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di Carlo Colarieti Tosti

Continuando gli argomenti esposti nell’ultimo outlook pubblicato lo scorso 28 novembre, con questo aggiornamento cercheremo di spostare al mese di gennaio il nostro esercizio di prognosi a lungo termine.

L’attività solare continua a mostrarsi piuttosto “blanda” con un valore dell’indice geomagnetico aa index del mese di novembre (figura 1) addirittura lievemente inferiore al precedente mese. Dall’immagine in figura 2 si conferma quanto precedentemente scritto evidenziando come il numero di macchie solari mensili (SSN) si sia mantenuto attorno alle 60 macchie. La QBO (Quasi Biennial Oscillation) sia alla quota isobarica di 30 che di 50 hPa, come da figure 3 e 4, permane in fase negativa anche se alla quota isobarica di 30hPa è ben chiara la tendenza a risalire confermando il raggiungimento del valore minimo tra gli scorsi mesi di luglio ed agosto. A questo punto possiamo attenderci che l’inverno 2012-2013 possa trascorrere con l’indice in fase negativa.

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E’ Natale? No. Siamo in Svezia? Nemmeno. Siamo in Italia, area alpina, ed è, anzi ieri era, il 16 di maggio. Vigo di Cadore è una ridente località cadorina, forte di 1553 anime, più non quantificati gatti (più di quattro) e cani, tutte viventi sopra i 951 metri slm, quota alla quale si staglia il Campanile della Chiesa.

Il tempo non è il clima, questo lo sappiamo e lo sanno anche quelli dell’altra sponda. Ma il clima, è la sommatoria del tempo. Spazio e tempo cronologico, ovviamente ampio il primo e lungo il secondo, scelti a piacere. E’ clima un trentennio, ma lo è anche un decennio, ma lo è anche un anno, e lo è infine, una stagione. Che stagione è quella che al 16 di maggio vede 32°C sotto zero viaggiare alla media troposfera e portare la neve sulle margherite di Vigo, ma non solo?

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Prima di diventare bianca. Immagini spettacolari dall’ESA, il nostro territorio quasi interamente coperto di neve, come certamente non lo avevamo mai visto.

Qui per l’alta risoluzione.

Mentre gli appassionati sono ai blocchi di partenza e scaldano i muscoli per seguire con il nowcasting l’evoluzione di questa ondata di freddo, gli espertoni stanno già gareggiando a chi la spara più grossa.

Il primo scatto è su tutti i giornali. Non bastano infatti le inutili classifiche compilate ex-post a specifico uso e consumo delle edicole, ora abbiamo anche i futures, i prodotti derivati della sensazione a buon mercato, cioè carta straccia vera e propria: le classifiche previste.

Titoloni su La Stampa e La Repubblica:

Sarà la settimana più fredda degli ultimi 27 anni. Parola di meteo farfallato.

Si può consentire una fuga in avanti così plateale? Neanche per idea, ecco arrivare il ruggito del leone, il recupero del rondinologo buono per tutte le stagioni.

Al TG2 delle 13:

Non si deve pensare che il riscaldamento globale voglia dire sempre e solo caldo; i cambiamenti climatici portano eventi sempre più estremi, caldi ma anche freddi o addirittura gelidi. Nel servizio, il richiamo all’85 e al ’56, gli anni di quando gli uomini erano uomini e i meteorologi pure. Questa, ovviamente, la prova provata del disastro in atto.

E’ imprendibile, ha vinto.

Ci siamo, la musica è cambiata. E non veniteci a dire che non ve l’avevamo detto. Lo so, non si dovrebbe mai bearsi delle proprie intuizioni, anche perché quando c’è di mezzo l’evoluzione delle dinamiche atmosferiche nel medio e lungo periodo c’è sempre il rischio di fare pessime figure.

Con la pubblicazione del nostro Outlook dei primi di gennaio, accompagnata dalla pubblicazione di una mappa delle anomalie del geopotenziale alla media troposfera, però, qualcuno aveva sottolineato il carattere scherzoso che accompagnava la trattazione, considerandoli degli amiccamenti inopportuni, quasi a voler sottendere che celassero una scarsa professionalità nell’afforntare l’argomento.

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E’ un colpo di reni, come quelli di un vecchio ma esperto portiere che arriva a prendere una palla diretta all’incrocio dei pali salvando in extremis il risultato della partita.

Già salvato prima e colonizzato poi dall’american style, ora gravemente minacciato dal tumultuoso avanzare delle società orientali, il vecchio mondo, l’Europa, sta per dire addio alla sua leadership culturale.

Ma ecco che corrono in suo aiuto alcuni esperti “di punta” della scienza del clima e l’eurocentrismo si manifesta più vispo che mai. In breve.

Un po’ di freddo in Europa occidentale? E basterebbe questo per rinverdire lo scetticismo sui cambiamenti climatici? Cosa volete che sia l’Europa rispetto alla vastità del Pianeta?

Uhm…sicchè:

Asia

L’asia è in Europa occidentale…

Yucatan e Florida

E lo sono anche la Penisola dello Yucatan e la Florida…

Siberia

Per non parlare della Siberia, dell’Australia e di tutto il continente antartico (le ultime due sono incidentalmente in un emisfero dove è attualmente estate).

Tutto in Europa occidentale questo solo-meteorologico-freddo-locale.

Allora, ormai i lettori lo sanno, con spudorato spirito campanilistico (mio), CM si getta nella mischia delle previsioni soltanto se c’è qualche possibilità che la capitale sia visitata dalla neve. Lo abbiamo fatto l’anno scorso con grande soddisfazione, ci abbiamo riprovato qualche giorno fa facendo un buco nell’acqua e ora, quando sembra che potremmo esserci, facciamo un altro tentativo.

Lo strappo alla regola nella fattispecie è doppio, perché dato che si tratta della giornata di venerdì, saremmo già quasi in ambito nowcasting, altra pratica che su queste pagine preferiamo evitare.

Però, la situazione sembra davvero interessante. Come sempre siamo al limite, ma questa volta non si tratta di capire se il raffreddamento progredirà abbastanza da sprofondare sull’area tirrenica con il giusto contenuto di umidità e la giusta configurazione barica, perché le precipitazioni, quando arriveranno, proverranno da ponente, associate ad un sistema frontale abbastanza classico e certamente non retrogrado.

La chiave di volta sarà nella velocità del sistema. Di norma flussi troppo veloci sono controproducenti, perché l’avvezione di vorticità non riesce a produrre un minimo barico sul basso Tirreno, conditio sine qua non per le nevicate da flusso retrogrado sull’Italia centrale tirrenica. In questo caso, con il sistema che arriva da ponente, accompagnato da una temporanea ma importante risalita del campo termico, potrebbe essere proprio la velocità a favorire la precipitazione solida. Infatti, negli strati più bassi dell’atmosfera le temperature saranno piuttosto basse, anche per la probabile assenza di nubi durante la notte, tanto basse da favorire la formazione di uno strato isotermico nel momento in cui comincerà a salire lo zero termico. In pratica si scalderà sopra, restando freddo abbastanza sotto.

Se le precipitazioni saranno solide da subito, il fenomeno potrebbe anche persistere a lungo, perché proprio la neve potrebbe contribuire a tener freddo lo strato più basso. Se così non dovesse essere, per l’immediato entroterra potrebbero essere dolori, perché aumenterebbe il rischio di pioggia congelantesi, meteora decisamente pericolosa e sgradita, che tra l’altro, più tardi in giornata è quasi certa.

Come sempre, ce n’è per fare una gran brutta figura, perché basterà una mezz’ora in più di venti meridionali per mandare tutto a monte. La chiosa è dunque d’obbligo. Vedremo.

Aggiornamento

E così l’abbiamo vista!

Roma, il Pantheon 17/12/2010

Ubi maior minor cessat… Queste son soddisfazioni :-)

Corre voce che la neve sulle regioni tirreniche e, più specificatamente sulla capitale abbia dei tempi di ritorno di venticinque anni o più. C’è stata nel ’56, nell’86 e nel 2010. Più indietro non so, ma direi che la statistica possa dirsi consistente.

Messa così ci sarebbe da mettersi comodi, e aspettare paziantemente il 2035 o giù di lì. Per quegli anni, tra l’altro, ci sta che la neve sarà stata messa in museo in apposita teca refrigerata, almeno stando alle proiezioni climatiche più di moda.

E invece no, reggetevi forte, perché oggi è comparsa una configurazione di medio termine di quelle che fanno tremare i polsi ai meteofili. Se non sapessi che di qui al 9-10 dicembre, i modelli potrebbero cambiare idea almeno tre o quattro volte, salvo poi tornare alla configurazione iniziale, farei subito un giro a controllare l’efficienza dei lampioni sotto casa.

Le cose starebbero così: passata questa azione meridiana, che lascerà un minimo solo soletto al largo delle Canarie, il flusso perturbato principale dovrebbe ritirarsi verso latitudini più elevate, pur mantenendo una discreta profondità sull’Europa settentrionale; per il mediterraneo, un bel flusso secondario derivato ad elevato indice zonale per qualche giorno; poi, nuova spinta meridiana del promontorio atlantico, con conseguente distacco di un gyre al largo dell’Islanda, e Scandinavian Pattern positivo dritto sull’Europa centrale, quello che i più “tecnici” chiamano rodanata; minimo al suolo sottovento al medio-basso Tirreno, temperatura a 850hPa ben sotto i -4°C et voilà, la pioggia diventa neve.

Ma c’è di più, il tutto dovrebbe infatti avvenire nella tarda notte del 9 dicembre, giusto in tempo perché le condizioni ideali si concretizzino nelle prime ore del mattino del 10 dicembre, secondo un cliqué decisamente raro ma anche già visto.

Succederà? Vedremo, per ora è poco più di un vagito. Perciò per adesso diciamo che chi segue CM sa che queste sono le uniche occasioni in cui parliamo di previsioni, per mia chiara inclinazione campanilista e perché la neve a Roma è la sfida prognostica più avvincente di tutte, di quelle che sai di aver avuto la giusta intuizione solo quando il paesaggio comincia a cambiare. L’anno scorso, per esempio, le previsioni numeriche hanno ballato la rumba fino al giorno prima (era il 12 febbraio), salvo poi esserci stati 6°C in città e sulla costa limitrofa fino a un’ora prima che cominciasse a nevicare.

Una cosa è certa, non ci sarà da fare bagni di sole, con buona pace dell’anno più caldo di sempre, questa foto è di ieri l’altro in un aeroporto inglese :-)

Addendum

Primo significativo ripensamento. La prima discesa di aria fredda scorre a est, mentre la seconda, più occidentale, arriva nel Mediterraneo centrale. Tuttavia la velocità con cui il modello fa evolvere l’onda difficilmente potrà generare il minimo al suolo, indispensabile alla bisogna. Come scritto qualche riga più su, sia sui ripensamenti che sull’evoluzione, vedremo.

Aggiornamento

Uhm…ci pettina ma non ci fa lo shampoo, almeno così sembra. L’evoluzione è ancora nettamente meridiana, ma la tentazione per il flusso di scorrere a est quel tanto che basta per far innescare la tramontata è piuttosto forte. Stando all’attuale situazione prevista, si conferma l’alta velocità dell’onda con scarsa probabilità di ciclogenesi nei bassi strati sul Tirreno. Decisamente interessante, e anche oggettivamente condivisibile, la considerazione del lettore Marcello Libriani, che con il suo commento ha spostato l’attenzione sul secondo impulso, che sembra assumere una matrice molto più nord-orientale. Su questo, tuttavia, la predicibilità è talmente bassa da consigliare prudenza se non proprio mutismo.

Una considerazione. Stando al pattern ipotizzabile nel lungo periodo dall’analisi delle anomalie bariche e termiche delle previsioni mensili e stagionali, la depressione del campo termico nella bassa e media troposfera potrebbe persistere a lungo, con conseguente apertura di altre più favorevoli opportunità di flussi meridiani retrogradi. Con la stagione invernale mediterranea di fatto ancora lontana questo segnale è decisamente interessante.

Aggiornamento 2 (domenica 05 h 09:15)

Niente da fare. L’attenzione si sposta ai primi giorni della prossima settimana. Per il week-end vedremo invece una fantastica omega, ma il freddo vero finisce sui Balkani. Di lì, tra lunedì, martedì e mercoledì, dovrebbe venire a farci visita. Ma è un cut-off, temo che stavolta non basterà neanche il nowcasting. Se succederà qualcosa lo sapremo solo dopo. :-)

Aggiornamento 3 (mercoledì 8/12 h 10:33)

Ogni promessa è debito, quel che è giusto è giusto, si deve dare a Cesare quel che è di Cesare…servono altri luoghi comuni? Uno solo, forse. Perché arrivi il freddo vero sull’area Tirrenica ci vuole veramente l’evento eccezionale. Quindi non quello che sta per arrivare.

Ormai è assodato che il primo impulso se ne andrà molto a est. Quello che lascia ancora ampi margini di predicibilità è invece il secondo, che comunque il modello continua a spostare in avanti nel tempo ad ogni uscita. In particolare, si è innescato un pendolo interessante tre le produzioni giornaliere, con una che coerentemente continua a proporre la retrogressione del minimo fin sulla Spagna e un successivo interessamento del Mediterraneo centrale, e l’altra che altrettanto coerentemente, tiene questa retrogressione più alta di latitudine presentando sul Mediterraneo occidentale poco più di un veloce asse di saccatura.

A meno di eccezionali sconvolgimenti della prognosi, direi di chiudere qui questa fase e passare oltre. A breve usciremo con il nostro outlook fino a fine mese. Vi prometto che sarà interessante.

La neve è consistente con il Global Warming, dal Telegraph e dal blog di Steven Goddard.

“Sebbene questo sia un’inverno abbastanza freddo per gli standard recenti, è perfettamente consistente con le prognosi del global warming”, secondo Myles Allen, capo del Climate Dynamics Group al dipartimento di fisica dell’università di Oxford. “Se non fosse per il global warming, queste ondate di freddo avverrebbero molto più frequentemente. La cosa interessante è che ora siamo sorpresi da questo genere di tempo. Io dubito che lo saremmo se fossimo negli anni ’50, perché erano molto più frequenti.”

Come Goddard fa giustamente notare, se fossero stati frequenti o abituali, questi eventi non avrebbero generato dei record, come invece è accaduto su tutta l’Europa nei giorni scorsi.

Continuare ad aver “fede” in queste predizioni (diversamente non saprei definirle) è ridicolo, perché per quanto siano comunque sempre calibrate in modo da superare l’aspettativa di vita di chi le recepisce, alcune sono già verificabili, come quella di uno dei maghi del CRU-Team di dieci anni fa:

Secondo il Dr. David Viner, uno scienziato ricercatore della Climatic Research Unit (CRU) dell’università della East Anglia, nel giro di pochi anni, la neve invernale diventerà un “evento molto raro ed eccitante”. I bambini semplicemente non sapranno cosa sia la neve.”

Ok, se tutto va bene moriremo congelati.


L’occasione è più unica che rara, i guru della monetizzazzione del clima dovrebbero essere tutti insieme a Can’tCun, pronti a diffondere l’ennesimo ultimatum. Nicholas Stern, che soltanto pochi giorni fa minacciava di embargo gli Stati Uniti qualora non si decidessero una buona volta ad avviare un serio programma di decarbonizzazione della loro economia. Ottmar Edenhofer, economista e co-chair del Working Group III dell’IPCC, convinto che clima e ambiente abbiano ormai poco a che fare con questi negoziati, in quanto in realtà si tratta di redistribuire la ricchezza del mondo. Kevin Anderson, direttore del Tyndal Center for Climate Change Research, che propone di fermare lo sviluppo dei paesi ricchi e imporre delle politiche di razionamento dei beni e dei servizi (qui su CM). L’ex-un-certo-numero-di-cose Al Gore, che con le politiche di protezione ambientale e gli allarmi sul clima ha efficacemente protetto e largamente pasciuto il suo portafogli (qui, sempre su CM).

Se tutti questi, che a colpi di terabyte hanno prodotto intere foreste di carta stampata per calcolare l’impatto del riscaldamento globale di origine antropica sul pil del mondo e delle singole nazioni, tra una sessione e l’altra del vertice potessero dedicarsi a far due conti su quello che ci sta costando questa precoce ondata di freddo in Europa, sarebbe utile, molto utile.

Trasporti bloccati, danni alle infrastrutture, ripercussioni sulla salute dei cittadini, calo della produttività industriale etc etc. E non basta, per dirla con Saviano in “Gomorra” che ha scritto tra l’ironia e la disperazione che in Campania l’asfalto è idrosolubile, ora abbiamo scoperto che è così anche nel resto del paese. Anzi, l’idrosolubilità va estesa anche a tutto il resto, colline, argini dei fiumi e, perché no, anche alle rovine di Pompei. Perché piove e fa freddo mannaggia, malgrado sia novembre e malgrado gli inverni dovessero essere sempre più miti e la neve dovesse essere soltanto un ricordo.

Come? Ah, già, l’Europa non è il mondo. Vero, ma ne è una discreta porzione, soprattutto in termini di pil, che tra le altre cose comprende anche una discreta porzione di quello che si produce altrove, giusto perché proprio Kevin Anderson ha individuato nella globalizzazione del mercato uno dei mali del mondo.

Come? Si tratta di tempo e non di clima? Non direi, cari amici del famoso “Dipartimento il tempo non è il clima se fa freddo ma lo è se fa caldo“. Sono tre anni che va così, e mentre quest’anno siamo appena all’inizio della stagione fredda, l’anno scorso e quello prima ancora se la sono passata scura (cioè fredda) anche il nord America e l’Asia.

Fate un po’ voi, per me tre anni fanno clima, tant’è vero che persino i guru del disastro climatico, comunque non paghi di insuccessi, hanno capito che per far presa sui policy makers -leggi quelli che aprono i cordoni della borsa- servono prognosi di breve periodo a scala regionale e non vaticini centenari di dimensioni globali, e in questo senso stanno ridisegnando l’architettura del prossimo report IPCC.

Come? L’esca è troppo piccola per attirare l’attenzione di chi è abituato a ragionare in termini di miliardi? In fondo cosa sarà mai un po’ di neve novembrina e qualche record di freddo nel vecchio continente!

Giusto, allora so cosa ci vuole. Leggete qui, il rapporto del GSE sul rendimento dell’idroelettrico in Italia, mai così performante dal 1977, cioè da poco prima che si aprisse la parentesi del global warming antropico e esattamente quando, guarda un po’, il clima del Pianeta sembrava aver virato al freddo e qualcuno agitava (a sproposito) anche lo spauracchio dell’imminente glaciazione.

Capisco di non capire un accidente di di economia, di produttività e di dinamiche associate, ma forse se qualcuno facesse due più due (non servono terabyte di potenza di calcolo, basta guardare dalla finestra e va bene anche il Pirellone), ci risparmieremmo l’estenuante inseguimento della chimera dell’AGW e potremmo dedicare un po’ di impegno e di risorse a proteggerci e prepararci per i capricci del tempo, che a furia di persistere diventa clima e che, notoriamente, fa più danni quando è freddo di quando è caldo.