori IPCC.

  2. da: “La battaglia di Hastings” di Shelburn Kenderman
    (attenzione, si tratta di una ricostruzione storica in cui sono stati inseriti – per rendere piacevole e leggera una lettura altrimenti noiosa – personaggi non storici, forumisti di un sito, segnalati in originale col grassetto. Qui userò un asterisco perché non vengano confusi con veri personaggi storici.)

    – Ehi, se volete sapere come andò, la storia dei viaggi vichinghi nel lontano ovest, ve la racconto io! –
    Gli altri guardarono *Malacerasson, che si era intromesso nella discussione con grande determinazione.
    – Se hai notizie interessanti, parla pure. –
    – Giudicate voi. Sono stato l’intera stagione a pescare con *Dragonsson, che queste cose le ha vissute, e mi ha raccontato tutto –
    – Parla allora. –
    – Iniziamo dall’inizio, cioè da Jadar, nella Norvegia meridionale, dove viveva un uomo che si chiamava Thorvald Asvaldsson. Questo buon uomo, persona pia e devota… –
    – Un cristiano? –
    – No, no, devoto a Thor e ad Odino… Costui ebbe un figlio, Erik, noto ai posteri col nome di Erik il Rosso. Padre e figlio, che erano due uomini tranquilli, entrarono in conflitto coi vicini e ci furono dei morti. Fu una fatalità, naturalmente, un incidente, un puro caso, ma questo li obbligò a lasciare il paese per l’Islanda, e si stabilirono a Drangar, nella regione di Strandir, nel nord-ovest. Poi Thorvald morì. –
    – Negli anni 940-950 Erik sposò Thjodhild Jorundardottir e si trasferì a sud, nel Dalir, dove si costruì una casa nella città che ora chiamano con orgoglio Eriksstadir, nell’Haukadal, presso il Vatnshorn. Non abitava lì da molto quando Erik, che era un uomo tranquillo, si trovò in conflitto con i vicini. Un frainteso, un malaugurato incidente, una bazzecola, una cosa da nulla, insomma, ma che purtroppo costò la vita a due uomini. Erik fu condannato a lasciare l’Haukadal. Era il 975, all’incirca.
    Nella primavera del 982 si trasferì nelle isole di Breidafiord ad ovest, e costruì una fattoria, che ora chiamano con orgoglio Eriksstadir, nell’isola di Oxney. Ancora una volta, Erik, che era un tipo tranquillo, litigò con delle persone, ci furono delle vere e proprie battaglie (non “risse”!?, così dice la Storia, boh, non prendetevela con me, io riferisco soltanto), e morirono altre persone. Questo episodio si concluse con la famosa sentenza del Thing di Thorsness che lo condannò ad andare in esilio per tre anni. I giudici riferirono di averlo fatto solo per dargli l’opportunità di esplorare la Groenlandia e diventare famoso [ notizia falsa data per ridere, ndr ]. Così l’irrequieto giovanotto dovette lasciare l’Islanda. Sulla banchina, mentre si asciugava la solita lacrimuccia di addio, fu intervistato da *Gruberdottir, che si appoggiò sul gomito, si aggiustò i capelli, rossi come quelli di Erik, e gli domandò cosa avrebbe fatto in questi tre anni.
    Erik avrebbe voluto risponderle, ma era ammutolito per l’emozione, e in quel momento fu visto un gabbiano volare basso e andare dritto dritto a sbattere contro il campanile della chiesa locale. L’episodio non fu considerato in tutta la sua gravità, e non fu riportato nelle cronache locali. Erik partì, col figlio Leif, la moglie Thjodhild, e portandosi dietro *Dragonsson, che l’aveva voluto seguire ad ogni costo. –
    – Erik, per gli amici “Errico ‘o russo”, tirò fuori la sua nave, che era stata nascosta da un suo amico, Eyjolf, mentre i nemici di Erik lo cercavano in tutte le isole conosciute, certamente per congratularsi con lui, ma Erik in fondo era un timido e pensò bene di sottrarsi a tanto caloroso affetto. Raccontò ai suoi amici, e confermò finalmente in una famosa intervista con la *Gruberdottir, che aveva intenzione di cercare la terra che un certo Gunnbjorn Olafsson aveva visto quando la sua nave era stata sballottata e trasportata da una tempesta molto verso occidente. Incalzato dalle domande di *Gruberdottir, che sembrava molto colpita dal prestante e coraggioso giovanotto, Erik la rassicurò che sarebbe tornato se avesse trovato quella terra.
    Fece dunque vela verso occidente, salpando da Snaefellsnes, e sbarcò presso un ghiacciaio che chiamò Blaserk. Il dizionario in mio possesso non mi aiuta, per cui azzardo una traduzione che potrebbe essere sbagliata, “Ventoso”. Da lì girò verso sud, ma non avendo trovato né *Pipposson né *Solitario, si diresse ancora più a sud e veleggiò intorno alla punta meridionale dell’isola. Voleva scoprire se qualche località dell’isola fosse abitabile. Era l’inverno del 982-983. –

    se vi piace ne trascriverò qualche altro pezzo, altrimenti mi fermo qui.

    Post a Reply
  3. Carlo
    fu proprio Erik il Rosso a battezzarla Groenlandia (‘terra verde’), anche se il nome si rivelò più lirico che realistico; per gran parte dell’anno infatti la Groenlandia era tutto fuorché verde..
    http://www.liceoberchet.it/ricerche/geo5d_06/poli/groenlandia.htm
    Guido dai..ormai lo sanno tutti che la PEG inizio’ prima che l’attivita’ solare calasse..
    qui si vede bene..
    http://img691.imageshack.us/img691/4339/75494.gif
    il minimo iniziò nel 1645 e finì nel 1715, mentre la PEG iniziò diversi secoli prima. Tutti ci ricordiamo i dipinti dei fiumi ghiacciati del 1500 o gli inverni del 1600, quando ancora l’attività solare era normale, quindi ben prima del minimo..
    un saluto a tutti

    Reply
    Oh sì, qui si vede pure meglio.
    http://www.climatemonitor.it/?p=11985
    gg

    Post a Reply
    • Ad onor del vero, i periodi principali di scarsa attività solare, per quanto ne sappiamo, dall’anno mille in poi sono stati ben quattro:
      Minimo di Oort (1040-1080)
      Minimo di Wolf (1280-1340)
      Minimo di Spoerer (1430-1540)
      Minimo di Maunder (1645-1715)

      Si nota come ve ne siano ben tre consecutivi, dal 1280 al 1645, relativamente ravvicinati. Questa vicinanza potrebbe spiegare l’innesco della cosiddetta “Piccola Era Glaciale” e le cronache medievali sui Vichinghi citate nei due interventi precedenti.

  4. Alla fine del X secolo il Vikingo Erik il Rosso fu mandato in esilio e si inoltro verso nord est del mare del nord. Dopo una lunga navigazione Erik approdò ad Ammassalik sulla costa orientale della Groenlandia, proprio sotto il Circolo Polare; affascinato dalla bellezza di tali terre e rendendosi conto di non essere approdato su di una isoletta, fu spinto dal desiderio di vedere fin dove potesse estendersi.Si spinse ancora più a sud e trovò nuove terre nel profondo fiordo di sud ovest, constatò che quella terra era disabitata, piena di verde.Decise di chiamarla Greenland “Terra verde”, da cui Groenland (Groenlandia). “Leif Erikson” – Erik son = figlio di Erik incuriositi dall’avvistamento di una terra ancora più ad ovest della Groenlandia da parte di Bjarni Herjólfsson (come racconta la Saga groenlandese) decise di partire era l’anno 1000. La prima terra avvistata da Leif è arida e glaciale, spazzata dai venti, dominata da montagne di ghiaccio: forse la parte meridionale della Terra di Baffin. La seconda, invece, è piatta e boscosa, con una riva sabbiosa, e viene battezzata Markland, “paese delle foreste” (secondo diversi storici dovrebbe trattarsi dell’attuale Labrador). Due giorni dopo, proseguendo verso sud ovest, Leif scorge terra per una terza volta e decide di approdare. Questi uomini, provenienti dalla Groenlandia dove il legname è scarsissimo, sono circondati da alberi con i quali costruire capanne e riscaldarsi. Laghi e fiumi traboccano di salmoni, grossi come non li hanno mai visti prima. Ma soprattutto, esplorando la regione, Leif e compagni scoprono di essere arrivati in una terra benedetta dagli dèi, dove cresce a profusione la vigna: decidono di darle il nome di Vinland, “terra del vino”. L’identificazione di Vinland è tuttora molto incerta, ogni storico ha una sua opinione: ma se si tratta di Terranova, come pensano in molti, e non della costa del New England (quindi più o meno all’altezza dell’odierna Boston), bisogna constatare che attorno all’anno Mille anche in America il limite di crescita dell’uva era molto più a nord di quello attuale.(alcuni brani sono tratti da “Dalla Groenlandia alla “terra del vino” di Andrea Pinchera)
    A Vinland sorse una comunità che, probabilmente mescolatasi con i pellerossa del luogo, commerciava in vino ed altri prodotti con la Groenlandia ed il nord Europa. Intorno al XIII secolo in seguito ad una imponente glaciazione la rotta non fu più praticabile, in Groenlandia scesero gli Esquimesi e i Vikinghi furono scacciati. A mio modesto avviso intorno all’anno 1000 la temperatura della terra era ben oltre quella attuale.

    Post a Reply

Trackbacks/Pingbacks

  1. Ascesa e caduta del Grinch climatologico | Verso un Mondo Nuovo - [...] è in aumento e non sappiamo perché. Né peraltro si sapeva spiegare il minimo di Maunder, il periodo caldo…

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Translate »