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Che avete da fare nel 2500?

Avete letto bene, 2500, non 2050, data che magari qualcuno potrà anche sperare di raggiungere, sempre se i facinorosi salvatori del Pianeta non decideranno di farci saltare per aria in stile campagna di marketing del 1010. Quella è la data fin dove si è spinta l’ultima simulazione delle variazioni del livello del mare, tra cinque secoli. A ‘corroborare’ in stile catastrofico i risultati di questa ultima fatica, non poteva mancare l’immagine di New York – per la precisione Manhattan – interamente sommersa dalle placidamente maligne acque dell’oceano.

Per carità, non che l’immagine c’entri nulla con questa ricerca, dal momento che per ottenere un innalzamento del livello del mare capace di combinare tanti guai ci vorrebbero 26.000 anni all’attuale rateo di innalzamento. Però fa effetto, come dire, arreda. E certamente nessuno di quelli che normalmente guarda dall’alto della torre d’avorio commiserando i poveri minus habens scettici che ne popolano la base avrà alcunché da dire. Il messaggio prima di tutto, questa è la parola d’ordine, anche prima di accendere i neuroni.

Ad ogni modo ecco qua:

Sea level projections to AD2500 with a new generation of climate change scenarios

Ne aveva parlato anche Science Daily qualche giorno fa, riportando praticamente in toto il press release dell’università di Copenhagen da cui provengono i ricercatori che lo hanno firmato.

Due gli elementi salienti di questo studio, l’uso dei nuovi Representative Concentration Pathways (ex Emission Scenarios) per ‘nutrire’ le simulazioni climatiche, e la triste scoperta che, vada come vada, il mare continuerà a salire almeno fino al 2500. Tutti e quattro gli scenari infatti, dal più pessimistico al più ottimistico, passando per quelli definiti eufemisticamente più ragionevoli, prevedono che il danno fatto sia irreparabile. O impariamo a nuotare o affoghiamo.

Non a Manhattan però, perché comunque si parla di un sea level rise che va da 0,57 a 1,10 metri per la fine di questo secolo e da 1.84 a 5.49 metri per la data del nostro appuntamento, il 2500. Il fatto che tanto per la data più prossima, quanto per quella più lontana avremo probabilmente imparato a volare sembra non essere motivo di preoccupazione. Mi spiego. Gli scenari sono stati recentemente aggiornati perché in dieci anni il mondo ha cambiato faccia. Come si possano prendere per buoni questi nuovi RCP per i prossimi 90 o 490 anni è sinceramente un mistero. Come si possa aver poi fiducia negli output delle simulazioni forzate con questi scenari rientra invece in un atteggiamento appunto fideistico.

Questa previsione, anzi, questi scenari – specificare sempre la differenza è d’obbligo perché altrimenti si espone lo sceneggiatore al rischio di una verifica del suo operato con la realtà di quel che accade – non è comunque affatto detto che non sia attendibile, dal momento che in passato il livello del mare ha fatto questo ed altro. Un po’ meno attendibile, però, pare essere l’assunto da cui parte la terza firma di questo articolo:

“Nel 20mo secolo il mare si è alzato in media di 2mm l’anno, ma sta accelerando e nelle ultime decadi il rateo di innalzamento è stato approssimativamente il 70% più veloce.”

Qui sotto, dal sito climate4you.com, riportiamo il grafico di questa pazza accelerazione. Notare gli ultimi anni, da farsi venire il cuore in gola nevvero?

Comunque direi che l’aspetto più preoccupante sia il seguente, tratto direttamente dall’abstract:

Il livello del mare continuerà a crescere per parecchi secoli anche dopo la stabilizzazione del forcing radiativo, con la maggior parte dell’innalzamento dopo il 2100 a causa del ritardo nei tempi di risposta del livello del mare. Il rateo del livello del mare sarà positivo per secoli, e ci vorranno 200-400 anni perché torni alla media di 1,8 mm/anno del 20mo secolo, con l’eccezione dello scenario RCP3PD che però sarebbe basato sulla geoingegneria.

Cioè, l’unico scenario che non prevede catastrofi è quello che vede implementate opere di geoingegneria, cioè di riparazione a mezzo interventi alla Archimede Pitagorico sul sistema. Teniamoci l’innalzamento del livello del mare e leviamogli il cacciavite!

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Published inAttualitàNews

6 Comments

  1. matteo

    Capisco, su una scala di 100 anni il trend di 2 mm anno inizia quasi ad avere senso e puo essere forse misurato. Mi rimane oscuro il metodo. Hanno preso le misure 100 anni fa?…o le stimano..

    • Martino Giorgioni

      Le variazioni del livello del mare nel passato sono state stimate dalla variazione della composizione isotopica dell’ossigeno (d18O) nelle carote di ghiaccio. In sostanza più alto è il d18O e più basso era il livello del mare. Tuttavia, trattandosi di un proxy, anche le stime con questo metodo vanno prese con la dovuta cautela, soprattutto perché il d18O risponde anche alle variazioni di temperatura e non è sempre facile separare quest’ultima dal livello del mare.
      Questo comunque è lo studio da cui hanno preso i dati per validare il modello:
      http://www.nature.com/ngeo/journal/vaop/ncurrent/full/ngeo557.html

  2. matteo

    mi domando e vi domnando: 2 mm di aumento del livello dei mari annuo,con moti ondosi, maree, evaporazione, bradisismi..quanto sono misurabili?

    • Fabio Spina

      Giusta domanda, ma non credo che avrai mai una risposta “seria” e con l’incertezza vera sul dato. Può darsi che siano anche più di 2mm o meno, ma ogni anno il campo anemometrico è molto diverso dagli anni precedenti, come tenerne conto? Ciao.

    • Martino Giorgioni

      La domanda è quantomai pertinente. Infatti i 2mm/anno non vengono calcolati anno per anno, ma ottenuti dalla media su un arco di tempo molto più lungo. A scala annuale se anche il livello del mare globale si alzasse di 2mm, questi sarebbero mascherati dai fattori locali e quindi di fatto non percepiti.
      La variazione globale del livello del mare deve essere considerata con i suoi tempi, che sono non inferiori ai secoli, in questo senso hanno fatto bene gli autori dello studio a considerare una scala di tempo con questo ordine di grandezza. Il significato delle proiezioni poi è molto discutibile, perché in fondo c’è ancora molta ignoranza sui fattori che controllano il livello dei mari a scala globale: dinamiche delle calotte glaciali, espansione termica, variazione dell’apporto dei sedimenti sulle piattaforme continentali e nei bacini oceanici, compensazione isostatica a scala globale, ecc.
      Il problema secondo me non sta nel fatto che le proiezioni sono incerte, ma in come esse vengono usate. Se prese per quello che sono, cioè tentativi di capire la possibile evoluzione di un sistema complesso rispetto a determinati fattori, possono essere utili; se invece vengono usate come se fossero state lette nella sfera magica, allora se ne fa un uso inapproriato. Il problema quindi è in chi le usa, non in chi le fa.

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