Che disdetta, i dati non ci sono più!

Il mondo è terrorizzato dall’aumento delle temperature medie globali, cioè da qualcosa che in realtà non esiste. Attenzione, le temperature sono aumentate per carità, ma la media non esiste, è un concetto che la natura non conosce e che ci siamo inventato noi per rendere semplice ciò che semplice non è.

La media globale è composta da quanto misurato quotidianamente non solo mediato nel tempo, ma anche soggetto a calcoli di ottimizzazione sulla posizione delle stazioni presso cui si fanno le misurazioni. Quando sentiamo parlare di temperature medie, dovremmo pensare a qualcosa che si colloca non solo in un periodo di tempo variabile -e da questa variabilità dipende anche fortemente il risultato del nostro calcolo-, ma anche in uno spazio variabile, ovvero che da inizialmente tale viene poi reso omogeneo. Immaginate una cartina geografica, con un puntino per ogni stazione meteorologica. La distanza tra i puntini è ovviamente variabile; dopo il trattamento dati la distanza tra i puntini sarà invece sempre uguale, una serie di quadratini -o griglia se preferite- dentro ai quali possono cadere più puntini. mediando nello spazio e nel tempo quei valori si ottiene la temperatura media della porzione di territorio compresa nel quadratino. Tutti insieme questi valori ci restituiscono un’immagine certamente più omogenea, ma anche più lontana dalla realtà.

Ma non è tutto, nei calcoli si deve tener conto delle condizioni a contorno di ogni singola stazione, dell’attendibilità dei dati, della completezza delle serie storiche e così via. Il tutto con procedimenti che ogni centro di raccolta dei dati tende a personalizzare ed affinare nel tempo. In pratica partendo da dati estremamente grezzi e, almeno inizialmente assolutamente non rappresentativi di un’area ma solo di un punto, si compie un esperimento di trattamento dei dati per giungere alla grandezza astratta con cui abbiamo aperto questo discorso, la temperatura media globale.

Un compito improbo, che soltanto alcuni centri di trattamento dati al mondo sono in grado di fare. La NOAA e la NASA negli Stati Uniti e la Climate Research Unit dello UK Met Office in Inghilterra sono i più validi ed accreditati. Non a caso ad esempio, gran parte dei dati analizzati ed impiegati per i Rapporti del panel Intergovernativo che si occupa di clima  in seno alle Nazioni Unite (IPCC), vengono proprio dai dataset del CRU. Non a caso l’Hadley Centre ospita sia il CRU che il Working Group I dell’IPCC, cioè quello che si occupa di indagare le basi scientifiche degli stessi report.

Appunto, ricerca scientifica. Qual’è il requisito fondamentale della pratica scientifica? Uno solo, la riproducibilità dell’esperimento in assoluta parità di condizioni. Se ciò non è possibile i risultati ottenuti non possono essere ritenuti validi. E’ dunque fondamentale che i dati grezzi siano per quanto possibile preservati e messi a disposizione di quanti vogliano provare a ripetere l’esperimento. Paradossalmente, per quel che riguarda le serie storiche di temperatura raccolte e trattate dal CRU, questo non è possibile e, qualora lo fosse, la policy del centro è comunque quella di non concedere la possibilità di attingere ai dati grezzi, ma solo alle serie post-elaborate, cioè ai risultati e non alle basi dell’esperimento.

La giustificazione addotta è che per quanto riguarda le serie un pò più datate, le tecniche di data handling non hanno consentito l’archiviazione sia dei dati grezzi che delle post-elaborazioni, per cui sono state tenute soltanto le seconde, tutto il resto è andato perduto. Per quel che riguarda le serie di cui è invece disponibile l’informazione originale, questa non può essere ceduta perchè esisterebbero degli accordi non meglio specificati, spesso anche solo verbali, con i proprietari delle serie originali. Accordi di cui non si sa molto perchè non essendo stati formalizzati non è facile ricordarne il contenuto, ma si sa di sicuro che prevedono il divieto di divulgazione dei dati. E non c’è richiesta di ricercatore o semplice curioso che tenga, i dati non si cedono, ne va dell’onore di chi li custodisce.

E così, da oggi sappiamo che i dati del CRU, su cui ripeto poggia la maggior parte del lavoro dell’IPCC, non sono più utilizzabili. Vi spiego perchè: Non essendo stato possibile archiviare anche i dati grezzi, ma avendo tenuto solo quelli riveduti e corretti (leggi passati al controllo qualità ed omogeneizzati), il loro “esperimento” di ricostruzione del trend delle temperature medie globali non è più riproducibile, quindi non risponde al requisito fondamentale della ricerca scientifica. Ne consegue che ogni lavoro che si sia basato su questi dati non dovrebbe aver passato il processo di revisione, proprio per inaccessibilità della fonte di origine dei dati e indisponibilità delle istruzioni relative al procedimento con cui sono stati trattati. Ciò non è accaduto in passato, ma non è mai troppo tardi. In pratica dal CRU dicono semplicemente fidatevi. Non è dato sapere perchè la comunità scientifica dovrebbe farlo.

In alcuni casi il diniego di cessione delle informazioni ha assunto anche toni degni del miglior humor d’oltremanica, quanto risposto dal curatore del dataset ad uno scienziato australiano nel 2004 ne è un fulgido esempio: “Anche se la WMO [World Meteorological Organization] dovesse essere daccordo, io comunque non cederei i dati. Abbiamo investito circa venticinque anni in questo lavoro. Perchè dovrei rendere disponibili le informazioni, quando il suo scopo è di trovarci qualcosa di sbagliato?” Non fa una grinza, alla faccia del metodo scientifico1.

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  1. Da un articolo apparso su The Register []
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Author: Guido Guidi

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21 Comments

  1. Per quanto riguarda Borgo Panigale, la max del 2003 fu l’11 agosto con 39.5° ma ci fu anche un 39.1 il 14. 39.5° è il record dal ’51 per Agosto, ma il max assoluto appartiene ancora al luglio ’83 con 39.6.
    In quel luglio, ai 2170 metri del Cimone si toccò la stratosferica temperatura di 24°. Nel 2003 solo 21.4° ed oggi dovremmo essere soltanto, si fa per dire, sui 20.2°, max dell’estate 2009, lontani dal 21.4° del 27 agosto del 19sessanta.
    Questo per dire che nel 1983 la massa d’aria originale era molto più calda. Quello che succede qui sotto dipende tutto da interazioni locali con la superficie.

    Tornando a Borgo Panigale, la media della seconda parte di agosto 2003 fu di 21.5 per le minime e di 34.3 per le massime.

    Dal 16 scorso ad oggi si viaggia su valori di 21.6 e 36.0.
    Siamo sopra al 2003 ma ci mancano ancora 10 giorni.

    Riagganciandomi a quanto detto da Guido, vorrei aggiungere che, per quanto suggestiva, tale corsa al record non è molto significativa. Non è che al 15 agosto il serbatoio di caldo vicino all’Italia sparisca all’improvviso. E’ sempre lì, ma ci vogliono le correnti giuste per spingerne una propaggine qui.
    E’ un po quello che accade ultimamente, le correnti prendono più di frequente una piega più adatta.
    Non fa mica più caldo a Bologna perchè il mondo è più caldo. Magari il mondo è anche un tantino più caldo, ma quello conta poco, in prima analisi, per Bologna.

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  2. CAro Guido,
    molto interessante e didattico anche dal punto di vista epistemolgogico il tuo pezzo. Negare l’accesso ai dati originari è davvero nefare la scienza!

    saluti

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  3. sono d’accordo con Mezzasalma su un punto: l’estate del 2003 ha cambiato la percezione popolare del caldo, e per molti da allora ogni estate è fresca.
    Detto questo e scusandomi per il mio incauto accenno al 2003 e per aver portato la discussione fuori argomento, visto che ci siamo vorrei sottolineare il fatto che le temperature di questi giorni si registrano dopo ferragosto. Nel 2003 se non ricordo male i record furono raggiunti nella prima decade del mese. E’ possibile, visto anche l’andazzo previsto per settimana prossima, che questa seconda metà di agosto 2009, possa essere una delle più calde di sempre? (è una domanda, a cui rispondere a settembre)

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    • Beh, lo vedremo senz’altro. Può darsi che accada, soprattutto considerato il fatto che segnali di “rottura” della circolazione ancora non se ne vedono.
      Al riguardo però vorrei far riflettere su un aspetto non di poco conto. Molto spesso si sente parlare di caldo e di classifiche del caldo sottolineando che gli anni con le medie più alte sono tutti concentrati nell’ultimo periodo; possibile che non si arrivi a capire che in una fase di aumento delle temperature come quella che stiamo vivendo questo è inevitabile? I piani più alti dei grattacieli non si costruiscono mica prima delle fondamenta. Dove sarebbe l’anomalia? Perchè far passare il messaggio che diversi anni caldi recenti siano la prova di un comportamento anomalo? Tutto questo non ha nulla a che vedere con le cause, antropiche, naturali o combinate che siano di questa tendenza. Semmai dovremmo riflettere sul fatto che in città ci sono 40°C quando in campagna ce ne sono 35, oppure che a furia di passare 2/3 o più della nostra giornata in ambiente condizionato stiamo perdendo la capacità di adattamento a situazioni difficili. Perchè non concentrarsi su questo piuttosto che strapparsi le vesti nelle chiacchiere del global warming?
      gg

  4. Caro Claudio,
    in generale la maggior parte delle persone dimentica quello che è successo pochi giorni prima, per cui pare loro di vivere sempre qualcosa di eccezionale.
    Però, nonostante questo e le sensazioni poco scientifiche di Giordano Monti (comuni per altro a tutti, o quasi), mi sono persuaso che gli italiani comuni, dopo il 2003, si siano convinti che non fa poi tanto caldo. E come dargli torto: dopo esserci scottati nel 2003, il resto sembra paradiso. I dati smentiscono tale sensazione che io mi sono creato degli italiani. Questo è, infatti, un decennio più caldo almeno nell’Italia settentrionale.

    Gli italiani non comuni, quelli che hanno messo su tutta la macchinona post 2003, invece ci martellano con allarmi catastrofici che ad ogni alito di vento da sud-ovest pare stia per arrivare la fine del mondo.
    Ora che hanno scoperto la temperatura apparente, tutte le città superano i 40° e la città martire in questi giorni è Brescia. Ve ne siete accorti che parlano sempre di Brescia?
    Chissà dov’era prima?

    Per chi fosse interessato a confronti scientifici tra il 2003 e la stagione attuale vi propongo un link al grafico dell’indice di Thom registrato a Bologna fino a ieri
    http://www.arpa.emr.it/disagio/andamento_estivo.asp

    e a fare il paragone con gli anni passati:
    http://www.arpa.emr.it/pubblicazioni/calore/generale_488.asp

    Potete vedere che il raggiungimento del valore di 26° è un evento in genere molto raro, tranne nel 2003.
    L’estate attuale non ci assomiglia neanche da lontano.

    Se volessimo usare un altro indice del tutto aleatorio, le giornate con Tmax maggiore o uguale a 35°, a Borgo Panigale nel 2003 ce ne furono 30 e 21 nel 2007. Quest’anno tale obiettivo è irraggiungibile, forse neanche aspirare a una sporca dozzina!

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  5. @ Monti

    E’ singolare come appena faccia un po’ più di caldo, si tiri in ballo (a sproposito) il 2003. Un po’ come in inverno, se fa un po’ più freddo, si tira in ballo (a sproposito) il 1929. Bizzarrie meteofile.

    CG

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    • perchè a sproposito scusi?
      il mio commento-sfogo era, l’ho ammesso io per primo, di natura poco scientifica, ma le caratteristiche di questa ondata di calore mi sembra assomiglino al 2003 (vedi effetti in Francia). Quella che stiamo vivendo è un ondata di calore oggettivamente di tutto rispetto per intensità e per l’estensione delle zone interessate (faremo i conti quando finisce… a freddo). I paragoni con il 2003 sono direi, assolutamente inevitabili.

  6. forse le medie non esistono, ma stanotte, e anche le precedenti per la verità, il caldo è stato soffocante e il riposo difficile. Quest’estate, cominciata a maggio, che dovrebbe avviarsi alla fine, ci ricorda sempre di più il terribile 2003, 40 gradi in Francia, 36-37 sulla torrida valle padana.
    Ma mi consola sapere che le medie non esistono e che questo caldo infinito è un invezione degli scienziati cattivi che hanno taroccato i dati e falsificato i trend.
    Perdonate lo sfogo, ed il commento un po’ OT… ma il caldo mi sta davvero esasperando.

    Post a Reply
    • Caro Giordano comprendo lo sfogo, il clima è davvero impazzito!
      gg

  7. Va bene Mezzasalma, io aspetterò con tutta pazienza le evidenze sperimentali dei prossimi decenni dedicandomi ad altri PARZIALI aspetti della climatologia come la modellistica nel totale rispetto dei ruoli dei riceratori, lei ed altri continuate pure a rodervi il fegato su questioni a cui forse non v’è ancora piena soluzione scientifica.
    Mi chiedo: ne vale veramente la pena?

    In sostanza abbia un pò più di rispetto per le opinioni altrui…

    Saluti
    LG

    Post a Reply
    • Altra interessante difformità di pensiero: chi si occupa pazientemente di indagare i confini della modellistica e chi si rode il fegato cercando di capire come stanno le cose nella realtà. Hanno ragione quelli dell’università di Bristol, ci vuole lo psicologo. Leggi qua http://www.climatemonitor.it/?p=1591
      gg

  8. Correzione.
    Magari in senso assoluto la correzione dovuta all’isola di calore è di 0.01°C a decennio, che però diventano 0.1 °C a secolo, che rappresenta un 14 / 17 % di correzione sul XX secolo. Mica poco!

    E’ tutto relativo.

    Post a Reply
  9. Caro Guido,
    anch’io sono stato uno di quelli che ha chiesto i dati di una manciata di stazioni all’università dell’East Anglia.
    http://www.climateaudit.org/?p=6623#comment-350746

    E, come gli altri, ho ricevuto la stessa lettera di diniego.

    Sorvolando sul fatto che qualcuno dice “Io mo fido”, dato che siamo nel XXI secolo, possiamo andare oltre un atto di fede.
    Io, la malizia, ce la metto.
    Se uno risponde che non ti do i dati perché cerchi un errore nel mio metodo, be’…come fai a non essere malizioso.
    Se continuano a ripeterti che i loro calcoli hanno dimostrato che il calore urbano non conta e non ti fanno sapere con quali numeri li hanno fatti, divento ancora più malizioso.
    Per carità, so benissimo che il 70% e passa della superficie terrestre è acqua e quindi le città contano poco. Però, visto che va contro il senso comune, mi tiri fuori i dati esatti che hai utilizzato per quell’affermazione?
    Qualcuno, invece, si fida.
    Libera scelta in libero mondo!

    Post a Reply
  10. @ Luca
    Non riesco proprio a spiegarmi. Non è un problema di reperibilità delle informazioni, è un problema procedurale. Il GW è nelle serie storiche, se queste sono divulgate solo dopo essere state trattate, non c’è possibilità di verifica, giusto, sbagliato o perfettibile che sia il procedimento. Nessuna malizia, per carità.

    Post a Reply
  11. …il problema dei dati è questione delicata, molti enti si fanno pagare per mettere a disposizione i propri dati sulle temperature o su altri eventi meteo-climatologici.
    La cosa è nota.
    Nulla vieta che ciò avvenga su scala planetaria certo questo fatto è una anomalia, in modo particolare per i dati del passato, che rivestono un grande valore.
    E’ sempre stata una sfida convincere gli scenziati a divulgare i dati grezzi, più che altro per il timore, che qualcun altro con un colpo di genio, arrivi prima di chi ha faticato anni per raccogliere quei dati ad un importante risultato.

    La nostra forza aerea è sicuramente in possesso di milioni di dati forse anche per questo il col. Guidi si è accorto che qualcosa non quadra, anche se l’Italia è un piccolo pezzo del puzzle. ( … ma questo è un mio pensar malizioso 🙂 )

    @ Guido

    arrivata quella mail?

    Post a Reply
    • Ho ricevuto Giorgio, grazie.

  12. Beh, anch’io non so nulla di questi algoritmi e delle analisi statistiche avanzate, ma non per questo vado a pensar malizioso sulle intenzioni dei riceratori: semplicemente mi fido del loro lavoro.
    Si ricordi poi che a mentire la verità vien sempre fuori prima o poi dall’evidenza sprimentale e può tornare contro a mò di effetto boomerang.
    Ma poi lei non dovrebbe avere difficoltà a reperire dei dati climatici all’interno dell’Ente di cui fa parte.

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  13. Ma se che chi critica i dati, ovvero tutti i meteofili, non conosce nemmeno gli algoritmi di correzione e trattamento statistico dei dati come fa a parlare di ‘metodo scientifico’ ovvero di verifica della correttezza dei metodi di analisi… questo assolutamente non mi è chiaro…

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    • Bene, allora spiegaceli tu questi algoritmi, così stiamo tutti più tranquilli. Non è questo il punto Luca e lo sai bene. Se hai perso un minuto a leggere il link in calce al post avrai visto che c’è un riferimento ad una richiesta dati fatta da McIntyre, che forse di queste cose ne sa un pochino. Lui stesso dice di non aspettarsi nulla di particolare o rivoluzionario dall’analisi dei dati grezzi, ma ciò non toglie che sarebbe giusto che fossero resi disponibili. Se è una policy etica, non è giusto che sulla base di quei dati si condizioni l’etica altrui senza dare la possibilità di analizzarli. Se è una policy di mercato, ovvero di possesso dei dati (come sembra in verità) non giusto che per ragioni economiche (e di scambio di dati e servizi ne saprei un pochino anche io, non hai idea del valore immenso che hanno) si condizioni con quei dati la policy altrui senza concederne l’analisi.
      Quanto agli algoritmi comunque, non credo che abbiano scoperto la pietra filosofale, di bachi ce ne saranno e come, ma questo, se fossero pubblici non sarebbe un problema, anzi consentirebbe di migliorarli. Ma siccome chi controlla i dati controlla il passato, chi controlla il passato controlla il clima, i risultati di queste migliorie potrebbero non piacere in valore assoluto, cioè non per il loro segno, ma perchè non sarebbero più controllabili.
      gg

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