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Scienza e Cambiamenti Climatici: ci vorrebbe un pò di Etica

Come – diranno i benpensanti – cosa c’è ancora da discutere circa la teoria sull’origine antropica del riscaldamento globale (o teoria dell’Antropogenic Global Warming – AGW), quella che molti scienziati e quasi tutti i media additano oggi al mondo come “verità scientifica” e che sta improntando le politiche delle Nazioni Unite e dei governi di tutto il mondo?

Da discutere rimane parecchio: basta osservare il fatto che, nonostante i livelli di CO2 in atmosfera siano in crescita progressiva, le temperature globali non salgono più dal 1998. Ciò rappresenta solo una delle tante eccezioni su cui si sta lavorando nel tentativo di dimostrare sul piano scientifico la falsità di una teoria che oggi viene chiamata in causa, spesso a sproposito, per giustificare un’innumerevole messe di fenomeni, dall’afa estiva delle nostre città (la quale è in gran parte il prodotto dei fenomeni a microscala che sono alla base del fenomeno dell’isola di calore urbano) allo scioglimento delle nevi del Kilimangiaro (il quale non può essere dovuto al global warming in quanto le temperature nella fascia intertropicale sono stazionarie da decenni, sia al suolo sia in quota).

 

Il cimitero delle teorie scientifiche

Come presupposto per ogni ragionamento in ambito scientifico occorre considerare che un’area crescente dei “territori della scienza” è oggi occupata dal cimitero delle teorie, in cui trovano posto quelle teorie di cui è stata dimostrata la falsità. L’attività di “falsificazione” delle teorie è fisiologica per la scienza così come la morte è fisiologica in qualunque sistema biologico.

Esiste tuttavia un’etica della falsificazione (Lakatos, 1977), nel senso che chiunque critichi una teoria dovrebbe dichiarare anche le condizioni che se soddisfatte lo condurrebbero ad aderire alla teoria che sta avversando. Vorrei qui di seguito illustrare sinteticamente le condizioni che valgono per il sottoscritto, sperando che possano suscitare l’interesse di qualcuno.

 

I tre pilastri della teoria AGW

Per procedere in modo rigoroso iniziamo anzitutto con una definizione della teoria a cui si fa qui riferimento.

 

La teoria AGW parte dalla relazione fra temperatura di superficie e concentrazione dei gas serra per affermare che l’uomo, incrementando artificialmente la concentrazione di alcuni gas serra (in primis l’anidride carbonica – CO2 – e poi il metano – CH4 -, il protossido d’azoto N20, ecc.) sarebbe oggi il principale motore di un cambiamento climatico globale con esiti perniciosi per gli ecosistemi e per la stessa nostra specie.

 

La teoria AGW si fonda su tre pilastri:

  1. il ruolo chiave della CO2 di origine antropica come potenziatore dell’effetto serra;
  2. la previsione del clima del futuro svolta per mezzo di modelli matematici si simulazione (i Global Climatic Models o GCM) che si basano sulla meccanica newtoniana della continuità;
  3. le ricostruzioni dei climi del passato, che per gli ultimi 200-300 anni è effettuata per mezzo di dati strumentali mentre per il periodo precedente viene attuata attraverso dati di diversa natura (pollini fossili, cerchie annue di accrescimento di alberi, composizione isotopica di sedimenti calcarei, composizione chimica dell’aria intrappolata in carote glaciali, ecc.) in qualche misura correlati con l’andamento di variabili meteorologiche come la temperatura o le precipitazioni.

La teoria AGW non è peraltro l’unica teoria oggi disponibile. In particolare esiste la teoria solare che indica nel sole il principale motore del cambiamento climatico e che individua nella variabilità dell’attività solare la causa di gran lunga dominante della variabilità del clima terrestre.

 

DOMANDE IN ATTESA DI RISPOSTA

Il presupposto per un’adesione alla teoria AGW che si fondi su basi razionali trascurando gli aspetti di natura emotiva o ideologica è, per quel che mi riguarda, la risoluzione di una vasta gamma di eccezioni rispetto a tale teoria, che classificherò nelle tre grandi categorie di eccezioni relative alle ricostruzioni dei climi del passato, eccezioni relative agli scenari futuri costruiti con i modelli GCM ed eccezioni relative al ruolo della CO2 nel sistema climatico.

 

La ricostruzione dei climi del passato

Per quanto attiene alle eccezioni legate alle ricostruzioni dei climi del passato, limitandoci esclusivamente al clima più recente (ultimi 125.000 anni, un’inezia rispetto ai 4.5 miliardi di anni di vita del pianeta), si evidenziano una serie di fenomeni che la teoria AGW non riesce a spiegare in modo soddisfacente. Fra questi: (i) il fatto che 125.000 anni orsono il mare era più alto di 4-5 m rispetto ad oggi (IPCC, 2007) nonostante i livelli di CO2 fossero inferiori a quelli odierni; (ii) il fatto che fra 110.000 e 23.000 anni fa, in piena era glaciale, la Groenlandia sia stata interessata da 16 eventi di intenso e rapido riscaldamento (eventi di Dansgaard Oeschger) che non trovano giustificazione nella teoria AGW; (iii) le quattro grandi fasi calde dell’olocene (grande optimum postglaciale da 8500 a 4500 anni fa, optimum miceneo intorno a 3000 anni fa, optimum romano circa 2000 anni fa e optimum medioevale (Loehle, 2007) circa 1000 anni fa.

Per inciso sul tema degli optimum olocenici, che gli storici si ostinano a chiamare “optimum”, evidenziando il loro effetto favorevole alla civiltà, è in atto un processo di revisione che mira a ridurne la rilevanza in termini termici, in modo tale da mettere in risalto l’unicità del riscaldamento di 0.7°C avvenuto nel 20° secolo. La tendenziosità che affligge almeno in parte tale processo è stata di recente denunciata da una commissione della Società Americana di Statistica (Wegman et al., 2006).

 

Gli scenari futuri

Circa le eccezioni agli scenari futuri costruiti con i modelli GCM, ci si riferisce al potere previsionale dei modelli GCM, quelli usati per prevedere le temperature del pianeta per i prossimi 50-100 anni. Tali modelli si basano su una tecnologia analoga a quella alla base dei normali modelli usati per prevedere in modo sufficientemente accurato il tempo per i prossimi 5-7 giorni o per prevedere, in modo assai più inaccurato il tempo per i prossimi 3-6 mesi. Un esempio di modello impiegato per quest’ultima attività è dato dal modello stagionale CFS dell’ente americano per la meteorologia NOAA.

Per andare alle radici dell’inaccuratezza facciamo il caso pratico dell’estate 2009 (periodo 1 giugno–31 agosto) per la quale il modello CFS previde un’anomalia termica negativa sull’area italiana e più in genere sul Mediterraneo; al contrario le misure hanno indicato una sensibile anomalia positiva. Fatti di questo tipo inducono i meteorologi previsori ad utilizzare con la massima prudenza i prodotti previsionali stagionali. Ma se questa è la conclusione pratica per i modelli previsionali stagionali, perché dar credito a “scatola chiusa” alle previsioni a 100 anni dei modelli GCM?

Personalmente non trovo ragioni razionali per una simile “apertura di fiducia”; vorrei tuttavia spingere oltre nella critica, affrontando la questione del come si possa giungere a dare una risposta fondata circa l’effettiva abilità previsionale dei GCM.

Certo, si potrebbe aspettare il 2100, ma temo che una tale soluzione non sia compatibile con le esigenze della collettività. Un modo assai più rapido consisterebbe nel verificare l’efficacia dei GCM su un periodo diverso rispetto a quello per cui sono stati “tarati”, e mi spiego. Idealmente si potrebbe richiedere che un GCM venisse “tarato” sul periodo 1951-2000 e poi verificato con riferimento al periodo 1901-1950.

Queste validazioni non sono mai state fatte ed il sospetto è che ciò sia la conseguenza del fatto che farebbero emergere in modo lampante l’incapacità dei GCM a prevedere alcunché. Oggi invece ci si limita a “tarare” i modelli su un periodo che va dagli anni ’50 ad oggi e poi a lanciare verso il futuro i modelli stessi in base alla loro presupposta abilità previsionale.

Come si vede di idee ragionevoli per affrontare il problema della validazione dei modelli GCM ve ne sono; peccato che nessuno (i modellisti in primis) manifesti in modo chiaro la necessità di una validazione e pertanto una collettività che non sarebbe in alcun modo disposta ad affidare a modelli non validati la costruzione di un viadotto o di una centrale termica (con modelli non validati i ponti crollano e le centrali se ci va bene vanno in panne) accetta senza batter ciglio che modelli non validati siano utilizzati per fornire indicazioni che condizionano in modo pesantissimo il futuro delle nostre economie.

 

Il ruolo della CO2

Veniamo infine alle eccezioni legate al ruolo della CO2 nel sistema climatico. L’effetto serra è un fenomeno di per sé benefico, in quanto rende abitabile un pianeta che in sua assenza avrebbe una temperatura media di superficie di –19°C. L’effetto serra è il risultato dei processi di assorbimento/riemissione della radiazione a onda lunga emessa dal pianeta ad opera di una vasta gamma di sostanze (gas serra, corpi nuvolosi, ecc.)

I “gorilla dell’effetto serra” sono il vapor d’acqua e le nubi, che insieme determinano grossomodo l’80% dell’intero effetto, e non l’anidride carbonica. Da ciò consegue che senza un’amplificazione da parte del vapore acqueo e delle nubi, i modelli GCM a fronte del raddoppio dei livelli di CO2 rispetto a quelli pre-industriali possono prevedere solo alcuni decimi di °C di aumento delle temperature globali (+0.47 da oggi al raddoppio della CO2 secondo il modello empirico di Myhre et al. (1998) riportato nel report IPCC del 2001) e non i 4-6°C di cui si parla oggi.

Lo scetticismo nasce allora dal fatto che oggi non siamo in grado di prevedere in modo accurato il comportamento futuro del vapore acqueo e delle nubi. In particolare per queste ultime è noto che se avremo più nubi basse (strati, cumuli, ecc.) avremo temperature di superficie più basse mentre se avremo più nubi alte (cirri) avremo temperature più alte; invece il dire come saranno queste nubi non dico fra 100 anni ma fra un mese è ancora ben aldilà delle nostre possibilità previsionali (Stephens, 2005).

Si osservi che questo è lo stesso problema cui si trovano di fronte i sostenitori della teoria solare. Per ritrovare un sole attivo come oggi bisogna ritornare indietro di 8400 anni ma l’effetto di tale maggiore attività è troppo piccolo, ed ecco allora che i sostenitori della teoria solare ricorrono ad amplificazioni; una, che appare promettente, è stata individuata da Svensmark e Shaviv nei raggi cosmici (Svensmark, 2007).

 

Una questione etica

Come si vede le critiche alla teoria AGW sono varie e sarebbe auspicabile da parte dei sostenitori di tale teoria la puntuale risposta ad esse o quantomeno un atteggiamento un tantino più umile ed aperto al dubbio. E’ mai possibile che i sostenitori di tale teoria si ammantino sempre dell’aura di “salvatori del pianeta”, ignorando l’elementare evidenza secondo cui sbagliare la diagnosi significa il più delle volte sbagliare anche la terapia?

A tale proposito si pensi che se si diffonde uno scenario previsto fra 100 anni e gli si attribuisce un’attendibilità del 90%, come in sostanza fa l’IPCC, è ovvio che ci si assume una responsabilità molto grave. Ad esempio se si prevede che i Paesi del Mediterraneo avranno più caldo e meno pioggia, tutte le opere di adattamento di un tale futuro dovrebbero essere indirizzate a costruire invasi per le acque, con ricadute negative enormi sulle economie in caso di errori nella “previsione”.

Lo stesso dicasi per le malattie tropicali. Chi sostiene oggi, a fronte della stazionarietà delle temperature nella fascia subtropicale, che il global warming stia favorendo l’espandersi della malaria si assume la responsabilità di indirizzare i governi verso provvedimenti del tutto inadeguati ad una lotta efficace a tale malattia (Reiter, 2008).

Questi esempi aprono una finestra sui risvolti etici delle ricerche sul cambiamento climatico cui sarebbe in futuro opportuno dare ben altro rilievo rispetto a quello che viene oggi riservato.

 

NB: Questo articolo è stato pubblicato il 16 settembre su SVIPOP.

 

Bibliografia

  • IPCC, 2001, Report TAR
  • IPCC, 2007. Report AR4
  • Lakatos, I. 1977. The Methodology of Scientific Research Programmes: Philosophical Papers, volume 1. Ed. J. Worrall and G. Currie. Cambridge: Cambridge University Press.
  • Loehle C., 2007. A 2000 year global temperature reconstruction based on on-treering proxies, Energy and environment, vol. 18, n.7+8, 1049-1057.
  • Lyman J.M., , Willis J.K., Johnson G.C., 2006. Recent Cooling of the Upper Ocean, Geophysical Research Letters, VOL. 33, 1-15
  • Monterin U., 1937. Il clima della Alpi ha mutato in epoca storica?, CNR, Comitato Nazionale di Geografia, 54 pp.
  • Myhre, G., E.J. Highwood, K.P. Shine, and F. Stordal, 1998. New estimates of radiative forcing due to well mixed greenhouse gases. Geophys. Res. Lett., 25, 2715-2718
  • Reiter P., 2008. Review – global warming and malaria: knowing the horse before hitching the cart, Malaria Journal 2008, 7(Suppl 1):S3 (available from http://www.malariajournal.com/content/7/S1/S3)
  • Stephens G.L., 2005. Cloud feedbacks in the climate system: a critical review, Journal of climate, Vol. 18, 237-273.
  • Svensmark H., 2007. Cosmoclimatology, A&G, February 2007, Vol. 48, 18-24.
  • Wegman E.J., Scott D.W., Said Y.H., 2006. Ad hoc Committee report on the ‘hockey stick’ global climate reconstruction, 92 pp.
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Published inAttualitàClimatologiaNewsVoce dei lettori

43 Comments

  1. […] Come dargli torto? La politica pervade ormai il mondo della scienza, specie (parole sue) quella degli Orsi Polari. Nulla da eccepire sulla preparazione di Taylor, ma le sue posizioni su altra questione scientifica che la stessa organizzazione dichiara ufficilamente di non conoscere perchè non ritiene di essere competente, è sufficiente a togliergli la parola. Questione ovviamente di libere scelte. Questo però chi raccoglie i loro statement e li traduce in notizie diffondendole in quanto accreditate magari non lo sa. Ancor meno lo sa chi queste notizie le legge. Quanti fanno così? E’ questo che si intende per consenso? Associazioni scientifiche che senza cultura specifica aderiscono ad una teoria (per loro ammissione), fanno comunque numero e quel numero è spesso citato per suffragare la validità della teoria. A me sembra un circolo vizioso. Ora, posto che ogni gruppo può autonomamente decidere cosa dire e a chi farlo dire nelle proprie assise, se è vero che Taylor è un’autorità in materia di Orsi Polari, vuol dire che si rinuncia scientemente al suo bagaglio culturale per questioni ideologiche. Da loro, non ne sapremo di più sull’AGW, ne sapremo di meno sugli Orsi Polari. Ci vorrebbe un pò di etica, per dirla con Luigi Mariani. […]

  2. Claudio Costa

    @ Antonio

    In effetti l’hockey stick di Mann vanta almeno due goffi tentativi di imitazione, il primo è il multigrafico inserito nel rapporto IPCC 2007

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=383

    e l’altro quello di Kaufman 2009

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=954

    L’hockey stick è come l’aglio: si ripropone (da leggere anche i commenti)

    trattasi per lo più di effetti ottici dovuti all’innesto dei dati strumentali, anche se l’evidenza mostra che sono sovrastimati. Per fortuna che la D’Arrigo spiega che la tecnica non è corretta.

    Per fortuna che si sono Moberg ed Esper a fugare ogni dubbio.

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=761

  3. Alessandro

    La chiesa e i caidinali del GW, dopo anni di ricerche per trovare il proprio Papa, adesso l´hanno trovato!
    Si tratta di Papa OBAMA I°.
    Consiglierei molti di vedere “anche” l´aspetto ECONOMICO/POLITICO che involve il GW e le sue teorie.
    Non si nega l´inquinamneto e la necessitá di una sua diminuzione ma far ricadere tutto e solo sull´azione umana é “disumano”!
    Consiglierei di leggere alcuni relazioni a proposito:
    http://resistir.info/climatologia/impostura_cientifica.html

    o leggere la relazione di Molion

    Desmistificando o Aquecimento Global – Luis Carlos B. Molion

    oppure:
    http://www.inovacaotecnologica.com.br/noticias/noticia.php?artigo=principais-conclusoes-modelos-climaticos-estar-erradas&id=010125090716

    o anche:
    http://rashmanly.wordpress.com/2009/03/04/global-warming-myth-is-an-excuse-to-raise-energy-prices-worldwide/

    • Luca Galati

      Io invece non ragiono per principi assoluti, ma ritengo la ‘green economy’ il primo passo verso importanti successi sul fronte dell’ approvigionamento energetico alternativo e sull’inquinamento; se poi c’è chi ritiene che la cosa sia pura demagogica oppure serva unicamente per prendersela con le responsabilità umane (vere o presunte) sui Cambiamenti Climatici attuali tralasciando invece i possibili risvolti positivi, beh questo mi sembra francamente e senza ombra di dubbio una chiara forma di ideologia acritica profondamente disfattista, non costruttiva e non curante del bene del pianeta.

      Cordialmente
      LG

    • LA CO2 non è un inquinante, per quanti sforzi faccia l’EPA per farcelo credere. Non mi è chiaro perchè la valanga di soldi di questo business non possa essere spesa in via prioritaria per agire sugli inquinanti veri. Ma, che stupido, la risposta è nella parola stessa: business.
      gg

  4. Claudio Costa

    @ Antonio

    @ si evidenziano una serie di fenomeni che la teoria AGW non riesce a spiegare in modo soddisfacente… il fatto che 125.000 anni orsono il mare era più alto di 4-5 m rispetto ad oggi (IPCC, 2007) nonostante i livelli di CO2 fossero inferiori a quelli odierni;

    Ma possibile che non abbia mai sentito parlare del ritardo dell’innalzamento del mare rispetto alle cause? Sono cose elementari, ci sono in qualsiasi testo di paleoclimatologia. Sbaglio o gli mancano i fondamentali a questo signore?”

    Questa non l’ho capita, secondo me Mariani si riferiva al fatto che le temperature nell’Eemian hanno raggiunto picchi di 4-6° più alti dell’attuale temperatura terrestre, e non a causa della CO2, questo è dimostrato anche dal livello dei mari, che era di 6 mt più alto dell’attuale. Quindi:
    – cosa scaldò la terra nell’iterglaciale scorso?
    – perchè mai in questo interglaciale non ci dovremmo aspettare un riscaldamento simile a quello dell’Eemian
    Рe perch̬ adesso la causa dovrebbe essere diversa? cio̬ la CO2 e non il sole?

    • Luca Galati

      Gentile Sig. Costa, mi sembra che lei dimentichi un’altro tassello importante nella validazione di una teoria scientifica secondo il Metodo Scientifico stessso ovvero la sua riproducibilità tramite l’esperimento: nella fattispecie ciò consisterebbe nella costruzione di un modello di simulazione che indichi come la forzante solare sia la causa indubitabile delle variazioni climatiche passate in assenza di dati diretti sulle temperature.

      Il fatto poi che ragionevolmente possa essere stato il Sole (per esclusione) la causa dei Cambiamenti Climatici passati, ciò non vuol dire necessariamente che non possano agire anche altre cause sul Sistema Climatico come ad esempio i forcings antropici nel determinare i Cambiamenti Climatici attuali.
      La critica diventa piuttosto valida se si considera che le misurazioni strumentali indicano una scarsa influenza solare almeno negli ultimi 30 anni cioè quando si assiste al maggior contributo al GW attuale.

      Cordialmente
      LG

    • Claudio Costa

      @ Luca Galati

      Ci ha provato Spencer ma non l’hanno pubblicato http://www.weatherquestions.com/Roy-Spencer-on-global-warming.htm

      Roy W. Spencer, «Global warming and Nature’s Thermostat», WeatherQuestions.com, 07/04 2008 ( ha cambiato il sito devi cercare l’articolo)
      e poi Scafetta

      Scafetta wilson 2009 usa Krikova 2007 a collimare acrim 1 con acrim 2

      Alle critiche su Krikova da parte di Schimdt Scafetta risponde che i dati sono spiegati bene e che Schmidt deve solo studiarli meglio Cap 2 punto a

      http://wattsupwiththat.com/2009/08/04/scafetta-benestad-and-schmidt%E2%80%99s-calculations-are-%E2%80%9Crobustly%E2%80%9D-flawed/

      Scafetta 2009 parte da dati reali Acrim ( più Krikova nel collegare il 2 con l’1) e senza usare altre ricostruzioni come guida, come invece fa PMOD ottiene pari pari le temperature degli ultimi 400 anni.

      E’ un miracolo!
      Trovi tutto qui

      http://www.fel.duke.edu/~scafetta/index-publications.html

      A meno che, come già detto il modellino di Scafetta sia costruito per dare un certo risultato (vedi Mann 1999), non mi sembra però che gli contestino questo.

  5. Claudio Costa

    @ Antonio

    Queste invece sono sull’induzione di “microaerosol” da parte dei GCR

    http://www.springerlink.com/content/n57121r735134233/ Frank Arnold “Atmospheric Ions and Aerosol Formation” Space Science Reviews Volume 137, Numbers 1-4 / June, 2008 10.1007/s11214-008-9390-8
    http://hal.archives-ouvertes.fr/docs/00/31/75/93/PDF/angeo-23-675-2005.pdf A. Kasatkina and O. I. Shumilov:” Cosmic ray-induced stratospheric aerosols “30 March 2005 Annales Geophysicae, 23, 675–679, 2005: 1432-0576/ag/2005-23-675

    che dovrebbero alterare la densità ottica dell’atmsfera e dare dimming,se non favorire la formazione dei nuclei di condensazione ( ancora da dimostrare) o sbaglio?

  6. Claudio Costa

    @ Antonio

    “Dio santo, ma la roba di Svensmark e Shaviv negli Stati Uniti sono almeno tre anni che è stata messa da parte, definitivamente.”

    Penso che sia lo stesso che su climalteranti dice che Scafetta non se lo fila nessuno e che preferisce il lei.

    Li hanno messi da parte , e sbagliano perchè poi ci sono le peer review, queste sono su Svensmark 2009

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?
    ind=news&op=news_show_single&ide=878

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=880

  7. Claudio Costa

    @ Giovanni Pellegrini

    “Certo, quest’ultimo articolo che ho segnalato rende il tutto molto più interessante, vediamo per esempio se è in grado di mettere in discussione l’effetto degli aerosol tra gli anni 40 e 70 come affermano gli autori.”

    I solfati antropogenici sono sfasati di 10 anni anni rispetto al raffreddamento e nell’emisfero sud sono in piccola percentuale: non possono essere stati i solfati,

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=347

    piuttosto il sole.

    http://www.wpsmeteo.it/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=318

  8. Giovanni Pellegrini

    Segnalo questi due articoli freschi freschi ed interessantissimi:

    1) “Setting cumulative emissions targets to reduce the risk of dangerous climate change”: http://www.pnas.org/content/106/38/16129.short?rss=1

    2) “Long-term natural variability and 20th century climate change”:http://www.pnas.org/content/106/38/16120.short?rss=1

    Il secondo è particolarmente interessante, in quanto tramite alcune tecniche si separano la variabilità climatica interna dai forcing esterni. Ne emerge da un lato una grande variabilità, dall’altro un forcing esterno che cresce in maniera monotona. Con tutto ciò si sottolinea la necessità di affinare i modelli. Tutti contenti dunque. La pubblicazione di questo articolo mi sembra estremamente attinente al tema di questo post. Lo si potrebbe definire un articolo scomodo, tuttavia è passato su una delle riviste più prestigiose del pianeta. Io rimango sempre della mia opinione: i buoni articoli passano, senza pregiudizi, senza essere mainstream, senza bias: le regole del gioco funzionano discretamente bene.

    Riguardo al commento di Gravina sull’errore dell’articolo Science 2007, non penso che quell’errore cambi un gran che i risultati, quindi mi pare che si possa dire che, al contrario di quanto suggerito qui:

    1) Le proiezioni di CO2 sono corrette, molto correte anzi
    2) Che l’andamento delle temperature è in accordo con i modelli

    Certo, quest’ultimo articolo che ho segnalato rende il tutto molto più interessante, vediamo per esempio se è in grado di mettere in discussione l’effetto degli aerosol tra gli anni 40 e 70 come affermano gli autori.

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Luca Galati

      Sicuro che il secondo paper si ricordi di filtrare anche il peso del forcing interno dovuto ai gas serra per mettere in luce i forcings esterni? Perchè non lo dice nell’abstract…

    • Giovanni Pellegrini

      Non saprei cosa dirle, non sono del ramo… mi sembrava interessante in generale. I dettagli li lascio a lei che e’ del mestiere.

      Cordiali Saluti

      Giovanni Pellegrini

  9. Antonio

    @ è stata di recente denunciata da una commissione della Società Americana di Statistica (Wegman et al., 2006).
    @ una, che appare promettente, è stata individuata da Svensmark e Shaviv nei raggi cosmici (Svensmark, 2007).

    Ma c’è qualcuno che puo’ avvisare Mariani che sta citando cose vecchie e superate, che in campo scientifico “recente” è un lavoro di tre mesi e non di tre anni fa ?
    Dio santo, ma la roba di Svensmark e Shaviv negli Stati Uniti sono almeno tre anni che è stata messa da parte, definitivamente.

    @ si evidenziano una serie di fenomeni che la teoria AGW non riesce a spiegare in modo soddisfacente… il fatto che 125.000 anni orsono il mare era più alto di 4-5 m rispetto ad oggi (IPCC, 2007) nonostante i livelli di CO2 fossero inferiori a quelli odierni;

    Ma possibile che non abbia mai sentito parlare del ritardo dell’innalzamento del mare rispetto alle cause? Sono cose elementari, ci sono in qualsiasi testo di paleoclimatologia. Sbaglio o gli mancano i fondamentali a questo signore?

    Mi sembra che l’atteggiamento sia quello di chi si mette in piedi all’Hyde Park Corner e grida al mondo che stanno sbagliando tutto. Ma non è uno che lavora in Università ? Perché non prova a studiare un po’ e capire come stanno le cose?
    E magari scrivere un articolo scientifico serio, anche solo su uno dei punti che contesta.

    • Magari se, dopo aver calmato i bollenti spiriti (si ragiona tutti meglio), volesse illuminarci lei, dico magari, la discussione ne gioverebbe.

      L’abbiamo detto allo sfinimento: venire qui, nell’anonimato (quasi) totale, fare una valanga di critiche, usare toni (davvero) poco gentili, non è per nulla accettabile. Vi sono molti commentatori in questo sito che, senza subire mai alcuna cesura, esprimono il proprio pensiero, spesso fortemente discrepante da quello di chi scrive: senza necessità di calcare troppo la mano.

      Se vorrà unirsi al nostro entourage di commenti (ed è questo il senso di questo sito), sarà il minimo che ci aspettiamo. Altrimenti, buona navigazione, l’oceano è ampio.

      CG

    • Luigi Mariani

      Caro Gravina, la ringrazio per l’intervento che condivido in pieno.

      Circa la mail cui Lei si riferiva, solo due considerazioni:
      1. Come si fa a considerare superata la teoria si Svensmark e Shaviv, di cui nei prossimi giorni verrà avviata la validazione con un “esperimento cruciale” al Cern?

      2. Come si fa a considerare la scienza come un usa e getta e che va
      fuori moda come un paio di braghe?

      E qui mi fermo perchè non vale la pena di andare oltre, non senza aver prima rilevato che il mio scritto è centrato sulle regole del gioco, che dovrebbero venire prima del fatto che una teoria sia vera o falsa, e che anzi dovrebbero servire proprio per trovar modo di rispondere alla domanda: è vera o falsa questa o quella teoria?

      Mi domando se in climate monitor qualcuno abbia qualcosa da dire su questi temi o se si preferisca sorvolare, come del resto si è sorvolato sulle conclusioni (terribili, in termini etici) della commissione Wegman circa il modo in cui fu ricavato l’Hockey stick di Mann (ma ormai questa è roba vecchia essendo della remota estate 2006…).

      Luigi Mariani

    • Luigi,
      con riferimento alla questione etica, penso che si dovrebbe cercare di concentrare gli sforzi nel breve e nel brevissimo periodo, perchè lì si sa cosa fare. La mitigazione dei cambiamenti climatici è una chimera ed allo stesso tempo un affare colossale, mentre l’adattamento e la protezione delle popolazioni dagli eventi estremi sono solo una voce di spesa. Gli studi di Pielke dimostrano che in assenza di un trend significativo sull’occorrenza e l’intensità degli uragani che colpiscono le coste americane ad esempio, i danni sono aumentati per l’aumento dell’urbanizzazione delle zone costiere. Quanto accaduto nel 2005 a New Orleans ne è la riprova. Ma senza andare così lontano, restando a casa nostra, ormai quasi ogni temporale fa danni inestimabili. L’anno scorso in Sardegna, a Roma ed in Liguria, ieri l’altro a Palermo e tra domani e dopodomani probabilmente sulle isole maggiori. Quasi sempre l’indiziato numero uno è il dissesto del territorio, in presenza di eventi che sono sempre accaduti. Volgere lo sguardo al futuro lontano tralasciando l’oggi ed il domani è sì, profondamente anti-etico, specie se, diversamente da quello che si dice sul clima, gli strumenti di prevenzione li abbiamo già.
      gg

    • Antonio,
      Luigi Mariani prima ancora di essere una voce autorevole è mio amico. Un’altro commento così e lei sarà escluso dalle discussioni. Sono antidemocratico? Sì, con chi lo è.
      Buona giornata.
      gg

  10. Claudio Costa

    @ Giovannoi Pellegrini

    “E se i modelli fanno un buon lavoro, per quanto rozzi, è possibile che i forcing e la sensibilità climatica da loro stimati siano cosi’ sbagliati? E’ certamente possibile, ma è invece probabile che quelle stime abbiano senso.”

    Il rapporto causa effetto tra temperature e CO2 è certo: la temperatura fa alzare la CO2!
    e viceversa?
    Se le prossime decadi saranno di raffreddamento come dicono Scafetta 2009 per via del sole, o Kennyslide 2007 per via delle oscillazioni oceaniche ( sempre legate al sole secondo Scafetta) ecc i modelli sfaseranno..ma di molto!

  11. Giovanni Pellegrini

    Penso che il seguente articolo

    http://www.pik-potsdam.de/~stefan/Publications/Nature/rahmstorf_etal_science_2007.pdf

    sia abbastanza chiarificatore, riguardo a temperature e CO2, e pare che i modelli tutto sommato facciano un buon lavoro. E se i modelli fanno un buon lavoro, per quanto rozzi, è possibile che i forcing e la sensibilità climatica da loro stimati siano cosi’ sbagliati? E’ certamente possibile, ma è invece probabile che quelle stime abbiano senso.

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Luca Galati

      Paper molto chiaro ed elegante: direi che mette in luce in maniera candida e onesta molte cose che molti invece hanno sempre dichiarato non vere.
      I modelli addiritura sottostimerebbero la crescita del livello dei mari mentre quella delle temperature è in linea con le proiezioni più negative dei modeli stessi.

    • Senza voler aprire un fronte di discussione su quel paper “elegante” (ma magari un giorno affronteremo anche questo), va detto per dovere di cronaca che anche la statistica di quello studio ha presentato diversi e importanti difetti. Lo stesso Stefan Rahmstorf ammette di aver compiuto un (ovviamente banale) ritocchino.

      Almost correct: we chose M=15. In hindsight, the averaging period of 11 years that we used in the 2007 Science paper was too short to determine a robust climate trend. The 2-sigma error of an 11-year trend is about +/- 0.2 ºC, i.e. as large as the trend itself. Therefore, an 11-year trend is still strongly affected by interannual variability (i.e. weather). You can tell from the fact that adding just one cool year – 2008 – significantly changes the trend line, even though 2008 is entirely within the normal range of natural variability around the trend line and thus should not affect any statistically robust trend estimate

      Ripeto, però, il tema del dibattito è un altro, quindi non voglio dare vita a un off topic.

      http://www.realclimate.org/index.php/archives/2009/06/a-warning-from-copenhagen/comment-page-6/#comment-127955

  12. Giovanni Pellegrini

    @Guido Guidi

    Ci sono ancora delle sue affermazioni che mi lasciano perplesso, per esempio:

    1)”A questo si aggiunge anche il fatto che la CO2, pur in continua crescita, non è cresciuta quanto stimato nelle stesse proiezioni.” Da questi dati invece parrebbe il contrario: http://data.giss.nasa.gov/modelforce/ghgases/GCM_2004.html. Se fosse così gentile da fornirmi la sua fonte, controllerò volentieri.

    2)”Ancora riguardo alle stime, è ancora quantomeno strano che a nessuno venga in mente che sono probabilmente sbagliate, perchè il clima NON sta andando nella direzione pronosticata” Anche qui, almeno a giudicare da questa immagine (http://www.realclimate.org/images/comp_monck3.jpg), le temperature misurate sono ben dentro l’intervallo di confidenza dei modelli. Quindi in base a cosa si afferma che il clima “NON sta andando nelle direzione pronosticata”?

    Ho preso due esempi, ma in verità sono semplicemente interessato alle basi sulle quali si fondano le affermazioni di cui al punto 1 e 2, per poter approfondire il discorso.

    Faccio un’ultimo appunto. Mi pare che spesso si mescolino questione scientifica e mediatica. Non sarebbe meglio rimanere sulla prima delle due?

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Luca Galati

      Concordo pieanamente: le polemiche inutili e offensive andrebbero lasciate a chi di dovere, qui sarebbe meglio trattare i fatti e i dati scientifici come il metodo scientifico stesso vuole.

    • Ho commesso un errore e me ne scuso: avrei dovuto scrivere come previsto e non quanto. La crescita della CO2 mi sembra sia stimato che segua un andamento lineare, ovvero con 2,2/2,3ppmv fino al 2008, per poi passare a 2,8/2,9ppmv di lì in avanti (scenario A1B). Nel frattempo la temperatura si è fermata. Sembra ci manchi la capacità di capire come l’una influisca sull’altra. Quanto alle temperature, ed il discorso non può che essere collegato, la previsione è ben dentro l’intervallo di confidenza per il pregresso (non stupisce, visto che quelli sono i dati con cui sono state tarate le proiezioni), mentre se ne allontana chiaramente dai primi anni di questo secolo. Forse è per questo che qualcuno si aspetta un intenso riscaldamento nei prossimi due anni, altrimenti la curva uscirà del tutto dall’intervallo di confidenza. Questo è un segnale (breve, molto breve e per questo anche molto labile) di diminuzione della confidenza. Però questo segnale arriva proprio quando la proiezione comincia a camminare da sola. Non mi pare un buon segno, ma può darsi che sbagli.
      Quanto alla confusione tra ambiti mi preme sottolineare due cose:
      1. Questo è un blog di comunicazione, ci piace essere il più possibile precisi (e purtroppo a volte non ci riusciamo), ma non possiamo avere la pretesa di fare scienza (almeno non io, qualcuno degli ospiti, come l’autore di questo post la fa e anche bene per fortuna), quanto piuttosto divulgazione e confronto (questi commenti ne sono la riprova).
      2. Se la teoria dell’AGW si spogliasse del catastrofismo mediatico e non, altrettanto farebbero tutti gli altri e noi smetteremmo di commentarlo. Se attraverso questo catastrofismo mediatico e non non si cercasse di far passare per acquisite conoscenze che sono tutt’altro che tali, noi ci limiteremmo a partecipare, nel nostro piccolo, alla discussione. Forse abbiamo fatto delle polemiche inutili, ma non certo offensive, se non con la giusta dose di ironia. Tacciare l’interlocutore di negazionismo (avevo promesso che non lo avrei scritto più, mannaggia) è offensivo e strumentale.
      Comunque grazie per la vostra attiva partecipazione alla discussione.
      gg

    • Luca Galati

      Noi non tacciamo nessuno: vorremmo solo che si parlasse di questioni tecniche, se possibile, e si ragionasse nella maniera più trasparente e serena possibile, altrimenti ci adegueremo comunque.
      Grazie comunque per l’intervento chiarificatore.

  13. @ Giovanni Pellegrini
    Naturalmente no, chi si occupa di ricerca su queste cose lo fa (a parte casi isolati) in assoluta buona fede e non è nè tonto, nè incapace. Però è in molti casi costretto ad indirizzare i propri sforzi solo nella direzione del mainstream, pena non essere preso in considerazione. Si trovano riferimenti al climate change ed al global warming in tutti dico tutti i lavori pubblicati e questo è per lo meno curioso.
    Quanto alle stime, certamente ci sono, e certamente vanno tenute nel dovuto conto. L’errore consiste o è consistito nel farne dei dogmi, processo cui gli autori hanno contribuito solo in parte (a parte autorevoli casi isolati, leggi Hansen, Mann, Solomon e qualcun altro), ma la gran parte del lavoro l’hanno fatta i comunicatori di professione, unici non addetti ai lavori autorizzati dal mainstream a parlare anche in assenza di background (leggi ad esempio Shneider, il presidente dell’IPCC ed il megafono per eccellenza Al Gore). Una cosa è proporre delle ipotesi e ragionarci su, un’altra è gridare alla prossima catastrofe, raccogliendo lauti profitti da questa attività megafonica. A mio modesto ed ignorante parere, questo è quello che non va.
    Ancora riguardo alle stime, è ancora quantomeno strano che a nessuno venga in mente che sono probabilmente sbagliate, perchè il clima NON sta andando nella direzione pronosticata. Per questa anomalia (si fa per dire) vengono normalmente addotte due spiegazioni entrambe poco comprensibili:
    1. Si tratta di variabilità di breve periodo che ha poco o nulla a che fare con i trend di lungo periodo;
    2. La latitanza del riscaldamento negli ultimi anni è frutto della variabilità naturale che si sovrappone al GW, il quale tornerà più cattivo di prima non appena la Natura si assopirà di nuovo.
    Affermazioni in contrasto tra loro oltre che errate:
    1. Nell’ultimo Report IPCC il periodo “sospetto” in termini di trend delle temperature è stato ristretto alle ultime decadi del secolo scorso. Se quel periodo è buono (in senso temporale) per essere esaminato e preso a riferimento, analogamente cominciano ad essere buoni anche gli ultimi dieci anni o giù di lì, perchè la differenza è molto inferiore a quella che potrebbe esserci ovviamente tra l’intero periodo post-industriale e la suddetta recente varazione di tendenza.
    2. Se la variabilità naturale o se si preferisce i forcing non antropici sono ora in grado di “mascherare” gli effetti di quelli antropici, non è chiaro perchè prima questo non sia stato possibile. Ovviamente non può essere così, per cui la stima del peso dei forcing antropici deve per forza essere stata sovrastimata o viceversa quella del peso dei forcing naturali è stata sovrastimata (al riguardo è più corretto dire niente affatto considerata). Questo ci riporta alle stime su cui si basano le proiezioni i cui conti, guarda caso, non tornano.
    gg

    • Luca Galati

      Sul punto 2 c’è da dire che non sempre un forcing naturale ottiene il suo effetto: la cosa accade evidentemente quando le forzanti naturali si combinano in fase tra loro nella stessa direzione di alterazione come può succedere per i cicli oceanici che seguendo propri periodi di oscillazione possono alterare il clima solo se la risultante degli effetti, calcolata in maniera non-lineare, non è nulla.

      Sul punto 1 si potrebbe anche dire che 10 anni sono minori di 30 e quindi potrebbe essere lecito il sospetto di una variabilità decadale, ma su questo solo il tempo può dircelo.

  14. alessandrobarbolini

    bell,articolo,ma purtroppo fin che i media ogni giorno si schierano con il famigerato IPCC,l,altra sponda scientifica (che non ha risalto da parte dei media )pare falsificante.resta il fatto assurdo che non si possono disegnare scenari a 100 anni …faccio parte sempre piu di quella parte snobbata di persone che nutrono grossi dubbi su questa associazione catastrofista denominata IPCC…oramai criticarla significa sparare sulla crocerossa….ebbene si ,che importa,quando si profetizza a quella maniera…..anche se é una crocerossa…chi se ne importa

  15. Luigi Mariani

    Ai partecipanti a questa discussione vorrei ricordare che lo spirito del mio scritto si coglie soprattutto in tre aspetti, i quali hanno una valenza molto più generale che non quella legata alla teoria AGW
    1. nel richiamo all’etica della falsificazione di Lakatos
    2. nel richiamo al fatto che in ogni scienza il confronto fra teorie dovrebbe essere visto come fisiologico e non come patologico
    3. nel richiamo all’idea molto illumististica (e dunque molto poco di moda) secondo cui sbagliare la diagnosi equivale quasi sempre a sbagliare la cura, il che con un pianeta che va per i 7 miliardi di abitanti può avere, questo si, effetti catastrofici.

    Richiamare tali aspetti mi pare più che mai necessario in quanto ci troviamo a vivere in un mondo pieno di “progressisti” che da un lato si ergono a difensori postumi delle posizioni galileiane (ai suoi tempi del tutto minoritarie e per giunta in contrasto rispetto ad una teoria, quella geocentrica, che riusciva a spiegare una quantità enorme di fenomeni astronomici) e dall’altro hanno il vezzo di aggredire in modo anche violento le posizioni di chi cerca di applicare le idee di Galileo (che sono poi quelle per cui “ogni convinzione è cosa vana senza la verifica sperimentale”) in campi scientifici come quello qui in discussione. Un tale comportamento a casa mia si chiama “ipocrita”.

    Ciò detto debbo confessare di non avere personalmente ancora deciso a che teoria aderire, nel senso che ravviso debolezze sia nella teoria solare che in quella AGW (entrambe necessitano ad esempio di amplificatori senza i quali non possono giungere alle loro conclusioni). Tuttavia non vi nascondo che i seguaci della teoria AGW mi stanno sempre più antipatici.

    Luigi Mariani

    • Luca Galati

      Se si riferiva a me, non capisco perchè ho solo risposto a delle interrogazioni fatte nel post come richiesto nello stesso.
      Del resto anch’io, nei limiti del ragionevole, faccio uso del famoso scetticismo o per meglio dire della sana critica applicata a metodi e risultati di studio climatici: questa infatti non è una prerogativa solo degli antagonisti all’AGW, ma fortunatamente è uno strumento molto democratico a cui tutti possono attingere nel giusto modo e che qualcuno chiama anche onestà intellettuale.
      Se invece il suo era un discorso generale ne capisco comunque le ragioni.

      Cordialmente
      LG

  16. Luca Galati

    Buono lo spunto di Pellegrini.

    Comunque questa faccenda del NAO e di altre teleconnessioni atmosferiche come causa del cambio climatico è piuttosto strana perchè in quanto pattern atmosferici non possono essere considerate a rigore una forzante energetica del sistema climatico come invece potrebbero esserlo a tutti gli effetti i cicli oceanici che hanno nelle SST il forcing energetico effettivo.

    • Luca Galati

      …al più modificano localmente le condizioni meteo-climatiche, ma la media termica globale in assenza di forzanti dovrebbe rimanere la medesima.

  17. Alessandro

    Un ragionamento sugli errori veri o presunti dell´IPCC.

    “Io non appartengo alla squadra degli scettici, ” Non ci sarebbe motivo per cui Mojib Latif climatologo tedesco, dovesse cominciare con queste parole il suo intervento durante la Conferenza Mondiale del Clima realizzata dall´ONU a Ginevra (Svizzera) se non fosse che lui stesso é uno degli autori degli studi fatti per l´IPCC.
    In effetti, essere considerato uno scettico significa non concordare con le conclusioni dell´IPCC sia essa una divergenza totale o parziale. Contrariare le conclusione dell`IPCC é diventato come assumere una precisa posizione politica in cui gli argomenti scientifici hanno finito di essere importanti.
    Latif, apparentemente temendo di essere relegato all´”ostracismo scientifico”, o all´eresia riservati a chi ha osato sfidare la posizione ufficiale, ha pensato meglio anticipare qualsiasi accusa, con quella frase iniziale.

    Secondo Latif, “nei prossimi 10 – 20 anni” una tendenza di raffreddamento naturale della Terra andrá a sovrapporsi al riscaldamento causato dall´uomo, solo dopo questo periodo di raffreddamento il riscaldamento globale si fará nuovamente osservare.

    Il raffreddamento sarebbe causato´per alterazioni cicliche nelle correnti oceaniche e nelle temperature dell´Atlantico Nord, fenomeno consciuto come NAO (North Atlantic Oscillation).
    Opponendosi a quello che oggi é una ortodossia dei mutamenti climatici e del GW, il ricercatore dell´IPCC ha affermato che i cicli oceanici furono probabilmente i grandi responsabili per la maggior parte del riscaldamento globale registrato negli ultimi 3 decenni. E adesso il NAO si stá muovendo verso un periodo piú freddo.
    Questi dati sui cicli naturali oceanici sono sufficienti per spiegare tutte le recenti variazioni sui monsoni in India, sugli uragani dell´Atlantico e il disgelo dell´Artico e vari altri eventi.
    Latif non é solo nelle sue conclusioni contestatrici. Vicky Pope del servizio Meteorologico inglese, ha lanciato un secchio di acqua fredda nella stella piú recente dei difensori del GW: La riduzione dello strato di ghiaccio nell´Artico.
    Secondo lui, la perdita drammatica di copertura di ghiaccio nell´Artico é in molta parte prodotto da cicli naturali e non dal solo riscaldamento globale. Relatori preliminari suggeriscono che il disgelo nel 2009 giá é minore di quanto fu nel 2007 e 2008 ( La conferenza Mondiale sul clima si é tenuta dal 31 agosto al 4 settembre 2009)ed é giá confermato il recupero dei ghiacci artici in questi giorni.

    “Le persone domanderanno se questo significa il fine del GW, ma dobbiamo fare questa domanda a noi stessi prima che lo facciano gli altri” ha detto nuovamente Latif.
    Il riconoscimento dell´importanza dei fattori naturali sugli eventi prima attribuiti al riscaldamento globale antropico equivale ad assumere che i modelli climatici non sono tanto buoni quanto si desiderava per predire eventi a corto tempo.
    “In molti sensi, noi sappiamo piú cosa succederá nel 2050 di cosa succederá il prossimo anno” ammette Pope.
    I modelli climatici sono proiezioni statistiche che partono da eventi passati, questo li fa diventare adatti a prevedere tendenze, anche se ci sono molte incertezze sopra i punti specifici della curva di proiezione, cioé sulla previsione per un anno specifico.

    Ma questo non allevia le cose. I modelli dell´IPCC sono stati alvo di una sequenza di critiche che possono minare molto piú la credibilitá delle raccomandazioni sia dell´IPCC che delle sue conclusioni scientifiche.
    A rigore, la scoperta di inconsistenze e mancanze nei modelli climatici é qualcosa piú che prevedibile e fa parte dello sviluppo del lavoro scientifico. Nessun scienziato difenderebbe che tali modelli siano completi e finiti, in veritá queste critiche e difetti sono addirittura desiderati, nella misura che mostrino che il “sapere” sta facendo progressi.
    Il grande problema é che questi modelli e i suoi risultati sono stati sempre presentati come fatti definitivi al grande pubblico, principalmente attraverso quello che é convenzionalmente si chiama “Catastrofismo climatico”, cioé una serie di proiezioni allarmistiche, fatte da scienziati, che sono arrivati al notiziario ma che poco hanno a che fare con la scienza.
    Proprio il fatto che l´IPCC presenta proiezioni per l´anno 2100 sempre é stato criticato dalla comunitá scientifica piú ampia, proprio perché nessuna altra scienza si arrischierebbe a tanto. E il campo specifico della meteorologia, oltretutto, ha sempre affermato che la precisione delle sue previsioni é data dal volume dei dati collettati e dal periodo di tempo coperto dalla previsione, tanto piú corto la scadenza tanto piú precisa sará la previsione.
    Con questo diventa molto problematico convincere tutti, che le conclusioni dei modelli climatici centreranno le previsioni da qui a 50 o 100 anni se loro non riescono a farlo neanche nei tempi piú vicini. Sará piú difficile soprattutto convincere i politici, che hanno il potere per cominciare iniziative concrete per combattere gli effetti dell´attuale stile di sviluppo economico sociale sicuramente dannoso per l´ambiente, sviluppo economico sociale che causi il riscaldamento globale o no.
    Il GW é diventata come una religione con le sue funzioni sacre, i suoi apostoli i suoi discepoli le eresie e i libri sacri (i rapporti che vengono pubblicati)… io preferisco essere un eretico ma cercare di ragionare col mio cervello.

    Alessandro Di Bella
    21-09-2009

  18. Giovanni Pellegrini

    C’è un aspetto in tutto il discorso che non mi è per nulla chiaro…

    1) Se ammettiamo che la CO2 causi un forcing di totCO2 W/m^2

    2) E se ammettiamo che un eccesso di tot W/m^2 fa aumentare di un totT dT la temperatura

    Allora, se si ha una stima ragionevole di totCO2 e totT, si dovrebbe avere una ragionevole certezza di che aumento di temperatura attribuire alla CO2, ed eventualmente agli altri Gas serra. Al di la di tutte le incertezze, mi sembrava che le stime di questi due parametri fossero comunque discrete.

    Quindi, per come la vedo io, se si hanno dei grossi dubbi sull’AGW, devono esserci dei grossi problemi al punto 1, al punto 2, o per entrambi i punti.

    La mia domanda è: Lo stato dell’arte è cosi rozzo da non poter effettuare nessun ragionamento basato sui punti uno e due?

    Cordiali Saluti

    Giovanni Pellegrini

    • Salve Giovanni,
      se non erro di questo abbiamo in parte già discusso. La fisica e la chimica dei legami molecolari ci dice già quanta radiazione ad onda lunga può essere intercettata e riemessa dalla CO2. La funzione è logaritmica, per cui l’assorbimento e la riemissione sono elevati per basse concentrazioni e via via sempre più basse per alte concentrazioni. In particolare un raddoppio della concentrazione di CO2 (280-560ppmv) provocherebbe un riscaldamento intorno ad 1°C. Questo non frigge il pianeta. Per farlo occorrono elementi che amplifichino questi effetti. Nubi e vapore acqueo appunto. Il problema è che la risposta è sì, allo stato attuale le fisica delle nubi ed il comportamento del vapore acqueo (liquido, solido o gassoso che sia) in un contesto di crescita della temperatura sono rozzamente noti e altrettanto rozzamente descritti. Il risultato è che mentre sommando queste interazioni presunte si proietta (si è proiettato per la verità, perchè stiamo già parlando di stime che hanno quasi dieci anni) il mondo nel forno, lo stesso nel forno non ci sta andando. A questo si aggiunge anche il fatto che la CO2, pur in continua crescita, non è cresciuta quanto stimato nelle stesse proiezioni. Lo farà in seguito? Non lo sappiamo. Lo faranno le temperature? Sin qui no, e questo non depone a favore della soluzione del problema. Ammesso che sia tale.
      gg

    • Giovanni Pellegrini

      Quindi mi pare di capire, 1°C senza feedback per il raddoppio di CO2

      Includendo anche dei possibili feedback, nonostante le incertezze, lei che cifre sparerebbe per il raddoppio di CO2 riguardo a:

      1) Radiative Forcing in W/m^2
      2) dT in °C

      magari includendo qualche intervallo di confidenza.

      Cordiali Saluti

      Giovanni Pellegrini

    • Non ci sono cifre da sparare Giovanni. Nessuno dei FB è quantificabile e tutti lo sono, sia in valore assoluto che con segno + o -. Questo è quello che si fa con la modellizzazione del sistema. Se si guarda al vapore acqueo ad esempio (www.climate4you.com) questo non sembra essere aumentato in modo significativo. Delle dinamiche nel tempo della quantità di nubi sappiamo poco o nulla, ancor meno della loro specie (quelle alte amplificano il calore quelle basse lo mitigano). Se poi queste siano influenzate e come dal particolato che viene dal sole o dal cosmo il discorso è ancora più complesso, perchè anche questa è una ipotesi tutta da dimostrare. Il punto è che fornire un numero ha senso se quel numero è significativo. Se rientra (come sin qui è accaduto) nella variabilità che il pianeta ha già visto moltissime volte, tutto il resto perde di significato. Quanto poi oggi quel numero possa essere giusto è inoltre oggetto di accesa discussione, perchè il raccordo tra proxy e dati osservati non è così affidabile come sembra e perchè questi ultimi soffrono di moltissimi problemi di disomogeneità spaziale e temporale e di oggettività della misurazione.
      No, direi che proprio non posso sparare, ma per fortuna c’è chi lo fa. 🙂
      gg

    • Giovanni Pellegrini

      A questo punto un’altra cosa mi lascia perplesso:

      In letteratura queste stime si trovano. Ovviamente si puo’ dire che siano prive di significato, dal momento che “no, non si possono sparare”. Allora chi produce queste cifre e’:

      1) Tonto, o incapace, o poco preparato, o erroneamente fiducioso dei suoi mezzi che dir si voglia
      2) In cattiva fede
      3) Entrambe le cose

      Per quel che mi riguarda, al di la di casi isolati, mi pare impossibile che una larghissima parte della comunità scientifica che si occupa di questi problemi possa ricadere nella categoria 1,2, oppure entrambe…

      Cordiali Saluti

      Giovanni Pellegrini

  19. Luca Galati

    Provo a dare io delle risposte a dubbi già noti sul fronte dello scetticismo climatico riferendo quello che si respira in ambito universitario attendendo a mia volta delle risposte:

    1) gli attuali modelli climatici non son ben in grado di evidenziare trend climatici decadali, i quali probabilmente dipendono da retroazioni del sistema climatico come forse l’attuale, mentre sono ben progettati per evidenziare il trend multidecadale (30 anni): su questo gap l’IPCC, con i suoi collaboratori, ci sta lavorando come afferma nel suo ultimo rapporto in cui sottolinea la necessità di previsoni più brevi nel tempo e locali.

    2) la variazione del clima passato è legata evidentemente a variazioni dell’orbita terestre per scale di 100.00 anni e questo l’IPCC non lo mette in dubbio; per le variazioni su scala ultracentenaria esistono teorie lagate alla attività solare, ma ancora non pienamente dimostrate ovvero suffragate da dati sperimentali. Dubbi rimangono sulle ricostruzioni del millennio passato.

    3) le previsioni stagionali soffrono molto di più della variabilità meteorologica rispetto alle proiezioni trentennali che sono invece mediate nel tempo.

    4) taratura e validazione di un modello non sono la stessa cosa: la prima presuppone una regolazione (tuning), la seconda invece valida o meno direttamente il modello facendolo girare al rovescio ovvero nel passato a partire dallo stato presente (la sensitività climatica immessa proviene da studi paleoclimatici): è il caso quest’ultimo dei modelli climatici attuali. Comunque un procedimento alternativo descritto si potrebbe anche fare come controprova.

    5) anche se i processi delle nubi non sono ben modellizzati il vapore acqueo agisce come amplificatore dell’effetto serra anche senza nubi ovvero in forma non condensata: poichè la temperatura cresce per effetto della Co2, c’è da aggiungere anche un’amplificazione da parte del vapor acqueo, cosa che pare sia sufficientemente riprodotta nei modelli.

    6) tutte le teorie scientifiche sono validate da prove scientifiche altrimenti detti ‘dati’: la teoria solare mostra delle crepe almeno negli ultimi 30 anni.

    C’è una frase simpatica di Sagan, scettico ed astrofisico, che dice:
    “Sì, la mente va tenuta ben aperta, ma non così tanto che il cervello ne cada fuori.”

    Pare anche che un vero scettico si mostri così al pubblico:
    “Io scettico, ne dubito!”

    Insomma il buon senso deve accompagnare anche il saggio scettico.

    Cordialmente
    LG

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