La scienza è corrotta (e c’è la prova scientifica).

Ovvio che la scienza di cui si parla è quella del clima. Svolgiamo il tema come si conviene nel processo scientifico, seguendo lo standard. Il tutto comincia con alcune semplici osservazioni: alcuni autori di articoli su argomenti climatici vedono rifiutarsi il lavoro da parte di alcune riviste internazionali. Ne scaturisce allora l’ipotesi che un piccolo gruppo di persone, che sono allineate alla teoria dominante ben descritta dai vari rapporti dell’IPCC, riesca ad influenzare la scelta su quali lavori siano degni di essere pubblicati sulle riveste da loro stessi adoperate e in qualche modo controllate.

Nonostante i numerosi casi già segnalati nel passato e che sarebbero bastati a dimostrare la fondatezza dell’ipotesi appena formulata, oggi, che conosciamo i pensieri e le azioni  del gruppo dominante, la dimostrazione scientifica della corruzione della scienza climatica è stata rivelata al mondo.

Demetris Koutsoyiannis, professore  d’idrologia all’università di Atene, esperto di modelli idrologici, di sistemi caotici e di applicazioni degli studi climatici ai modelli idrologici, descrive  la sua esperienza in un intervento appassionante ed appassionato.

La sua decennale carriera è piena di pubblicazioni di alto valore scientifico, riconosciute dal mondo accademico internazionale. Negli ultimi anni, però, si accorge che alcuni lavori legati al clima non riuscivano a raggiungere lo stato di “imprimatur” sulle maggiori riviste del settore. Gli stessi lavori trovavano poi un caldo accoglimento su riviste non esclusivamente dedicate al clima e diventavano presto i suoi lavori più citati dai colleghi. Capì, cosi, che un dogma era imperante: “Il cambiamento climatico è reale, le conseguenze sono catastrofiche per cui non c’è motivo per opporsi a quelle idee e a quelle persone che in maniera ardua si adoperano per salvare dalla catastrofe il pianeta e tutti noi”. Un argomento a favore di tale tesi è che: “Il fine dell’IPCC è buono per l’umanità e per l’ambiente e che ridurre l’emissione dei gas serra sarà benefico, a prescindere dalla validità dei modelli dell’IPCC”.

Ci si dimentica così che “la scienza è un processo per il raggiungimento della verità e che l’adesione fedele a tale sistema non ammette altre finalità. La storia ha già dimostrato che tali distrazioni possono essere nocive per la scienza”. Come non essere d’accordo? Qualcuno ha ancora dubbi su qual è lo scopo ultimo ed unico della scienza?

In caso di perplessità, scriviamolo a caratteri cubitali: la CONOSCENZA!

Le e-mail  dell’Università della East Anglia, sottratte o divulgate che siano state, sono la verifica dell’ipotesi formulata all’inizio. Ecco qui un estratto.

“Ho provato con sforzo a bilanciare le necessità della scienza e quelle dell’IPCC, che NON sono sempre le medesime.”

“Non posso vedere nessuno di questi articoli all’interno del prossimo rapporto dell’IPCC. Io e ****** li terremo fuori in qualche modo – anche se dovessimo ridefinire che cosa sia la letteratura peer-review!”

“Il fatto è che non sappiamo spiegarci la mancanza di riscaldamento nell’ultimo periodo e questo è una caricatura (che ci ridicolizza). I dati del satellite, appena pubblicati sul Bulletin dell’AMS, mostrano che dovrebbe esserci più caldo: i dati sono sicuramente SBAGLIATI.”

“Se non altro, vorrei che il clima cambiasse, così che si potesse dimostrare la correttezza della (nostra) scienza, al di là delle conseguenze.”

“Sembra che gli scettici abbiano avuto un bel colpo di fortuna (con quella pubblicazione) su Climate Research. Credo che dovremmo suggerire ai nostri colleghi ricercatori di non sottomettere più articoli in questa rivista, e neanche di citarli.”

“Una cosa è perdere Climate Research. Invece non potremmo fare a meno di Geophysical Research Letters.”

“Se ritieni che Saiers (editore di GRL) stia nel campo degli scettici, allora dovremmo provare attraverso i canali ufficiali dell’AGU a farlo buttare fuori.” Cosa poi avvenuta.

“Abbiamo investito circa 25 anni della nostra vita in questo lavoro. Perché mai dovrei rendere i dati disponibili a te, quando il tuo unico scopo è cercare di trovarci qualcosa di sbagliato.”

“*****, puoi cancellare ogni email che hai avuto con Keith sull’AR4 (quarto rapporto dell’IPCC). ***** farà altrettanto. Puoi anche scrivere a **** per dirgli di fare lo stesso. Noi pensiamo ad avvisare ******”.

“Sarebbe carino provare a “contenere” il periodo caldo medievale, anche se non abbiamo ancora una ricostruzione emisferica che arrivi così lontano nel passato.”

“Se la Royal Meteorological Society ha intenzione di chiedere agli autori di rendere disponibile tutti i dati – grezzi e risultati intermedi – non sottometterò più altri lavori ai giornali della RMS.”

L’ipotesi è, dunque e senza alcuna remora, validata! Ecco la conseguenza di questa verità scientifica appena dimostrata. “La segretezza (del sistema di peer review degli articoli) è corruttibile e corruttiva. Quelle persone della East Anglia, e i loro collaboratori, che hanno scritto queste cose, si sentivano al sicuro dietro tale segretezza.”

Koutsoyiannis si augura che adesso, alla luce dei fatti nuovi, “si consideri come la segretezza e l’anonimato siano non produttivi e visti come pratiche distruttive per la scienza. Infatti possiamo adesso capire come la trasparenza forzi ad essere più produttivi e propositivi nella ricerca della verità, particolarmente nella scienza.”

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Author: Paolo Mezzasalma

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34 Comments

  1. Il livello dello scontro è politico, sul piano etico e scientifico se le famose mail fossero giudicate autentiche, e viste le smentite mai giunte autentiche le sembrano, la credibilità di varie strutture sovranazionali è uguale al forcig antropico e cioè vicino a 0.
    Detto questo una serie di governi, istituzioni finanziarie, istituzioni sovranazionali ci dicono che dobbiamo cambiare il nostro modo di procurarci energia, il vero problema è…a che pro?
    Quali sono i motivi che spingono governi di ogni colore politico a pensare che senza una svolta radicale nel nostro modo di produrre energia siamo perduti senza speranza!?!
    Temo che le risposte appariranno a problema risolto.

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  2. la meteo e la climatologia dovrebbero essere svolte solo ed esclusivamente dai appassionati,non da quelli che ci lavorano e ci campano

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    • Bè, la sua soluzione mi pare un po’ troppo drastica, anche se in effetti è la stessa a cui ogni tanto penso nei riguardi dello sport professionistico…
      Scherzi a parte, credo che nel settore della meteorologia e della climatologia vi sia spazio per gli appassionati, per i professionisti e per i professionisti-appassionati.

      Luigi Mariani

      PS: ovviamente la lascio libero di giudicare questa mia valutazione come partigiana, poiché svolgo attività professionale nel settore della meteorologia e climatologia applicate.

  3. Che la scienza sia corrotta e’ purtroppo un dato indiscutibile. E non dal tempo di Lysenko o dagli anni ’20 in cui Benda parlava di tradimento dei chierici.
    In pieno medioevo erano note a tutte le contraddizioni del sistena aristotelico, ne parla pure Maimonide nella Guida dei perplessi, ma occorsero secoli per arrivare a Copernico. E questo non per starne ragioni, ma per il semplice fatto che il consenso scientifico era organizzato in una maniera assai simile all’attuale IPCC, una spcie di chiesa, in grado di interpretare la realta’ anziche’ descriverla.

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    • Grazie per gli spunti sul legame tra passato e presente.

  4. Diego,
    le sono già arrivate le risposte di Lorenzo e di Luigi Mariani. Provo a dire anche la mia.
    Per quanto riguarda il punto a: io sono ben contento che l’umanità abbia interferito e continui a farlo col sistema “naturale”. E’ un processo naturale (e non è una contraddizione). L’idea di un’umanità in paradisiaca armonia con la natura è quanto di più lontano ci sia dalle mie convinzioni.
    L’umanità ha prodotto nefandezze contra la natura e, soprattutto, contro sé stessa, ma non ammetto la presunzione di colpevolezza. Sapere che si interagisce è, mi scusi, francamente ovvio. Non per questo la soluzione è stata mai l’immobilismo. Né deve esserlo la paura!
    Come ha detto bene Kevin Tremberth in una di quelle e-mail, non abbiamo idea di come fluisca l’energia nel sistema climatico. Per questo motivo ogni pretesa di agire su di esso è pura paranoia. Nessuna scienza. Il principio di precauzione non porta da nessuna parte, se non al peggio.

    Per quanto riguarda il punto b: essenzialmente mi trovo d’accordo con Lorenzo e Mariani.
    Per quanto lei non ne faccia l’argomento principale, però si continua a parlare di frasi fuori contesto. Mi aiuti a capire: prenda una delle frasi sopra e mi descriva il contesto che cambierebbe il senso delle parole scritte (il senso che io e altri abbiamo attribuito). Le va?
    Lei pensa che la scienza climatica, per meglio dire, l’ipotesi AGW sia fatta da migliaia di persone. Non è così. Sono molto meno e all’interno di questi, alcune decine d’individui stanno conducendo il gioco attraverso un organismo politico e non scientifico dal nome IPCC. Aggiunga il fatto, e non è una leggenda metropolitana, che se non parli di catastrofi, nei contesti più disparati, legati anche in maniera forzata all’AGW, non hai finanziamenti ed il gioco è fatto. Non è tutta ‘sta complicazione.

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    • Mi potrebbe riportare la mail di Tremberth a cui fa riferimento?
      grazie

    • How come you do not agree with a statement that says we are no where close to knowing where
      energy is going or whether clouds are changing to make the planet brighter. We are not
      close to balancing the energy budget. The fact that we can not account for what is
      happening in the climate system makes any consideration of geoengineering quite hopeless as
      we will never be able to tell if it is successful or not! It is a travesty!
      Kevin

      http://www.eastangliaemails.com/emails.php?eid=1052&filename=1255523796.txt

      In caso abbia provocato confusione tra le sue parole e le mie aggiunte, il testo sopra chiarisce.

  5. mi fanno pena tutti..per i soldi quanta gente ci campa a dire balle

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  6. Credo che le mail incriminate non facciano che ribadire quanto già denunciato in altre occasioni da pochi coraggiosi ed in particolare:

    1. il comportamento “tribalistico” da parte di gruppi scientifici ristretti
    2. la mancanza di trasparenza e di disponibilità di dati e metadati
    3. l’assenza di un processo di peer review rigoroso e non piegato a motivazioni ideologiche o “tribali”
    4. la mancata risposta alle obiezioni più elementari espresse da membri della comunità scientifica.

    I punti sopra elencati son tutti ben evidenziati nel rapporto Wegman che è del 2006. Del 2007 è invece la denuncia di Lindzen in merito alla decisione degli editor di Science e Nature di non pubblicare articoli in contrasto con la teoria AGW.

    Quello che emerge in modo chiaro è che siamo di fronte ad un problema di regole del gioco, che vengono prima rispetto allo stabilire quale teoria sia vera o falsa e che fra l’altro non riguardano solo la climatologia ma più in generale il processo scientifico.

    Quella che trovo inaccettabile è la logica per cui per salvare il pianeta qualsiasi mezzo sia lecito, e sul rifiuto di una tale logica mi auguro che tutti noi si possa concordare.

    Luigi Mariani

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  7. @ Diego

    a) bel ragionamento, che condivido, peccato che la tua argomentazione rimanga a metà. Se infatti non conosciamo ancora bene nella loro interezza e complessità quali sono i cicli geobiochimici di cui parli e che regolano il sistema Terra, non possiamo nè sapere bene in che modo le attività umane interferiscano, nè di conseguenza come si possano minimizzare tali interferenze o si possa porvi rimedio nel modo più intelligente possibile.

    La scienza servirebbe proprio a questo, alla conoscenza. Ma se la scienza non è scienza, ma solo la ricerca spasmodica di conferme ad una determinata teoria, magari (e sottolineo magari), dettata da un’agenda politica, ecco che allora non arriveremo a capire come stanno davvero le cose (quei famosi processi geobiochimici) e conseguentemente non potremo minimizzare le nostre interferenze in maniera sensata.

    b) mi stupisco che una persona che fa osservazioni intelligenti come te, possa considerare come di poco conto ciò che traspare da quelle mails. A parte il fatto che le mail non sono affatto decontestualizzate, casomai sono talvolta le frasi che vengono tratte dalle mail stesse ad essere decontestualizzate. Le mail che sono saltate fuori rappresentano una corrispondenza di oltre dieci anni ed il contesto, visto che di questo stiamo parlando, che ne viene fuori è semplicemente da brividi. Scienziati che si comportano come mafiosi, che fanno squadra, per impedire a chi non la pensa come loro di pubblicare nelle riviste scientifiche più importanti, a volte con l’intento di stroncare le loro carriere, oltre che naturalmente per rendere il loro dogma sempre più imperante. Non si tratta di una decina di scienziati qualsiasi, ma dei più importanti, che avevano appunto il potere, influenzando le pubblicazioni, di creare il mainstream o il dogma o comunque lo si voglia chiamare.

    Eppure non hai speso una parola di deplorazione nè di costernazione di fronte a questo quadro desolante.

    Ciò che non è scienza non è ecologico, è antiecologico.

    Post a Reply
  8. @ Giudici
    In realtà credo che nel valutare decisioni e strategie di aziende e investitori (e aggiungo: di governi e attori politici) l’attenzione all’AGW non sia l’unico fattore da prendere in considerazione. Efficienza nei processi di lavorazione e recupero e correlate riduzione dei costi finali (cioè: guadagni), rispetto per l’ambiente e per la salute (che è un concetto più ampio di quello a cui afferisce la tematica dell’AGW, lei, per fare un esempio, “è ben contento che le auto di oggi inquinino meno di quelle di ieri”), strategie di marketing con annesse valutazione dei comportamenti dei consumatori, considerazioni geopolitiche e geoenergetiche… Anche da questo elenco sommario e incompleto emerge che si ha che fare con una serie di considerazioni molto composita: ricondurre qualunque decisione all’adesione a un tema, quello dell’AGW, pur forte, mi pare quantomeno riduttivo.

    Post a Reply
  9. @Mezzasalma
    A) Se aderisco al dogma (e non vorrei discutere adesso di questa espressione), mi perdoni, è perché le motivazione addotte da chi sostiene che quel dogma è sbagliato risultano, a mio giudizio, poco convincenti. Mariani parlava, in un suo intervento qui su CM, di un’etica della falsificazione, intendendo che chi sostiene una posizione dovrebbe elencare quali motivazioni dovrebbero essergli presentate per indurlo a rivedere le sue posizioni.
    E quindi, siccome dal mio punto di vista prima di tutto le attività umane stanno interferendo (rimandiamo a un’altra eventuale discussione il riferimento alla biodiversità, ci sta?) con i cicli geobiochimici (non solo quello del carbonio, anche quelli di azoto, silicio, fosforo), quali argomenti addurrebbe per convincermi che non stiamo interferendo con questi cicli geobiochimici?
    E, nel caso in cui lei concedesse che questa interferenza c’è, quali argomenti addurrebbe per convincermi che in ogni caso non produrrà alcuna destabilizzazione nociva all’uomo e alle altre specie viventi?
    B) Per quanto riguarda poi l’affaire East Anglia: ho letto una parte di quello che è stato pubblicato su siti “scettici” e siti “serristi”, l’impressione che mi sono fatto è che si tratti di una tempesta in un bicchier d’acqua. Come già scrivevo qui su CM:
    si tratta delle mail di una decina di scienziati
    si tratta, va da sé, di mail lette fuori contesto (il che lascia aperte molte interpretazioni contrastanti)
    se scorrettezze ci sono state, spetta ai responsabili designati sanzionarle
    in ogni caso, non credendo all’esistenza di nessun gotha o piramide o centri di potere occulto, né tra i climatologi né altrove, credo che se anche (e sottolineo: se anche) dovessero emergere trucchi o manipolazioni, queste non inficiano il lavoro delle altre migliaia di persone che lavorano all’argomento.
    Come lei sa senz’altro meglio di me, gli studi sul clima hanno una storia di un paio di secoli alle spalle e in questi due secoli il corpus di competenze si è ampliato e segmentato enormemente, pur mantenendo una coerenza complessiva. Sostenere che, avendo qualcuno degli attori di uno di questi segmenti truccato i dati, tutti gli altri segmenti sono da buttare alle ortiche, questo mi pare francamente eccessivo e credo che per un cambio di paradigma serva qualcos’altro.
    La ringrazio comunque per la disponibilità al confronto, cosa rara, in rete e fuori.

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  10. Perle su perle.
    Leggiamo cos’ha da dire Gavin Schmidt
    http://www.scpr.org/news/2009/11/25/stolen-e-mails-raise-questions-on-climate-research/

    “In any other field (a bad paper) would just be ignored,” says Gavin Schmidt at NASA’s Goddard Institute for Space Studies in New York. “The problem is in the climate field has become extremely politicized, and every time some nonsense paper gets into a proper journal, it gets blown out of all proportion.”

    Traduzione libera: quegli scriteriati dei negazionisti, con la cricca politica di riferimento, non appena un articolo del piffero è pubblicato su una rivista di valore, colgono la palla al balzo e rendono quel lavoro come se fosse il loro riscatto definitivo. Quindi, ogni azione volta a evitare ciò è cosa buona e giusta.

    E’ peggio di quanto pensassi 🙂

    N.B.: ho usato il sostantivo “negazionisti” perchè appropriato nel contesto. Vorrei scoraggiare il suo uso in altri contesti, sempre!

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    • e’ ormai come la barzelletta dei due Ebrei sulla panchina al parco, con uno che legge pubblicazioni antisemite, e l’altro che gli chiede come mai. La risposta? “Ma non lo sai, qui dicono continuamente che noi comandiamo il Mondo!”

      Analogamente per questi supermeganegazionisti, che appena dicono “bah!” fanno cadere dieci leggi sul cap-and-trade. E se scrivono un blog a casa, ecco che crolla tutta la conferenza di Copenhagen.

  11. Fuori dai blog e da internet in generale c’e’ un silenzio ” ASSORDANTE” su tutta la vicenda. Lasciate ogni speranza o voi(compreso me) che argomentate. Unica soluzione trasmissioni speciali che si fanno i continuazione per qualsivoglia argomento e di preferenza gossipparo. Trovato un editore televisivo o di carta stampata disponibile a portare a vasta conoscenza del pubblico l’argomento? L’evidenza dice no e intanto i serristi continuano a ridere e a pensare: ” guarda i sorci come squittiscono nel buio delle loro tane telematiche”.
    I sorci incutono timore solo quando escono allo scoperto in strada. Finche’ stanno nelle tane sotterranee la gente non ne ha nessun sentore e nessun timore.
    Hai voglia a tradurre mail e documenti se poi ce li possiamo discutere solo tra di noi. Triste evidenza,tristissima direi, ma attualissima nostra condizione.
    Un saluto a tutti gli stimatissimi colleghi negazionisti.

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  12. Premetto che non riesco ad appassionarmi né alla fazione catastrofista (attualmente vincente) né a quela complottista. Scrivo, invece, per un’esigenza personale: dove posso trovare delle ricostruzioni attendibili delle temperature medie passate del pianeta? Grazie e saluti

    Post a Reply
    • Nella sezione dati del blog ci sono i link ai DB più rappresentantivi, sia per le osservazioni terrestri, che marine, che da satellite, che globali.
      Circa la lro attendibilità, la si considera comunque ottima fino a prova contraria, pur con i dubbi spesso espressi su queste pagine.
      Saluti.

  13. @zret

    queste scie chimiche tra qualche giorno ce le potremmo ritrovare come rimedio di “bioingegneria” direttamente dal summit mondiale sul clima

    Post a Reply
  14. Diego, lei ricade nell’errore di cui parla Koutsoyiannis: aderire al dogma.
    Non ne avrà a male se le dico che il suo argomento sulle emissioni mi rende del tutto apatico.
    Inoltre, piuttosto che pensare all’azione sporca di sporchi interessi atti a sporcare la purezza del pensiero AGW, preferisco pensare ad un ultimo barlume d’intelligenza della specie. Punti di vista.

    Tornando al tema della corruzione del processo scientifico, lei non si esprime su quanto è successo e prima di chiedere un nostro mea culpa, mi piacerebbe leggere delle parole chiare sulle email della East Anglia.
    Ci sta?

    Post a Reply
  15. Altro che velature sottili…

    Post a Reply
  16. “Forse i settori automobilistico, petrolifero, dell’edilizia e del cemento, chimico?”

    Il sig. Diego è sicuramente in buona fede e fa bene a chiedersi “cui prodest”. Ma provi a chiederselo a trecentosessanta gradi. Ha presente che l’AGW sta spostando da qualche anno masse ingenti di finanziamenti a livello mondiale e nei paesi occidentali? Ha presente la linea politica del presidente Obama? E quando si parla di auto elettriche, energie alternative, case ad emissioni zero eccetera non le viene in mente che questi soldi vanno al settore automobilistico, petrolifero, dell’edilizia e chimico?

    Solo per dirne una, pensi al settore automobilistico: è in crisi per i fatti suoi, sia per l’effetto della crisi finanziaria, sia perché è un mercato da anni sostenuto artificialmente ed inflazionato. Quale migliore occasione di rilancio c’è se non sostituire il parco macchine con altre che inquinano meno?

    Si badi bene – sono ben contento che le auto di oggi inquinino meno di quelle di ieri e che quelle di domani saranno ancora migliori. E’ che i soldi girano sempre e comunque, qualsiasi decisione si prenda.

    Post a Reply
  17. riportare il contenuto delle mail a questo punto è un problema?

    Post a Reply
  18. Diego,
    Luigi Mariani ha pubblicato anche questo sull’argomento:
    http://www.climatemonitor.it/?p=3980

    La tua richiesta è leggittima. Ad oggi non abbiamo lo skill di assolverla, ma saremmo molto contenti di poterci avvalere del contributo di qualcuno che lo abbia. Se hai qualche suggerimento saà mia cura provare ad ottenerne il contributo.
    gg

    Post a Reply
  19. Apprezzabile l’invito a riflettere su “etica e cambiamento climatico”, a patto che la riflessione sia il più possibile completa. A tal fine, e lo scrivo anche a rischio di andare OT, sarebbe utile leggere su questo sito qualche intervento (non credo ne basterebbe uno solo) in cui vengano ricostruiti gli interventi attuati negli anni da varie aziende e dai loro lobbisti, e tesi a seminare dubbi e a confondere l’opinione pubblica.
    Perché, comunque, il dubbio viene: da anni si discute, tra l’altro, di ridurre le emissioni di CO2, e chi sono i più grandi emettitori di anidride carbonica? Chi avrebbe interesse a che non vengano adottati provvedimenti volti, appunto, a ridurre le emissioni?
    Forse i settori automobilistico, petrolifero, dell’edilizia e del cemento, chimico?
    Grazie

    Post a Reply
  20. Caro Paolo,
    ti ricordi la conferenza di Padova su “Etica e cambiamento climatico” (23-25 ottobre 2008)?
    Inviai una mail agli organizzatori stigmatizzando alcuni “vizietti” del campo catastrofista quale quello di screditare gli avversari e di non lasciare libertà di dibattito. Non mi risposero nemmeno.

    Secondo me la sentina che si è inopinatamente aperta al CRU dovrebbe portarci finalmente a riflettere tutti insieme sul tema di “etica e cambiamento climatico” e sul fatto che la scienza dovrebbe essere intesa come ricerca della verità in ambiti limitati del reale e dunque come confronto ad armi pari fra teorie.

    Negli ultimi 12 mesi abbiamo avuto tre lavori di climatologia rifiutati da riviste internazionali (1 da GRL, 1 da Nature e 1 da Nature geoscience). In due dei lavori eri coinvolto anche tu. Magari i lavori erano scadenti; tuttavia il dubbio permane….

    Luigi Mariani

    Post a Reply
    • Gentile Prof. Mariani

      Mi permetto di chiederle un cosa. Maurizio Morabito mi ha indirizzato verso un articolo, e le relative risposte dei reviewer, in uno dei post di questo blog. La lettura e’ stata molto interessante, e devo dire che Mann, uno dei referee, non fa una bella figura. D’altro canto penso che il processo di peer-review non ne esca male, si vede che le posizioni sono tutt’altro che monolitiche, e differiscono anche tra ricercatori molto famosi. Anche la lettura delle risposte dei referee agli articoli di Koutsoyiannis e’ molto interessante, e direi, anche se non posso esserne sicuro, che uno dei referee deve essere ancora mann che diciamolo, non fa ancora una grande figura. Io penso che delle cose del genere siano fisiologiche, alcuni miei articoli hanno ricevuto delle stroncature antipatiche, sbrigative, ed anche errate nel merito, e mi occupo di nanotecnologie, non di scienza del clima. Dopo questo preambolo la richiesta e’ la seguente. Sarebbe disposto a condividere la corrispondenza con referee ed editori, per gli articoli sopra citati? Penso che potrebbe essere molto istruttivo per tutti noi.

      Cordiali Saluti

      Giovanni Pellegrini

      PS. Per spezzare una lancia a favore di Mann, segnalo questo nuovo Science: http://www.sciencemag.org.oca.ucsc.edu/cgi/content/full/326/5957/1256?rss=1 che ha allegati 46 pagine di supporting informations, e 22mega di dati e codici sorgente, ammettiamolo, un passo avanti nella trasparenza.

    • Ecco un blog dove si descrivono i vari sotterfugi usati per tenere lontani dalla pubblicazione i non-ortodossi

      http://pajamasmedia.com/blog/three-things-you-absolutely-must-know-about-climategate/

      La sorte degli editors a Climate Research e GRL, e quella che forse tocchera’ all’editor di Weather, ricordano forse piu’ una mafia un po’ bambinesca (senza il morto, beninteso) che la dialettica scientifica. Phil Jones:

      ““I’m having a dispute with the new editor of Weather. I’ve complained about him to the RMS Chief Exec. If I don’t get him to back down, I won’t be sending any more papers to any RMS journals and I’ll be resigning from the RMS””

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