Metà metano

Il titolo è un gioco di parole ovviamente ma non è molto lontano dalla realtà che sta emergendo dalle ultime ricerche sulla concentrazione del metano atmosferico. Su Nature dei ricercatori americani hanno pubblicato un paper dove abbinano il declino della concentrazione di etano atmosferico a quella del rateo della concentrazione di metano atmosferico, evidenziando il fatto che i due trend sono strettamente correlati.

Quello che segue è il titolo del paper, da cui estraiamo la figura 4.

Long-term decline of global atmospheric ethane concentrations and implications for methane – Simpson et al., 2012doi:10.1038/nature11342

metano etano

http://www.nature.com/nature/journal/v488/n7412/fig_tab/nature11342_F4.html

Nel grafico  la concentrazione e i trend atmosferici  dell’etano (in blu) e il rateo del metano atmosferico con il suo trend (in rosso); l’incremento annuo è in calo da 30 anni , mentre la concentrazione assoluta di metano atmosferico è lievemente in crescita negli ultimi decenni dato che ha ripreso a crescere da qualche anno.

L’etano è un gas precursore dell’ozono troposferico e influenza la capacità ossidativa dell’atmosfera attraverso la sua reazione con il radicale ossidrile. I tassi di emissione globali di etano sono diminuiti del 21% dal 1984 al 2010. Gli autori attribuiscono questo declino al calo delle fughe di gas dai giacimenti di metano e di petrolio, per un miglioramento dei processi di estrazione o a esaurimento.

Quindi secondo gli autori, dato che anche il metano atmosferico è cresciuto  per le fughe dai giacimenti (dal 30 al 70%)  il calo di etano correlato con il declino del rateo di crescita del metano atmosferico dimostra che il metano atmosferico negli ultimi 20 anni è cresciuto molto meno di quello che era previsto, proprio perché sono calate le fughe dai giacimenti.

Da decenni ormai il declino del rateo del metano è un mistero, questo studio sembra svelare le cause del mancato incremento previsto dagli scienziati.

E’ logico che per me risulta sempre più inspiegabile l’accusa alla zootecnia di essere tra le prime cause  della crescita del metano atmosferico visto che negli ultimi 30 anni è cresciuta molto più del metano e visto che la debole crescita del metano degli ultimi decenni sembra essere correlata più alle fonti naturali che a quelle zoogeniche come già spiegato qui.

Un’altra considerazione che può tornare utile fare riguarda la credibilità delle proiezioni climatiche che prevedevano un forte incremento di metano atmosferico e conseguentemente un forte riscaldamento globale. Ricordo che il metano nella tabella delle forzanti dal 1750 è la seconda voce tra quelle aventi potere riscaldante, con circa un terzo del peso attribuito alla CO2. Le nuove scoperte sul rateo del metano atmosferico rendono le proiezioni climatiche fatte finora poco attendibili.

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Author: Claudio Costa

veterinario zootecnico tecnico AIA e emissioni zoogeniche

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5 Comments

  1. Bene Guidi, puntuale ed esaustivo come sempre! ma intanto il mitico Luca Mercalli imperversa su RAI 3 sempre allo stesso modo. Come sempre spazio a determinate versioni senza mai ad un visione diversa. Mah!…

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      • Chiedo umilmente scusa al dott. Costa per lo svarione- grazie per la precisazione.

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  2. Franco,Luca Mercalli imperversa su RAI3 perchè è quello che più si avvicina alla linea editoriale di quell’emittente.Perlomeno in climatologia l’informazione è a senso unico.

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    • E non solo, ma non si può andare oltre (sempre per problemi di … linea editoriale). 🙂 🙂
      p.s. @ G. Guidi: il riso fa buon sangue.
      Ciao, Donato.

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