Piove? È colpa del traffico!

La storia di oggi è appena uscita su Science, e arriva in rilancio da Eurekalert, anche se in realtà circola nell’ambiente da un po’ di tempo, perché è stata presentata al meeting dell’AGU. Il titolo è stuzzicante:

Atmospheric blocking as a traffic jam in the jet stream

L’argomento è quello delle cosiddette situazioni di blocco, ossia di quando la circolazione atmosferica delle medie latitudini perde la sua caratteristica zonale, tipicamente diretta con più o meno ondulazioni da ovest vers est, per assumere pattern con onde pronunciate e stazionarie. Questi blocchi, conosciuti da tempo in termini scientifici, possono persistere anche molto a lungo, bloccando quindi sulle aree dove insistono l’evoluzione delle condizioni atmosferiche. Trattandosi di onde, il tipo di tempo che comportano dipende ovviamente dalla parte dell’onda in cui ci si trova, quindi quella che si verifica è una persistenza di determinate condizioni, belle o brutte che siano. Sono blocchi a Eli che portano le ondate di calore estive come quelli delle ondate di freddo invernali, sono spesso blocchi quelli delle alluvioni come quelli delle siccità prolungate, insomma, in genere le situazioni di blocco sono sinonimo di tempo estremo, ovvero di eventi che finiscono per occupare la parte più alta della distribuzione statistica degli eventi.

Di norma, se dopo l’affermarsi di una situazione di blocco si raggiungono per persistenza ottime prestazioni previsionali, nelle fasi di innesto e di decadimento lo skill dei modelli è spesso molto basso. Come per tutte le dinamiche, la previsione del cambiamento di regime è sempre la più difficile. E, dal momento che queste situazioni sono poi persistenti, aumentare la capacità di prevederle con buon anticipo non gioverebbe solo alla previsione degli eventi intensi nel breve medio periodo, ma sarebbe d’aiuto anche per capire l’evoluzione nel lungo periodo, per esempio alla scala temporale mensile o addirittura stagionale.

Sembra che come in tutte o quasi le scoperte interessanti, l’intuizione di questi ricercatori sia arrivata per caso. In pratica, come anticipato nel titolo, hanno trovato un’analogia nella descrizione matematica delle dinamiche della circolazione atmosferica, più precisamente riferita alla corrente a getto, le cui ondulazioni più pronunciate sono all’origine delle situazioni di blocco, e del traffico delle grandi arterie autostradali. L’analogia, consiste nel limite della densità del traffico che il flusso può sostenere prima di subire un rallentamento, che nel caso dei flussi atmosferici può essere causato da un’interazione con l’orografia e quindi avere caratteristica locale che finisce per avere effetti ad ampia scala spaziale, visto che le situazioni di blocco interessano a volte ampie parti degli emisferi.

Se avrete la pazienza di leggere l’abstract linkato o la possibilità di accedere al paper vero e proprio, vi renderete conto che la trattazione è ben più complessa di quanto possa sembrare questa semplice analogia, ma anche che sembra che questo approccio abbia buone capacità predittive, e nel tempo, se implementato, potrà forse migliorare le performance modellistiche.

Naturalmente, anche su di un argomento così tecnico e così squisitamente riferito al “tempo” e non al clima, nel lancio della news c’è il solito riferimento al fatto che “il cambiamento climatico si prevede che possa far aumentare la frequenza delle situazioni di blocco, imprimendo ondulazioni più pronunciate allo scorrere della corrente a getto”. Curiosamente, nei dati di rianalisi questa variazione di frequenza o rallentamento del getto non pare ci sia, ma, tant’è, aspetteremo che arrivi ;-).

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Author: Guido Guidi

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1 Comment

  1. “Curiosamente, nei dati di rianalisi questa variazione di frequenza o rallentamento del getto non pare ci sia, ma, tant’è, aspetteremo che arrivi ;-).”

    Eh!… Ho l’impressione che queste citazioni al global warming assassino siano d’obbligo, sennò non passano il peer review (opinione mia, sia chiaro).
    Ad ogni modo, la frase originale, in inglese, dice…
    “Climate change likely affects blocking frequency by modifying the jet stream’s proximity to capacity”

    … e la parola chiave è “likely”, probabilmente, cioè… una volta di più, sulla base di probabilità che vengono calcolate tramite i modellini farlocchi… what else? 🙂

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