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Il (con)senso del pudore

Alcuni giorni fa abbiamo parlato dell’intervento in chiave scettica di un gruppo di scienziati sul Wall Street Journal in materia di clima e ideologia ad esso correlata. In quella sede, pur condividendone i contenuti, abbiamo criticato la forma, soprattutto per la dichiarata volontà di mescolare il dissenso scientifico con gli aspetti ideologici della questione. E infatti, abbiamo dovuto segnalare e commentare, seppur brevemente, l’immediata risposta dell’altra parte della barricata.

La saga, naturalmente, continua. E infatti sempre il WSJ ha pubblicato il 1° febbraio scorso una lettera firmata da Kevin Trenberth e altri numerosi scienziati. L’intento è controbattere alla perniciosa affermazione secondo la quale “Non c’è bisogno di panico in materia di global warming”. Evidentemente, si ritiene che invece ce ne sia. Ne prendiamo atto. Ad ogni modo qualcuno ha interpretato questo intervento come assunzione di un obbligo di pubblicare una lettera di smentita, a me sembra invece che si sia voluto dar voce a tutte le opinioni, dimostrando, come organo di informazione, di non avere preconcetti ma di lasciare ai propri lettori lo spazio per formare una propria opinione. Capisco che questo possa per alcuni essere difficile da comprendere ma, tant’è, a ognuno i suoi problemi.

Direi piuttosto che valga la pena leggere nel dettaglio l’alto livello scientifico con cui è stata redatta la smentita l’opinione.

Si comincia con un classico dei classici: se hai bisogno di un dottore, scegli quello esperto nel campo della tua malattia. Sembra infatti che tra i firmatari del primo articolo del WSJ, ci fossero pochi soggetti in grado di vantare il giusto grado di esperienza nel settore. Quei pochi però, nonostante l’abbiano e siano dunque suoi pari, Trenberth li tratta come pazzi visionari in qualche modo fisiologici al sistema. Del resto, leggiamo, gli argomenti (triti e ritriti) del panico da Global Warming sono supportati da prove inconfutabili.

Gli esperti di clima sanno che il trend di riscaldamento di lungo periodo non è cessato nell’ultima decade. Bene, rispetto al passato il Pianeta è più caldo. Ma questo riscaldamento è arrivato soprattutto nelle ultime tre decadi del secolo scorso, dopodiché, nisba. Dal momento che in climatologia per trend di lungo periodo si intende normalmente un trentennio, se per un terzo e oltre di quel trentennio le temperature non sono aumentate, come può non essersi modificato il trend? Cos’è, una nuova forma di calcolo? Si può dire questo, magari leggendo il grafico appena pubblicato dal Met Office su cui è evidente la stasi delle temperature negli ultimi 15 anni, oppure è reato? Non credo lo sia, e lo sa anche Trenberth, che non avrebbe bisogno di spiegare che dei periodi di stasi delle temperature sono normali se questi non ci fossero. Peccato che questo lo dica (e lo dicano) solo adesso che nel periodo ‘normale’ ci siamo dentro con tutte le scarpe. Prima invece la loro “comprensione fisica di come funziona il sistema” consentiva di dire che il riscaldamento sarebbe continuato senza sosta né requie. Ma il calore, però, è negli oceani, lo “hanno recentemente scoperto i modelli“. Che nessuno si sogni di andare a misurarlo però, perché se ci prova scopre che l’errore nella misura è pari alla stessa. Praticamente una firma no?

La chiusura però è il vero pezzo forte: “La ricerca dimostra che il 97% degli scienziati che pubblicano attivamente in materia di clima sono d’accordo che il cambiamento climatico sia reale e sia causato dall’uomo“. Ancora con la faccenda del 97%? Davvero un non comune (con)senso del pudore…

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Published inAttualità

5 Comments

  1. Grazie Guido per questa chiara divulgazione scientifica sul problema del cambiamento climatico.
    In questi ultimi decenni abbiamo assistito ad un espandersi della global change community con consistenti finanziamenti pubblici spesso erogati a progetti di scarso valore scientifico ma che avevano il pregio di occuparsi del tema della AGW. In un certo senso siamo alle prese con un sistema dopato poichè gli “esperti” di AGW siedono ovunque nei comitati di revisione delle riviste scientifiche e dei progetti di ricerca con un palese conflitto di interessi. E’ questo un serio problema sociale, soprattutto perchè le risorse per la ricerca non saranno più così diffuse e quindi più che mai sarebbe opportuno destinarle al progresso scientifico e tecnologico.

    • Guido Botteri

      Speriamo che questa faccenda dell’AGW non distrugga la fiducia nella Scienza. Sarebbe un vero peccato.
      Sarebbe dunque importante che gli scienziati seri prendessero le distanze da certi metodi (“Science is settled”, “deniers” e simili), e lo facessero in modo chiaro. Solo così la gente potrà continuare ad avere fiducia nella Scienza, una volta che il tempo avrà chiarito dove stava la verità.
      Secondo me.
      Ovvero
      l’ovetto subito può far gola, ma sarebbe ora che qualcuno pensasse alla gallina di domani…

  2. agrimensore g

    Trenberth (et al.) scrive:
    And computer models have recently shown that during periods when there is a smaller increase of surface temperatures, warming is occurring elsewhere in the climate system, typically in the deep ocean.
    La trovo un’argomentazione ingenua oppure rivolta a ingenui. E’ ovvio che chi è perplesso sull’AGW, in particolare gli scienziati che hanno scritto la lettera al WSJ, lo è soprattutto sui modelli. Che senso ha ribattere ponendo come assioma che i modelli al computer funzionino? Oppure Trenberth, con gli altri firmatari, si rivolge a chi dà per certo che ogni output prodotto da computer sia corretto? Voglio credere che non abbia revisionato abbastanza quanto scritto.

    • agrimensore g

      Precisazione: le perplessità degli scienziati critici sono evidentemente sui modelli propri dell’AGW, quelli implementati su computer che trattano del clima e della Terra (GCM et similia), naturalmente non intendevo i modelli in generale.

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