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Clima, la stagione dell’incertezza

Intendiamoci, quando si parla di evoluzione del clima nel breve periodo, tipicamente quello stagionale, l’incertezza regna sempre sovrana, perché gli strumenti di cui disponiamo attualmente pur essendo migliorati molto negli ultimi anni, continuano ad essere davvero poca cosa. Ci sono però delle fasi anche molto prolungate in cui questa incertezza aumenta in modo considerevole. Quella che stiamo vivendo negli ultimi mesi è una di quelle.

 

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un post in cui davamo conto di un interessante lavoro portato avanti da un gruppo di studiosi/appassionati italiani. Senza tornarci su più di tanto, se credete tornate a leggerlo, nell’incipit di quel post e di quello studio, si parla del ruolo determinante che giocano negli attuali modelli di previsione stagionale le dinamiche dell’indice ENSO (El Nino Southern Oscillation), cioè di quel particolare pattern climatico essenzialmente guidato dalle temperature di superficie del mare che ha luogo sull’Oceano Pacifico equatoriale.

 

Oltre ad essere assolutamente e direttamente determinante per il carattere che assumono le stagioni sulle due sponde del Pacifico, l’ENSO, modulando il trasporto di calore verso l’alto da una parte all’altra di quello che è il più grande serbatoio di calore di cui dispone il pianeta, è in molti modi responsabile anche del carattere che assumono le stagioni in aree molto lontane dal Pacifico equatoriale, quindi anche alle medie latitudini europee. Questo collegamento, pur importante in valore assoluto, è però molto labile e di difficile e spesso impossibile determinazione, di qui le difficoltà che i modelli climatici per le previsioni stagionali sperimentano alle nostre latitudini. Una labilità che diviene imperscrutabile quando l’ENSO assume valori neutri per periodi molto prolungati, appunto come sta accadendo ormai da diversi mesi. C’è di più, la NOAA, che monitorizza con costanza l’evoluzione dell’ENSO ed emette anche degli outlook di lungo periodo, prevede che le attuali condizioni di neutralità si protrarranno probabilmente almeno fino alla prossima primavera. In poche parole, per i prossimi mesi, non si prevede che arrivino né El Nino, né La Nina, le due fasi rispettivamente calda e fredda delle oscillazioni dell’ENSO. Non sarà quindi possibile nel breve pariodo associare alcuna teleconnessione nota e significativa per l’evoluzione delle prossime stagioni all’evoluzione delle dinamiche climatiche dell’area equatoriale del Pacifico.

 

Sorge a questo punto una domanda piuttosto scontata. Quando e perché dovrebbero tornare ad insorgere condizioni più chiare, per esempio una fase calda (El Nino)?

 

 

Ha provato a rispondere a questa domanda Bob Tisdale su WUWT, pubblicando un post piuttosto interessante proprio su questo argomento. In pratica, una fase neutra dell’ENSO può evolvere verso una fase calda quando interviene un significativo indebolimento degli alisei, ossia dei venti permanenti dell’area equatoriale che scorrendo costantemente sul mare determinano l’accumulo di acqua più calda sul settore occidentale del Pacifico e acqua più fresca su quello orientale. Ad un eventuale indebolimento di questa ventilazione, dopo un paio di mesi, inizia solitamente a corrispondere una transizione dell’indice ENSO. Anche con riferimento agli alisei, ovvero alla circolazione nella bassa troposfera, le analisi e le previsioni più recenti non lasciano immaginare la possibilità che questa transizione possa avvenire nel breve/medio periodo. Di qui, insieme a molte altre valutazioni, anche la previsione della NOAA.

 

Altra domanda. E cosa può generare un indebolimento degli alisei? Qui la risposta è molto meno certa, perché sempre nel post di Tisdale leggiamo che all’origine di una simile evoluzione possono esserci diversi fattori e diverse combinazioni tra questi. L’occorrenza di cicloni tropicali sopra, sotto e  attraverso l’equatore, eventuali irruzioni fredde da latitudini più elevate e le diverse fasi assunte dall’onda convettiva equatoriale, la Madden Julian Oscillation. Anche su questo però c’è di più. Esiste della letteratura infatti, che associa l’insorgere di un indebolimento degli alisei, ovvero l’arrivo di una ventilazione che contrasti quella degli alisei, all’ENSO stesso, che avrebbe quindi anche un carattere che si potrebbe definire auto-regolante, possedendo nella sua evoluzione delle dinamiche che possono determinarne l’evoluzione successiva.

 

Insomma, tutto questo, a patto di riuscire a comprenderlo appieno, andrebbe anche modellato per poter avere degli output di previsioni stagionali più attendibili. E questo ci porta ad un altro problema per ora ancora insormontabile. Dato che l’attività dei cicloni tropicali può avere un ruolo importante nell’evoluzione dell’ENSO, l’attuale incapacità dei modelli climatici di scendere alla scala temporale e spaziale di questi eventi ferma i giochi in partenza. Questo potenziale effetto, quindi, si comporta come un fattore del tutto casuale. Peccato però che ci piacerebbe tanto che le previsioni stagionali non fossero lasciate al caso 😉

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