La memoria del tempo non è solo in Europa

Posted on 3 marzo 2012
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Nelle nostre lunghe discussioni climatiche lo avremo scritto un migliaio di volte. Una cosa è misurare i parametri atmosferici come facciamo da un secolo e mezzo circa, altra è tentare di derivare questa misura da dati di prossimità.

Del resto, per cercare di comprendere cosa possa essere accaduto in passato, ovvero per disporre di un termine di paragone con il presente, non ci sono molte altre alternative. Anzi, forse ce n’è una sola e non può neanche funzionare da sola. Stiamo parlando della memoria storica, degli scritti, delle cronache, delle osservazioni che gli studiosi dei tempi antichi collezionavano con fatica e dedizione.

La maggior parte di queste note appartiene alla cultura europea, ma a ben vedere ci sono ben altre ancora più antiche culture, che possono aver lasciato informazioni preziosissime. Questo devono essersi detti i componenti di un team di ricerca spagnolo, che sono andati a cercare tra i documenti risalenti al IX e X secolo AD in medio oriente, più precisamente a Baghdad, all’epoca fiorente città commerciale.

E così, leggendo queste note, scopriamo che attorno all’anno 1000, cioè al termine di quello che conosciamo come Periodo Caldo Medioevale, la zona di Baghdad è stata soggetta a eventi di intenso raffreddamento e maltempo. Caduta delle temperature, grandine e persino almeno tre eventi nevosi. Tenete presente che sin qui, l’unico record di precipitazione nevosa per quella zona di cui si aveva conoscenza è quello del 2008.

E così, dal momento che l’analisi portata a termine da questi ricercatori copre un paio di secoli, scopriamo che non solo il clima cambiava anche allora, ma cambiava – e tanto – anche il tempo.

Viviamo, anzi no, abbiamo sempre vissuto tempi interessanti.

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NB: L’articolo su Science Daily è qui.

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4 Replies to "La memoria del tempo non è solo in Europa"

  • Guido Botteri
    3 marzo 2012 (09:19)
    Reply

    In fotografia, mi spiegarono che se fotografavo qualche oggetto insolito, era bene che nell’inquadratura entrasse anche qualcosa di noto, per fare confronti. Per esempio, inserire un oggetto di dimensioni note, o un metro, che con la sua scala graduata permettesse di misurare le dimensioni dell’oggetto.
    Ho pubblicato sulla mia pagina facebook una foto di alcuni “chicchi” (ma dovrei dire “chicconi”) di grandine. Essi sono fotografati nelle mani di una persona, e questo permette di capire di quali dimensioni enormi siano questi chicchi.
    Se li avessero fotografati da soli, senza riferimenti per valutarne la grandezza, che informazione avrebbero dato all’osservatore ? Nessuna. Perché quei chicchi avrebbero potuto essere grandi, enormi come erano, o piccolissimi…dalla foto non si sarebbe capito.
    L’altro giorno una persona, che si è rivelata piuttosto scorretta, ma diciamo il peccato, senza parlar del peccatore, mi ha linkato l’allarme di un iceberg di ben 20 km².
    Cosa vuol dire una notizia del genere ? E’ normale, è un allarme ? 20 km² possono sembrare tanti (e questo era lo scopo), ma se uno cerca dei riferimenti, e li trova, l’informazione può essere inquadrata nel suo giusto valore:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Antartide
    “Gli iceberg che si staccano dalla calotta possono raggiungere e superare le dimensioni della Corsica.”
    http://it.wikipedia.org/wiki/Corsica
    “la Corsica, con i suoi 8.681 km² di superficie”
    a questo punto siamo in grado di valutare con cognizione “l’allarme” dei 20 km²….
    Insomma, in tutte le cose, per valutarle, servono degli elementi di confronto, serve valutarne le dimensioni, la portata, l’impatto economico e così via.
    Se si facesse questo con gli allarmi (e con le “soluzioni”) ambientaliste, quel movimento crollerebbe, perché fondamentalmente basato su una errata concezione dei fattori di scala, come quando propone baratto, autoproduzione, km zero, fv, eolico, maree, eventi “senza precedenti”, e ogni tipo di allarmi e di soluzioni.
    Per questo plaudo all’idea di raccogliere più dati possibili perché si faccia una maggiore chiarezza su cosa è avvenuto sul nostro pianeta, in modo da capire cosa stia realmente avvenendo, e cosa possiamo aspettarci che possa avvenire in futuro.
    Secondo me.

  • donato
    3 marzo 2012 (19:25)
    Reply

    “… documenti risalenti al XIX e XX secolo AD…”
    credo che dovrebbe essere “… documenti risalenti al IX e X secolo AD…”.
    E’ chiaramente un refuso, però,…
    Estremamente interessante, almeno per me, la chiosa dell’articolo pubblicato su Science Daily ed attribuita a Dominguez-Castro : “… We hope this potential will encourage Arabic historians and climatologists to work together to increase the climate data rescued from across the Islamic world.”
    Sarebbe auspicabile che la collaborazione fosse estesa non solo agli storici arabi, ma a tutte le cronache antiche, ai quadri antichi ed a tutto quello che i testimoni oculari del passato ci hanno lasciato sotto forma scritta, figurativa e via cantando. Trovare un riscontro alle previsioni dei modelli, come sottolinea l’articolo citato, sarebbe una cosa buona ed utile.
    Ciao, Donato.

  • Claudio Costa
    4 marzo 2012 (08:35)
    Reply

    Sempre tra i documenti storici gira una leggenda sul Nilo ghiacciato nel 1650 cioè la punta massima di freddo della piccola era glaciale, la fonte storica mi è sconosciuta, e dovrebbe essere stata ripresa da un climatologo famoso cioè Lamb, ma anche la fonte di Lamb non si trova.
    Qualcuno ha dei link?
    Sono stato sul Nilo e proprio non me lo immagino ghiacciato con palme e coccodrilli.


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