Groenlandia, ieri le nubi, oggi il jet stream

Allora, breve riassunto delle puntate precedenti.

Nel luglio scorso, la patina superficiale della coltre di neve che copre la Groenlandia e lo spesso strato di ghiaccio che la sovrasta, subì improvvisamente un rapido processo di scioglimento. Un evento anomalo ma non senza precedenti, come documentato dalle discussioni che inevitabilmente nacquero nei giorni a seguire. All’epoca, naturalmente, l’imputato numero uno era il riscaldamento globale, cioè colpa del clima e non del tempo. Questo il nostro commento “a caldo”.

 

Nell’aprile scorso, invece, abbiamo pubblicato il commento ad un paper in cui si attribuiva quell’evento alla formazione di nubi basse tipiche delle latitudini settentrionali, quindi tempo e non clima.

 

 

Qualche giorno fa è uscito un altro paper con relativo lancio su Science Daily, che attribuisce l’evento alla posizione del getto polare, ovvero delle figure bariche attorno alle quali soffiano i venti impetuosi che sul piano verticale separano la troposfera dalla stratosfera e su quello orizzontale l’aria polare da quella delle medie latitudini. Una persitente direzione di provenienza meridionale del getto polare a sud ovest della Groenlandia avrebbe permesso l’ingresso di aria relativamente calda sulla Groenlandia, innescando così il processo di scioglimento. Quindi, ancora tempo e non clima.

 

 

Gli autori dichiarano che il ruolo delle temperature superficiali dell’Atlantico settentrionale e della ridotta estensione estiva dei ghiacci artici sembra non essere stato molto significativo, almeno nella loro analisi. Ma ancora più interessante è il testo che segue (neretto mio):

 

Our research found that a ‘heat dome’ of warm southerly winds over the ice sheet led to widespread surface melting. These jet stream changes over Greenland do not seem to be well captured in the latest Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) computer model predictions of climate change, and this may indicate a deficiency in these models. According to our current understanding, the unusual atmospheric circulation and consequent warm conditions of summer 2012 do not appear to be climatically representative of future ‘average’ summers predicted later this century.

“Taken together, our present results strongly suggest that the main forcing of the extreme GrIS surface melt in July 2012 was atmospheric, linked with changes in the summer North Atlantic Oscillation (NAO), Greenland Blocking Index (GBI, a high pressure system centred over Greenland) and polar jet stream which favoured southerly warm air advection along the western coast.

 

Cioè, le variazioni del getto non sono tra i parametri meglio definiti dai modelli climatici (non è dato sapere quali siano quelli efficacemente descritti…) e in base alle conoscenze attuali, l’inusuale circolazione atmosferica che ha condotto all’evento non sembra essere climaticamente rappresentativa di quello che ci aspetta in termini di situazioni estive. E poi ancora, il forcing principale dell’evento sembra essere stato atmosferico, ovvero collegato alle situazioni bariche occorse in quel periodo.

 

Insomma, può darsi anche che le due spiegazioni siano in qualche modo collegabili. Nella seconda si parla di venti meridionali abbastana inusuali e nella prima di nubi basse piuttosto comuni. Mageri tra qualche tempo uscirà un terzo paper che le mette insieme. Per adesso, nubi o getto che sia stato, abbiamo capito che si è trattato di tempo e non di clima.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

1 Comment

  1. Anche repubblica mette del suo:
    Se l’Alaska a giugno somiglia ai tropici
    http://viaggi.repubblica.it/articolo/se-l-alaska-a-giugno-somiglia-ai-tropici/227606?ref=HREC1-1

    Ammetto di non essere molto informato sulle temperature medie estive dell’Alaska, comunque non penso che nel passato recente fossero molto fredde, visto che dei miei amici canadesi mi raccontano spesso delle loro tradizionali battute di caccia pesca estive in posti sperduti in zone paludose, in tenda, immersi in nugoli di zanzare e moschini……

    Post a Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »