Mirror posting – Tim Cook, la Apple e l’ipocrisia verde

Questo post è uscito in originale su La nuova Bussola Quotidiana. Su questo argomento, abbiamo scritto qualcosa anche noi già due anni fa.

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«La crisi climatica è un problema che potrà essere risolto solo se ogni singolo paese sarà attivo e produttivo per risolverlo. Noi, come Apple, ci stiamo impegnando per l’uso esclusivo di energie rinnovabili, ma non è possibile cambiare il mondo se si modifica solo se stessi: quindi stiamo facendo in modo che anche i nostri fornitori in altri paesi, come ad esempio in Cina, seguano il nostro modello». «Davanti a voi c’è un’opportunità incredibile, e un obbligo: fare qualcosa che possa servire a un proposito nobile. Qualsiasi proposito nobile, lo potete raggiungere attraverso il vostro lavoro: che sia la sfida climatica oppure le pari opportunità. Mi auguro che voi studenti riusciate a mantenere il vostro idealismo non solo in quanto studenti, ma soprattutto in quanto Ceo. Spingete, andate oltre, portate più in la le frontiere. Potete fare business tenendo conto dei vostri valori, e così cambiare il mondo. Il mondo intero ha un ruolo nel modo in cui voi fate business».

Queste frasi sono estratte dal discorso dell’Amministratore Delegato della Apple, Tim Cook,all’inaugurazione del 114° anno accademico dell’Università Bocconi di Milano. Cinquantacinque anni, Cook è alla guida di Apple dal 24 agosto 2011, dopo le dimissioni rassegnate da Steve Jobs. Secondo la rivista Forbes, essendo Apple uno dei marchi più quotati al mondo, Cook è il diciannovesimo uomo più potente della terra. Mario Monti, Presidente della Bocconi, ha fatto notare: «Non era affatto ineluttabile che accettasse il nostro invito, e siamo onorati che abbia scelto noi per prendere la prima volta la parola in Italia e in una università fuori dagli Stati Uniti». Quello di ieri è infatti il primo intervento di Cook in un’università europea.

Certo sembra un discorso diverso da quello ricordato per la chiusura con la celebre frase “Stay hungry. Stay foolish“, pronunciato da Steve Jobs all’Università di Stanford il 12 giugno 2005. «Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore», questa una delle frasi dette da Steve Jobs quando conosceva già da due anni il cancro che lo aveva colpito e che dopo una lunga battaglia lo porterà alla morte nel 2011.

Ma è così strano che Tim Cook venga in Italia a parlare di Cambiamenti climatici in vista dell’imminente Conferenza di Parigi? Significa che la situazione del pianeta è ormai drammatica come racconta qualche radiocronista?

Ripercorriamo un po’ di storia. Lo Steve Jobs del “Stay hungry. Stay foolish”, producendo in Asia con le regole cinesi, era sotto “attacco” da parte dei movimenti ecologisti. Al Gore dal marzo 2003 era entrato a far parte del Board di Apple, e a tal proposito Steve Jobs all’epoca disse (clicca qui): «Saprà svolgere egregiamente il suo ruolo di consigliere e noi siamo lieti ed emozionati che abbia scelto proprio Apple come suo primo impegno nel settore privato». Inoltre l’ex vice presidente aveva preso parte alla commissione d’inchiesta sul problema delle stock option di Apple stessa. I due andavano d’accordo, tanto che nel 2007 Jobs accompagnò Al Gore a ritirare il premio Nobel.

Nel 2006 Greenpeace lanciò una campagna contro la Apple dal titolo  “Green my Apple, Steve”, in italiano divenuta “La mela avvelenata della Apple.Troppe sostanze tossiche nei nostri Mac!” (clicca qui); dell’Apple preoccupavano ben altro che le emissioni del composto naturale anidride carbonica che dovrebbe causare il cambiamento climatico e lo stesso vice-presidente americano venne coinvolto. Nel 2007 infatti, proprio l’anno del Nobel di Al Gore, la campagna contro Apple recitava: ”Greenpeace to Gore: Help Make Apple Go Green”. In Italia, dove peraltro ebbe minimo risalto sui mass-media, venne spiegata in questo modo: “Apple e l’ecologia: iPhone inquina l’ambiente ma sostiene Al Gore”. Nulla però avrebbe potuto scalfire nell’opinione pubblica italiana l’immagine di un Al Gore paladino del clima.

Grazie ai consigli di Al Gore, sorprendentemente in pochissimo tempo, probabilmente la Apple è riuscita a rivoluzionare i sistemi di produzione divenendo azienda talmente esemplare dal punto di vista ambientale da non subire più attacchi da parte degli ecologisti. Anzi, la Apple fa di più: secondo quanto affermano ora alcuni ecologisti, non solo la sua produzione è verde, ma Apple è divenuta canale per la comunicazione, o per molti propaganda, ecologista, in tal senso ad esempio alcuni affermano che nel 2008 ha prodotto il film “WALL•E” con la Pixar.

Per ripercorrere questo incontro Al Gore – Apple si può riascoltare una trasmissione di Radio24 di alcuni anni fa: si tratta dell’interessante  “Destini incrociati, Save the planet – Al Gore e Steve Jobs”, trasmessa almeno nel 2010 (clicca qui) e nel 2011 (clicca qui). In particolare vanno ascoltati gli ultimi 5 minuti, a partire esattamente dal minuto 23:37, scoprirete come legittimamente Al Gore-Apple abbiamo costituito una lobby ambientale guadagnando contemporaneamente una montagna di soldi.

Da questa registrazione si evince che nel 2010 il problema di ecologia ambientale causato dalla Applesembra già brillantemente risolto, le campagne di “Greenpeace” sono ormai solo un ricordo per poche persone, però dal punto di vista dell’ecologia umana rimanevano dei grandi problemi, come ad esempio i suicidi nei lavoratori cinesi nel 2012  e nel 2013   Nella parte finale dell’articolo del Corriere della Sera del 26 gennaio 2012 leggiamo: «Apple non si preoccupa. Nella realtà, poco può essere modificato seguendo la logica del profitto imposta dall’industria fondata da Jobs. Perché i margini per il fornitore sono esigui e possono aumentare soltanto riducendo i costi di produzione. In Cina questo viene fatto a spese dei lavoratori, costretti a turni inaccettabili, a utilizzare prodotti chimici pericolosi, a subire soprusi per lavorare di più e meglio. “Una volta che la Apple ha scelto un fornitore – spiega al New York Times un anonimo (ex) manager – difficilmente si preoccupa se il codice di condotta è rispettato come garantito prima di firmare il contratto”. Essenziale, prima di tutto, è che iPod e iPad siano a regola d’arte. O che gli iPhone piacciano al pubblico. Che nulla sa del sudore e della sofferenza nascosti nei circuiti interni». Evidentemente per questo tipo di problemi Al Gore non era stato molto risolutivo anche se erano passati ben 10 anni dal suo arrivo nel Board di Apple.

A qualche anno di distanza, acclamato come una star, Tim Cook in persona viene a autocelebrarsi raccontandoci delle banalità che avrebbe potuto dire qualunque professore tra i presenti; nessuna affermazione rivoluzionaria, tutti i dogmi post-moderni del politicamente corretto sono rispettati. Ormai Al Gore come paladino verde è poco credibile, Tim Cook invece per presentare la problematica dei cambiamenti climatici ha maggiore risalto sui mass-media e fra i giovani. Certo che come paladino verde fa un po’ effetto passare da San Francesco al diciannovesimo uomo più potente della terra.

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Author: Fabio Spina

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8 Comments

  1. Un aggiornamento a proposito di Apple:”Evasione fiscale, Apple trova l’accordo con l’erario italiano e paga 318 milioni di euro. L’accusa parla di ‘omessa dichiarazione dei redditi’ dal 2008 fino alla dichiarazione dei redditi 2013. Circa 880, secondo i magistrati, i milioni di euro in tutto di Ires evasa tra il 2008 e il 2013″ http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/30/evasione-fiscale-apple-trova-laccordo-con-lerario-italiano-e-paga-318-milioni-di-euro/2339479/

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    • “Il fisco italiano ha raggiunto un accordo con Apple per 318 milioni di euro. L’imposta erosa tra il 2008 e il 2013 sarebbe però pari a 880 milioni. Certo, lo “sconto” serve a evitare un lungo e incerto contenzioso. Resta però il fatto che trattamenti simili non si applicano al contribuente medio”. http://www.lavoce.info/archives/39234/il-primo-morso-alla-mela/

  2. Questo articolo di Alex Epstein, autore dell’ottimo libro “The Moral Case for Fossil Fuels” ricapitola molto bene cosa sta facendo Apple, che si mette molto in mostra pubblicamente raccontando grandi frottole sulle “energie rinnovabili verdi”:

    https://medium.com/@alexepstein/apple-commits-energy-accounting-fraud-d53849063b0d

    Consiglio a tutta la lettura del libro di Alex Epstein, che potete trovare descritto qui:

    http://www.moralcaseforfossilfuels.com/

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  3. Sono un utente Apple, e mi trovo bene con i suoi prodotti.
    Considero la politica verde una forma di marketing. Ora va molto presentarsi come i salvatori del pianeta (da un pericolo che viene ingigantito per tutt’altri scopi).
    Trovo amaro che Greenpeace conti qualcosa, e che conti qualcosa un All Gore che mentre prende un nobel (per la pace!) per aver raccontato delle cose sbagliate in un film girato ad arte, tra cui che il mare avrebbe sommerso buona parte del pianeta, si è comprato una lussuosa villa al mare. Evidentemente, oltre che nel Board di Apple, sta anche nel Board dell’Oceano Pacifico, che non crescerà davanti alla sua villa 😀
    Essere persone sensibili è cosa meravigliosa; essere ipocriti un po’ meno.
    Secondo me.

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  4. Ma quanto è stato pagato quest’idividuo per dire quelle 4 fregnacce da 2 soldi? in termini energetici quello che la Apple spende per costruire i suoi prodotti è equvalente ell’energia che occorre per costruire la metà di una turbina eolica da 3 MW.

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  5. chi scrive questo commento non è per niente fan della Apple, se non per il design di alcuni loro prodotti;
    mai avuto apple, né mai lo avrò (per ragioni tecniche e funionali, oltre che in pare di princìpio;

    premesso ciò, non si può negare che tra la Apple di Jobs e quella di Cook, in termini di rinnovamento del flusso di lavoro e attenzione alle questioni eco-socio-logiche, ci sia una differenza abissale, e che la nuova apple dal 2014 abbia fatto passi da gigante in pochissimo tempo;
    Tim Cook, da quando è a capo del gigante Apple, ha fatto di trasparenza e sostenibilità il marchio distintivo della sua leadership nella società.
    “Imporre” anche a tutta la catena di fornitori degli standard migliorativi per quel che riguarda aspetti produttivi eco-compatibili e diritti dei lavoratori, la ritengo la scelta migliore che tutte le aziende dovrebbero fare;
    ha ragione Cook quando dice ” non è possibile cambiare il mondo se si modifica solo se stessi: quindi stiamo facendo in modo che anche i nostri fornitori in altri paesi, come ad esempio in Cina, seguano il nostro modello”;

    non ci vedo nulla di male, men che meno se poi questo gli consente di accaparrarsi le simpatie (e le vendite) da parte della clientela di acquirenti del prodotto finale; è comunque un risultato positivo da tutti punti di vista;

    per una volta, dico, vivaddio che qualcuno ha realmente, e ci sta continuando a provare, messo in pratica tanti bei principi, che per molti altri sono solo chiacchiere; e mi riferisco alle tante aziende, italiane comprese, che invece hanno come unico scopo abbattere i costi della manodopera delocalizzando dove possono, per schiavizzare e sottopagare lavoratori, e magari fino all’anno prima hanno preso pure i soldi dallo stato per scongiurare i licenziamenti;
    certo, lo ha fatto anche la Apple fino a 4 anni fa, ma ora sta cambiando, tanto, e velocemente;
    rendiamogliene atto, per una volta…

    una lettura interessante:

    http://www.apple.com/it/supplier-responsibility/labor-and-human-rights/

    🙂

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    • Grazie Max per l’interessante commento, dal link ho appreso il miglioramento attuale. Mi ha colpito il primo dato del report: “Abbiamo monitorato una media di oltre 1,1 milioni di lavoratori della nostra filiera: nel 92% delle settimane lavorative è stato rispettato il limite massimo di 60 ore.” Quindi 88.000 lavoratori hanno lavorato più di 60 h/g, un numero di persone pari agli abitanti di una città come Varese.
      Il limite massimo di 60 ore a settimana, se dividi su 5 gg dal lunedì al venerdì sono 12h/g pasti esclusi, con due pause di 1/2h facciamo come orario dalle 08.00 alle 21.00.
      Per i braccianti di Andria, in Italia, 12 ore/giorno di lavoro erano considerate quasi schiavitù http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/bari/cronaca/15_agosto_18/colpito-infarto-mentre-lavora-vigna-bracciante-coma-a400b326-459b-11e5-921e-19041f8e23f5.shtml , e non credo prendessero più soldi dei cinesi.
      La Apple mette tale dato come il primo del report che mi hai indicato, se “ora sta cambiando, tanto, e velocemente”, prima quanto era il limite massimo delle ore giornaliere?
      Forse hai ragione, però fammi sperare che il prossimo anno non chiamino alla Bocconi a parlare di diritti umani ed ambienti di lavoro qualche datore di lavoro del tipo di quello descritto nel corriere del mezzogiorno.
      Un caro Saluto.

    • Fabio quello che dici è giusto e lo condivido, non sto dicendo che sono perfetti, sto dicendo che stanno cambiando radicalmente rispetto a come erano fino a 4 anni fa, e che sono tra i pochi, se non gli unici, a farlo;

      non faccio certo il difensore di Apple;

      “…Nel 2014 abbiamo aggiunto al programma 57 nuovi stabilimenti e monitorato una media di oltre 1,1 milioni di lavoratori. Il 92% del totale delle settimane lavorative è risultato conforme al tetto delle 60 ore. Nello specifico, la media è stata inferiore a 49 ore. I dipendenti che hanno superato le 40 ore settimanali in media ne hanno lavorate 55. E per il 94% delle settimane lavorative è stata rispettata la nostra direttiva che prevede almeno un giorno di riposo ogni sette…”
      “…Ciascuna delle violazioni scoperte nei 633 audit condotti lo scorso anno ci ha permesso di apportare importanti miglioramenti. Grazie a questi audit, oltre 3,96 milioni di dollari sono stati rimborsati ai lavoratori stranieri per le eccessive commissioni applicate dalle agenzie interinali. E sono stati versati quasi 900.000 dollari per gli straordinari non retribuiti. I minori sono stati rimandati a scuola con rette e salario pagati. Il numero di fonderie della nostra filiera certificate conflict-free è raddoppiato. I sistemi di trattamento delle acque reflue sono stati perfezionati. ..”

      “Abbiamo fatto enormi passi avanti, ma c’è ancora molto da fare…”

      appunto 🙂

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