Global Warming: miti, bufale (e soldi facili)

Oggi parliamo di Richard Lindzen, la criptonite del salvamondo-medio: ce le ha tutte lui. Innanzitutto è uno scettico, o un negazionista come preferisce chiamarlo con disprezzo il salvamondo in questione. In secondo luogo è un combattente, uno che scende in campo con la forza delle sue idee e senza paura di sfidare i sepolcri imbiancati del politicamente corretto con iniziative anche clamorose, come la petizione al presidente USA per il ritiro dalla Convenzione dell’ONU sul Climate Change. Ma soprattutto, è uno scienziato con un curriculum di tutto riguardo: fisico dell’atmosfera, professore di Meteorologia al MIT per 30 anni e autore di più di 200 tra pubblicazioni e libri. Per giunta, è anche un raffinato divulgatore che si serve delle sue conoscenze per affondare i dogmi antropo-serristi con una leggerezza e un’ironia che dall’altra parte della barricata non hanno mai trovato ospitalità.

Riflessioni

Pochi giorni fa è uscito un articolo scritto dallo stesso Lindzen, che tradotto in italiano suonerebbe come “Riflessioni sulla Narrativa del Climate Change”. L’articolo è stato pubblicato sul Merion West, una piccola gemma nella galassia dell’informazione online che si permette il lusso di pubblicare pezzi scritti da 3 diverse prospettive politiche: destra, centro e sinistra, servendosi di contributi di studenti, accademici, politici o attivisti di diversa estrazione. Proprio come i giornali mainstream italiani, insomma.

L’invito è a leggere direttamente il pezzo in questione. Per chi non avesse dimestichezza con l’inglese, mi permetto di farne un sunto qui di seguito.

  • Il mito del 97%

Il mito in questione soddisfa il bisogno psicologico di tante persone di sentire di essere “dalla parte giusta”, ed è stato smontato sul WSJ da Joseph Bast dell’Hertland Institute e da Roy Spencer dell’UAH [Spencer è un altro nemico del popolo salvamondo, a causa dei dati satellitari non-taroccati che gli sono probabilmente valsi una salva di proiettili sulla finestra del suo ufficio in occasione della “Marcia per la Scienza”, ché notoriamente i proiettili verdi non fanno male, anzi profumano e hanno una bassa carbon footprint].

Uno dei tanti punti che vengono contestati al mito del consenso sta nel fatto che agli scienziati era stato chiesto se concordassero sul fatto che la CO2 è aumentata, che la Terra si è scaldata un pochino, e che l’uomo può aver avuto un qualche ruolo in questo. Domanda alla quale chiunque può rispondere di sì, senza per questo avallare posizioni catastrofiste. Per non parlare della scarsa rappresentatività del campione esaminato e della tendenza generale a sparare numeri a casaccio sull’argomento, come quelli citati dal Christian Science Monitor che arriva a sostenere che di 70,000 articoli pubblicati tra il 2013 e il 2014, solo 4 sostengono che l’uomo non sia responsabile del global warming. Numeri senza senso e sbugiardati persino dallo stesso IPCC.

Lindzen sottolinea che le statistiche sulle pubblicazioni non possono comunque esulare dal fatto che la grandissima parte della ricerca in campo climatico è sponsorizzata dai governi, prevalentemente al fine di corroborare l’ipotesi antropogenica [ché il terrorismo procura voti, mentre il buon senso li fa perdere]. In un ambiente del genere, promuovere studi o ricerche che vanno nel senso opposto al mainstream e all’orientamento stesso dello sponsor equivale ad una missione suicida, che stroncherebbe le velleità di carriera di qualsiasi ricercatore.

  • Il mito dell’anno più caldo di sempre

Lindzen comincia col sottolineare che ogni progetto di demonizzazione si basa sull’identificazione di un male assoluto, in questo caso il caldo. Eppure non risulta che i pensionati più facoltosi vadano a svernare in Artico quanto piuttosto in Florida o alle Hawaii. Allo stesso modo la “velenosa” CO2 viene pompata nelle serre per favorire la crescita delle piante e aumentarne la produttività.

Segue una sezione piuttosto lunga e articolata in cui si fa notare come dal 1998 le temperature siano rimaste sostanzialmente stabili. Visto che nel 1998 è stato stabilito un record del caldo, consegue che tutti gli anni seguenti, a fronte di temperature sostanzialmente stabili su quei livelli, siano stati battezzati come “anni più caldi”. A nessuno, però, è parso altrettanto interessante il fatto che la stabilizzazione delle temperature implicasse l’esistenza di una forzante di intensità paragonabile a quella antropica, e di segno opposto. In altri termini, se la CO2 aumenta e le temperature rimangono stabili, come risolviamo il problema? [Karl l’ha risolto a secchiate, ma i dati satellitari continuano a dargli torto]

Segue una sezione in cui si discute dei margini di incertezza nelle misure e nelle analisi, e della tendenza diffusa ad usare questa incertezza per dare una rappresentazione grafica dei dati più affine alla narrativa dominante. Se ne riparlerà più avanti, a proposito del solito Karl et al.

Un ulteriore paragrafo è dedicato alla sensibilità climatica all’aumento di CO2: Lindzen fa notare come questa sia notevolmente inferiore a quanto stimato dai modelli (Fig.1, colonna rossa vs. colonne grigie).

Fig.1: Osservazioni Vs. Previsioni

Il finale di questa sezione, beffardo, è dedicato alla mitica hockey stick di Mann e, soprattutto, all’infame studio di Karl et al., citato come esempio di utilizzo in malafede dei margini di incertezza nelle misurazioni. Peccato che tale studio, pur criticatissimo nelle sue assunzioni di base, non sia riuscito comunque a far fare bella figura ai modelli climatici usati dall’IPCC: su un totale di 108 di questi modelli prodotti tra il 1998 e il 2014, il grande sforzo di Karl et al. relega il supposto aumento di temperatura globale ad un misero 2.4o percentile (Fig.2). Tante secchiate per nulla, è proprio il caso di dire.

 

Fig. 2: Tante secchiate per nulla.

  • Il mito degli eventi estremi

Chiunque si occupi di meteorologia sa che gli eventi estremi si verificano ovunque, con cadenza pressoché quotidiana. La tentazione di attribuirli al climate change è quindi platealmente disonesta. Roger Pielke Jr. ha scritto un libro in cui si dimostra che non esiste un trend definito in nessuna tipologia di evento estremo, semmai un trend verso la diminuzione degli stessi. Cosa del tutto in linea, per altro, con il fatto che un pianeta che si scalda vedrebbe diminuire il gradiente termico tra poli e regioni tropicali, con conseguente diminuzione dei fenomeni estremi e dell’instabilità baroclina – che di quel gradiente è conseguenza e che di quei fenomeni è una delle cause scatenanti.

La teoria secondo cui i fenomeni estremi siano in aumento è semplicemente falsa ed infondata ed è utilizzata con l’unico scopo di sostenere la narrativa del disastro imminente, al fine di spaventare la gente.

  • Innalzamento del livello del mare

Lindzen fa notare che l’innalzamento del livello del mare è legato molto più a dinamiche tettoniche che a presunti riscaldamenti globali. Dopo aver fatto notare che l’aumento del livello dei mari è di entità trascurabile Lidnzen conclude, beffardo, che gli investimenti di Al Gore e Susan Solomon (ex-dirigente all’IPCC) in proprietà immobiliari fronte mare sono la pistola fumante dell’inesistenza del problema: se non ci credono nemmeno loro…

  • Ghiacci artici

Le serie di misurazioni satellitari dei ghiacci artici parte dal 1979. Un tempo infinitesimo se paragonato alle dinamiche di evoluzione delle temperature terrestri. Pretendere di linearizzare l’andamento dell’estensione dei ghiacci su un intervallo così breve è come voler linearizzare l’andamento delle temperature usando come intervallo di riferimento quello compreso tra alba e crepuscolo di un singolo giorno: la conclusione sarebbe che nel giro di pochi giorni saremmo in un forno. I modelli stessi di estensione dei ghiacci artici, del resto, brancolano nel buio e sfornano previsioni talmente diverse tra loro da essere, semplicemente, inutilizzabili.

Al solito, eventi tutt’altro che catastrofici vengono presentati come esiziali per l’umanità, al fine di sostenere la narrativa del disastro imminente. Ad esempio, l’uomo ha sempre sognato di poter attraversare i Passaggi a Nord-Ovest ma oggi, misteriosamente, quella che sarebbe una buona notizia per tanti motivi, diventa la prova del fatto che moriremo tutti. Citando Mencken, Lindzen conclude che lo scopo dei politici è spaventare la gente al punto da portarla a reclamare con forza l’intervento salvifico dei politici stessi. Un’arte che l’ambientalismo ha portato in questi anni alla sua massima espressione.

  • Il mito degli orsi polari

La narrativa ambientalista salvamondista ama sottolineare come gli orsi bianchi siano minacciati dal climate change. Eppure esiste una banale correlazione tra la conta degli orsi polari e la pratica della caccia: quando è consentita, diminuiscono; quando è vietata tornano ad aumentare [al solito, in barba al Rasoio di Occam, il salvamondo coltiva spiegazioni astruse e sgangherate laddove ce ne sono di assolutamente ovvie alla portata: gli orsi non li ammazzano i cacciatori, ma la CO2 che scalda la Terra, scioglie il pack e fa annegare l’orso].

Lindzen conclude sostenendo che non esiste alcuna prova che un clima piu caldo arrechi danno ai simpatici plantigradi, tanto più che questi sono in grado di nuotare per distanze superiori a 100 miglia. Abbastanza da trovare un nuovo frammento di banchisa a cui aggrapparsi, se non la terraferma stessa.

Conclusione

Dopo aver proposto un paio di interessanti hyperlink relativi ad altri due miti cari ai salvamondo (l’acidificazione degli oceani, e lo sbiancamento dei coralli) Lindzen passa alle conclusioni:

  • Oggi si attribuisce alla CO2 e al relativo global warming qualsiasi evento infausto, sfidando il buon senso e il senso stesso del ridicolo. Ad esempio, la “velenosa” CO2 è talmente tossica che livelli superiori di 10 volte (e oltre) a quelli atmosferici sono comunque ritenuti sicuri per l’uomo [per non parlare degli effetti ovviamente benefici per le piante e per l’agricoltura in generale].
  • Il circo della politica salvamondo ha speso risorse enormi per cercare di contenere temperature e CO2, per altro fallendo miseramente nel raggiungere l’agognato obbiettivo. Fallimento provvidenziale, alla luce dell’evidenza che aumenti di CO2 e temperature terrestri sono decisamente più benefici che dannosi per l’uomo. Resta, tuttavia, l’immane spreco di risorse dilapidate per una causa sgangherata, alla luce delle tante cause più giuste e più urgenti di questa, sul nostro pianeta.
  • Un raddoppio del tenore di CO2 in atmosfera ha un peso pari a circa il 2% del bilancio energetico terrestre. Ritenere che questo 2% legato ad una singola variabile prevalga sull’infinità di fattori che influenzano il clima terrestre equivale a credere nella magia. Eppure vi raccontano che credere a questa assurdità equivale a credere nella “scienza”. C’è qualcosa di palesemente sbagliato in questa presunzione, conclude Lindzen, perché la scienza è una modalità di indagine conoscitiva, e non una religione.

…E Fatti Alternativi

Come d’abitudine concludiamo questo articolo con qualche fatto alternativo, anzi con una riflessione alternativa. Negli stessi giorni in cui Lindzen scriveva l’articolo in questione, l’ex-presidente degli Stati Uniti preparava il discorso di 45 minuti da tenere a Milano e che sulla base del tariffario fissato di recente, dovrebbe avergli fruttato all’incirca 400,000 dollari. Un discorso all’insegna delle fake news: o perché francamente indimostrabili, come il mito del global warming che fa migrare milioni di persone [altro affronto ridicolo al già citato Rasoio di Occam: la gente emigra in massa e improvvisamente perché le temperature aumentano di qualche decimo di grado in 30 anni, e non a causa degli esiti disastrosi di rivoluzioni più o meno colorate]. O perché clamorosamente false, come l’incredibile affermazione che a causa del global warming i raccolti stiano diminuendo e il costo del cibo stia aumentando.

Dell’aumento spettacolare della produzione agricola russa abbiamo già parlato. Ma la clamorosa fake news per ascoltare la quale 3,500 persone hanno pagato 850 euro a cranio è tutta nel grafico in calce a questo articolo, che mostra l’andamento dei prezzi sul mercato dei futures del frumento: crollati del 50% in 4 anni a causa dell’elevata offerta. Se questo è l’effetto dell’incremento della CO2, non ci resta che bruciare montagne di carbone per avere pane e pasta gratis per tutti.

È tutto in questo grafico, il senso della narrativa sul global warming: 45 minuti di discorso infarcito di bufale climatiche valgono il totale degli stipendi di una vita da ricercatore.

Follow the money: lunga vita al global warming.

 

Fig.3: Futures del Frumento. Leggere al contrario per interpretare in modo Liberal.

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Author: Massimo Lupicino

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46 Comments

  1. Caro Massimo,
    grazie per il diagramma finale. Lo stesso, insieme a quello dei trend produttivi globali degli ultimi 70 anni, dovrebbe tagliare la testa al topo, anche se poi sappiamo che, quando il topo è di tipo ideologico, la testa rispunta come per miracolo senza che ci si possa far nulla. Purtroppo la guerra contro i miti la cui popolarità è garantita da solidi interessi economici è più che mai difficile ed ogni vittoria è provvisoria, come mostra per l’appunto l’accoglienza da capo di stato riservata a Obama che io ho trovato a dir poco scandalosa. Quanto poi all’esorbitante compenso (3000 paganti x 800 Euro a testa fanno 2,4 milioni di Euro -> Obama si è accontentato di 400mila?) credo che dietro ci sia un’operazione di marketing che vede e vedrà Obama in futuro come testimonial di campagne commerciali varie. Al riguardo basta vedere lo spazio enorme datogli dal Corriere (il 10 maggio a Obama erano dedicati in prima pagina l’articolo di spalla e la vignetta di Giannelli e poi e poi le intere pagine 2,3 e 5) e lo stesso tenore della documentazione fotografica pubblicata dal quotidiano stesso, di quelle studiate per un lancio pubblicitario in grande stile. Per inciso ho notato che quando si mettono in piedi campagne mediatiche per mettere qualcuno sugli scudi, l’uso di foto accattivanti sta sempre più diventando un elemento chiave.
    Ti chiedo infine se ti risulta che da qualche parte esista un resoconto scritto completo di quanto Obama ha detto (fin qui ho letto solo esegesi giornalistiche).
    Ciao.
    Luigi

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    • “come testimonial di campagne commerciali varie. ”

      Magari solo quello. L’Illuminato nostrano ha detto che sarà il “padrino” di una nuova generazione dei leader politici.

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      • Dopo un millisecondo dall’aver premuto il tasto invio, mi sono reso conto che ormai una campagna politica non si distingue più da una campagna commerciale. Quindi il mio commento precedente, alla fine, non ha molto senso.

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        • Fabrizio, trovo il tuo commento sensatissimo nel senso che evidenzia un altro aspetto del grande concerto pop “Obama in italy”.
          Già che ci sono evidenzio anch’io un’ulteriore spunto di riflessione: Corriere della sera del 10 maggio 2017, titolo di un grande articolo in 3a pagina a firma di Paolo Valentino: “Così si sta candidando (idealmente) a presidente del mondo”. Non si può dire che i nostri grandi media manchino di coraggio, davvero un bel coraggio!

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          • Luigi, pochi anni fa ridevamo quando la Gialappa’s Band ironizzava sul “sindaco del Giappone”… qualcuno ha perso il senso del ridicolo.

    • Fabrizio, Luigi, ci sarebbe tanto da dire… il discorso merita qualche articolo 😉 Riguardo alla stampa italiana, i lettori del corriere si saranno certamente accorti del cambio di linea editoriale con la nuova “gestione”. I padroni del vapore sono cambiati e la linea editoriale e’ espressione di questo cambiamento. E qui mi fermo. Il problema riguarda anche altre testate storiche come La Stampa, assorbite dal gruppo Espresso. C’e’ una sostanziale riorganizzazione della stampa che e’ frutto della crisi e del calo drammatico delle vendite. Diciamo che le “nuove gestioni” non stanno facendo molto per tenersi stretti i lettori. In termini del tutto generali vi inviterei a riflettere su questi punti:
      1) Quante delle notizie riportate dai giornali riguardano temi che interessano realmente gli italiani?
      2) Quanto si parla di crisi economica, disoccupazione, economia, politica estera in un’ottica di interesse nazionale e di altri temi di spiccato interesse italiano che 10 anni fa riempivano i giornali?
      3) Quanto si parla di temi del tutto irrilevanti per i cittadini italiani, ma cari a certe elites mondialiste (russofobia, gender, politica americana, ambientalismo e catastrofismo d’accatto, neo-religioni, cancellazione dei confini nazionali etc.)?
      4) Da quanti anni i quotidiani italiani non fanno uno straccio di inchiesta giornalistica degna di questo nome?
      5) Quanti degli articoli sono copia-incolla di lanci reuters e AP o traduzioni di washington post e new york times?
      6) Quanto intento informativo c’e’ nei quotidiani di oggi, e quanta propaganda atta ad “educare” e “formare le menti”?
      7) Quanto sono diversi tra loro i quotidiani di tiratura nazionale?
      8) Quanto si parla di politica nazionale, e quanto piuttosto si tende a personalizzare lo scontro politico tendendo a sminuire e ridicolizzare il ruolo degli stessi partiti?
      9) Quanti articoli Op-ed compaiono sui giornali italiani? Quanti sembrano veline eterodirette ed eteroprodotte con una pietosa firma in calce a mo’ di foglia di fico?
      10) Chi sono i proprietari dei giornali? E che interessi hanno e che partita giocano sul panorama finanziario e geopolitico globale?
      E’ cambiato tutto in questi 10 anni, ma e’ cambiato lentamente e non tutti hanno avuto modo di accorgersi del cambiamento. Le 5 pagine dedicate alla visita di un ex-presidente aspirante presidente-del-mondo, 10 anni fa avrebbero fatto sorridere, oggi sono realta’. Ma se si prova a rispondere ai 10 punti sopra, e a rifletterci su, tutto e’ spiegabile, e niente e’ sorprendente.
      Sta al lettore consapevole capire cosa succede e andarsi a cercare le informazioni laddove ritiene che valga la pena farlo. Io certi giornali non li leggo piu’, da tempo. Ho trovato contenitori di informazioni e approfondimenti di livello altissimo e non mi manca niente di quello che leggevo anni fa, anzi. Il mare e’ pieno di pesci, per chi ha voglia di pescare e non pretende di ritrovarsi la pappa pronta (e andata a male).

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  2. Grazie Lupicino.
    Mi chiedo , quanto tempo ci vorrà` perche` il buon senso, la ragione, la SCIENZA, prevalgano sui falsi miti di questi ultimi tempi.

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    • Caro Carlo, quale scienza? Quella della vignetta? Direi di no, altrimenti non avresti usato le maiuscole. Quanto pagano il buon senso e la ragione? Pochino direi. Ma soprattutto cosa muove il mondo, oggi?
      Si muovono in questo periodo dei poteri fortissimi, e gli interessi in gioco sono giganteschi. Si parla di una redistribuzione dei poteri e della leadership mondiale. Qualcuno ritiene persino di poter combattere una guerra atomica “lampo” e vincerla. Se ne parla su think-tank prestigiosi, non su rotocalchi da parrucchiere.
      Sono temi che sui giornali mainstream non compaiono, ma che sottendono a tutto quello che succede attorno a noi. Il climatismo, il catastrofismo, e tanti altri temi “globali” sono usati come una clava per compattare un fronte contro l’altro.
      C’e’ solo da sperare che si fermino in tempo e che qualcosa, inopinatamente, non vada dannatamente storto.

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  3. Produrre un’emergenza, provocandola davvero o solo facendola passare per vera, attendere la reazione delle popolazioni, poi imporre i provvedimenti che fanno comodo pure a danno di dette popolazioni, facendoli passare per assolutamente necessari così da indurre quelle popolazioni a sottomettervisi docilmente. Da millenni codesta è la prassi di forze politiche che mirano all’ampliamento del proprio potere. Una volta quando non si trovavano pericoli di nemici veri o presunti da sbandierare si paventavano anche offese a questa o a quella divinità, ora, in tempi meno religiosi e in cui i popoli son più restii ad appoggiare campagne militari o “campi di concentramento” vari, si ricorre ad altri specchi per allodole…

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    • Virgilio, se si vuole fare il “presidente del mondo” o creare un partito mondiale sovra-nazionale, i temi devono essere globali, giacche’ e’ impossibile avere una agenda che soddisfi le esigenze dei singoli paesi.
      Quindi si deve parlare per forza di “grandi temi”, alias di sacchi vuoti per far credere che esiste un programma globale e che il “partito globale” ci salvera’ dalla perdizione. Che non siamo in grado di badare a noi stessi perche’ incapaci, ignoranti e corrotti.
      In questo contesto il climatismo e’ solo uno dei tanti temi globali con cui manipolare le masse e far credere che solo un’entita’ superiore e sovranazionale ci potra’ salvare da noi stessi.
      E’ tutto sotto i nostri occhi, basta (non) leggere i giornali del mainstream.

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  4. “Il mito dell’anno più caldo di sempre”

    Quindi le analisi sui dati fatte da istituti meteorologici mondiali come gli americani NASA e NOAA, degli inglesi Met Office e dei giapponesi del JMA sono carta straccia.
    E questo è un articolo che parla di miti me bufale non tenendo minimamente conto di certi dati ufficiali. Semplicemente bellissimo!

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    • Simone, sicuramente avrai argomenti solidi e incontestabili per convincere un climatologo e meteorologo di professione, Emeritus del MIT con qualche decade di studi alle spalle e 200 tra paper e libri che le sue sono bufale, mentre il tam-tam del mainstream e’ il Verbo.
      Fossi in te proverei a mandargli una mail, sinceramente credo che ti risponderebbe.
      Comunque ti consiglio, se gli scrivi, di non citare sigle a casaccio. NASA e NOAA sono praticamente la stessa cosa. E JMA fino al 2010 ha usato dati NOAA. Con gli scienziati tocca essere precisi, ahinoi.
      PS io invece, da non scienziato, ti consiglierei di aggiungere i dati satellitari a quelli di NASA-NASA-NASA, come per esempio UAH. Ti accorgerai che certezze granitiche, su questo argomento, e’ semplicemente impossibile averne.
      Il che e’ l’essenza stessa della scienza: “modalita’ di indagine conoscitiva, e non religione”.

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      • com’è che per celebrare uno scienziato che vi piace fate riferimento a citazioni e pubblicazioni e viceversa per attaccarlo contestate il sistema di peer review?
        Non sarete x caso schizofrenici?

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        • Le falle del sistema di peer review sono denunciate da anni anche da premi Nobel (*), non è una “nostra” invenzione. Ovviamente questo non vuol dire che sia tutto fallace, né che gli si voglia contrapporre qualcosa che non sia basato su riferimenti, altrimenti saremmo nell’arbitrio più totale.

          (*) Per esempio Randy Schekman o Peter Higgs, tanto per citarne due a memoria; i riferimenti si trovano facilmente. Nota che per me i Nobel sono una cagata pazzesca, sin dalla loro concezione; certo specialmente in ambiti non scientifici, che sono peggio, ma si salva poco. Non per questo però ritengo che uno che ha vinto un Nobel sia un cazzaro. I meriti dei due scienziati citati parlano da soli, senza citare il Nobel.

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        • In apertura di articolo si parla proprio di questo, ovvero di quanto sia destabilizzante per un credente del climatismo scoprire che esistono “negazionisti” collocati ben dentro a quello stesso sistema che, secondo il mainstream, e’ compatto nel ritenere il global warming una scienza “settled”.
          Ebbene, cosi’ non e’. 30 anni di carriera al MIT e 200 pubblicazioni, e… negazionista convinto. Dura da mandare giu’, vero? Lo stesso discorso vale per Christy o Spencer, e tanti altri scienziati a cui il mainstream vuol tenere la bocca chiusa, magari con una sventagliata di pallottole a mo’ di avvertimento.
          Per il resto ti invito a non fare di tutta l’erba un fascio: ci sono persone che scrivono su questo sito e commentano in modo professionale paper su argomenti climatici, paper che evidentemente vengono presi sul serio, al di la’ delle evidenti falle del sistema di peer-review.
          Il pluralismo delle voci e dei punti di vista di questo blog e’ destabilizzante per chi e’ abituato ad abbeverarsi al pensiero unico del mainstream. Il rimedio e’ tornare nella tana e rimanerci ben chiusi, ma evidentemente la tentazione di uscire dal buco e leggere qualcosa di diverso dalla solita melassa moschicida e’ troppo forte…
          PS: non riesci a scrivere 3 righe senza mancare di rispetto a qualcuno. La schizofrenia e’ una malattia su cui non e’ bello fare battute. E comunque per soffrirne un cervello bisogna avercelo.

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          • “non riesci a scrivere 3 righe senza mancare di rispetto a qualcuno….. E comunque per soffrirne un cervello bisogna avercelo.” E’ chiaro che lei non riesce nemmeno a capire quello che scrive. Glielo detta qualcuno?

      • NASA e NOAA non sono la stessa cosa. Mancano comunque dall’elenco Berkeley Earth, Copernicus e Cowtan & Way. Assieme a HadCRUT fanno sei dataset che danno lo stesso andamento. È chiaro che si tratta di un gomblotto 😉
        Peraltro, a tanto accanimento contro i dataset delle temperature al suolo non corrispone un’analisi altrettanto rigorosa dei limiti delle rilevazioni satellitari: Lupicino, mi indica un passaggio su ClimateMonitor in cui avete scrito del decadimento dell’orbita, del drift, dei problemi di calibrazione o delle difficoltà di separare i dati della stratosfera da quelli della bassa atmosfera? Sono d’accordo: non stiamo parlando di religione. Vale anche per i satelliti.

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        • Diego, se NASA e NOAA non sono “la stessa cosa” e’ pur vero che sono una cosa molto correlata, visto che il GISTEMP si serve, tra gli altri, dei dati di NOAA GHCN v.3.
          Separare Cowtan e Way e’ da HadCRUT e’ esercizio altrettanto scivoloso, visto che i due altro non hanno fatto che cercare di tappare i buchi di HadCRUT usando dati satellitari, per cui non parliamo certo di due dataset distinti. Tra l’altro, per tappare i buchi in questione, Cowtan e Way hanno usato proprio i dati di UAH (in barba alle sicuramente legittime preoccupazioni su drift e decadimento dell’orbita…), peccato che tale uso sia stato pesantemente criticato proprio per la scarsa applicabilita’ dei dati satellitari alle alte latitudini in presenza di inversioni termiche o sulle superfici marine.
          Al di la’ delle specificita’ che attengono alle interpolazioni dei singoli enti, e’ indubbio che il trend delle temperature negli ultimi decenni sia stato verso l’alto, come del resto mai smentito su questo Blog.
          Si puo’ dire con altrettanta serenita’ che il punto sollevato da Lindzen sullo Hiatus si riscontri facilmente per tutte le varie interpolazioni dei dataset che hai citato (al netto del soccorso di Karl, ovviamente).
          I satelliti hanno l’indubbio vantaggio di depurare i dati dagli inquinamenti locali. Parliamo di pochi decimi di grado in presenza di perturbazioni locali terrestri che possono essere facilmente di un ordine di grandezza maggiore. Anche questo e’ un discorso aperto, e assolutamente affascinante.
          UAH e’ stato criticato perche’ ha apportato meno “correzioni” rispetto ad altri istituti che trattano dati satellitari. Per quanto mi riguarda, e’ una menzione di merito, visto che l’arte del massaggio “a-babbo-morto” e’ stata praticata negli ultimi decenni a senso unico, e sempre verso un aumento ulteriore delle temperature. Chissa’ che qualche altra sventagliata di proiettili non convinca Christy e Spencer della validita’ delle considerazioni su drift, orbite e quant’altro puo’ aiutare a far impennare la linearizzazione, tutt’ora tristemente piantata tra 0.2 e 0.4 gradi circa negli ultimi 30 anni… 😉

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        • mi indica un passaggio su ClimateMonitor in cui avete scrito del decadimento dell’orbita, del drift, dei problemi di calibrazione o delle difficoltà di separare i dati della stratosfera da quelli della bassa atmosfera?

          Direi per esempio qui:

          http://www.climatemonitor.it/?p=40598

          Domanda di Giovanni Baldi e risposta di Luigi Mariani.

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  5. Quindi Massimo per la zona di casa mia ad esempio, invece di guardarmi i dati attuali e confrontali con i dati storici, guardando i dati della stazione ufficiale AM che dista solo 4 km da me, mi dovrei guardare i dati satellitari?
    Se esiste un sito con i dati satellitari in diretta me lo faccia sapere, che sono proprio curioso di vedere la differenza con i dati segnalati dalla stazione AM, stazione che è riconosciuta ufficiale WMO.

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      • No, per niente: io ho fatto esempi di enti che calcolano la temperatura globale sulla base di stazioni meteo ritenute ufficiali a norma WMO e mi è stato detto che i loro dati non sono affidabili e sono giusti i dati satellitari. Aspetto quindi un link con i dati satellitari in diretta e l’esempio di casa mia è solo perché accanto ho una di queste stazioni ufficiali.

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      • A parte il ragionare come se il globo fosse come casa sua , sembra che Simone non riesca a discutere di altro, probabilmente ottenebrato dal catastrofismo mainstream.

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    • Simone il vero problema, come sottolineato nell’articolo di Lindzen, sono i margini di incertezza nei dataset delle temperature stesse. Margini talmente ampi da permettere di “giocare” con i dati stessi per raccontare una storia piu’ o meno in linea con i propri desideri (se leggi l’originale ci sono grafici interessanti in questo senso).
      Quanto alle stazioni, non so dove abiti, ma probabilmente ricorderai della mitica siepe della stazione di Milano Linate, stazione ovviamente ufficiale per WMO, ma che rilevava temperature di diversi gradi superiori alle stazioni limitrofe. Quella stazione si trovava in campagna, 30 anni fa. Oggi si trova in una zona altamente urbanizzata, circondata di asfalto, traffico e nel pieno di un’isola di calore terrificante che chi abita a Milano conosce bene.
      I dati terrestri sono talmente inquinati, e le interpolazioni dei dati mancanti e delle temperature marine talmente spericolate che potrebbe avere un senso fare un bello scatolone, buttarli in un fosso e seppellirli per sempre, e fare affidamento sui soli dati satellitari.
      Il punto e’ proprio questo: in quanto massaggiabili e interpolabili in millemila modi, i dati terrestri continueranno a fare il gioco di chi ama raccontare e costruire “storie” in linea con i desideri dei suoi sponsor.

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      • Sono sempre più curioso che mi dica dove guardare le temperature satellitari in diretta, così posso vedere li le temperature della zona dove abito e posso anche rivendere la stazione Davis che ho comparo anni fa, spesa assurda dato che come dice lei i dati delle stazioni meteo sono completamente inutili.

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      • Per i dati terrestri già, invece di guardare a Milano, guardi i dati sule montagne, come sulla vetta del Monte Cimone (2165 m), chissà se anche lassù si sono sviluppate megalopoli, a me non risulta ma mi potrei sbagliare.

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        • Simone sull’alterazione dei dati delle stazioni a terra per effetto dell’isola di calore era uscito un articolo interessante proprio su CM qualche anno fa. Tieni anche conto del fatto che, al di la’ degli inquinamenti “locali”, resta il grosso problema dei buchi nella maglia delle stazioni di rilevamento, buchi che sono piu’ grossi della maglia stessa, se consideri l’estensione degli oceani e del continente antartico.
          I satelliti hanno il pregio di rilevare temperature in libera atmosfera, limtando quindi gli effetti degli inquinamenti dei dati a terra o della impossibilita’ di prendere misure su aree vastissime del pianeta dove le stazioni sono poche o non esistono affatto.
          Detto questo, domandare e’ lecito e rispondere e’ cortesia. Se vuoi continuare a domandare e a risponderti da solo , libero di farlo.

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          • Non mi pare che abbia risposto alle mie domande: non mi ha detto se sulla vetta del Cimone si sono sviluppate metropoli. E ancora nessuno mi ha detto dove vedere le temperature satellitari in diretta in modo che io possa vendere la Davis che ho e poter dire all”AM che i loro dati sono da cestinare….

  6. mi è stato detto che i loro dati non sono affidabili e sono giusti i dati satellitari.

    Questo non è vero, nel senso che mai qui si è fatta una questione di bianco e nero: lo testimonia la mia risposta a Diego sopra. In compenso, riducendo tutto all’esempio di casa tua (dove personalmente non vedo problemi a sostenere che il dato della centralina terrestre potrebbe essere corretto) ignori, come tuo solito perché la questione è già stata affrontata, che ci sono ampie porzioni della terra con una copertura scarsissima di centraline, oltretutto difficilmente raggiungibili, verificabili e manutenibili.

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    • Forse io non so leggere, ma questa è una frase scritta da Massimo:

      “I dati terrestri sono talmente inquinati, e le interpolazioni dei dati mancanti e delle temperature marine talmente spericolate che potrebbe avere un senso fare un bello scatolone, buttarli in un fosso e seppellirli per sempre, e fare affidamento sui soli dati satellitari.”

      Se questa non è una questione di bianco e nero… Voi tenetevi pure i vostri dati satellitari, io mi guarderò sempre i dati delle stazioni meteo perché che vi piaccia o no le temperature e il clima si misurano si studiano con i dati delle stazioni meteo.
      E per la cronaca vi ricordo che i dati delle fantomatiche stazioni inquinate dall’urbanizzazione, non vengono tenuti in considerazione dagli enti che calcolano il riscaldamento globale.
      Basta vedere i dati delle stazioni rurali o di montagna per accorgersi del trend, ma tanto fate finta di non vedere.

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        • Non per parlare con lei, con lei riparlerò solo quando il WMO ufficializzerà i dati fasulli che lei pubblica, come per esempio il famoso record nevoso di Capracotta del marzo 2015.
          Comunque se forse è lei che mi vuole dire quale mega città è nata negli ultimi decenni sulla vetta del Monte Cimone sono tutt’orecchie!

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        • ““I dati terrestri sono talmente inquinati, e le interpolazioni dei dati mancanti”

          E dove ha scritto che quelli satellitari sono perfetti?

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          • Cosa significa:
            “e fare affidamento sui soli dati satellitari”

      • Prova a dare una controllata al tuo display, perchè sulle pagine di CM le cose stanno diversamente:

        Immagine allegata

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        • Grafico relativo alla sola Europa e ormai indietro di 2 anni. Se non lo sai ci sono enti ufficiali che calcolano la temperatura globale ogni mese.

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          • Come immaginavo e come se ne sono accorti in molti lei non sa discutere e nemmeno ha capito la mia risposta. In questo blog vengono presi in esame anche i dati delle stazioni meteo. Per poter discutere bisogna anche ricordarsi cosa si stava dicendo poco prima su questo blog e i dati meteo. Di sicuro in alto a destra c’è un grafico che non riguarda i dati satellitari, ma lei sembra non averlo capito.

      • Simone questa discussione mi ha sfiancato perche’ mi sembra di parlare con un muro. Qualche precisazione finale, perche’ non credo che mi imbarchero’ piu’ in simili perdite di tempo:
        1) Climatemonitor e’ un blog che ospita diverse sensibilita’ ed opinioni. Non si legge come si legge un quotidiano medio italiano. Non c’e’ una linea editoriale ed esiste liberta’ di pensiero e di opinioni. La mia opinione e’ MIA e non rappresenta quella di nessun altro su questo blog. Quindi l’uso del “voi” lo puoi incartare e buttare nel cesto dell’immondizia insieme ai meravigliosi modelli dell’IPCC e al loro 2o percentile, e insieme alla siepe della stazione meteo di linate.
        2) La tua affermazione sul fatto che “non si tiene conto delle stazioni alterate dall’urbanizzazione” e’ a dir poco risibile. Sono stati fatti studi molto seri sul numero incredibilmente alto di stazioni ufficiali che non rispondono ai criteri minimi di accettabilita’ per la stessa WMO.
        Se ne parlera’ probabilmente in un articolo dedicato (che avrei gia’ scritto se non avessi perso tempo a rispondere alle tue invettive sgangherate).
        Ad ogni modo, questo e’ un blog e non un forum, e anche se al sottoscritto piace dicutere per il gusto di farlo, e non per la pretesa di convincere qualcuno, resta il fatto che una risposta bisognerebbe meritarsela, usando toni educati e sollevando punti precisi e circostanziati. Altrimenti si perde solo tempo e risorse che potrebbero essere utilizzate molto meglio.

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        • Per quel che riguarda l’educazione dei toni, mi pare che lei non possa impartire lezioni. Quelle che etichetta come invettive del Simone, non credo possano essere considerate diverse da quelle che ci propina nei suoi pseudoarticoli. Devo ancora capire se con le sue lezioncine sgangherate (aggettivo che lei usa spessissimo per definire le risposte che non le piacciono) prova a prendeci per i fondelli o semplicemente ritiene che ci sia bisogno di gossip climatico a sfondo politico per riempire le giornate di ingegneri che evidentemente ritengono di aver sbagliato scelta universitaria. Mah, faccia quel che crede, ma ci risparmi i piagnistei. Grazie

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        • Giusto per informazione le dico che le stazioni anche se hanno codice WMO non significa che solo per quello i loro dati vengano presi in considerazione per lo studio sul clima. Nelle analisi serie le stazioni meteo urbane, anche se hanno codice WMO, vengono escluse, ma tanto in questo blog vi rifiutate di capire.

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          • Simone, visto che i post di Matteo12 fanno aggiornare al ribasso qualsiasi standard di educazione e di decenza, meriti una risposta articolata al problema che sollevi. Ne parleremo quindi in un articolo dedicato.

        • Massimo, la regola d’oro è che non devi discutere a lungo con un fanatico (maleducato), perché prima ti trascina al suo livello e poi ti batte con l’esperienza… 🙂

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          • Alla faccia del bicarbonato! Mi pare si faccia un gran complimento a scrivere che questo Simone discute. Una discussione per essere tale è senz’altro nè maleducata nè fanatica.

  7. Ne ha già parlato Massimo, ha detto che i dati delle stazioni meteo sono da buttare in un fosso, non credo che debba aggiungere altro.

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