Salta al contenuto

Quando la bomba ti scoppia in faccia

Sarà una deformazione professionale, ma credo che molti di quelli che ci seguono, ognuno nel proprio campo, abbiano maturato una decisa malsopportazione per la serie pressoché continua di neologismi e mode che la comunicazione mediatica ci propina regolarmente.

L’avversione poi, diventa quasi voglia di gettare la spugna quando ti rendi conto che nonostante il neologismo e la moda di turno distorcano, sviliscano e travisino completamente l’oggetto della discussione che ti capita incidentalmente di conoscere, molti di quelli che come te lo conoscono si adeguano perfettamente, fornendo mirabolanti spiegazioni tecniche per fornire una patente di credibilità a quella che altrimenti sarebbe un’autentica boiata.

I più sagaci avranno già capito. Oggi si parla di ‘bombe d’acqua’, questi nuovi, terribili soggetti atmosferici che avrebbero deciso di prendersela con il nostro territorio. Un territorio, tra l’altro, che prima di questa decisione era l’Eden. Un Eden, tra l’altro, dove un Dio benevolo e generoso si è divertito a disegnare fiumare, forre, ripidi pendii, piane alluvionali etc etc, senza che attraverso questi scorresse mai più di un timido ruscello, quel tanto che basta per abbellire il paesaggio.

Quante volte  avete sentito nominare questo novello ordigno negli ultimi giorni? Bene, oggi scopriamo la Meteorological Bomb. E vi prometto anche un paio di sorprese finali.

Mi faccio aiutare da un testo datato scritto tra l’altro per ‘evidenziare’ la tendenza alla desertificazione dell’area del Mediterraneo a causa dei cambiamenti climatici. Piano però, la parola tra gli apici va sussurrata perché di questi tempi qualcuno sentendola potrebbe incavolarsi sul serio (mi chiedo se oggi scriverebbero le stesse cose, ma tant’è).

Mediterranean Desertification – A mosaic of Processes and Responses

Praticamente descrive l’identikit delle perturbazioni con le caratteristiche di quella che ha interessato il nostro territorio come meglio non si sarebbe potuto fare. L’analisi, chi l’avrebbe mai detto, parte da metà del secolo scorso. Gli studi, chi l’avrebbe mai detto, da ancora prima.

I meccanismi di formazione sono sostanzialmente due. Il primo, più frequente, che scaturisce dall’interazione di un’ampia saccatura aperta fortemente baroclina con un disturbo ad onda corta molto instabile. La vorticità ciclonica, l’avvezione in quota e il rilascio di calore latente fanno il resto, contribuendo a favorire la ciclogenesi. In molti casi (quasi tutti quelli che hanno interessato il bordo superiore del bacino) la catena alpina svolge un ruolo fondamentale, dando luogo ad un evento noto come Ciclogenesi sottovento alle Alpi. Il secondo, più raro, scaturisce dall’interazione tra una depressione delle medie latitudini a scala sinottica e una depressione proveniente dall’Africa settentrionale, anche a scala spaziale inferiore. In questo caso è la forte differenza di origine e caratteristiche delle due masse d’aria a giocare un ruolo determinante. In entrambi i casi, il fatto che le temperature di superficie del Mediterraneo siano più alte di quelle dell’Atlantico sembra essere determinante. Si identifica così un evento prettamente meteo-marino.

Ora la sorpresa. Nel periodo preso in esame dal documento 1965-1995, ci sono stati ‘solo’ 101 eventi, con una distribuzione mensile che non lascia adito a dubbi.

[image width=”554″ height=”394″ align=”left”]http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2011/11/Met-Bomb-vs-Month.jpg[/image]

Alla faccia dell’unprecedented.

Ora la sorpresona. Sempre nel periodo preso in esame il numero degli eventi mostra un trend chiaramente discendente, in cui tra l’altro spicca in modo inequivocabile lo shift climatico della seconda metà degli anni ’70.

[image width=”554″ height=”396″ align=”left”]http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2011/11/Met-Bomb-vs-Year.jpg[/image]

Alla faccia degli eventi sempre più frequenti.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàMeteorologia

8 Comments

  1. davide bzzz

    Oggettivamente la mia è solo una sensazione. Ma in tutta onestà a te non sembra che a ogni perturbazione in arrivo i LAM sulle precipitazioni di oggi abbiano costantemente colori più violenti di quelli di qualche anno fa??? Insomma… vi seguo sempre con grande interesse (in modo particolare i tuoi articoli) ma tengo sempre bene a mente il rasoio di occam. 🙂 Buon lavoro
    Con stima
    Davide

    Reply
    Beh, se è per questo neanche i LAM sono quelli di qualche anno fa. 🙂
    gg

  2. davide bzzz

    mah… a me sembra che in questi ultimi autunni le perturbazioni che localmente riescono a portare cumulati superiori ai 200 mm/24 h stiano diventando quasi la regola

    Reply
    Davide, sembra non vuol dire e’. Non dimenticare che da qualche anno a questa parte abbiamo tappezzato di sensori (sulla cui qualità e standardizzazione e’ meglio non investigare) il territorio, mettendoli giustamente dove piove di più, anche per valide ragioni di sicurezza. E così abbiamo scoperto che in Italia piove. Quel che si dovrebbe fare, e’ prendere le vecchie serie e valutare se su quei siti c’e’ un segnale distinguibile di cambiamento, ammesso e non concesso che nel frattempo non siano mutate le condizioni al contorno.
    gg

  3. Fabio Spina

    MIchele Conte, prima firma dell’articolo fu, insieme a Colacino, il primo a seguire da tecnico la nascita dell’IPCC dal 1988 fino all’investitura dell’Earth summit di Rio del 1992. Nel 1992 divenne Focal point nazionale il dr Vincenzo Ferrara che fu sostituiro nel 2006 da dr Castellari.

  4. davide imola

    non c’è niente da fare,nel “popolino”prevale quasi sempre la logica del
    “lo hanno detto alla tele”,per cui anche al sottoscritto capita di so
    vente di discutere di clima,ma a parte uno o due persone che ragionano
    con la propria testa,per gli altri sono una scheggia impazzita.

  5. A proposito di parole, una straordinaria e spassosissima scoperta di Patrick West di Spiked Online di come la BBC si sia ingarbugliata nel cambiamento climatico, accompagnato ovviamente dalla medicina omeopatica e dai megavilloni in campagna per ricchi ecologisti:

    I’m currently on the second volume of the BBC’s Active Talk Italian Course. The two books and CD companions contain some bizarre diversions, Talk Italian 2 (2007) especially so. This volume is rich fare for those convinced that the BBC is governed by a liberal-left cabal, aging hippies and proselytising environmentalists.

    Much of Talk Italian 2 is concerned with asking for directions in the rustic campagna of Tuscany and Umbria, where one would expect BBC bigwigs and well-to-do liberal-left champions of the corporation to take their vacations. A chapter is devoted to renting and buying luxury property (In zona panoramica e comoda… quattro camere, due bagni, cantine di 50mq, garage e giardino… Prezzo: €840,000). This no doubt appeals to Italy-loving Islingtonians who think holidaying in Spain is for the ghastly hoi polloi and that the south of France is a repository for the vulgar bourgeoisie.

    The section in Talk Italian 2 on telling the time casually envisages a scenario of ‘Jorge’ and ‘Alessandro’ co-ordinating a meeting at a climate-change conference: Il cambiamento climatico: rischio per la biodiversità marina. The reader is invited to insert the Italian for ‘we start’ in the following ominous sentence ‘_____ alle diece e un quarto con il discorso del Ministro sul cambiamento climatico’ (answer: Cominciamo). Whatever happened to time-keeping dialogues simply based on railway enquiries?

    On visiting the doctor, a further chapter asks you how to recognise notices for ‘alternative solutions’: medicina olistica, agopuntura, omeopatia, meditazione. Would you like to mettere in armonia le dimensioni fisiche, emotive, spirituali e sociali della persona? When ‘Simona’ complains of having l’influenza and asks for some painkillers, you, her hypothetical friend, are inveigled to suggest a superior alternative: Io ho un prodotto omeopatico molto efficace. Simona ought to reply Che stronzata!

  6. Confermo la mia malsopportazione per i “neologismi”, non tanto perché neologismi, ma perché – come hai scritto – si tratta di termini usati a cavolo. Per cui, non solo neologismi. Ieri a Genova qualcuno ha parlato di “tempesta tropicale (imprevedibile)” (questo dopo aver già tirato fuori gli tsunami, come detto a suo tempo).

  7. donato

    Proprio pochi minuti fa discutevo con alcuni colleghi di eventi meteorologici estremi e di queste stramaledette stagioni stravolte dal “clima che cambia”. Tutte persone istruite ed acculturate (insegnanti, tanto per intenderci). A poca distanza da dove stavamo discutendo, esiste un fiume, il Fortore, che tutti noi conosciamo bene. Io ho chiesto loro di fare mente locale e dirmi quanto era largho il letto del fiume in una certa località (poichè esso è attraversato da un ponte, con un poco di buona volontà, ognuno lo può misurare). Abbiamo concordato che in corrispondenza del ponte, l’alveo del fiume ha una larghezza di circa 60 metri. A monte ed a valle l’alveo è molto più largo (circa duecento metri). Ho chiesto loro quanto era largo il letto attuale del fiume (quello occupato dall’acqua, tanto per intenderci). La risposta è stata immediata: qualche metro. A questo punto mi è stato facile dimostrare che per realizzare un alveo di quelle dimensioni, in passato, la portata del fiume (avrete capito tutti, ormai, che si tratta di un corso d’acqua a carattere torrentizio) doveva essere enormemente più grande. In passato, quindi, le precipitazioni dovevano essere molto più abbondanti e molto, ma molto, più violente. Quasi nessuno ha replicato, però, molti hanno bofonchiato che in ogni caso le stagioni sono cambiate perché a metà novembre fa caldo e piove poco. A poco e nulla è valso insistere sul fatto che le temperature di questo periodo dell’anno rientrano perfettamente nelle medie trentennali. Ognuno ha preso la sua strada ed io ho aperto CM sfruttando un’ora buca di lezione.
    Il messaggio ormai è passato e non c’è più nulla da fare: le stagioni sono cambiate e tutto ciò che accade oggi è molto diverso dal passato (senza precedenti).
    Ciao, Donato.

    • Fabrizio Andreoli

      Feci lo stesso ragionamento un paio di anni fa con il fiume Lambro qui dalle mie parti.
      Mi beccai dell’ignorante etc etc…
      Il messaggio è radicato troppo e da anni…
      Evoluzione del vecchi…”Piove, governo ladro”

Rispondi a donato Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »