La moltitudine dei numeri scemi

A volte ritornano, specie se non se ne sono mai andati, come l’exex futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Al Gore, riscopertosi consulente finanziario del clima che cambia. Naturalmente con un unico cliente: se stesso.

E’ nelle sale (da Tè, non d’essay) il sequel della madre di tutte le Science Fiction, bollata già a suo tempo come a-scientifica dall’Alta Corte britannica. Non pago, l’uomo da molti milioni di verdissimi dollari, ha partorito un seguito che vorrebbe la “verità al potere”. Come non essere d’accordo, basta che il potere lo lasci lui e il risultato sarà acquisito.

Nell’attesa, godiamoci il teorema di questo rinnovato anatema globale:

La Brexit sarebbe la conseguenza delle tensioni in Europa causate dai conflitti mediorientali, a loro volta provocati dalla guerra in Siria, la cui origine starebbe in una forte migrazione interna causata dalla siccità che avrebbe colpito la Siria negli anni scorsi. Siccità che senza i cambiamenti climatici, non ci sarebbe mai stata.

Quindi al diavolo la bolla finanziaria immobiliare nel Paese che la sua parte politica governava, al diavolo i titoli derivati che hanno innescato la crisi, al diavolo la dittatura siriana e il Risiko che sempre la stessa parte politica ha giocato in Medio Oriente negli ultimi anni. La colpa è tutta dell’aria (per l’occasione fritta come quella del sequel in questione), che si ostina a cambiare come mai avrebbe fatto se non ci fossimo permessi il lusso di progredire… secondo lui.

Si accettano scommesse su primo media-vestale-del-clima Italiano che recensirà genuflesso quest’ultima raccolta di bufale scientifiche.

E la Siccità in Siria? Beh, se volete capire qualcosa sull’infondatezza delle affermazioni di Al Gore tornate a leggere il post che Luigi Mariani ha firmato su CM nel settembre del 2015, o la successiva analisi di Donato Barone, sempre per CM, nell’ottobre 2016. Tutto il resto è fuffa.

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

    • Si e’ affidabile ma va letto con molta cura . Uso questo in cui si possono comparare i dati http://www.emdat.be/disaster_trends/index.html
      Prendendo ad esempio la tendenza dei terremoti che non sono soggetti al dibattito climatico si vede una crescita del 1000% degli eventi in un secolo.Ora non credo che il mondo stia crollando su se stesso. Sono aumentate invece le reti di rilevamento e la popolazione interessata e’ aumentata di sette otto volte.
      Se poi si confronta la mortalità s causata da eventi sismici i vede che il numero di decessi tende a decrescere negli ultimi anni, Più eventi ma meno morti. Soccorsi più’ efficienti, strutture migliori,
      Stessi risultati se si comparano gli altri eventi con un unica eccezione. I morti per incidenti stradali sono sempre in crescita

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    • L’EM-DAT (Emergency Events Database) è un centro di
      ricerca epidemiologica delle catastrofi (CRED) fondata nel 1973 come ente no profit, e che ha come
      sede la Scuola di Sanità Pubblica dell’università Cattolica presso Bruxelles. E’ stato creato con il sostegno di USAID/OFDA (United States Agency for
      International Development’s Office of Foreign Disaster Assistance) e del governo belga allo scopo di mantenere un database aggiornato sui disastri
      internazionali.
      Il problema è che il database contiene i dati sugli effetti di circa 19.000 disastri di massa in tutto il mondo dal 1900 ad oggi; le fonti da cui si ottengono i dati derivano dagli stati coinvolti, dalle agenzie delle Nazioni Unite, da organizzazioni non governative,
      compagnie di assicurazioni, istituti di ricerca, e
      da agenzie di stampa, ed è tenuto costantemente aggiornato, con report ogni tre mesi.
      Indubbiamente le compagnie assicurative , le agenzie di stampa, ecc… sono aumentate di pari passo con l’aumento demografico (in 40 anni la popolazione mondiale è raddoppiata) pertanto oltre al surplus informativo si deve tener conto come sempre della povertà di dati dal 1900 al 1970 dovuta anche ad una popolazione mondiale più che dimezzata. Non credo se ne sia tenuto conto AleD…

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  1. Si’, e’ vero, vediamo ora sui grandi giornaloni cosa trarranno ( perdendo ovviamente altre che copie che purtroppo stiamo foraggiando con tasse piu’ o meno occulte). Ma finira’. Inevitabile.

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  2. D’accordo su Gore, ma uno dei problemi della Siria e’ il quadruplicamento della popolazione in pochi decenni.
    Pensate se l’italia del boom economico del dopoguerra fosse passata da 45 a 180 milioni di abitanti… ci sono pochi dubbi che i migranti ora saremmo noi (come del resto accadeva in passato, san paolo del brasile e’ la piu’ grande conurbazione italiana del mondo, se consideriamo “italiani” i 10 milioni di eredi degli emigrati italiani dell’epoca).
    Serve a poco che la resa agricola aumenti, se non aumenta abbastanza, oppure se ogni suo aumento si traduce in aumento della popolazione e/o in maggiore richiesta di biodiesel, che sposta solo il problema, ingigantendolo, un po’ piu’ in la’. Se non erro, il problema della carenza idrica di alcune zone della Siria consisteva nell’abbassamento delle falde dovuto ad eccessivo prelievo, non tanto alla occasionale carenza di piogge.
    Un altro grosso problema dell’area e’ che il fiume principale, l’eufrate, arriva dalla turchia che puo’ controllarne il prelievo idrico.
    Comunque per avere un’idea basta dare un’occhiata alle foto aeree presenti su google maps e raffrontarle con l’italia: la siria e’ quasi tutta deserto, ha un’area verde che e’ una frazione di una regione italiana, ma 17 milioni di abitanti. Con un tasso di crescita del meno 24 per cento, secondo wikipedia, a riequilibrare la “bolla” demografica del recente passato, avvenuta in tutti i paesi arabi del medioriente… (non ci sono solo le bolle economiche).
    Inoltre nel periodo c’e’ stato il crollo degli introiti da petrolio derivanti sia dalla diminuita produzione che dal calo del prezzo, e coseguente incremento della tassazione… tutti gli ingredienti per una bella sommossa popolare: arrriva il momento in cui non si ha piu’ niente da perdere.

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    • “17 milioni di abitanti”

      Anzi scusate prima della guerra erano 24 milioni!

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  3. Sulla natura esclusivamente interna della crisi siriana ho moltissimi dubbi.
    La bolla demografica, l’abbassamento del livello delle falde, la diminuzione del prezzo del petrolio e l’aumento della tassazione possono spiegare solo una parte (a mio giudizio minima) della vicenda, ma la parte del leone la fanno le problematiche geopolitiche che ruotano intorno alla Siria. E su questo ci sono pochi dubbi. Così come ci sono pochi dubbi sul fatto che le “primavere arabe” hanno generato guerre civili e crisi umanitarie solo dove le potenze straniere sono intervenute pesantemente (Yemen, Siria e Libia).
    .
    Prima della guerra la Siria era autosufficiente dal punto di vista energetico grazie ai giacimenti di gas e petrolio nei governatorati di Homs, di Deir ez- Zor e di Hasakah. I giacimenti di fosfati nell’area desertica tra Kunayfis ed Al-Sawwanah (a sud ovest di Palmira), consentivano al Paese anche l’autosufficienza sotto l’aspetto della produzione di fertilizzanti per l’agricoltura ed i bacini artificiali che costellano tutta la Siria (ad iniziare dall’immenso lago Assad generato dalla diga di Tabqa, sull’Eufrate), consentivano una florida agricoltura nelle aree irrigue.
    .
    Dal punto di vista sociale il problema siriano era la mancanza di attenzione da parte della classe dirigente della Siria occidentale (Damasco, ma soprattutto Aleppo) nei confronti delle popolazioni, a maggioranza sunnita, che popolano (forse sarebbe meglio dire popolavano) le aree agricole lungo le sponde dell’Eufrate e che garantivano la manodopera necessaria per produrre il cotone e le altre derrate agricole che venivano vendute sul mercato interno e su quello internazionale. Sempre sunnita era la stragrande maggioranza della manodopera nelle industrie di trasformazione sorte come funghi intorno ad Aleppo e, in misura minore, intorno a Damasco ed agli altri centri abitati della fascia costiera.
    .
    Secondo alcuni osservatori esiste una Siria Utile (quella della fascia costiera ed occidentale in cui vive la stragrande maggioranza della popolazione) e quella Inutile (il deserto interno, le sponde dell’Eufrate e l’area occupata dai curdi).
    Non è assolutamente vero in quanto la prima non potrebbe esistere senza la seconda. Non per niente i grandi trasformatori di prodotti agricoli hanno continuato a comperare cotone e derrate agricole nelle aree sotto il controllo dell’ISIS fino ad oggi.
    Gli alawiti, ma anche i sunniti, i cristiani, i drusi ed i curdi, anche se in misura minore, che costituivano la classe dirigente siriana, si sono sempre curati poco dei contadini, minatori e via cantando sunniti che formavano la manodopera a basso costo che alimentava l’economia siriana. Non per niente è nelle aree rurali che la “rivoluzione” attecchì in modo pressoché istantaneo, grazie al malcontento che covava tra i sunniti. Ed è proprio nel “triangolo sunnita” compreso tra Palmira, Deir ez-Zor e Raqqa che si è affermato e continua ad essere forte, l’Emirato di Sham, alias ISIS o ISIL .
    .
    Nessuno può negare, però, che senza l’intervento dell’Arabia Saudita, della Turchia e del Qatar, le cose avrebbero preso una piega ben diversa. Le mire neo-ottomane di Erdogan e gli interessi economici e geopolitici dei Regni del Golfo arabico, sono stati come benzina sul fuoco. Già nel 2011 la rivoluzione sunnita (ma anche curda, drusa e, in qualche caso, sciita) degenerò in guerra settaria grazie all’afflusso di arabi, turchi e caucasici in Siria. L’internazionale del Terrore fu armata, protetta e finanziata da Turchi, Sauditi e Qatarini. E in Siria fu il caos.
    .
    L’intervento dell’Iran, prima tramite Hezbollah e poi direttamente mediante “consiglieri militari” appartenenti ai Guardiani della Rivoluzione e milizie sciite di origine irachena ed afgana, trasformarono la guerra civile siriana in conflitto regionale in cui le ragioni iniziali della protesta sono completamente scomparse. Oggi come oggi in Siria si confrontano Russia ed USA. Per ora non c’è stato alcun confronto diretto, così come non c’è stato alcun confronto diretto tra le potenze regionali. Ad agire sono i proxi dei protagonisti che manovrano da dietro le quinte. I turcomanni sono il braccio armato della Turchia, i sunniti delle potenze del Golfo e tutti gli altri dell’Iran. Alle spalle di tutti il “grande gioco” viene condotto da USA e Russia che stanno facendo di tutto per non sprofondare nel pantano siriano. Il tutto con i soldi degli Emiri del Golfo e dell’Iran. La guerra costa e tanto la Russia che gli USA sono abbondantemente foraggiati da Iran ed Emirati del Golfo, rispettivamente. Come potrebbe Assad continuare ad armarsi ed a far fronte alle esigenze di milioni di siriani visto che le sue risorse sono molto limitate? E come potrebbero i “ribelli” resistere ad un esercito regolare pesantemente armato? Con i soldi di Iran ed Emirati, ovviamente.
    .
    Il futuro? Ci vorrebbe la sfera di cristallo, ma credo che la Siria sarà completamente diversa da quella che conoscevamo. La fascia costiera e l’area centrale resteranno saldamente nelle mani di Assad (il cui a allontanamento non è più una priorità neanche per gli USA, stando alle parole dell’attuale Segretario di Stato). La parte nord orientale (quella abitata dai curdi e, in parte dai sunniti intorno all’Eufrate) sarà una specie di protettorato americano i cui legami con Damasco sono tutti da definire. Probabilmente a nord di Aleppo ci sarà una piccola “zona di sicurezza” sotto l’ombrello turco ed a sud una “zona di sicurezza” a ridosso dei confini israeliani e giordani garantita da Giordania ed altri Paesi arabi. Oltre il 70% della popolazione siriana resterà nella zona controllata dal governo legittimo siriano (dittatura o no l’unico governo legittimo in Siria è quello di Assad) garantito da Iran e Russia.
    Su questo non ci giurerei, però, perché la Siria è la Siria e lì tutto può succedere.
    Con buona pace di Al Gore! 🙂
    Ciao, Donato.

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