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Chi siamo, cosa facciamo ma, soprattutto, dove andiamo?

Siamo la specie animale più popolosa del pianeta, a parte qualche specie di insetti. Facciamo di tutto per starci il più comodamente possibile, forse troppo, dicono alcuni. Andiamo verso un futuro alquanto incerto, ammesso che ne abbiamo avuto mai uno certo, per presunto disfacimento del clima ad opera delle nostre emissioni di gas serra, un clima notoriamente altrimenti ben fatto e paradisiaco.

A dirlo o, meglio, a prospettarlo, corposi studi di simulazione delle dinamiche del clima stesso innestati su altrettanto corposi scenari di emissione, cioè su proiezioni delle attività economiche e industriali, della demografia, della disponibilità di materie prime e risorse alimentari etc etc, insomma su quello che sarà il mondo tra cento anni. Prese una per una, son tutte cose che non siamo stati mai capaci di prevedere; tutte insieme, men che meno. Prova ne sia cosa si pensava cento anni fa di quello che sarebbe stato il mondo di oggi.

Comunque, gli scenari di emissione esistono, benché da cinque anni a questa parte abbiano cambiato nome e siano diventati Representative Concentration Pathways (RCP), cioè percorsi rappresentativi della concentrazione, ovviamente di CO2. Sono quattro, RCP 2.6, 4.5, 6.0 e 8.5 e descrivono quattro mondi diversi. Iniziando da un mondo in cui ci liberiamo in fretta di tutte le emissioni e addirittura assorbiamo dall’atmosfera più CO2 di quanta ne emettiamo per il 2070 (RCP 2.6), per finire in un altro in cui la concentrazione di CO2 si moltiplica per sette entro il 2250 (RCP 8.5) senza mai aver smesso di crescere, passando attraverso mondi in cui prima (2050 – RCP 4.5) o poi (2080 – RCP 6.0), le emissioni raggiungono un picco e poi iniziano a calare.

Considerato il fatto che non è noto alcun rallentamento nell’aumento della concentrazione di CO2 da quando la si misura, se i primi tre scenari rappresentano delle esortazioni all’azione, cioè strade da percorrere attraverso provvedimenti di riduzione delle emissioni, il quarto e ultimo rappresenta la realtà. Infatti viene normalmente definito “business as usual“, tutto come sempre. Che poi non è vero, perché a ben vedere dipinge un mondo di qui a qualche decennio che è difficile da immaginare, pur con le premesse di cui sopra.

Come accennato poco fa, questi scenari vengono innestati sui modelli climatici e producono altri mondi, molti più di quattro perché il clima, si sa, fa un po’ come gli pare, anche se generalmente e comunemente a tutte le proiezioni, si scalda. Poco, molto poco per il primo RCP, così così per i due in mezzo e molto, moltissimo per l’ultimo. Analogamente, livello dei mari, ghiaccio marino e altri vari parametri climatici si complicano da poco a tanto.

Quindi, il business as usual dovrebbe arrostire la terra. Ora, dell’attendibilità dei modelli climatici, ovvero della capacità di riprodurre le dinamiche del clima, abbiamo parlato moltissimo. Diciamo che la faccenda si può riassumere facilmente nel fatto che, dopo numerosi sforzi, si è giunti alla conclusione che si sta cercando di prevedere l’evoluzione di qualcosa che non è predicibile per la sua intrinseca natura caotica. Della ‘bontà’ degli scenari, di contro, si parla sempre molto poco. Ho trovato sul web un grafico interessante che, seppur brevemente, ci consente di dare un’occhiata.

rcps

In pratica, sono rappresentati il secondo, terzo e quarto scenario, insieme ai dati osservati a Mauna Loa sulla concentrazione di CO2. Nessuna delle previsioni è molto distante dalla realtà, almeno a prima vista. Ma, dato che gli RCP sono nati cinque anni fa, la distanza crescente tra la realtà osservata e lo scenario peggiore non depone molto bene sulla rappresentatività di quest’ultimo, quindi neanche al condizionamento che imprime alle simulazioni climatiche. Men che meno fornisce basi accettabilmente solide per eventuali provvedimenti salva-clima. Eppure è quello cui si fa riferimento più spesso.

In sostanza stiamo emettendo come sempre, ma quel come sempre prevedrebbe più emissioni se il mondo fosse virtuale, cioè modellabile e non reale. Nel frattempo il pianeta si è assestato su temperature elevate da una quindicina d’anni, apparentemente smettendo di essere sensibile all’aumento della concentrazione di CO2.

Temo che si stia aggiungendo del disordine al caos.

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Published inAmbienteAttualitàClimatologia

Un commento

  1. Luca

    Ciao Guido! La seguo ogni giorno sul suo sito e la pensa come lei sul GW: il clima è sempre cambiato e cambierà anche in futuro e noi non possiamo modificare nulla! Luca

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