Ghiaccio o news alla deriva?

[photopress:Antarctica.jpg,full,pp_image] Nell’immagine qui di fianco è rappresentato il trend della temperatura sull’Antartide negli ultimi decenni. Ebbene sì, come abbiamo ricordato anche recentemente c’è una parte considerevole del mondo che, in barba alle continue esortazioni, sta subendo un consistente raffreddamento. Nella stessa immagine è evidente come tuttavia, il settore più occidentale di quest’area così grande, stia invece attraversando un lungo periodo di aumento delle temperature. Si chiama Penisola Antartica, ovvero il prolungamento del continente verso l’America Latina.

Nei giorni scorsi i media sono tornati a scuotere le nostre coscienze riportando la notizia di una “enorme” massa ghiacciata staccatasi dalla sua sede naturale, il Wilkins Ice Shelf. La rete è stata letteralmente intasata e, seppur con un pò di inerzia, ne hanno parlato anche i quotidiani Italiani. Il ghiaccio torna a far parlare di sè e, prontamente, visto che sempre di ghiaccio si tratta, il WWF ha presentato proprio negli ultimi giorni i risultati di uno studio sulle difficoltà della flora e della fauna delle Alpi in questi torridi anni segnati dal ritiro dei maggiori ghiacciai (150 per l’esattezza…), ma questa è un’altra storia. Torniamo al sud del mondo.

[photopress:Vulcani_in_Antartide.jpg,thumb,alignleft]La Penisola Antartica è l’unica parte del continente che non gode geograficamente dell’isolamento climatico tipico dell’area, perchè, protesa com’è verso occidente, subisce l’influenza delle correnti marine ed atmosferiche del sud dell’Atlantico e, per questo, ha una caratterizzazione climatica abbastanza difforme. In più proprio quella parte dell’Antartide (ma non solo) giace in una zona tettonicamente attiva, caratterizzata dalla presenza di numerosi vulcani sia sotto che sopra la superficie. Questi vulcani sono stati protagonisti anche di importanti eruzioni, le cui prime informazioni sono state raccolte dalla British Antartic Survey dopo la scoperta di uno strato di cenere vulcanica intrappolato nel ghiaccio. Praticamente tutti quelli attualmente conosciuti giacciono lungo la costa occidentale e, mettendo in correlazione la loro dislocazione con l’andamento delle temperature, più che ad un riscaldamento dall’alto (leggi effetto serra), verrebbe da pensare alla grande quantità di calore che questi vulcani liberano in profondità erodendo la base dello strato ghiacciato ed alimentandone il flusso verso il mare aperto.

E invece no, siamo sicuri che sia tutta colpa del riscaldamento globale, o almeno ne sono sicuri tutti quelli che si sono tuffati sulla notizia declamando di una “enorme” massa ghiacciata che va sgretolandosi. Speriamo che questo non abbia un contraccolpo sul costo delle case in riva al mare, sarebbe un peccato proprio adesso che la buona stagione è alle porte.

Qualche informazione di dettaglio sulle dimensioni fisiche del problema. Il Wilkins Ice Shelf misura circa 11.000 kmq, cioè più o meno lo 0.39% dell’attuale superficie ghiacciata o, se si preferisce lo 0.1% della superficie misurata lo scorso settembre, quando le dimensioni dell’area coperta dai ghiacci hanno segnato un record. Di questa piccola percentuale circa 65 kmq si sono staccati sotto forma di iceberg e poi altri 290 kmq si sono parzialmente disintegrati all’inizio di marzo. Stiamo parlando all’incirca del 2.67% dell’Ice Shelf, ovvero dello 0.01% dell’attuale superficie o, ancora una volta, dello 0.003% della massa dello scorso settembre. Effettivamente un’enormità, non è vero? E infatti tutti sono convinti che l’Antartide stia andando in pezzi, nonostante egli, dal punto di vista degli attivisti dell’AGW, in modo ostinato ed antipatico, continui pervicacemente a raffreddarsi e ad aumentare le sue dimensioni.

Ma, chi la sa lunga sull’AGW ha una spiegazione anche per questo. Il ghiaccio cresce perchè sono aumentate le precipitazioni nevose, proprio a causa del riscaldamento globale. Peccato che la neve, anche quella caduta da qualche decina d’anni, per diventare ghiaccio ci mette molto di più e peccato ancora che il record sia stato nell’estensione del ghiaccio marino, che si forma per una sola ragione: fa freddo. Ma i professionisti del bias mediatico stiano tranquilli, a furia di aver freddo anche all’Antartide verrà la febbre, come al resto del pianeta e come piace tanto dire ad Al Gore. Speriamo che non gli venga anche mal di denti.

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Author: Guido Guidi

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26 Comments

  1. Ottimo intervento!
    Anche in questo caso registriamo un “paradosso mediatico”: tutti che si interessano alle sorti dei nostri poli e dei “disastrosi eventi” che li affliggono, nessun giornalista che ricordi agli italiani che la troupe scientifica italiana stanziata in antartide è stata richiamata a casa per il taglio delle risorse economiche da Roma.
    Come potremo documentare d’ora in avanti i “grandi risultati” raggiunti dal Global Warming in antartide?
    Come dire: grazie Roma per aver umiliato la troupe scientifica italiana,il fior all’occhiello della ricerca mondiale in antartide.
    Chissà che bella soddisfazione deve essere stata per il capomissione italiana, riferire agli esimi colleghi stranieri che il giorno dopo loro sarebbero ripariti per Fiumicino! Complimenti ancora!

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  2. è vecchia, la mappa aggiornata mostra che l’antartide si stà riscaldando:
    http://earthobservatory.nasa.gov/Newsroom/NewImages/images.php3?img_id=17838

    Ma poi che valore hà il rapporto tra la superficie persa ed il totale?
    Gli ice shelves sono importanti perchè se si sciolgono i ghiacciai costieri avanzano più rapidamente verso il mare e non sono ghiaccio marino seguono dinamiche totalmente differenti è come raffrontare mele con pere…perdipiù tutto ciò accade in una regione a rischio per caratteristiche geologiche se il riscaldamento continua, quindi è una notizia importante.
    e dire che la NSIDC ha riportato la notizia in modo completo e dettagliato, se questo articolo aveva come obbiettivo quello di fornire una buona informazione rispetto ai media mi sembra che siamo molto lontani dall’obbiettivo.

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  3. #2. Quel grafico non dice molto, come suggerisce lo stesso articolo a commento. La situazione in Antartide è molto complessa, i trend non sono significativi dal punto di vista statistico. La Penisola antartica si riscalda, così come l’entroterra si raffredda. Sostanzialmente il trend è stabile, non significativo appunto.

    Si legga, ad esempio: Chapman, W.L. and J.E. Walsh. 2007. A Synthesis of Antarctic Temperatures. Journal of Climate, 20, 4096-4117.

    L’articolo di Guidi, invece, compie un’operazione importante. Se, infatti, gli scienziati (quelli veri) stanno studiando l’Antartide senza accapigliarsi sulle temperature, la stampa al contrario sta utilizzando dati incompleti, imprecisi e non significativi per spiegarci cose che, semplicemente, non sono.

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  4. e quello mostrato nell’articolo allora?
    sono gli stessi dati, l’unica differenza è che si fermano al 2004, la mappa sopra invece arriva al 2007 come spiegato nell’articolo sottostante.
    Quindi perchè scrivere che gran parte dell’antartide si raffredda, se non dice nulla quella mappa ancor meno l’altra.

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  5. La domanda sergio non mi sembra pertinente.
    Quello che si vuole sottolineare (indipendentemente dal fatto che vi siano o no delle anomalie negative, indipendentemente che si stia paragonando mele con pere) è che il 99% dell’informazione mondiale favorisce la disinformazione circa un problema ( ammesso che vi sia un problema, perchè per me il Global Warming non è un nemico ma una normale fase ciclica attraversata dal nostro pianeta nei suoi svariati miliardi di compleanni. I cicli termici e climatici non possono essere manipolati dall’uomo): e l’errata comprensione di questo problema rischia di essere alla base di errate scelte.
    Ognuno è libero di apprezzare i dati come vuole e come crede, rimane il fatto che molti dati vengano oscurati dal mondo scientifico o quasi censurati. Sembra che vi sia addirittura un sorta di imbarazzo nel veder sfornare dati, da quelle macchine perfette che sono i satelliti, in contrasto con le aspettative degli “studiosi”.
    C’è il Global Warming, si sciolgono i ghiacci artici ma…c’è un ma! Il polo sud s’ingigantisce e l’ultimo trimestre è stato un trimestre freddo a livello globale. Telmente freddo che a qualcuno è venuto in mente di paragonarlo addirittura con gli inverni degli anni 70!
    Allora c’è qualcosa che non torna. Ammettiamo che questi ultimi due dati siano una breve parentesi, ma mi spiegate perchè al Tg e sui giornali dobbiamo vedere ogni giorno spadellata la notizia di imminenti disastri mondiali e nessuno che si preoccupi di dare ai cittadini del mondo una buona notizia!! Adesso che piove nessuno che dica ad un tg che siamo fuori dal rischio desertificazione per almeno 30 giorni!! Dico: non farà mica scomodo dire certe cose?

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  6. Re 5

    La domanda invece è molto pertinente, se si apre un blog con l’obbiettivo di combattere la disinformazione ci si attende come minimo che i dati forniti siano accurati ed aggiornati.
    Ribadisco il concetto fondamentale, gli ice shelves sono importanti per la stabilità dei ghiacciai interni e non centrano nulla con il ghiaccio marino.
    http://adsabs.harvard.edu/abs/2003AGUFM.C41A..01L

    cito dal link sopra:
    Ice shelves are known to play a distinct role in the overall stability of the (West-) Antarctic Ice Sheet. Thus, ice shelf disintegration could lead to instability of (parts of) the Antarctic ice cover, with corresponding consequences for the global albedo.

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  7. @4. Semplicemente perchè i dati derivano da due fonti diverse e le anomalie sono calcolate su base diversa. Una satellitare, l’altra (nell’articolo citato) da stazioni a terra. Non sono facilmente equiparabili.

    Infine, come detto l’Antartide continentale si sta raffreddando.

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  8. facevo riferimento alla mappa dell’articolo e a quella nel link che ho postato io, entrambe fanno riferimento a dati satellitari, quella dell’articolo di climatemonitor nel periodo 1982-2004, quella che ho postato io nel periodo 1981-2007.
    Se la mappa nell’articolo che ho postato io non è significativa per quale ragione dovrebbe esserlo quella dell’articolo di guidi che si riferisce ad un periodo più breve?

    La mappa del periodo 1981-2007 invece indica riscaldamento quasi ovunque.

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  9. Rispondendo a sergio che giustamente richiama ad un pò più di imparziale informazione:
    a mio avviso la situazione del polo nord è critica. I ghiacci artici rischiano di registrare un ennesimo record negativo a settembre ( anzi, ne sono convinto a meno che non cambi nei prossimi mesi l’anomalia termica positiva dell’atlantico del nord). Ed anche se gli ultimi dati evidenziano un buon trend invernale, ciò non toglie che d’estate tutto quel ben di Dio ritornerà…in liquidità..
    Il polo sud tuttavia ha evidenziato uno stato di salute a mio modo di vedere eccellente. E’ vero che la crescita registrata nelle ultime settimane si riferisce all’inizio della stagione invernale; ma è anche vero che durante l’estate trascorsa vi era una pesantissima anomalia positiva dei ghiacci antartici. Ciò significa che i ghiacci marini formatesi in inverno si sono sufficientemente consolidati da non sciogliersi. Questo trend positivo che è sensibilmente aumentato nell’ultimo anno, è stato tuttavia evidenziato a partire sin dagli anni in cui si iniziarono le registrazioni satellitari. Alla luce di tutto ciò uno scienziato dovrebbe interrogarsi ( anche qualora ed anzi a maggior ragione se questa fosse l’unica zona del pianeta che si sta raffreddando) su quali siano le ragioni di questa anomalia positiva nell’estensione dei ghiacci ( sia estiva che invernale, ciò significa che il dato non è una parentesi ma una conferma). Se ciò non lo si fa non si fa altro che alimentare i sospetti di chi come me ritiene il Global Warming un redditizia montatura.

    Post a Reply
  10. @9. Per esempio le due immagini hanno una scala differente. E poi, come dice lo studio di Chapman, le condizioni di partenza influiscono molto i trend antartici. Il fatto di avere anche solo un anno di differenza tra una base di dati e l’altra, può cambiare notevolmente il risultato finale. Ecco perchè è inutile controbattere con altri grafici, soprattutto se disomogenei.

    E’ meglio lavorare con i numeri, e i trend non sono, complessivamente, significativi (una volta interpolati i dati). I dati grezzi, invece, mostrano un raffreddamento nell’Antartide continentale.

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  11. Ho letto l’articolo di Chapman ma
    la mia contestazione si riferisce a quanto scritto nell’articolo rispetto a quanto riportato a proposito dei trend antartici.

    Nell’artico si scrive che gran parte dell’antartide ha subito un forte raffreddamento facendo riferimento ad una mappa con i trend 1982-2004.
    Io ho riportato una mappa con i trend 1981-2007 che invece sono diventati positivi su gran parte dell’antartide.

    Mi sento rispondere che i trend non sono significativi perchè dipendono dal punto di partenza, nulla da ridire su questo, infatti sono bastati 3 anni in più per modificarli completamente. Ma allora se i trend su un periodo più lungo non sono significativi perchè lo dovrebbero essere quelli su un periodo addirittura più breve?
    Perchè l’articolo riporta che gran parte dell’antartide si è raffreddato?
    Allora diciamo che non è possibile stablire se il trend è positivo o negativo..a parte la penisola antartica che invece si è riscaldata come riporta l’articolo di chapman.

    Post a Reply
  12. Comunque ciò non toglie che ad ogni simile evento si grida al GW,senza tener conto di altri fattori,articolo come sempre ben fatto

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  13. Volevo aggiungere un commento all’ottimo articolo di Guidi.

    Una semplice reanalisys sui dati delle temperature superficiali della zona antartica (es. 65-90S, 0-360, ma anche 80-90S) mostrano chiarissimo un trend decisamente in calo delle temperature estive antartiche (genn-febb) e un trend decisamente in aumento degli inverni antartici (ago-sett).

    Questo tanto per capire la complessita’ della zona

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  14. aspettavo l’articolo su questo tema…trattato come sempre in mal modo dalla stampa con un aparte della scienza che ne è complice….
    speriamo che prima o poi si cambi modo di divulgare e fare scienza…verso una corrente più scientifica e meno politica….

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  15. Sulle mappe di temperatura dell’Antartide.
    Come postato nel link dell’intervento #2, vi possiamo leggere frasi come “l’incertezza nelle misure termiche è nell’ordine dei 2-3°C” e che “il numero delle stazioni al suolo è troppo piccolo per una tale vasta area”; comunque, entrambe le mappe si riferiscono a rilevazioni staellitari: peccato però che, nell’articolo del 2007, si faccia riferimento a quello del 2004, quindi o c’è stato un forte riscaldamento negli ultimi 3 anni (risposta: no), oppure c’è qualcosa che non va nella mappa del 2007.
    Ricordando che l’incertezza non è una questione d’accademia ma un fatto reale, e che una misura senza incertezza non ha alcun valore scientifico né tecnico: cose troppo spesso dimenticate.
    E che comunque sempre secondo la stessa NASA, e sempre nel 2007, “It’s hard to see a global warming signal from the mainland of Antarctica right now”:
    http://earthobservatory.nasa.gov/Newsroom/MediaAlerts/2007/2007021524333.html
    Evidentemente, o qualcuno entra in cotraddizione coi propri dati del 2004 e le analisi del 2007, o magari tra l’incertezza di misura e l’errore umano la mappa 1981-2007 ha poco valore così come la vediamo.

    Post a Reply
  16. @ Tutti
    La discussione si è animata, questo è incontrovertibile ed i commenti sono, oltre che benvenuti, estremamente interessanti. Tuttavia sento la necessità di fare alcune precisazioni.

    Per certi aspetti sapevo che far leva sui fragili dati che riguardano l’Antartide avrebbe innescato il più classico dei dibattiti tra favorevoli e contrari. Ma riflettiamoci un attimo: favorevoli o contrari a cosa? Alla teoria di questo, alle affermazioni di quello o alle ineccepibili verità di quell’altro?
    Certamente non le mie, non le vostre nè quelle di nessun altro. Semplicemente quelle di tutti, in uno spazio dove tutti possano dire la loro. Questo spazio è Climate Monitor, non il mio, non il vostro, semplicemente di tutti. Con una sola regola: essere sinceri (anche e soprattutto nell’errore) e concedere a tutti le stesse opportunità. Senza correre il rischio di essere accusati di essersi schierati (come è accaduto a me su qualche forum proprio in relazione a questo articolo) e sentendosi liberi di imparare dagli altri, non di convincerli.
    Ma il punto non è questo. Nell’ansia di avvalorare o smontare (fate voi), la tesi del riscaldamento/raffreddamento e quindi segnare punti pro/contro la teoria dell’AGW nessuno ha commentato quello che, almeno nelle mie intenzioni, è il punto dell’articolo, anzi, i punti:

    1. Che c’entri l’AGW o no, quello che si è staccato in Antartide è veramente poca cosa rispetto alla massa totale, e prima che i fari della catastrofe si accendessero anche laggiù (leggi prima che iniziasse l’era delle osservazioni satellitari) sarà successo altre mille volte senza che il mondo se accorgesse o ne soffrisse.

    2. Che sia amplificato o no dalla attuale fase di aumento delle T (indefinito in quanto fortemente viziato da bias e attuale si fa per dire visto che ha quasi due secoli), il riscaldamento della Penisola Antartica, molto più evidente del raffreddamento del resto del continente, potrebbe davvero essere causato dall’attività vulcanica della zona. Perchè escluderlo? Perchè non discuterne?

    Tralasciare fatti importanti come questo è appunto il gioco dell’informazione a senso unico, per la quale un grande Iceberg è l’Antartide che si sgretola, la frana sulle Dolomiti è lo scioglimento del permafrost (che lì non c’è mai stato), Katrina è la diretta conseguenza del mare che bolle e così via.
    Siamo sicuri che vogliamo affrontare il dicorso in questi termini? Non credo che dopo ne sapremmo di più.
    Grazie a tutti voi per l’enorme contributo che date a queste pagine.
    gg.

    Post a Reply
  17. mi riprometto di documentarmi meglio sulle implicazioni del vulcanismo (e della sua reale entità) in quella zona, ma tenderei ad escludere l’ipotesi sopra accennata….

    a più tardi…

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  18. C’è un dato di fondo però Sig.Guidi che dovrebbe capire:
    noi umili mortali disponiamo solo dei dati della rete. Avrei una gran voglia di commentare tutto ciò di cui lei ha parlato ma alle lacunevoli rilevazioni cui lei sopra accennava, io dal mio pulpito devo anche aggiungere la scarsità dei dati di dominio pubblico. Troppo sarebbe il tempo e il denaro che dovrei/dovremmo spendere per aver accesso alle grandi librerie scientifiche.

    Quanto alla seconda questione ( prima cronologicamente) da lei trattata io vorrei fare a mia volta una critica al mondo scientifico per così dire “eretico” ( mi perdoni il termine ma credo renda bene l’idea di quale sia lo stato di salute del mondo scientifico mondiale).
    La mia critica si basa sull’insegnamento che ho ricevuto, per carità in tutt’altro settore, da un mio professore: se si vuole dare delle serie basi ad una teoria occorre creare una scuola. La scuola ha bisogno di allievi e di un testo su cui studiare. La scuola si afferma e trova consensi anche autorevoli. Questi consensi creano la solidità e la solidarietà scientifica necessaria per il valore della teoria.

    Coloro che pongono l’antropocentrismo alla base dei mutamenti climatici una scuola già ce l’hanno ( anche se a mio avviso la teoria gode di una autorevolezza riflessa del prestigio dei centri di ricerca da cui promanano più che dall’effettiva valenza dei dati a supporto); chi la scuola e la teoria non ce l’ha ancora sono proprio coloro che ritengono i mutamenti climatici come qualcosa di naturale. E di questo me ne dolgo perchè se solo si riuscisse a dare sistematicità all’alluvionale lavoro di tanti studiosi “eretici”, si potrebbe riuscire a creare un grande movimento e delle solide basi.
    Mi dispiace dirlo, ma per adesso l’unica cosa che hanno di fronte i cittadini del mondo quando pensano agli studiosi di questa linea di pensiero, sono le pecore nere che di volta in volta si susseguono nei dibattiti televisivi esponendosi al linciaggio mediatico.
    Credo sia da voi che bisognerà partire; noi per adesso l’unica cosa che possiamo fare ( parlo di me personalmente) sarà divulgare su internet “l’altra voce sul clima” ( dal titolo di una rubrica che ho ultimamente aperto). Per il resto si tratterà di attendere che i segnali arrivino.

    Post a Reply
  19. intanto vorrei capire io una cosa delle cose dette sopra, perché non sono né climatologo né meteorologo:

    le misurazioni dei trend di temperatura, sopra rappresentate nella mappa, vengono da misure dirette o da elaborazioni di dati satellitari e di telerilevamento?
    e cosa misurano, i trend della temperatura dell’atmosfera o della superficie del mare? e se dell’atmosfera, a che quota/e?

    per il resto:

    cerco di venire al punto:
    “…verrebbe da pensare alla grande quantità di calore che questi vulcani liberano in profondità erodendo la base dello strato ghiacciato ed alimentandone il flusso verso il mare aperto…..”

    dunque, vi risparmio la storia geologica dell’antartide (interessantissima, comunque), per dire solo il minimo indispensabile;
    geologicamente parlando, la divisione tra parte occidentale e orientale non è discrezionale: i due settori hanno anche
    origini geologiche diverse. Infatti,200 milioni di anni fa le terre emerse formavano un
    unico supercontinente, denominato “Pangea”, di cui l’Antartide faceva parte, posizionato a
    latitudini e in posizione difficile da definire con certezza, ma molto diverse dalle
    attuali. Circa 180 milioni di anni fa la Pangea iniziò a smembrarsi, dando origine a due masse
    di terra emersa, di cui la meridionale viene denominata “Gondwana”, che iniziò a
    frammentarsi anch’essa alla fine del Giurassico (140 milioni di anni fa), separandosi a sua
    volta lungo le linee che sono oggi rappresentate dalle dorsali oceaniche, cioè imponenti
    catene vulcaniche adagiate sul fondo degli attuali oceani di tutto il mondo, interpretate come
    margini di accrescimento che spingono le placche continentali alla deriva o a scontrarsi le une
    contro le altre. Molte caratteristiche geologiche accomunano precise parti antartiche con terre
    oggi lontane, come l’Africa, l’India, l’Australia e la Nuova Zelanda, suggerendo le antiche
    posizioni di contatto. In questo quadro di grandi movimenti, la Penisola Antartica non appare
    in continuità con la massa orientale, ma piuttosto come continuazione della Cordigliera delle
    Ande, ed è infatti formata da rocce più recenti.
    E, datosi che la catena andina (la cordigliera orientale, per la precisione) è tutt’ora più attiva che mai dal punto di vista tettonico e vulcanico, non mi sorprende che la Penisola Antartica presenti caratteristiche simili….

    dagli articoli che avete linkato, si evince comunque che la zona del Wilkins Ice Shelf, appare piuttosto lontana dai rilievi vulcanici riconosciuti, la maggior parte dei quali comunque responsabili di eruzioni in tempi preistorici, non attuali;
    ciò non toglie che, come in tutte le zone vulcaniche del pianeta, il flusso geotermico proveniente dall’interno del pianeta (principalmente di origine radiogenica) presenta anomalie positive;
    ma questo si riflette sostanzialmente in un aumento di temperatura (gradiente) con la profondità, maggiore che in altre aree del pianeta a caratteristiche geologiche diverse, non con una temperatura della superficie terrestre più alta;

    certo, vicino alle solfatare e ai vulcani in attività può succedere, ma se avessimo vulcani in attività ORA sotto le coltri di ghiaccio assisteremmo ad un festival continuo di esplosioni fantasmagoriche, come quella del 325 a. C. avvenuta in prossimità del ghiacciaio di Pine Island, nel cosiddetto
    West Antarctic Ice Sheet, corrispondente all’incirca alla regione compresa fra il
    Mare di Ross e la Penisola antartica;

    voglio però sottolineare una cosa;
    l’accrescimento e la formazione della calotta glaciale antartica ebbe inizio circa 20 milioni di anni fa, e per gran parte del recente cenozoico l’attività tettonica e vulcanica della zona in questione (così come quella andina) è stata sicuramente molto più intensa e continua di quanto non sia stata negli ultimi 8-10.000 anni;
    ciò non ha comunque impedito l’accumulo degli spessori glaciali che oggi osserviamo;

    perché proprio in questi ultimi anni, dove non c’è nessuna evidenza geologica di un ritorno o di ripresa di intensa attività vulcanica dei vari vulcani individuati, a parte l’Erebus che è tutt’ora in attività, questi stessi vulcani in fase quiescente dovrebbero, ora, accelerare la fusione alla base dei ghiacciai, più di quanto hanno fatto nei decenni e/o secoli passati?

    localmente, tutto può essere, però….mah

    domanda da profano:
    l’isolamento geografico (il distacco dal supercontintente Gondwana) del contintente antartico ha determinato come sapete anche un drastico cambiamento della circolazione oceanica, e la nascita della cosiddetta Corrente Circumpolare Antartica;
    dato che gli interscambi di energia atmosfera-oceano sono alla base della regolazione termoclimatica del pianeta, non potrebbe essere che l’alterazione delle distribuzioni di temperature negli oceani – anche in profondità – dovute anche a fenomeni naturali come Nino e/o Nina, abbia contribuito a creare maggior isolamento tra le “cellule” di circolazione atmosferica e oceanica, diminuendo anche la commistione tra le acque “temperate” provenienti dalle latitudini tropicali con quelle più fredde polari, rafforzando di fatto il potere “isolante” della Corrente Circumpolare Antartica, e della cellula di Hadley polare?

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  20. @ Max

    Grazie per averci chiarito le idee al riguardo. Certamente il tuo intervento limita le possibilità che quanto ipotizzato possa in effetti spiegare, almeno in parte, le complesse dinamiche cui sembra essere sottoposto il continente Antartico. Tuttavia resta, anche in considerazione della tua parziale incertezza, ancora molto da chiarire. In particolare mi riferisco alla parte finale del tuo commento. Un accentuato “isolamento” climatico del continente sarebbe in contrasto con la teoria di base del GW (nota che ho omesso la A), che vede un aumento delle temperature più deciso alle alte latitudini, come in parte abbiamo affrontato anche su CM nel post “The Smoking Gun”, parlando del bilancio radiativo del pianeta. In sostanza la tendenza delle dinamiche del bilancio radiativo a favorire un accumulo di calore verso i poli sarebbe valida solo per l’emisfero settentrionale, mentre quello meridionale, il cui polo geograficamente e climaticamente isolato non ne risentirebbe affatto, o ne risentirebbe soltanto nella sua parte non isolata. Tutto ciò senza contare che comunque, tanto nell’emisfero settentrionale, quanto in quello meridionale mancano ancora le tracce del riscaldamento troposferico che dovrebbe innescare quello superficiale. Rubando le tue parole direi “localmente, tutto può essere, però….mah”. E’ probabile, come sempre, che la spiegazione sia un mix di tutte queste ipotesi insieme.

    Quanto alle temperature, il cui trend è rappresentato nell’immagine pubblicata, si tratta delle cosiddette “skin temperatures”, ovvero dati relativi a pochissima distanza dalla superficie del mare o dal suolo, non tempertaure dell’aria. I dati sono della NASA e provengono dall’Advanced Very High Resolution Radiometer (AVHRR) montati su molti satelliti NOAA. E’ comunque un rilevamento nel campo dell’infrarosso.

    gg

    Post a Reply
  21. ho capito;
    allora nel caso in questione i vulcani non hanno nulla a che vedere con i trend di innalzamento delle temperature di cui sopra;
    oltretutto, se non sbaglio, l'”enorme” iceberg staccatosi di cui si parlava, è (era) un prolungmento della coltre glaciale già in mare, quindi credo più probabile che fattori fisico-meccanici in cui sono coinvolte anche le temperature e le correnti marine, insieme magari ad una diminuzione della velocità di scorrimento del ghiaccio sulla terra emersa, possano essere alla base del menzionato distacco.

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  22. grandioso articolo,complimenti al mio mito GUIDO GUIDI ,anche oggi NATURE lancia la questione addirittura di un raffreddamento per 12 anni ,fino al 2020.a quanto pare l,ipcc ha fatto acqua da tutte le parti,con i loro modelli simulatori su quello che ha da venire su scala secolare..la macchina climatica resta globalmente complicata ,basta un niente per sconvolgere non il clima ma uno scenario..basta un vulcano megainfuriato per mandare all,aria nel vero senso delle parole un raffreddamento da far slittare le piu deprimenti previsioni di quei 6 gradi in piu..forse noi di questa generazione non potremo avere sperimentato veramente se il global era un,invenzione,ma ne sono certo che tra 30 miseri anni per la terra ,ma molti per noi umani,i ghiacciai della groenlandia e company vivranno piu o meno le dimensioni attuali..quindi,coraggio,in spiaggia ci continueremo ad andare ,e pure a venezia e le banane le continueremo a importare dall,africa..con una sola nota,una parte di comunita scientifica dovra spiegarci questa loro teoria che ha solamente buttato polvere su un problema normale..un grande saluto a GUIDO GUIDI ,da un grande appassionato di meteoclimatologia

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  23. gli allarmi relativi al clima possono benissimo essere frutto di speculazioni relative al protocollo di kioto e cose simili. cio’ non toglie che potrebbe essere vero e che sicuramente e’ giusto studiare meglio il clima e inquinare il meno possibile.
    fare guerra al clima mi ricorda il film di michael moore in cui lui si chiedeva perche’ nessuno dichiarasse guerra all’inquinamento.
    -storia strappalacrime ma vera-
    sugli appennini c’e’ il lago di pilato, e’ un lago glaciale, ogni estate bisogna aggiungere acqua al laghetto perhe’ il ghiacciaio non c’e’ piu’. nel laghetto c’e’ anche una specie di crostacei rossi che vivono solo li’.
    il cambiamento c’e’ se ci fossero anche abbastanza studiosi da decifrarne il messaggio sarebbe meglio (anche il messaggio dei gamberetti, visto che ci siamo :).

    inoltre c’e’ anche una soddisfazione mal celata da parte della destra, dei cattolici, e di tutti quelli che sono contro la sinistra americana e non solo, nell’avvicinare i grandi e presunti complotti mondiali alla sinistra e al mondo culturale in genere, screditando al gore e con lui il premio nobel, dimostrando che il nucleare e’ piu’ necessario non solo delle energie alternative ma anche della ricerca sull’energia pulita, compresa la fusione fredda.

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  24. @ Lidia
    Comprendo ma non voglio entrare nel dibattito politico, basta e avanza quello climatico. Quanto alle tue considerazioni in materia di ambiente mi trovi assolutamente concorde, però mi piacerebbe sapere in che modo le politiche di mitigazione fin qui sbandierate, frutto di accordi mal scritti e mai rispettati, salverebbero i simpatici gamberetti. Come ho già avuto modo di scrivere altre volte, i veri interventi, sulla mobilità, sull’uso del suolo, sull’inquinamento delle falde, sugli sprechi idrici etc etc…costano e non rendono. Sarà per questo che se la prendono tutti con la CO2?
    g.

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