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Il gelo negli USA, il global warming e i dilettanti allo sbaraglio

 La notizia è sulla bocca di tutti, mentre il Mediterraneo si crogiola al calduccio in un inverno giovane ma sin qui piuttosto clemente, nel resto dell’emisfero la stagione fredda si sta facendo sentire come non avveniva da decenni. Onde alte come palazzi sulle coste del Nord Atlantico e nevicate accompagnate da temperature da incubo negli Stati Uniti e sul Canada.

 

I media naturalmente ci vanno a nozze, compresi quelli ad uso anche domestico, che stanno ormai rimpiazzando quelli tradizionali. Qui sotto un tweet di Donald Trump, che è famoso per molte cose, ma non per le sue conoscenze in campo meteo-climatico.

 

 

 

Oltre ad un certo numero di insulti e ad un numero ben più alto di retweet, questo messaggio di Donald Trump ha catturato anche l’attenzione del quotidiano nostrano La Repubblica, che ha titolato così: “Il gelo di New York fa litigare i climatologi” (solo per abbonati, purtroppo). La lite, secondo il quotidiano, sarebbe esplosa per l’inadeguatezza del messaggio di chiaro stampo negazionista, mentre l’IPCC ha scritto, l’esperto tal dei tali ha detto etc etc, per cui l’occasione è buona, semmai, per ricordare con sdegno che in questo mondo perverso, anche chi fa ricerca con approccio scettico al tema dei cambiamenti climatici riceve dei finanziamenti, evidentemente interessati, magari chissà, persino da Donald Trump.   Sarebbero bastate due righe che spiegassero per l’ennesima volta che il tempo non è il clima per chiudere la questione, ma registriamo l’ennesima occasione persa, eventualmente anche per tacere. Nel frattempo, visto che tutto il mondo è paese, tal Eric Holthaus, giornalista meteo-climatico del NYT twitta invece così:

 


 

Al link, se credete, la spiegazione, che per vostra comodità vi riassumo. Per il freddo polare negli States, ovvero per “l’assaggio di Vortice Polare” sperimentato, si può ringraziare il il riscaldamento globale, perché l’aumento delle temperature, più veloce e intenso alle latitudini polari (solo nord tra, l’altro), riducendo il differenziale di temperatura lungo la latitudine fa rallentare e deviare la corrente a getto, che è praticamente un flusso di forti venti in quota che separano l’aria polare da quella delle medie latitudini. Questo rallentamento e deviazione possono favorire la persistenza e l’intensità di eventi come quelli di questi giorni.

 

Bene, il movimento dell’aria da ovest verso est, cioè lungo la latitudine, si definisce tecnicamente flusso zonale. Il getto polare ne è il motore e la traccia, e scorre a circa 9.000 metri di altezza nella zona di contatto tra l’aria fredda polare e quella temperata delle medie latitudini. Una zona la cui posizione oscilla in modo anche importante a scala temporale breve e media, per intenderci giorni o settimane, ma che oscilla molto meno se la si analizza su periodi più lunghi. Allo stesso modo, naturalmente, oscilla l’intensità di questo flusso, che però, sempre nel lungo periodo, essendo generato né più né meno che da differenze di massa e temperature, è molto meno variabile. A meno che, come scrive Holthaus, non ci sia di mezzo il riscaldamento globale.

 

Farina del suo sacco? Non proprio, questa ‘libera interpretazione’ della trasposizione dei cambiamenti climatici in eventi tangibili, ossia nel tempo di tutti i giorni, gira ormai da un po’ di tempo. Prima di addentrarci però, registriamo con gioia il fatto che il catastrofismo generico medio ha deciso di sposare una tesi scettica, ossia quella che l’aumento delle temperature fa diminuire il gradiente latitudinale. Siccome tutti gli eventi atmosferici sono generati da un gradiente, ossia da una differenza di temperatura, con la sua diminuzione NON possono aumentare gli eventi intensi ad esso collegati. Ma veniamo al dunque. Quello qui sotto è un grafico che ho chiesto di preparare a Carlo Colarieti Tosti, la firma dei nostri outlook invernali (qui l’ultimo). Si tratta delle velocità zonali (ossia flusso ovest-est) alla latitudine ed alla quota dove solitamente soffia il getto polare su tutta la circonferenza del globo. Il tutto, calcolato per tutto il periodo di rianalisi disponibile su dati NOAA, cioè dal 1948 ai giorni nostri. Ai dati è stata sovrapposta una curva che ne descrive l’andamento, il cui periodo è di circa 60 anni.

 

 ZW300hPa_55N65N

 

 Quello che si nota subito è: 

  • una forte variabilità interannuale;
  • una totale assenza di trend;
  • i minimi di velocità in prossimità delle annate storicamente fredde;
  • i massimi di velocità in quelle storicamente calde;
  • velocità mediamente più basse nei periodi freddi, come da dataset di temperatura;
  • velocità mediamente più alte nei periodi caldi, sempre dagli stessi dataset.
  • periodo di circa 60 anni (tra l’altro ricorrente in molti dataset di parametri atmosferici, comprese le temperature) coincidente con quello dell’attività solare.

 

Tutte considerazioni che si potrebbero approfondire. Ma Holthaus ha scelto di approfondire solo quello che nei dati non c’è, anzi, il contrario di quello che c’è, ossia una tendenza del getto a rallentare in coincidenza dell’aumento delle temperature, che per chi non lo ricordasse va dalla metà degli anni ’70 alla fine degli anni ’90, dopodiché il riscaldamento globale è andato in letargo. E sì che sarebbe bastato dare un’occhiata a questi dati per capire, per esempio, che in quest’annata ‘gelata’ per gli USA, le velocità zonali stazionano nella parte alta della distribuzione statistica, cioè il getto è gagliardo e forte, non rallentato e deboluccio, quindi costretto ad andare a spasso per l’America come ci racconta.

 

Si tratta di un esempio, come molti altri simili, di come pezzi di letteratura scientifica scadente resistano assurgendo al ruolo di ‘fatti accertati’, semplicemente perché i contenuti continuano ad essere citati dai professionisti della catastrofe imminente.

 

Lo studio da cui Holthaus e molti altri che hanno popolato i social media in questi giorni è uscito sul GRL un paio di anni fa:

 

Evidence linking linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes

 

Ed è stato  smontato appena un anno dopo sempre sul GRL:

 

Revisiting the evidence linking Arctic amplification to extreme weather in midlatitudes

 

 

Un estratto dall’abstract:

 

Si analizzano in tre rianalisi i trend dell’estensione meridionale delle onde atmosferiche sul Nord America e sul Nord Atlantico, e si dimostra che i trend positivi riportati precedentemente sono probabilmente un artificio metodologico. Non si trova nessuna significativa riduzione della velocità della fase delle onde planetarie tranne che inottobre-novembre-dicembre, ma questo trend è sensibile ai paramentri di analisi. Inoltre, la frequenza di occorrenza di blocchi non mostra alcun significativo aumento in nessuna stagione, sostenendo ultriormente l’assenza di trend nella velocità ed estensione meridionale delle onde.

 

E una buona parte di tutto questo si vede anche nel grafico più su, per il quale è stata adottata una sola metodologia, prendere i dati e guardarli. Ma, l’attivismo climatico vola più alto, per questo è poco incline a guardare la realtà.

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Published inAttualità

6 Comments

  1. Gianluca 71

    Sono d’accordo al 100x cento con Nicola.
    Il Global warming è la più grossa mistificazione della verità fatta in epoca moderna. Una colossale bufala.
    Basta dare un’occhiata, non solo a periodi millenari antichissimi (come pur giustamente segnala Nicola),, ma alle medie dell’ultimo secolo e all’espansione dei ghiacciai.
    Ci renderemo conto che , non solo non c’è stato alcun aumento termico, ma che i fenomeni estremi si sono sempre verificati.
    Inoltre, che l’attività antropica non smuove di una virgola la colonnina di mercurio e che , forse, tutte le altre variabili (dolosamente ignorate dagli pseudoclimatologi sul libro paga del IPCC e di Al Gore), ci indicherebbero perfino il trend opposto:
    una graduale e e prossima diminuzione delle temperature su scala globale con espansione dei poli (tra l’altro già in atto).

  2. radiometeolibera tv

    L,unico programma sopravvissuto in onda dalle 11.20 il lunedì,mercoledì e venerdì..ultimo tempo(cliccando la meteo)…replica il sabato e domenica

  3. A questo punto , ” odierno aggiornamento climatico ” alla luce dei dati e fatti per il globo , si evince non solo la quasi certezza che il caldo persiste avvalorando anche la teoria del GW o AGW . Altro dato invece , si evince la possibilità di un inizio era piu fredda , perchè scenari come questi negli Stati Uniti , e come li abbiamo visti anche in Europa e Asia da alcuni , per non parlare dell’ Antartide che mai come adesso è stato cosi freddo e gelato dal 1979 , non dovrebbero, essere consueti – normali in questo periodo in cui il caldo sembra prevalere , eppure ci sono ondate gelide di stampo e degne da piccola era glaciale . e non si verificavano da molti decenni , vedi febbraio 2012 , dicembre 2010 , e questo inverno negli USA tra i più freddi in assoluto dal 1977. Allora il punto odierno , indurrebbe ad un probabile quesito ,e prospettiva ,… chi avrà ragione ? …. Scienziati della Russia Pulkovo Observatory , o Scienziati come Svensmark , Easterbrook ed altri ,che ipotizzano in futuro una fase climatica piu fredda ,…o altre proiezioni , ..di Scienziati che prevedono possibile un aumento delle temperature anche oltre 2°-3 ° nei prossimi decenni. In questo caso probabilmente la forzante antropogenica può fare molto poco , quando il sistema climatico decidesse di invertire e cambiare , come ha sempre fatto nella sua storia . e forse 30 o 50 anni sono niente a confronto del tempo – orologio climatico , nel tempo il clima è sempre cambiato anche con o senza l’azione antropogenica.

  4. Si , Nicola , in parte concordo su quello che asserisci , ma l’azione antropogenica sui micro climi in qualche modo ha influito ,e non poco , a cambiare un assetto meteo-climatico , incrementando non solo le temperature , anche alcuni estremi meteorologici locali ,e l’inquinamento ambientale. Questo certamente non potrebbe incidere sul sistema globale . Ma gran parte della concentrazione e i suoi effetti di origine antropogenica è nel nord emisfero . Emisfero Boreale , dove si è verificato il piu sensibile riscaldamento e conseguente fusione ghiacciai non solo Artici anche Alpini , in particolare dal 1997/1998 .

  5. radiometeolibera tv

    Dal 1 febbraio,il lunedì,mercoledì e venerdì,alle 11.20(ultimo tempo)replica al sabato e domenica

  6. Nicola G.

    Interessante articolo Guido.Per me il”global warming” è una bufala.Dietro a questa teoria,perchè di teoria trattasi sul cosidetto”global warming”,ci stanno un bel po’di interessi speculativi.I cambiamenti climatici ci sono sempre stati.L’uomo ha una vita troppo breve per valutare un cambiamento climatico che bisognerebbe inquadrare temporalmente con almeno uno o due millenni.. pensa ad esempio che le glaciazioni compiono cicli di decine e centinaia di migliaia di anni.Quello che stiamo vivendo non è altro che una fluttuazione a un ciclo climatico.La circolazione generale atmosferica ha un meccanismo assai complesso e completamente indipendente da essere influenzato globalmente da un aspetto antropico.

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