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Elitocrazia illuminata, possibilmente con lampade a basso consumo

Ieri l’altro è andato in scena un tragico surrogato della festa della Mamma, la festa della “Madre Terra“. Non so se qualcuno abbia per l’occasione procurato anche un vitello d’oro o altri oggetti da venerare, certo è che una volta di più si è palesato il volto del culto religioso dei nostri giorni, con l’aggiunta di sinistri proponimenti autoritari dei partecipanti alla funzione.

 

Sul non-so-veramente-cosa-sia Settegreen del Corriere della Sera, si è deciso di dar la parola a Jørgen Randers, che pare sia uno dei padri del dibattito sulla sostenibilità e al suo recente saggio “2052: Scenari globali per i prossimi quarant’anni“. Randers, insieme ad altri trenta esperti di previsioni sistemiche (sic!), ha emesso il suo verdetto stile Zaratustra: “[…] il mondo si muoverà inesorabilmente verso una crisi climatica abnorme“. A meno che, sottolinea, non si prendano decisioni che però l’attuale sistema di democrazia partecipata non è in grado di prendere e dovrebbero quindi essere imposte da un sistema tecnocratico formato da una élite di illuminati che sappia guardare al futuro.

 

 

Decisioni come quelle prese dalla Germania o dalla Cina o, ancora meglio, dall’Unione Europea. Vediamo un po’, la prima è in procinto di aprire sei nuove centrali a carbone, dopo le due aperte nel 2012 e le dodici che conta di aprire entro il 2020. La seconda è in effetti una elitocrazia, ma di centrali a carbone ne apre una a settimana. La terza, che ci riguarda da vicino, dopo la decisione presa la settimana scorsa sembra stia finalmente imboccando un sentiero illuminato dalla ragione più che dalla religione verde. Sembra che Randers si sia perso qualche notizia negli ultimi tempi.

 

Evidentemente ignaro del fatto che il numero dei poveri al mondo sia rimasto stabile o leggermente diminuito nonostante la popolazione si sia triplicata, continua profetizzando che nel 2052 i poveri saranno tre miliardi e nel 2080 la temperatura sarà aumentata di 2,8°C, con un PIL che invece crescerà più lentamente, una diminuzione della produttività provocata da crescenti conflitti sociali e da condizioni meteorologiche estreme.

 

Insomma, un delirio assoluto. Ma il meglio di se questo profeta di sventura lo dà rivolgendo il pensiero al nostro Paese. I giovani infatti dovrebbero fare meno figli possibile, specie nei paesi industrializzati, e il modello sarebbe proprio l’Italia:

 

“[…] avete creato una società, negli ultimi venti anni, che ha reso totalmente impossibile per una donna avere sia un lavoro sia un bambino. Le italiane, in modo molto saggio e razionale, hanno scelto il lavoro, e questo, sinceramente, mi dà una grande speranza per il futuro”.

 

Di qui, suppongo, l’essersi portati avanti col lavoro festeggiando la Madre Terra per evidente scarsità di madri vere e proprie.

 

Sempre sulle stesse pagine, Randers raccoglie anche il consenso del direttore scientifico del WWF Italia, secondo il quale, inoltre, i tempi sono maturi perché l’informazione scientifica (la sua, naturalmente) entri a far parte di una nuova cultura politica (sua pure quella).

 

Pensate che abbia finito? Sbagliato, perché adesso vi tocca la lettura integrale di questi deliri, li trovate qui e qui.

 

Addendum: a proposito di informazione scientifica, ricorderete senz’altro le polemiche seguite alla pubblicazione del paper di Marcott et al. (qui, qui e qui), quello in cui è stato ricostruito l’andamento della temperatura del Pianeta negli ultimi 11.000 anni o giù di lì. Bene, non è mia intenzione tornarci su, ma vorrei condividere con voi l’interpretazione più razionale di questa ricerca che mi sia capitato di leggere in queste settimane. E’ di Luigi Mariani, amico e anima scientifica di Climatemonitor:

 

[Di particolare interesse in questo paper] il fatto che dal grande optimum il clima parrebbe essersi progressivamente deteriorato fino alla Piccola Età Glaciale dando adito all’idea che una nuova glaciazione fosse alle porte. Inopinatamente, dal 1850 il clima migliora e alcuni dicono che sia per effetto di CO2. Ma se così fosse alla CO2 bisognerebbe dare il nobel perché avrebbe salvato il pianeta dagli effetti dirompenti di una fase fredda. Col cavolo infatti che oggi saremmo in 7 miliardi se l’agricoltura non avesse potuto produrre a ritmi elevatissimi come ha fatto nel caldo XX secolo. E’ che qui in giro ci sono un mare di ingrati che sperano in un ritorno alla PEG.

 

Meditate gente, meditate. E, soprattutto, fatelo prima che arrivi l’elitocrazia illuminata!

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