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Fuochi di paglia in stratosfera

Appena una settimana fa abbiamo fatto un giro in stratosfera visualizzando le animazioni dell’evoluzione prevista (allora) per il piano isobarico di 10hPa, sia in termini di geopotenziale che di temperature.

 

Oggi, ad otto giorni di distanza, possiamo dire che il modello stratosferico aveva inquadrato bene le dinamiche del breve periodo, ma l’evoluzione sembra proprio non essere quella sperata da quanti tifano per il freddo e per la neve. Il processo di riscaldamento della stratosfera polare con separazione del vortice polare stratosferico (VPS) in due lobi distinti non si completerà ma inizierà a regredire di qui a qualche giorno.

 

Non ci sarà quindi l’inversione della circolazione che in caso di uno split completo su tutti i piani stratosferici avrebbe potuto trascinare il lobo siberiano verso l’Europa centrale trasferendo vorticità nella troposfera (Major Warming), e innescare una discesa di aria polare continentale verso le medie latitudini. Il segnale di interruzione del processo viene dalle velocità zonali e dai flussi di calore, le prime in discesa ma non più di tanto, e i secondi che non convergono verso la sede polare.

 

 

Nonostante ciò, il vortice polare per dirla in modo molto poco tecnico ma efficace, finirà per aver preso una ‘bella botta’, e comunque sarà spostato dalla sua sede naturale a favore di una posizione molto più orientata verso il lato siberiano (displacement). Questo spostamento finirà probabilmente per esaurire l’energia della sezione di vortice che ha lungamente stazionato sul lato canadese favorendo uno degli inverni più rigidi che si ricordino sul versante atlantico del Nord America e rallenterà le velocità zonali in area atlantica. Da questo rallentamento potrebbe derivare una parziale ripresa dell’onda atlantica, con conseguente ricaduta di flussi nord-occidentali sull’Europa. Per il Mediterraneo e quindi per il nostro Paese, si aprono così due scenari, da completarsi comunque non prima che una temporanea ripresa della zonalità – efficacemente segnalata dalla tendenza dell’Oscillazione Artica a tornare in territorio positivo – abbia inondato nuovamente l’Europa di aria mite proveniente dall’Atlantico, con un Fronte Polare salito di latitudine s fornire carburante per altre potenziali ciclogenesi esplosive sulle coste europee. Se il cavo d’onda sarà ad ovest, sul Vicino Atlantico, la massa d’aria per noi sarà ancora più mite, presumibilmente più umida al nord e stabile e secca al centro-sud, salvo un parziale coinvolgimento delle regioni tirreniche. Se invece sarà più ad est, sull’Europa centrale, l’aria polare marittima potrà tornare a farci visita. Tutto questo, però, non prima di una ventina di giorni, cioè verso la fine del mese.

 

Ci sono parecchie possibilità comunque che al ‘lungo autunno’ possa seguire una primavera piuttosto tardiva, anche perché tutto questo potrebbe allontanare un po’ nel tempo il processo di riscaldamento finale del vortice polare (final warming), che molto spesso da’ luogo a colpi di coda della stagione fredda. Va da sé che con la persistenza di un dominio di masse d’aria atlantica, la piovosità possa continuare ad essere abbondante, pur con una tregua parziale che, come abbiamo visto, potrà arrivare proprio nella fase centrale di questo mese.

 

Quindi non un Major Warming ma un altro displacement, comunque eventi accomunati sotto la stessa categoria dalla letteratura scientifica, ovvero eventi di debolezza del vortice polare (weak polar vortex). Se avete voglia di approfondire l’argomento del collegamento tra le dinamiche stratosferiche e quelle troposferiche, c’è un articolo relativamente recente che affronta proprio questo tema distinguendo proprio tra i due processi, lo split e il displacement del vortice::

 

The Influence of Stratospheric Vortex Displacements and Splits on Surface Climate

 

Dello stesso autore, c’è anche un altro articolo interessante, questo per fortuna liberamente accessibile:

 

Characterizing the Variability and Extremes of the Stratospheric Polar Vortices Using 2D Moment Analysis

 

Qui sotto, invece, due immagini spettacolari che rendono molto bene l’idea delle attuali dinamiche polari alla quota isobarica di 10hPa. Nella prima solo il vento e nella seconda anche le temperature.

 

polar-wind-displaced-vortex-2-1-14
Cameron Beccario – Global Forecast System
– NCEP / National Weather Service / NOAA – click per vedere l’animazione
polar-wind-temp-displaced-vortex-2-1-14
Cameron Beccario – Global Forecast System
– NCEP / National Weather Service / NOAA – click per vedere l’animazione

 

Nel post di WUWT da dove ho preso queste immagini (e quella in testa al post), c’è anche una spiegazione delle dinamiche più quotate per l’innesco di questi eventi di riscaldamento stratosferico (Sudden Stratospheric Warming – SSW). Personalmente quella trattazione l’ho trovata più che altro un ‘riempitivo’, perché in realtà sulle questioni stratosferiche ma, più in generale, sull’evoluzione di tutta la colonna d’aria polare invernale la questione dell’uovo e della gallina è ancora tutta da risolvere.

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Published inAttualità

4 Comments

  1. Nicola G.

    Salve tenente Guido Guidi,seguo le rubriche meteo su Rai 1 delle 17e10.Non sarebbe male se postate come facevano i grandi Bernacca,Baroni e Caroselli,le mappe delle cartine meteo in merito alle configurazioni bariche al suolo oltre a quella delle previsioni.Volevo inoltre far notare a lei e ai suoi colleghi ndi non coprire la Sardegna col vostro braccio sinistro 😉

    Saluti

    • Nicola, temo che non sia questa la sede, ma comunque dirò al mio collega con 20 anni di meno (Tenente) di prestare maggiore attenzione al movimento del suo braccio. 😉
      gg

  2. Luca

    Atlantico immortale questo inverno. Incredibile da fine novembre non riuscire a vedere un fiocco di neve neanche a 1000 metri di quota sull’appennino centrale… speriamo almeno di non patire troppo questa estate con l’hp africano

  3. paolo

    Salve Dott. Guidi.
    Sempre molto interessanti i suoi articoli. Mi permetta pero’ di confidarLe che, leggendo il Suo outlook sulla stagione invernale ed i successivi aggiornamenti, mi sarei aspettato un inverno totalmente diverso da quello che poi, nella realta’ dei fatti, si e’ dimostrato.
    Per il Veneto, si tratta di uno degli inverni piu’ miti e piovosi degli ultimi 100 anni. Mi permetta altresi’ di poter affermare che l’ inverno qui non e’ mai partito!!
    Prenda queste righe come considerazioni di un semplice appassionato, molto deluso sicuramente, ma nulla piu’. In fondo la natura si comporta sempre come vuole e non come preventivato dall’ uomo.
    La ringrazio e Le auguro un buon lavoro.
    Paolo.

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