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La scienza esatta

In questo ultimo periodo sulle pagine di Climate Monitor abbiamo ospitato numerosi e graditissimi interventi di lettori, alcuni ben noti al mondo della scienza del clima, altri molto meno noti ma altrettanto ferrati ed appassionati alla materia. Il caso ha voluto che la maggior parte di questi interventi si sia concentrata sull’analisi e sull’esplorazione del peso della forzante solare argomento forse più stimolante di dell’effetto antropico ormai esplorato più che approfonditamente. Si sono dunque succeduti molti commenti a suffragio ora di questa ora di quella teoria, dai quali sono scaturiti numerosi spunti che meriterebbero maggiore approfondimento. Ma il punto non è questo, in realtà vale forse la pena soffermarci sulla effettiva validità di entrambe queste teorie.

In effetti in passato ci siamo a lungo soffermati sull’intrinseca debolezza della teoria del riscaldamento globale di origine antropica, essenzialmente basata su un concetto riassumibile in modo forse approssimativo ma efficace, nel presunto eccessivo contenimento del calore emesso dalla Terra ad opera dei gas serra, che risulterebbe in una diminuzione della radiazione ad onda lunga dispersa nello spazio dall’atmosfera (OLT)1, e nel conseguente aumento delle temperature. Negli ultimi anni, non pochissimi, questo rapporto di causa-effetto, sembra aver subito una battuta d’arresto, presumibilmente innescata dall’insorgere di una intrinseca variabilità naturale di medio periodo che è stata da alcuni interpretata come la dimostrazione dell’assenza di un reale e preponderante effetto entropico e da altri invece come una semplice oscillazione non in grado di alterare il trend di lungo periodo.

In assenza di una approfondita conoscenza delle complesse dinamiche interne al sistema clima, nessuna di queste interpretazioni appare corretta. La disponibilità di dati osservati da satellite sulla radiazione ad onda lunga uscente, dimostra che negli anni in cui il riscaldamento appare essere stato più incisivo, questa è stata molto più abbondante di quanto i modelli di simulazione climatica lasciavano presagire, evidenziando l’esistenza di una capacità del sistema di mantenere il bilancio radiativo in sostanziale equilibrio, pur in presenza di tendenza all’aumento delle temperature che per quanto numericamente incerta è comunque ben identificabile. Un equilibrio presumibilmente procurato da numerosi feedback negativi in grado di contrastare quelli positivi il cui peso è invece ritenuto preponderante nella teoria del riscaldamento globale di origine antropica. Ne risulterebbe un’importante sovrastima della sensibilità del sistema all’azione della forzante di origine non naturale.

Persite dunque un importante margine di incertezza che in termini di attribution non è al pari colmabile con la sola variabilità della forzante solare, comunque naturale ma pur sempre di natura esogena al sistema. L’influenza delle variazioni dell’attività solare nel suo complesso è ricca di spunti interessanti ma ancora decisamente vaga nella definizione dei processi atraverso i quali questa dovrebbe essere esercitata. Appare tuttavia fondata la critica che viene elevata a chi si occupa di esplorare l’evoluzione del sistema per il tramite di modelli di simulazione, in quanto la maggior parte di questi modelli considera l’azione solare pressochè costante e comunque valutata esclusivamente in termini di radiazione diretta, escludendo, almeno fino a qualche anno fa, altri importanti seppur poco chiari aspetti della variabilità solare, quali le variazioni dei campi magnetici e dell’attività corpuscolare.

Se dunque per quel che attiene alla correlazione tra aumento della concentrazione dei gas serra ed aumento delle temperature questa non solo è molto bassa, ma non è traducibile in un rapporto di causa effetto per le ragioni di cui sopra, parimenti le variazioni dell’attività solare sembrano necessitare di effetti amplificanti sia positivi che negativi che oggi sono poco più che intuiti, appena immaginati e comunque scientificamente poco chiari. Tutto questo avviene in un contesto di variabilità intrinseca al sistema che molto più probabilmente non necessita affatto di una forzante specifica, sia essa di origine antropica o naturale, per essere soggetto a comportamenti solo in apparenza anomali che sarebbero probabilmente ritenuti molto più normali se il sistema tutto fosse adeguatamente osservabile. Cosa che ad oggi non è possibile. Le tecniche di osservazione dell’era moderna -peraltro fortemente disomgenee e relative a porzioni di territorio molto limitate- non forniscono informazioni paragonabili con quelle provenienti dai dati di prossimità, e quelle ancora più moderne fornite dai satelliti -spazialmente molto più rappresentative- misurano di fatto una grandezza mai misurata prima e dovranno invecchiare parecchio prima di diventare stabilmente rappresentative.

Tanta incertezza, dovrebbe di per sè fugare ogni dubbio dalla necessità di generare allarme, a meno che questo non abbia una matrice più politica che scientifica e sia quindi propedeutico non al progresso della scienza ma alla strumentalizzazione della stessa con il conseguente insorgere di opposte fazioni, di battaglie per i finanziamenti e di condizionamenti di vario genere. Esattamente il contrario di ciò di cui invece si ha bisogno per proseguire sulla strada che porta alla comprensione di questi meravigliosi processi naturali. Ad ogni modo, per tornare al titolo di queste riflessioni, c’è una considerazione da fare: ogni ingiustificato allarmismo e tentativo di condizionamento così chiaramente privo di solide basi scientifiche sarà spazzato via dalla scienza esatta, quella del senno di poi ((Questo e molto altro nel discorso di Richard Lindzenalla conferenza dell’Heartland Institute)).

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  1. Outgoing Longwave Radiation []
Published inAttualità

7 Comments

  1. […] paio con con la teoria della forzante antropica, come abbiamo già sottolineato anche nell’ultimo post in argomento. Al riguardo, almeno per ora, non c’è molto da aggiungere ma a breve potremo […]

  2. May

    Scusate se mi intrometto. Non sono un’esperta di clima, ho solo insegnato matematica e fisica per molti anni. Leggo molto spesso questo stupendo sito perchè mi fa respirare. Da molti anni assisto alla deriva della scienza, catturata dal capitale, ed alle manovre di un certo “ambientalismo”. Vorrei proporre a Lorenzo la lettura di un articolo che forse potrà chiarirgli l’interesse di alcune persone per i poveri animali. Greenpeace, già molto tempo fa,attraverso la voce di Mark Wakeham, ha sollecitato gli australiani ad uccidere e mangiare canguri, perchè emettono troppi gas serra e fanno male all’ambiente. Naturalmente, in rete si trovano anche le smentite a questa assurda convinzione ma, evidentemente, c’è un interesse “superiore”. Alla pelle dei canguri sono interessate anche alcune multinazionali sportive.
    http://www.news.com.au/heraldsun/story/0,21985,22562480-662,00.html
    “MORE kangaroos should be slaughtered and eaten to help save the world from global warming, environmental activists say.”
    Se non è follia questa…

    Della ricerca sulla nuova dieta per gli animali saranno molto contente le multinazionali biotech e farmaceutiche. Che dire, business as usual

    Forse l’Australia è rimasta affascinata dalla “teoria” di Wakeham e l’ha estesa a tutti gli animali d’allevamento, per la felicità dei ricercatori, degli ambientalisti e di alcune migliaia di persone…non aggiungo altro

    Saluti cordiali a tutti, continuerò a leggervi

  3. flaviob

    Giusto Lorenzo,
    Kary Mullis.
    Buona giornata

  4. Claudio Costa

    @ Lorenzo

    Basta con queste bufale sulle emissioni zoogeniche!

    Vi rimando ad Aspo (che non sono certo degli scettici)

    http://aspoitalia.blogspot.com/2009/02/mucche-macche-bufale.html

    leggete anche i commenti!
    Le emissioni zoogeniche sono zero = 0
    il metano emesso 12 anni fa ( lifetime max del metano) si è scisso in CO2 e H20 ed equivale esattamente al carbonio captato dalle piante di cui i ruminanti si nutrono.

    Chi vuole approfondire qui

    http://alternativenergetiche.forumcommunity.net/?t=17612437

  5. Lorenzo

    Buongiorno,

    scusate la scarsissima pertinenza con il post, peraltro ottimo, ma questa ve la devo proprio segnalare:

    “Potrà sembrare incredibile ma il governo australiano ha annunciato di voler investire milioni di dollari nel campo della ricerca per la riduzione delle emissioni di gas provenienti da animali domestici come mucche, maiali o pecore, come parte della lotta contro il riscaldamento globale. “La flatulenza del bestiame rappresenta circa il 12% delle emissioni di gas serra all’anno del paese,” spiega il ministro Tony Burke che dichiara di aver lanciato il progetto governativo di 17,4 milioni di dollari.”

    Fonte, con il resto dell’articolo: http://www.genitronsviluppo.com

    …poveri noi…

    @flaviob

    Kary Mullis 🙂

  6. flaviob

    Egregio Guidi,
    sarebbe interessante un convegno sul clima con la presenza del dott. Gary Mullis, il quale, nobel per la chimica del 93 , ha scritto una teoria interessante sul ruolo del sole negli eventi climatici del nostro pianeta.
    E’ possibile secondo lei organizzare un tale incontro con la presenza del dott. Mullis?
    Cordiali saluti

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