Nubi, climate change e incertezza

Posted on 8 marzo 2012
Articolo di

Appena ieri abbiamo discusso l’ultimo lavoro di Enrik Svensmark in materia di nubi, raggi cosmici e processi di nucleazione. Oggi mi è capitato per le mani un altro articolo commentato su Science Daily appena qualche giorno fa. Si parla ancora di nubi e processi di nucleazione, chi volesse leggerlo può andare a questo link.

Io sono stato colpito dalle prime frasi dell’articolo di SD, ve le riporto:

[success] Le nubi hanno un considerevole effetto sul clima, ma sorprendentemente sappiamo poco dei loro processi di formazione. Erika Sundén ha studiato come piccolissime porzioni di nubi possano contenere un eccesso di energia. Questa conoscenza è necessaria per comprendere i processi atmosferici che influiscono sul cambiamento climatico.
[/success]

E poi:

[success] I modelli costruiti per descrivere il cambiamento climatico contengono una importante porzione di incertezza, più precisamente gli effetti delle nubi. Il Panel intergovernativo delle Nazioni Unite ha messo in luce nel report sul clima del 2007 che è necessario un maggior livello di conoscenza in questo settore.
[/success]

Avesse girato il vento?

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail

4 Replies to "Nubi, climate change e incertezza"

  • donato
    8 marzo 2012 (20:34)
    Reply

    Sempre a proposito di nubi e sempre da SD, mi è capitato sott’occhio il seguente articolo:
    http://www.sciencedaily.com/releases/2011/12/111220133542.htm
    L’articolo riferisce di un’altra tesi (sempre di uno studente della medesima Università di Gothenborg) in cui sembra che si dimostri che la sensibilità climatica è ancora più incerta di quanto si credesse. Secondo questo studio, infatti, la nucleazione delle nubi sarebbe favorita da particolato emesso dalle piante in misura dipendente dalla temperatura: maggiore temperaura, maggiore sviluppo delle piante, maggiore emissione di particolato, maggiore probabilità di nucleazione delle nubi e riduzione dell’effetto serra (diminuzione della sensibilità climatica netta, insomma). Se non erro dovrebbe trattarsi di un altro feedback negativo. Non vi sembra che se ne stiano individuando troppi negli ultimi tempi?
    Ciao, Donato.

    • Paolo B.
      9 marzo 2012 (08:34)
      Reply

      Beh, le conoscenze della climatologia e della meteorologia sono ancora troppo limitate. La circolazione atmosferica presenta un enorme numero di variabili e secondo me non si arriverà mai ad implementare un modello matematico che fornisca previsioni meteorologiche veramente attendibili e precise da uno a tre giorni. Figurarsi poi cercare di prevedere il clima tra 50,100 e anche più anni(o secoli).
      Quando leggo le previsioni catastrofiste relative al GW non so se sorridere o preoccuparmi. Di certo qualcuno ci marcia oggi, se è vero che da qualche anno i media, come ad una parola d’ordine convenuta, hanno iniziato ad insistere sempre più con toni allarmistici sull’effetto serra di origine antropica e sui suoi effetti devastanti sulla nostra vita. Che un certo cambiamento climatico stia avvenendo è evidente, ma molte previsioni fatte a suo tempo sugli effetti del riscaldamento globale sono state miseramente smentite.
      Se è vero, come riferitomi da Guido in risposta ad una mia domanda, che le temperature globali sono stabili da una quindicina d’anni, è difficile pensare che il mondo si stia riscaldando.
      Però è anche vero che si siano estremizzati i fenomeni atmosferici, segno evidente di una maggior quantità di energia presente nell’atmosfera…

      • Guido Guidi
        9 marzo 2012 (08:52)
        Reply

        Paolo,
        hai concluso il commento con la ripetizione di un dogma, non di una conoscenza scientifica. Al riguardo ti consiglio di documentarti con l’ultimo report dell’IPCC sugli eventi estremi (è in home page http://www.ipcc.ch), scoprirai cose interessanti.
        gg

      • Guido Botteri
        9 marzo 2012 (11:01)
        Reply

        Sul presunto aumento degli eventi estremi, posso fornirti vari link, perché ti possa documentare:
        http://www.marshall.org/pdf/materials/203.pdf
        http://weather.unisys.com/hurricane/atlantic/
        qui una serie di faq del NOAA
        http://www.aoml.noaa.gov/hrd/tcfaq/E1.html
        http://www.aoml.noaa.gov/hrd/tcfaq/E11.html
        e, da altra fonte un pdf su eventi meteorologici estremi
        http://www.nipccreport.org/reports/2011/pdf/05ExtremeWeather.pdf
        ci sarebbero tanti altri link, ma credo che questi siano più che sufficienti per farsi un’idea.
        In conclusione, a me pare che non sussista il tanto decantato e pubblicizzato aumento degli eventi estremi, a meno che non entriamo nel campo dei danni pagati dalle assicurazioni, che però è un effetto che, come abbiamo più volte fatto notare, non è legato tanto all’intensità degli eventi, quanto all’aumento del valore intrinseco dei beni (una Società più opulenta di quella dei secoli scorsi…. i venti che hanno distrutto una capanna NON sono necessariamente più deboli di quelli che hanno danneggiato una villa lussuosa).
        Inoltre la “forza” dell’uragano dipenderebbe dal fatto che in una certa zona ci sono più o meno clienti assicurati a quella particolare assicurazione che ha commissionato lo studio…


Got something to say?

Some html is OK