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Se un albero fiorito in inverno non fa Global Warming

In Piazza Gae Aulenti, in un ambiente alieno con un’isola di calore urbana gigante indotta dalla selva di grattacieli nuovo simbolo della “capitale morale”, hanno piantato alcuni susini da fiore. La foto di uno di questi, fiorito fuori stagione, campeggia sulla prima pagina del Corriere di oggi (31 dicembre 2015), ove viene utilizzato come simbolo dei cambiamenti climatici, in un articolo a firma di Paolo di Stefano in cui si scrive fra l’altro che “Un albero in fiore il 31 dicembre a Milano è un incanto e una mostruosità. … vicino al metro di Milano a Capodanno uno spettacolo del genere sarebbe botanicamente impensabile..“

“botanicamente impensabile” ???.

Certo, botanicamente impensabile per chi non sa nulla di fisiologia vegetale, perché in realtà quell’albero è il simbolo della crassa ignoranza di coloro che hanno scelto di ergerlo a simbolo del cambiamento climatico, e ciò per le ragioni che vado qui di seguito ad enunciare.

La pianta in questione rientra nel raggruppamento delle rosacee prunoidee, cui afferiscono non solo molte specie da frutto ma anche molte varietà da fiore che sono spesso utilizzate nei contesti urbani per le loro splendide fioriture primaverili. Si tratta di piante che fioriscono a primavera dopo aver differenziato le loro gemme a fiore nell’estate precedente (uno schema ben fatto e riferito ai fruttiferi lo si trova qui).

Le gemme a fiore tuttavia non sono in grado di fiorire immediatamente in quanto versano in uno stato di dormienza indotto dalla presenza al loro interno di ormoni che ne inibiscono lo sviluppo e che saranno degradati solo nella successiva stagione invernale per effetto dell’esposizione al freddo. Il meccanismo che ho qui delineato è noto come endo-dormienza ed è efficacissimo nell’impedire le fioriture autunnali o invernali, le quali in virtù dell’elevato rischio di gelate sarebbero deleterie per la riproduzione, obiettivo biologico fondamentale di tutte le piante di questo mondo. Giova anche precisare che l’endo-dormienza è un meccanismo noto da decine d’anni e oggetto di studio per gli studenti degli istituti tecnici agrari o per gli studenti universitari del primo anno di agraria, perché è agronomicamente essenziale al fine di introdurre specie da frutto (susini, ciliegi, peschi, ecc.) solo negli ambienti climaticamente idonei.

Alla luce del meccanismo di endo-dormienza, la pianta del Corriere non avrebbe mai e poi mai dovuto fiorire in inverno, global warming o non global warming. Tuttavia sappiamo che il meccanismo di endo-dormienza fa cilecca nei seguenti casi:

  1. in presenza di malattie che alterano il meccanismo di regolazione (ad esempio quelle dovute ai fitoplasmi)
  2. in presenza di un forti stress termici e/o idrici realizzatisi nel periodo estivo di differenziazione delle gemme a fiore, fatto che in ambiente urbano è assai più probabile che nelle zone rurali circostanti
  3. in presenza di varietà il cui fabbisogno di freddo è particolarmente basso e che dunque superano l’endo-dormienza già in autunno.

La morale è che per spiegare la fioritura del susino da fiore sbattuta in prima pagina sul Corrierone come scoop di fine anno, non c’è bisogno di scomodare il global warming e forse nemmeno l’urban waming ma è comunque necessario analizzare la pianta e la sua storia, cosa che alla massa dei giornalisti non passa nemmeno per l’anticamera del cervello.

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Sempre sul corriere, ma nella versione on-line, un altro fulgido esempio di crassa ignoranza e, tanto per restare nel tema ortofrutticolo, anche di mescola delle mele con le pere. “Caldo anomalo al Polo Nord, 30 gradi sopra la media stagionale“, con annessa foto di orso polare la cui livrea, malgrado la vita grama che la specie è ultimamente costretta a fare, splende al Sole.

Peccato che al Polo (e non solo) sia notte da parecchie settimane e lo sarà ancora per altrettante. Comunque, tanto per capirci, la “botta calda” che ha scaldato non il Polo, ma il limitare dell’Artico, è dovuta al passaggio di Frank, l’ennesima perturbazione invernale che sta imperversando nel Nord Atlantico e che, tra le altre cose, ha spazzato ancora una volta la Gran Bretagna, dove se ti azzardi a parlare di caldo e secco ti inseguono coi forconi.

polo

Infatti, l’anticiclone di blocco che ha seccato e scaldato le medie latitudini mediterranee nelle scorse settimane sta finalmente lasciandoci ed ha già da qualche giorno intrapreso un rapido cammino verso la Scandinavia, compresso da una parte dal gelo che è sceso sull’est europeo e dall’altra, appunto, da Frank e i suoi fratelli. Sicché, con l’alta pressione salita verso nord e la discesa della depressione che ha dato i natali a Frank in Atlantico, Natura vuole che tra le due scorrano intensi venti da sud, che partono dalla Manica e arrivano fino all’Artico. Di qui il riscaldamento che, non solo è temporaneo, quindi meteorologico e non climatico, ma è anche seguito da rapido raffreddamento, questo sì, climatico, perché lassù, è sempre notte.

Con queste premesse, che si leggono in tutti i lanci che hanno ripreso la “passata di caldo” nel paradiso del Polo Nord, è naturale che il corriere chiuda così: “L’Artico si conferma quindi la regione più colpita dal riscaldamento globale, con temperature media che ormai sono stabilmente di 3 gradi sopra il periodo pre-industriale e con alcune zone che devono convivere con un aumento di 6 gradi“.

Il DMI (Ocean and Ice Service Danese) mette a disposizione sul web le temperature dell’Artico, ossia sopra gli 80°N. L’ultima immagine disponibile (2015) mostra chiaramente la firma di Frank e delle altre perturbazioni che l’hanno preceduta. Davvero un bel salto di temperatura…come quelli del 2014, 2012, 2010, 2009, 2006, 2002, 2001, 2000, 1997, 1996, 1992, 1990, 1986, 1984, 1976, 1974, 1972, 1964, 1962, 1960 e, 1958…poi finisce il dataset.

Davvero, non era mai successo…

 

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Published inAttualitàClimatologiaMeteorologia

9 Comments

  1. Donato

    Questo post è stato estremamente istruttivo, almeno per me, in quanto è riuscito a chiarire un dubbio che mi stava attanagliando da qualche settimana. Un piccolo pero (spadone invernale, nel nostro modo di dire) è fiorito poco prima di Natale. Nulla a che vedere con la splendida fioritura estiva, ma una cinquantina di fiori candidi ne avevano impreziosito la piccola chioma. Avevo pensato ad un’aberrazione climatica e mi era sorto qualche scrupolo di coscienza: vuoi vedere che a forza di contestare gli effetti tangibili del GW per una strana legge del contrappasso, il cambiamento climatico mi ha fregato sotto il naso? 🙂
    Oggi, invece, leggendo questto post ed il commento di L. Mariani in risposta al commento di Marco, ho tirato un grande sospiro di sollievo: il mio pero non ha nulla di anormale, apparterrà con molta probabilità, ad una delle ” varietà con un certo tasso fisologico di fioritura autunnale”. L’anno è iniziato bene: un dubbio ed una preoccupazione in meno. 🙂
    Buon anno a tutti!
    Ciao, Donato.

  2. Luigi Mariani

    Guido,
    non conoscevo il dataset DMI. Scorrendolo mi ha colpito il fatto che, se teniamo per buone le temperature di rianalisi ERA40, l’aumento delle temperature si concentra nel semestre invernale e pare avere una fortissima impronta circolatoria. In sostanza si assiste a scambi meridiani più potenti nel semestre invernale (un’eccezione è costituita dal 2003).
    Questo parrebbe altresì attribuire un peso molto limitato all’effetto di feedback positivo legato alle più ridotte coperture glaciali e che dovrebbe vedersi in estate.
    Auguri di buon 2016 a tutti, sperando che ci aiuti a capire.
    Luigi

    • Infatti Luigi. Per molti aspetti un’accentuazione degli scambi meridiani nei periodi a schema climatico ‘caldo’ non sorprende. Mi viene in mente il lavoro di Carlo Colarieti Tosti, pubblicato qui su CM (anche pagina download) in cui la chiave delle diverse dinamiche è individuata nella posizione latitudinale del fronte polare. Ne deriverebbe che in periodi a schema climatico ‘freddo’ si accentua la zonalità che resta però bassa di latitudine. Il contrario per i periodi a schema ‘caldo’.
      gg

  3. Grazie per il bellissimo post: non smetto mai di meravigliarmi dei meccanismi perfetti del mondo vegetale e della sua capacità di “stare al mondo”. E anche di certi modi sporchi di portare acqua al proprio mulino che molti giornali hanno preso a modello di vita in quella che forse si può chiamare la gara dei click.

    La falsità dei “30 gradi sopra la media al Polo nord” è evidente alla luce dei dati DMI e non è difficile da verificare: basta qualche click per accorgersi che la situazione attuale è quasi la norma.

    Buon anno a tutti
    Franco

  4. marco

    Buonasera Guidi, leggo sempre con interesse CM. Volevo permettermi di segnalarvi che i prunus in questione sono stati selezionati dai vivaisti proprio per avere una fioritura anticipata e protratta dall’autunno alla primavera.
    La pianta in questione si chiama Prunus subhirtella var. “AUTUMNALIS” il che la dice lunga….
    Buon 2016!

    • Luigi Mariani

      Marco, grazie moltissime per l’informazione: se la varietà è quella che dice lei, al Corriere dovrebbero sprofondare.
      Per inciso debbo dirle che mentre elencavo le cause per le quali il meccanismo di endo-dormienza può fare cilecca, avevo pensato di segnalare anche la possibilità di una varietà con un certo tasso fisologico di fioritura autunnale (come accade ad esempio in diverse varietà di pero o in alcune camelie). Tuttavia l’idea ha finito per rimanere nella penna perchè ha prvalso la paura di apparire pedante. Auguri di buon anno anche a lei.
      Luigi Mariani

  5. Fabrizio Giudici

    Qui in riviera alcune sporadiche piante di mimosa hanno iniziato a fiorire. Io le tengo d’occhio da un po’ di anni per motivi fotografici e le sporadiche “anticipatrici” normalmente si vedono nella prima decade di gennaio. Penso che sia probabile che questo sia interpretabile come un anticipo di un paio di settimane, visto che sinora le temperature sono state un po’ più miti del normale (però ora bisogna vedere cosa succederà con l’arrivo del freddo, se arriva). Ma mi aspetto di vedere articoli sconvolti da questo fenomeno.

    Buon anno a tutti.

    • franco caracciolo

      Scrivo da Pescara e malgrado sia freddo da inversione da almeno 2 settimane anche qui abbiamo visto il “prunus” in fiore.
      Dal momento che le T° medie di questo dicembre sono solo lievemente più miti delle registrazioni trentennali, credo che questo insolito fenomeno sia riconducibile al mix di un’estate, quella sì, insolitamente calda ed alla lunga teoria di giornate soleggiate; non piove in modo significativo da oltre un mese.
      Cosa ne pensate?
      Auguri a tutti, freddisti (come me) e caldisti….

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