La mazza che ammazza

Posted on 16 marzo 2012
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Da questo articolo su Skeptical Science estraggo Il grafico delle forzanti che avrebbero agito nell’ultimo millennio tratte da questa pubblicazione di T Crowley1 il quale afferma che l’effetto serra si è già evidenziato al di sopra del livello di variabilità naturale nel sistema climatico.

http://www.skepticalscience.com/pics/Hockey_League_forcing.gif

Come si vede dal grafico le forzanti in quasi tutto il millennio sono bassissime, quasi piatte, tranne l’impennata finale del 1900 che origina la classica mazza da hockey (hockey stick). Se andiamo ad analizzare il valore delle forzanti, durante il periodo caldo medievale e la piccola era glaciale la differenza tra i due periodi è minima, meno di 0,5 Watt/mq, mentre la differenza tra il periodo medievale e quello corrente è quasi di 2 Watt/mq.

http://img214.imageshack.us/img214/3414/6a010536b58035970c0133f.png

Nel grafico qui sopra la ricostruzione delle temperature extratropicali (sopra i 30° N) degli ultimi 2000 anni di Ljungqvist 20102 senza l’innesto dei dati strumentali perché i dati derivati dai proxy arrivano fino al 2000.

Usare solo i proxy senza l’innesto dei dati strumentali è per la paleoclimatologa Rosanne D’arrigo il metodo più corretto per evitare gli errori dovuti alla divergenza: la crescita delle piante può rallentare con il caldo e con la mancanza di acqua mentre i termometri dei dati strumentali non contengono questo errore. Nel caso in cui le piante abbiano problemi con il caldo ora, molto probabilmente le stesse piante avevano lo stesso problema nel medioevo, quindi confrontare i proxy del medioevo con i dati strumentali attuali può portare ad una sottostima delle temperature nel periodo medioevale. In Ljundkvist 2010 mancano le basse latitudini dove però i cambiamenti climatici hanno fluttuazioni di minor estensione.

Se la stima e la conoscenza delle forzanti che hanno dominato i cambiamenti climatici nell’ultimo millennio fosse corretta, l’evidente e marcato picco di caldo nel periodo medioevale nella ricostruzione delle temperature di Ljungqvist 2010 come si spiega?

Cosa ha scaldato la terra durante il periodo medioevale (Medieval Warm Period) e cosa a sua volta l’ha raffreddata durante la piccola era glaciale (Little Ice Age)?

Certamente non le forzanti ora conosciute evidenziate nel grafico di T. Crowley. Inoltre anche il rateo di crescita delle temperature durante il periodo medioevale è del tutto simile al rateo del 1900, cosa che smentisce l’affermazione del 3° Rapporto IPCC di un rateo di riscaldamento senza precedenti che evidenziava quindi l’influenza umana sulle temperature come sostenuto dallo stesso Crowley.

Nella analisi di Ljundkvist 2010 il periodo medioevale era più caldo di adesso e la piccola età glaciale era più fredda di più di 1 ° C.

http://www.coyoteblog.com/photos/uncategorized/hockeystick.gif

E invece con l’hockey stick di Mann 1998 che vedete sopra, il periodo caldo medievale risulta molto più freddo di quasi 1° C .

Ricordo che dalle email del climategate risulta che ci siano state pressioni su Mann per raccontarci la storiella carina di un periodo caldo medioevale inesistente. Mentre l’hockey stick si adatta perfettamente alla stima delle forzanti ( ed è per questo che facevano pressioni su Mann, secondo me), la ricostruzione di Ljundkvist 2010 coincide con il grafico delle forzanti neanche per il 30%. Praticamente solo per gli ultimi secoli (e nemmeno quelli ad una risoluzione più accurata) perché nulla giustifica i picchi di caldo degli anni 1925 -1945 e il raffreddamento dal 1945 al 1975.

Da questo deduco che ci sono forzanti naturali sconosciute o comunque sottostimate che hanno determinato le fluttuazioni climatiche del passato e che hanno però ovviamente agio anche negli ultimi 3 secoli. Di conseguenza la stima attuale delle forzanti antropiche è enormemente sovrastimata e le proiezioni climatiche che le utilizzano come forzanti dominanti assolutamente inattendibili. Paradossalmente anche la porzione di grafico dove c’è una correlazione tra le forzanti e le temperature di Ljundkvist 2010 è sbagliata, perché sono le forzanti naturali che hanno agito, non quelle antropiche, per lo meno non per quel valore. Significa che l’efficacia della mitigazione climatica con la riduzione delle emissioni, già bassissima, è molto più bassa di quanto stimato, perchè le forzanti che dominano il clima sono altre e sono naturali.

La mazza da hockey delle forzanti ammazza la teoria del riscaldamento globale antropogenico (AGW). Parafrasando Bernard Shaw si potrebbe concludere che:

[blockquote cite=”George Bernard Shaw”]”Esistono cinque categorie di bugie: la bugia semplice, le proiezioni climatiche, la statistica, la bugia diplomatica e il comunicato ufficiale.”[/blockquote]
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  1. Thomas J. Crowley “Causes of Climate Change Over the Past 1000 Years” July 14, 2000 Science, 289: 270-277 []
  2. Ljungqvist, F.C., 2010: A new reconstruction of temperature variability in the extra-tropical Northern Hemisphere during the last two millennia. Geogr. Ann., 92 A (3): 339–351. []
___________________________

8 Replies to "La mazza che ammazza"

  • Claudio Costa
    16 marzo 2012 (14:34)
    Reply

    La ricostruzione dell’andamento delle temperature negli ultimi due millenni di Ljundkvist 2010 si adatta, cioè è correlata bene, sia nel periodo caldo medioevale sia in quello romano oltre che i quello moderno, alla stima della radiazione solare tratta da uno studio di Solanki qua

    http://en.wikipedia.org/wiki/Image:Sunspots_11000_years.svg

    Il che non vuol dire che la correlazione causa effetto sia la radiazione solare diretta ( è un valore troppo basso) , potrebbero essere però gli effetti indiretti ad es del flusso magnetico solare sulle nubi, o sulla circolazione stratosferica e troposferica, o sull’ozono, oppure le variazioni di attrazione gravitazionale che influenzano il nastro trasportatore oceanico o chissà quali altri meccanismi ancora da indagare.

  • Alessio
    16 marzo 2012 (15:09)
    Reply

    ma tipo mostrare tutte le altre ricostruzioni che sono state prodotte negli ultimi 14 anni? Come se quella fosse l’unica. C’e’ anche nel paper di LJUNGQVIST (pag 346) il confronto ad es con Mann 2008 o Moberg 2005 (non serve andare sul propagandistico, orrido skeptical science per vederlo). Perche’ no Moberg 2005 la mazza che ammazza? O Mann 2008? Costa, ma dopo pagine e pagine e pagine di discussioni a dx e a manca, ancora con ‘sti giochini? Eddai, si puo’ fare di meglio su

    P.S. Il link al paper di Tom e’ rotto. Questo funzia http://www.geos.ed.ac.uk/homes/tcrowley/crowley_science2000.pdf

  • Claudio Costa
    16 marzo 2012 (20:25)
    Reply

    @ Alessio

    Grazie per il link io avevo messo questo

    http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/pubs/crowley.html

    Ho visto che manca la l finale si vede che si è sgranato.

    Scrive: Perche’ no Moberg 2005 la mazza che ammazza?

    Nessun giochino Più volte ho scrito articoli su Moberg e Esper, ma LJUNGQVIST 2010 è più recente, e soprattutto la ricostruzione con s i proxy arriva fino al 2000 a dire il vero anche Moberg ma non si vede nel grafico perchè i proxy degli ultimi anni li integra nei dati strumentali
    Comunqnue qua

    http://img10.imageshack.us/img10/9484/67494157.png

    Moberg ed Esper senza l’innesto dei dati strumentali per evitare la divergenza che: se c’è ora, c’era anche nel medioevo.
    Vale esattamente quello scritto per Ljundkvist 2010 anche Moberg ed Esper sono mazze che “ammazzano” cioè ch emettono in dubbio le stime sulle forzanti naturali.
    Mann 2008 è molto diverso dal’Hockey stick, i valori nel medioevo sono simili a LJUNGQVIST che però si differenzia enormemente da Mann 2008 nell’innesto dei dati strumentali.
    In pratica non si vedono più le mazze in Moberg Esper e Ljungqvist ma due gobbe di cammello con una bella scollatura in mezzo

  • donato
    16 marzo 2012 (21:04)
    Reply

    Il lavoro di Ljungqvist 2010 mi piace molto. In primis per il fatto che le anomalie di temperatura sono state ricostruite solo sulla base di dati proxy senza far ricorso ai rilievi strumentali adegli ultimi decenni. In secondo luogo perché mette in evidenza una ciclicità quasi- millenaria che non era assolutamente evidente nelle altre ricostruzioni. Essa, inoltre, mette in evidenza tutti i periodi freddi verificatisi (e documentati) in epoca storica. Altro aspetto molto interessante riguarda la coincidenza temporale tra questi periodi freddi ed i minimi solari più importanti (Wolf, Maunder, Dalton, ecc). Altro aspetto molto importante della ricostruzione è l’assoluta “normalità” delle attuali temperature confrontate a quelle del periodo caldo romano ed a quelle del periodo caldo medievale. Ho notato, inoltre, che mentre la ricostruzione di Ljungqvist 2010 non si accorda molto con quelle di Mann e Jones 2003 e con quella di Moberg 2005, sembra piuttosto simile a quella di Mann 2008. I valori secolari delle anomalie calcolati da Ljungqvist 2010, infatti, non mi sembrano molto diversi da quelli di Mann 2008 se non per i secoli 9°, 12°, 14° e 15°. Per i restanti secoli indagati le due ricostruzioni coincidono a meno di 2-3 decimi di grado (rientrano, quindi, nella fascia di errore individuata dallo stesso Ljungqvist 2010). Questo commento è stato scritto sulla base di un esame non eccessivamente approfondito dell’articolo di Ljungqvist 2010 in quanto l’impegno per tradurlo e comprenderlo interamente è notevole (e, si sa, la lingua inglese non è il mio forte :-) ). Mi riprometto, però, (tempo permettendo) di ritornare sull’argomento. Ribadisco, comunque, l’aspetto più “intrigante” (almeno per me) di tutto il lavoro: l’individuazione di un ciclo quasi – millenario nell’andamento delle anomalie di temperatura. Sarebbe, in ultima analisi, il famoso ciclo plurisecolare di cui si è discusso in qualche occasione con il prof. N. Scafetta.
    Ciao, Donato.

  • Claudio Costa
    3 aprile 2012 (10:44)
    Reply

    Vi giro una critica di un ricercatore del cnr che mi è arrivata privatamente per email per corrretteza non ne metto il mittente:

    “ho impiegato un po’ di tempo prima di capire cosa voleva dire ed ancora non sono sicuro.
    Dimmi se ho capito. Lui sostiene che gli studi sui proxy di temperatura ottenuti da Ljungqvist (in accordo coi risultati di Moberg ed Esper) indicano che la temperatura attuale e’ praticamente uguale a quella mediovale contrariamente alla ricostruzione di Mann (che e’ quindi fasulla). La mia risposta e’ basata su questa interpretazione.

    Prima di tutto ti faccio notare che il confronto dei proxy con la curva di Mann va fatta con le ricostruzioni contenute in questo grafico (curva blu e tratto nero). Queste ricostruzioni (in accordo con quanto trovato da Ljungqvist e colleghi) non mostrano una grande differenza fra la temperatura mediovale e quella dei nostri anni ’80 (circa). Sono le misure negli ultimi 30 anni, che con grande precisione evidenziano un riscaldamento rapido ed inequivocabile.
    Le scale temporali di questi grafici sembrano fatte apposta per confondere le idee, ma tutti i grafici mostrano in prossimita’ dell’anno 2000 una oscillazione che risulta essere utile per identificare il periodo temporale a cui si riferiscono.

    Dove Mann differisce da Ljungqvist e colleghi e’ nella entita’ della cosi’ detta piccola era glaciale. Tuttavia qui intervengono tante incertezze: medie diverse (mancano le basse latitudini) e proxy che registrano non solo le variazioni climatiche, ma anche le variazioni dei meccanismi che generano il proxy stesso.
    D’altra parte Mann fornice una molto ampia barra d’errore alle ricostruzioni climatiche del passato e la nostra incapacita’ a spiegare in modo soddisfacente il clima del passato e’ sempre ben presente nelle dichiarazioni dello IPCC. Infatti l’accordo che esiste fra le accurate misure degli ultimi 50 anni ed i modelli basati sull’impatto antropico e’ talmente buono che potrebbe far parlare di quasi certezza. Se lo IPCC mantiene ancora un margine di incertezza e’ perche’ la mancata completa spiegazione delle incerte variazioni climatiche del passato ci fa temere che potremmo non conoscere tutti i meccanismi climatici.

    Certo e’ che chi vuole contestare preferisce ignorare i dati certi degli ultimi anni e va piuttosto a rimestare dove i margini d’incertezza e le barre d’errore lasciano ancora spazio alla fantasia.

    Lo IPCC ha trovato il meccanismo (antropico) che causa il cambiamento climatico degli ultimi anni e lo ha verificato con dei modelli. Se qualcuno, perche esiste il riscaldamento medioevale, vuole contestare questa conclusione, deve “trovare” (non basta suggeriere che potrebbe esercene uno) il meccanismo naturale che ha puo’ causare sia il cambiamento medioevale che quello moderno e verificarne l’efficacia con dei modelli (non bastano le correlazioni, vedi Scafetta).”

    Mah!
    … secondo me manca la messa a fuoco, mi toccherà rispiegare meglio, certo che sembra più tifo quasi religioso che ragionamneto razionale.
    Dico religioso perchè sembra un vescovo che afferma:

    “siccome nessuno sa chi ha creato la vita e chi ha creato l’uiniverso, il creatore non può che essere DIO, se qualcuno, vuole contestare questa conclusione, deve “trovare” (non basta suggerire che potrebbe esercene uno) il meccanismo naturale che ha/puo’ causare la creazione sia della la vita sia dell’universo e verificarne l’efficacia con dei modelli (non bastano le correlazioni, ).”

    • Guido Botteri
      3 aprile 2012 (12:05)
      Reply

      Cioè, se fosse un delitto e cercassimo l’assassino, sarebbe come se qualcuno accusasse una persona con prove non convincenti, e poi se la volesse cavare dicendo alla difesa:
      “Noi abbiamo individuato un colpevole. Se voi pensate che non sia lui, non basta contestare le nostre prove ma dovete trovare il vero colpevole”
      …eh no, non funziona così, almeno nei tribunali, dove le prove sono serie e la gente rischia di andare in galera, invece di andare in rovina, come succede invece a causa delle politiche sballate del clima !

  • donato
    3 aprile 2012 (16:51)
    Reply

    Onestamente fatico a capire. Tutte le serie di temperatura sono costruite “appiccicando” le misure strumentali ai dati proxy (misure con margini di incertezza enormemente diverse). La serie di Ljungqvist 2010, come scrissi nel mio precedente commento, è stata realizzata facendo a meno di questo collage. Questo è l’aspetto innovativo dello studio. Che si avvicini molto a Mann 2008 lo si è già detto ed è un fatto positivo. Positivo soprattutto perché Mann 2008 è piuttosto diverso da Mann et al. 2003. Che i dati successivi al 1980 si adattino ai modelli IPCC è quasi un assioma (i modelli sono stati calibrati per raggiungere questo obiettivo). Come spiega il ricercatore il fatto che, ultimamente, i dati reali delle temperature sono addirittura esterni ai margini di errore dei grafici generati dai modelli?
    Egli dice “Infatti l’accordo che esiste fra le accurate misure degli ultimi 50 anni ed i modelli basati sull’impatto antropico e’ talmente buono che potrebbe far parlare di quasi certezza.”
    Questa certezza svanisce se si paragonano le accurate misure degli ultimi dieci anni con gli output dei modelli basati sull’impatto antropico. Mi si risponderà che dieci anni rappresentano tempo e non clima. Forse è vero, però, un qualche dubbio dovrebbe venire anche a chi è depositario di granitiche certezze circa l’infallibilità dell’IPCC.
    Ciao, Donato.

    • Guido Guidi
      3 aprile 2012 (17:15)
      Reply

      Donato, resta il fatto che il trend di 0,2°C per decade non c’è stato. Se nella prossima ne avremo 4 bene, altrimenti c’è qualcosa da rivedere.
      gg


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