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Ansia d’estate

Le stazioni scistiche dell’area alpina hanno appena chiuso i battenti, concludendo una stagione che dal punto di vista turistico-invernale non sarebbe potuta andare meglio. La sensazione è che la parola fine sia stata messa non già per la scarsità della materia prima sciabile, quanto giustamente per ragioni di sicurezza legate alla stabilità del manto nevoso, per l’impossibilità di manutenere gli impianti con le temperature diurne elevate di questo periodo stagionale e, infine, perchè a sciare a maggio non ci va più nessuno. Già, perchè se invece di clienti ce ne fossero, vista la neve che ancora c’è sui monti, qulacosa si potrebbe ancora fare.

L’orda dei gitanti, appena smessi gli scarponi da sci, vorrebbe indossare il costume da bagno, ed è quindi particolarmente sensibile alle divinazioni che qua e là cominciano a spuntare sulla rete. Alcuni, i più saggi, fanno ricorso al sapere degli anziani: dopo un inverno freddo (che freddo non è stato), deve giocoforza seguire una lunga estate calda. Posto che le cose sono andate invece come specificato tra parentesi, gli anziani tacciono. Si aprono dunque gli spazi per i coraggiosi, ovvero tutti coloro che sono convinti di poter dare indicazioni sull’evolvere della prossima stagione. Per carità, non una previsione del tempo, fin lì ancora nessuno ha avuto l’ardire di arrivarci, quanto piuttosto alcune vaghe indicazioni sulle solite temperature sopra la media e sulla solita (???) potenziale siccità.

Il timbro di ufficialità per ora ce l’hanno messo solo oltremanica, infatti lo UK Met Office ha appena rilasciato le sue indicazioni per la stagione estiva. La loro attenzione è giustamente rivolta specialmente alle isole britanniche ma, si sa, la nostalgia dell’impero è quella che è, per cui qualcosa l’hanno detta anche sull’Europa. Diciamo che il problema più grosso, oltre a quello di non poter disporre di un sistema prognostico affidabile, i nostri colleghi inglesi ce l’hanno nel dover scongiurare le magre figure fatte nelle recenti stagioni estive, quando avevano predetto il caldo secco ed hanno avuto il fresco umido (per non dire parecchio bagnato). Così, a loro dire, questa pare sia la volta buona, le loro previsioni parlano chiaramente di temperaure sopra la media e piovosità piuttosto scarsa, per il loro territorio, ma anche per buona parte del vecchio continente.

L’anomalia positiva di temperatura è tuttavia comune più o meno a tutti i sistemi di prognosi stagionale. Posto che questa si verifichi (e la previsione può far poco perchè questo accada), sinceramente non mi stupirebbe. Quando un modello stagionale partorisce un output di anomalia, questa è riferita alla climatologia del modello, simile ma non uguale a quella reale. Questa similarità non esprime differenze particolarmente rilevanti ma contiene delle ovvie semplificazioni, per cui, posto che il periodo di riferimento è quello in cui si è verificata una buona parte del riscaldamento del secolo scorso, è normale che le attuali temperature, pur stabilizzatesi, risultino superiori a queste medie. Questo è vero per i modelli, nella realtà questa tendenza non è stata invece rispettata e si sono visti appunto tutti i limiti di questo approccio previsionale.

A dir la verità già il termine “previsioni” è fuor di luogo e questo gli addetti ai lavori lo sanno bene. Infatti ipotizzare delle temperature piuttosto che pressione atmosferica o precipitazioni con deviazioni più o meno avvertibili ma comunque sempre basse rispetto alla norma, non dice assolutamente nulla dal punto di vista prognostico. Quel che servirebbe ed ancora non abbiamo, è la capacità di tradurre queste anomalie e le loro combinazioni in pattern atmosferici di medio periodo, individuando cioè delle circolazioni medie di cui si conoscono gli effetti a scala continentale e regionale. Perciò, e di questo va dato atto ai colleghi inglesi di dirlo sempre a chiare note, queste indicazioni possono avere forse una valenza strategica ma, certamente, non possono dare alcuna idea di cosa succederà a livello di fenomeni ad alta frequenza.

Ma l’Italia? Il discorso è interessante, perchè nonostante siano presenti sull’area atlantica e sull’Europa centro-settentrionale dei consistenti segnali di anomalia positiva delle temperature e della pressione atmosferica e negativa delle precipitazioni, il bacino del Mediterraneo sembra invece possa andare nella direzione opposta, ossia  pressione atmosferica in anomalia negativa, temperature in media e precipitazioni più abbondanti della norma. Questo per la parte più orientale del bacino, soprattutto, ma anche per le regioni meridionali italiane1.

Questo, con buona pace di quei pochi che hanno già lanciato il cuore oltre l’ostacolo presagendo una torrida estate, sembra descrivere una stagione priva di eventi di picco particolarmente prolungati nel tempo, soprattutto dal punto di vista termico. Le ondate di calore più incisive arrivano infatti sul nostro paese quando l’anticiclone africano sale di latitudine fin sul mediterraneo centrale. La presunta anomalia negativa nel medio periodo della pressione atmosferica sul bacino indica esattamente l’opposto per cui, chi già con questi primi soli di maggio dovesse pensare ad una replica dell’estate del 2003, può in linea di massima star tranquillo. Questa non è una previsione, è una certezza, perchè nel 2003 il caldo era già iniziato da un mese in effetti.

Ora cerchiamo di capire per quale ragione, dopo un periodo in generale piuttosto umido, dovrebbe arrivare questa virata verso un clima più arido e caldo. Un segnale importante potrebbe essere quello che vede l’indice ENSO2 che tende a tornare in territorio positivo. La temperatura di superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale orientale, il serbatoio di calore più vasto del pianeta, dovrebbe tornare a salire, fornendo un maggiore contributo termico al sistema. Al riguardo però, va detto che questa tendenza sembra essere stata in parte sovrastimata proprio dai modelli di previsione nel recente passato, per cui è più probabile che si tratti di condizioni neutre (e dunque quasi illeggibili) piuttosto che di inversione di tendenza. Da non trascurare anche la tempistica con cui tale ripresa dovrebbe avvenire; eventuali condizioni di Niño in arrivo a metà estate, difficilmente potrebbero influire su di essa, in ragione del naturale ritardo con cui il sistema tende ad adeguarsi alla nuova situazione.

L’aspetto se vogliamo più significativo è che da tutto questo difficilmente possono venir fuori annunci a sensazione. Non che chi si occupa di affinare gli strumenti delle previsioni di lungo periodo sia uso farne, in realtà, però in genere chi raccoglie queste informazioni tende un po’ ad esagerare. Non mi stupisce leggere qualche bel titolone su una presunta estate torrida prevista da questo o quel centro di calcolo. Ad oggi, questa previsione non è possibile ma, se proprio volessimo farla, dovremmo dire che è piuttosto improbabile, con buona pace di chi vende granite.

Ma voi, se doveste giocare al gioco dell’editore, scrivereste “Attenzione, è in arrivo un’estate normale?” Se sì, capisco perchè non lo siete.

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  1. Fonte ECMWF []
  2. El Niño Southern Oscillation []
Published inAttualitàClimatologiaMeteorologia

4 Comments

  1. […] Ma l’Italia? Il discorso è interessante, perchè nonostante siano presenti sull’area atlantica e sull’Europa centro-settentrionale dei consistenti segnali di anomalia positiva delle temperature e della pressione atmosferica e negativa delle precipitazioni, il bacino del Mediterraneo sembra invece possa andare nella direzione opposta, ossia  pressione atmosferica in anomalia negativa, temperature in media e precipitazioni più abbondanti della norma. Questo per la parte più orientale del bacino, soprattutto, ma anche per le regioni meridionali italiane1. […]

  2. Teo Georgiadis

    “Tenendo conto di alcuni fattori come effetto serra, temperature delle acque del Mediterraneo e dati inviati dai satelliti – aggiunge Barnstone – abbiamo calcolato che ci sono 45 possibilità su 100 che già fin da maggio le temperature siano più calde della media”.

    Frase pescata dal riferimento di Guidi. Ma questo e’ proprio l’uomo che serve per fare titoloni! Ieri, oggi e domani dei dati ci fornisco ben 45 possibilita’ su 100 che gia’ fin da maggio!
    Voglio sperare in una “gran” libera interpretazione delle parole di Barnstone da parte del giornalista con pure l’esimenda di una pessima traduzione dall’inglese!

  3. Achab

    Per candidarmi al ruolo di editore titolerei su un’altra affermazione presa dalla stessa intervista:
    “due vulcani dell’Alaska (Redoubt e Cleveland) e cinque della penisola di Kamchatka in Russia, rischiano di esplodere contemporaneamente con il massimo dell’energia.”

    Sette vulcani che esplodono contemporaneamente e con il massimo dell’energia … mi sembra un titolone davvero sensazionale 😀

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