L’alba del giorno dopo

Abbiamo appena superato quella che gli americani chiamano fase “ground zero”. A tal proposito vorrei ringraziare tutti coloro i quali, in queste incredibili 48 ore di cronaca continua, mi hanno fatto compagnia: sicuramente e ovviamente gli amici e colleghi di Climate Monitor ma soprattutto e questo è l’aspetto per me formidabile, tutta quella massa di persone alcune consciute altre no che mi hanno accompagnato con i loro commenti, con le loro email (credo di averne ricevute circa 170 tra venerdì pomeriggio e sabato sera).

Ovviamente, dopo l’abbuffata mediatica, arriva il momento delle riflessioni. Questa fase è particolarmente complessa, in quanto è chiaro che le email non possano, per il momento, essere pubblicate. Ovvero, non possono essere pubblicate volendo ancora dare un senso di legalità a questa vicenda, dico questo perchè su internet ormai le trovate pubblicate ovunque. Noi abbiamo deciso di proseguire per la nostra strada, come già abbiamo esplicitato fin da subito.

Ancora un po’ di cronaca

In queste ultime ore sono emersi degli aspetti estremamente interessanti. Il primo e più interessante è che il file incriminato è ormai assodato che non sia stato divulgato da un hacker, bensì da un informatore (una talpa) interna ad una qualche organizzazione tra quelle coinvolte (più avanti faremo anche una ipotesi). Perchè non un hacker? Perchè normalmente il loro modus operandi li porta ad esaltare ovunque sulla rete, soprattutto sui canali alternativi, le proprie azioni. Invece, l’utente FOIA, dopo aver pubblicato il file, non si è mai più fatto vedere nè sui siti nè tramite eventuali rivendicazioni.

Veniamo adesso a quelle che sembrano solo coincidenze, ma che vista la torbidezza di questa vicenda, potrebbero non esserlo. Nei mesi scorsi Steven McIntyre (creatore di Climate Audit, l’uomo che ha da solo scoperto le voragini matematiche dentro il famoso Hockey Stick) aveva inoltrato una richiesta di pubblicazione di dati sulla base della legge Freedom Of Information (FOI) inglese alla University of East Anglia (UEA): ogni dato o documento generato all’interno di un ente pubblico (o che riceve fondi pubblici) può essere liberamente ottenuto da chi ne faccia richiesta (e ne abbia titolo). McIntyre ha letteralmente bombardato con tali richieste la più disparata molteplicità di enti, ottenendo peraltro scarsi successi. E così è stato con l’ultima richiesta di FOI. L’ultima email di irricevibilità del suo ricorso è arrivata (attenzione) il 18 novembre scorso. Il 17 novembre, quindi il giorno prima, il file incriminato ha fatto la prima comparsa documentata .

Credete alle coincidenze? Noi, poco. Tuttavia non diamo troppo seguito nemmeno ai complotti. In questo caso è molto verosimile che dopo anni e anni di respingimenti sulla base dei cavilli più assurdi, qualcuno internamente alla UEA si sia sentito in dovere di dare una svolta a questo stato delle cose.

Addirittura, qualche osservatore ritiene che il file stesso sia il frutto della richiesta FOI di McIntyre che però poi è stata, appunto, respinta. Questo potrebbe spiegare la ricchezza di contenuti di questo file. L’ultima email contenuta è datata 12 novembre quindi, in realtà, la talpa avrebbe avuto ben 5 giorni per ripulire il file iniziale da tutte le email poco o per nulla attinenti.

Vale la pena ricordare ai gentili lettori che queste sono nulla più che speculazioni. Legittime, soprattutto concatenando date e fatti, ma inevitabilmente ipotesi.

Cosa accadrà adesso?

Come dicevamo in apertura di articolo, la fase di deflagrazione sta per esaurirsi e inevitabilmente nelle nostre menti si sta facendo strada una domanda: che cosa succederà al dibattito climatologico?

Sgombriamo il campo, perchè tante ne ho lette in giro e vale la pena fare chiarezza.

Cosa non troverete nelle email?

  1. Complotti oscuri ai danni della comunità scientifica
  2. Agende segrete per dettare l’operato di grandi enti sovranazionali
  3. Dati grezzi che raccontino una storia del clima completamente diversa

Cosa mostrano allora queste email1 , ammesso che vengano definitivamente convalidate come veritiere?

  1. Un gruppo di persone, il cui mestiere è fare lo scienziato, che porta avanti la propria teoria, consapevole che non sia per niente conclusiva;
  2. Un gruppo di persone, il cui mestiere è fare lo scienziato, che discute su come eliminare le differenze tra i loro studi, in modo tale da dare una impressione la più unitaria possibile;
  3. Un gruppo di persone, il cui mestiere è fare lo scienziato, cui è stato chiesto almeno una volta di esagerare parole e risultati per rendere più drammatico il concetto di crisi climatica imminente.

Quindi, per essere davvero precisi, emerge una conoscenza scientifica molto approfondita (come avremmo potuto pensare il contrario!), certo su alcuni aspetti molto delicati, che sono poi quelli trattati e analizzati da McIntyre, emerge sicuramente un dibattito interno al gruppo, sebbene esternamente questo non si sia mai percepito. D’altro canto emerge2 un sistema consolidato per bloccare (usando la terminologia trovata nelle mail, sarebbe più corretto dire “far fuori”) gli studi dissenzienti, non allineanti, sì insomma gli scettici o peggio, i negazionisti.

A nostro modesto modo di vedere, la vicenda richiede la massima attenzione ma anche la massima cautela. Prima di tutto, non dimentichiamolo, dobbiamo ancora capire se le email siano vere o artefatte. Inutile, sebbene interessante, è qualsiasi altro approfondimento. Ottenuto il marchio di originalità, allora potremo cominciare ad esaminare attentamente i contenuti e mostrare agli occhi di tutti quello che ci è stato tenuto nascosto.

Vorrei però sollevare una ultima questione, per il momento. Ieri Guido Guidi ha scritto un editoriale che, secondo me e vogliate perdonare la referenzialità, è davvero stupendo. Il motivo è presto detto: ci ricorda che questi scienziati non sono supercomputer fatti di microchip di silicio, ma persone in carne e ossa. Potrà sembrare banale questa precisazione, ma davvero, non lo è. Vi ripropongo il link a quel bellissimo articolo.

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  1. http://online.wsj.com/article/SB125883405294859215.html?mod=googlenews_wsj []
  2. http://noconsensus.wordpress.com/2009/11/21/baby-steps/ []
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Author: Claudio Gravina

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1 Comment

  1. Non sono d’accordo sul terzo punto.

    “Che cosa non troverete: # Dati grezzi che raccontino una storia del clima completamente diversa”

    A mio parere, alcune delle mail mostrano la pervicace intenzione di aggiustare i dati secondo le aspettative.
    Mi riferisco all’auspicio di abbassare di 0.15°C la gobba sulla sst degli anni ’40, per far sì che l’aumento sia il più possibile monotono ma che allo stesso tempo non si discosti troppo dalla gobba presente anche nei dati della terraferma, dati ormai inaggiustabili, perché aggiustati già troppo.
    Mi ricordo che c’erano stati dei commenti sull’argomento proprio di recente qui su CM.
    E’ vero che l’aumento della temperatura del XX secolo non sarebbe ancora rivoluzionato, ma ricordo che la ricostruzione delle sst (e cioè della temperatura globale) è frutto di n ipotesi ed aggiustamenti, di cui il più recente avvenuto tra il TAR e l’AR4, teso a rendere l’aumento il più possibile monotono.
    Non ancora soddisfatti del risultato, il team aveva preannunciato una nuova correzione già da tempo, cosa che ancora non è avvenuta e siamo tutti curiosi di vedere se, quando e come avverrà.
    Ora, per gli sprovveduti che pensano alla scienza come a qualcosa di puro, viene a galla una mail in cui si auspica un’ulteriore aggiustamento ad hoc.
    “Se i modelli e l’osservato si discostano, modifichiamo l’osservato.”
    Tanto il team è depositario sia degli uni sia dell’altro!

    Per quanto riguarda le pie persone che s’indignano per la fuga di notizie per via fraudolenta, ogni atto pubblico è e dovrebbe essere tale: pubblico. A meno di particolari casi quali la sicurezza nazionale, l’incolumità privata o l’indagine giudiziaria (e questo non è il caso), ogni azione volta a nascondere atti pubblici è un sopruso.
    Ogni scambio epistolare o documento fatto tramite istituzioni pubbliche è di dominio pubblico per definizione.
    Chi si oppone, come fa il team, affinché atti pubblici sia tenuti fatti privati, dovrebbe essere perseguito.

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