Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

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In questo video il comico Maurizio Battista cerca di far riflettere sul principio “chi inquina paga” (durata 1:01).

 

 

Uno dei pilastri fondamentali su cui poggia l’attuale ecologismo di stampo europeo è il famoso principio: “Chi inquina paga”; quello ad esempio per il quale chi ha i soldi e può pagare il ticket entra nella zona sottoposta ad ecopass mentre chi non può permetterselo rimane fuori e va con i mezzi o a piedi.

Risultato: per combattere lo smog chi può paga ed usa l’auto incontrando meno traffico, gli altri con meno disponibilità utilizzano altri mezzi. Effetto secondario dell’applicazione del principio alla lotta all’inquinamento è un introito per le casse “statali” o “locali”.  Ma se si tratta di inquinamento perché permetterlo pagando?

la prossima volta che un temporale estivo vi rovina la giornata di ferie, non prendetevela con Giove Pluvio, ma piuttosto con la vostra auto. E dopo il temporale, se invece di una serata più fresca l’afa vi accoppa, sarà proprio il caso di buttare via le chiavi del Suv e tornare a casa in bibicletta.

Queste, a spanne, le riflessioni di una domenica pomeriggio di maggio moderatamente afosa causa scirocco, con il Suv spento e senza ombra di temporali in giro. Riflessioni suscitate dalla lettura di un nuovo paper uscito sul GRL:

Potential aerosol indirect effects on atmospheric circulation and radiative forcing through deep convection – Fan et al., 2012.

Continue reading “Suv e temporali, il mondo è più caldo.” »

Il 2 febbraio 2011, alla notizia dei circa 90000 morti a causa dello smog, avevano pubblicato questo post notando l’incremento rispetto i 7400 dell’anno precedente.

Oggi il quotidiano dei verdi “Terra” riporta una statistica Nomisma per la quale i morti sono esattamente 5786 (pdf qui) , quindi all’ingrosso UN QUINDICESIMO di quanti erano ad inizio mese.

La diminuzione sarà stata merito dei blocchi del traffico domenicali? Forse qualcuno starà esultando ma, almeno in questo caso, non possiamo affermarlo in quanto basta una piccola ricerca per trovare che la notizia è “vecchia”, la statistica è dello scorso anno (qui e qui). Però l’osservazione può essere lo spunto per chiederci perché nel caso di un problema serio come quello dell’inquinamento locale i numeri sono sempre forniti dati con un’apparente esattezza, addirittura fino all’unità (5786), pur essendo così enormemente differenti i risultati a seconda dello studio che si prende.

E poi qualcuno si lamenta se ci permettiamo di criticare il consenso “informato” sui temi dell’AGW. Leggete qua, La Stampa, non proprio un giornaletto di quartiere.

“Lo smog più pesante arriva dai termosifoni”

Oggi stop alle auto, ma l’Udc va all’attacco

emanuela minacci torino

Ci siamo. Oggi di nuovo a piedi, per la seconda volta nel 2011. Stop alle auto dalle 10 alle 18, nonostante la pioggia dei giorni scorsi: Comune e Provincia hanno dichiarato che lo smog è di nuovo su. E così oggi, auto bloccate, con le solite eccezioni e tram e bus intensificati e dal biglietto unico (1 euro) che dura tutto il giorno. Ciò premesso lo smog non è soltanto Pm10, polveri sottili. Ma anche, e soprattutto Co2, anidride carbonica, vale a dire le emissioni che arrivano da impianti di riscaldamento che meno ecologici non si potrebbe. E così in Regione si sta per aprire una nuova battaglia ambientale.

Ad aprirla è un ordine del giorno che l’Udc di Alberto Goffi depositato proprio venerdì, a 48 ore «dall’ennesima, inutile, domenica del pedone». Scrive Goffi: «Il blocco delle auto è una farsa, la vera causa dell’inquinamento sono gli impianti a gasolio obsoleti di edifici pubblici, ospedali in primis». E poi snocciola dati inediti: «L’anidride carbonica è uno dei gas responsabili dell’effetto serra. Fra i consumi di un’auto e le sue emissioni di CO2 c’è una correlazione diretta: tanto più una vettura consuma, tanta più anidride carbonica emette. L’unico modo per contenere la CO2 è diminuire i consumi». A seconda del combustibile bruciato l’entità delle emissioni cambia (2,380 kg per litro di benzina, 1,610 kg per litro di Gpl, 2,750 kg per litro di metano, 2,650 kg per litro di gasolio).

Goffi prova a paragonare la produzione del parco auto circolante in centro con quella degli impianti di riscaldamento a gasolio dei sette ospedali di Torino: Martini, Oftalmico, Valdese, Molinette, Giovanni Bosco, Maria Vittoria, Amedeo di Savoia. «Il totale delle loro emissioni è 38.180.352 chilogrammi di CO2 all’anno. Questo valore deve essere suddiviso per i sei mesi in cui rimane acceso il riscaldamento, ovvero 182 giorni: il valore è di 209.782 kg di CO2 al giorno. Questa cifra divisa per l’emissione media giornaliera di CO2 per auto 4,695 Kg, porta a 44.682, cioè il numero relativo alle auto che circolano contemporaneamente nella Ztl».

Conclusione: «Basterebbe adeguare gli impianti di riscaldamento degli ospedali e convertirli in impianti a norma o ecosostenibili e le domeniche a piedi non avrebbero più ragion d’essere. Basterebbe che gli le amministrazioni pubbliche investissero su questi eco-impianti, così come pretendono dai privati quando li obbligano a cambiare auto». (grassetto aggiunto)

Capito? Quella nube scura che invade i cieli delle città quando non c’è vento o non piove è anidride carbonica. Decisore bene informato, reporter ancora meglio informata di lui.

Ogni inizio anno, con il verificarsi degli sforamenti delle concentrazioni tipici del periodo invernale, c’è l’allarme morti per smog, una parola che suscita le angosce di quando era dovuto a fumo e nebbia ormai divenuti fenomeni molto meno frequenti. L’anno scorso avevamo scritto a tal proposito su CM “La Realtà Con il Tempo Ha Sempre il Sopravvento Sulle Idee” , riportando anche un elenco storico delle stime statistiche dei morti (oppure si può leggere “MORTI PER INQUINAMENTO, LA LOTTERIA DEI NUMERI).
Anche quest’anno l’inizio dell’anno ci ha portato l’allarme inquinamento dell’aria ed i relativi blocchi del traffico; nelle città dove le persone hanno una delle aspettative di vita più lunghe al mondo, sembra si respiri un’aria terribile.
“Ogni anno in Italia, l’inquinamento da polveri sottili è all’origine della morte di 15 persone ogni 10 mila abitanti” riporta l’articolo “Lenzuola bianche contro lo smog: ’Uccide 15 persone ogni 10 mila abitanti’” del “Corriere della Sera”.
Il conto è presto fatto: se siamo circa 60 milioni di abitanti i morti per smog sono circa 90 mila, un bell’incremento rispetto l’anno scorso in cui erano 7400. Insomma, rispetto le morti stradali che nel 2009 e 2008 sono state 2.539 e 2.981 non ci sono paragoni, si tratta di 30 volte tanto.
A me succede un fatto strano, pur abitando in una grande città, conosco decine di famiglie colpite da un lutto a causa d’incidente e nessuno che ha avuto un caro che ci ha lasciato per il pm10. Sarò la famosa eccezione che conferma la regola?

Il Principio di precauzione ha sostituito la “virtù della prudenza”, che aveva guidato le scelte dell’umanità per millenni, e di tale fatto se ne è scritto in centinaia di libri. Meno si è parlato e scritto del principio “chi inquina paga”, quando invece dovrebbe essere proibito inquinare”.

In questo breve scritto invece si discuterà di un altro dei nuovi principi guida a sfondo ambientale, sapendo che tale scritto potrà ricevere le critiche più dure essendo un argomento di quelli che sui quotidiani si definirebbe “politicamente scorretto”, andando decisamente “controcorrente”.

Tutti sappiamo che “paghiamo” le colpe di quanto fatto da Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre portando il “peccato originale”, o almeno così ci è stato detto. Fortunatamente dopo Adamo ed Eva ognuno era divenuto responsabile solo delle proprie azioni, “le colpe dei padri non ricadano sui figli, era uno dei principi portanti ed indiscussi del diritto e della morale. Quando i figli sono minorenni poteva verificarsi eventualmente l’opposto, cioè che “le colpe dei figli ricadessero sui padri” costretti a risarcire eventuali danni. Mai fino a poco tempo fa qualcuno era stato chiamato a rispondere di quanto fatto dai suoi avi. Nessuno ha mai chiesto il risarcimento per i siciliani riferito a quando tutte le foreste della loro terra furono tagliate per costruire delle navi?

Attualmente invece una nuova etica verde colpevolizza tutte le persone del Mondo occidentale per quello che hanno fatto i loro nonni e bis-nonni, per le loro emissioni di CO2 di un secolo fa. Essendo noi i figli delle loro “malefatte verdi” dovremmo ora impegnarci di più di altri che, per loro sfortuna, cominciano solo ora ad emettere anidride carbonica in modo consistente.

Ammesso e non concesso che l’emissioni dei cosiddetti “gas serra” siano un danno, francamente nel rispetto del principio che “le colpe dei padri non ricadano sui figli” ognuno deve rispondere solo del proprio comportamento e delle proprie scelte, finiamola con la storia di quanto fatto decenni fa. Ma la cosa peggiore è che gran parte della nostra generazione mi sembra si senta colpevole e in cerca di penitenza per espiare quanto fatto dai loro nonni, di cui per molti aspetti si dovrebbe essere fieri.

Attualmente i morti per fame nel Mondo sono sensibilmente scesi proprio perché la Cina e l’India si stanno sviluppando economicamente come fatto da noi decenni fa, seguendo un modello di sviluppo che può e deve esser migliorato in molti aspetti, ma ha anche dei meriti. Il problema ambientale nasce e si risolve, solo dopo che quello della “sopravvivenza umana” è stato risolto, è un tema che trova sensibile solo le società ricche. Perché allora colpevolizzare chi ha lavorato per far crescere il benessere di quelle società? Addirittura poi chiamare i figli a risponderne?

Allo stesso modo il termine “future generazioni” è molto “ambiguo” e schiaccia sotto il proprio peso chi cerca di rendersene responsabile. Nel nostro piccolo è già un bel carico dover essere responsabili del futuro dei nostri figli, pensate se vi facessero sentire responsabili del benessere (non la sopravvivenza) di tutte le generazioni a voi successive. L’unico modo per “alleggerirsi” dal carico sarebbe non far figli.

La nostra generazione, detta invisibile in quanto accetta tutto con qualche lamento ma senza mai ribellarsi, sembra responsabile di quanto mal-fatto dai “genitori” e del benessere delle “future generazioni”, subendo di fatto l’imposizione di comportamenti/scelte che la rendono non libera ( quindi non responsabile delle proprie scelte, le uniche delle quali invece dovrebbe rispondere). Secondo me l’unico obiettivo da porci è tenere il Pianeta alle migliori condizioni per noi, per poi passarlo ai nostri figli. Loro saranno liberi di decidere per loro stessi, il Pianeta sarà migliore se saremo stati capaci di mettere al Mondo una generazione migliore e più preparata della nostra. Non credete al detto indiano che continuamente viene ripetuto:“La terra non è una eredità ricevuta dai nostri Padri, ma un prestito da restituire ai nostri figli. Se fosse così praticamente noi ed i nostri figli (che l’avranno ricevuta in prestito dai loro figli) vivremo in un museo dove nessuno può toccar nulla, vivremmo l’incubo di essere ospiti in un bel carcere o come quando si andava a trovare l’anziana zia dove non si poteva toccar nulla. Della Terra è parte anche l’umanità, come lo è della stessa natura. Il compito dell’uomo è proprio quello di comportarsi come se l’avesse ricevuta in eredità, non sprecarla e neanche abusarne, ma utilizzarla e valorizzarla affinché si viva al meglio e si garantisca da mangiare a tutti quelli che hanno la fortuna e l’opportunità di nascere.

Si dovrebbe anche smetterla con l’idea portata avanti da alcuni gruppi ecologisti che dovremmo vivere utilizzando solo quanto prodotto dalla capacità di rigenerarsi di Gaia, insomma una vita ad “impronta ecologica zero con più “cicoria di campo” per tutti, uno stile di vita propagandato dal detto: “se un povero ha fame non dargli del pesce, insegnargli a pescare”. Per aiutare i paesi poveri ed il pianeta tutto, non è detto che i pesci da pescare bastino, allora occorre passare dal consumo o peggio spreco delle risorse naturali all’uso, bisogna insegnare: “se un povero ha fame non dargli del pesce, non insegnargli a pescare, insegna a gestire un allevamento di pesci, una fattoria oceanica”. Realisticamente occorre convincersi che la battaglia (non solo per l’ambiente) da affrontare, ed in prospettiva vincere, non è con la ricchezza ma con l’egoismo e la povertà.

Durante la mia consueta rassegna mattutina della stampa e degli studi pubblicati, sono incappato in un documento1 che definirei a dir poco spettacolare. Lo studio è stato condotto congiuntamente da NIEHS (National Institute of Environmental Health Sciences), NOAA, CDC (Centers for Disease Control and Prevention), EPA e altre organizzazioni. Lo studio affronta, una volta di più, gli effetti che il cambiamento climatico avrà sulla salute umana.

Nulla di nuovo? Aspettate a dirlo, perchè questo nuovo studio ci regala interessantissimi quanto innovativi spunti di riflessione. Non possiamo non partire dalle malattie più classiche: vediamone alcune.

  • Asma, allergie, affezioni varie alle vie respiratorie. Tutto questo sarà causato da una maggiore esposizione degli uomini ai pollini, dagli aerosol tossici provenienti dagli oceani e dall’inquinamento.
  • Malattie cardiovascolari. Il cambiamento climatico, dice lo studio, potrebbe esacerbare le esistenti patologie cardiovascolari, a causa del maggiore stress termico e di una modificata distribuzione di agenti patogeni causa di infezioni legate al sistema cardiocircolatorio. Temperature elevate, onde di calore, clima estremo sono tutti nemici del nostro cuore. Interessante la soluzione proposta: mitigazione del cambiamento climatico (che in alcune zone potrebbe portare ad una riduzione del tasso di mortalità causato dagli infarti).
  • Alimentazione e nutrizione. Il cambiamento climatico potrà causare una riduzione complessiva della disponibilità di cibo per gli abitanti del nostro pianeta, causando un aumento delle morti per malnutrizione. Ma anche per intossicazione, dovuta ad un aumento dei contaminanti nella catena alimentare marina, oltre che ad agenti patogeni, biotossine e pesticidi.
  • Sviluppo umano. Il cambiamento climatico avrà effetti deleteri sullo sviluppo umano, in quanto colpirà maggiormente donne in gravidanza e bambini nell’età della crescita.
  • Salute ed equilibrio mentale. Il clima estremo, le migrazioni di massa, la perdita delle proprietà, dei propri cari porterà ad un aumento dei livelli di stress mentale della popolazione umana, fino a vere e proprie patologie che mineranno la salute mentale.

La lista prosegue, ma in particolare mi soffermerei sul seguente punto che trasmette, finalmente, qualcosa di nuovo e di inquietante.

  • Tumori. Oltre ai fattori già conosciuti, quali la maggior esposizione agli UV, esistono altri fattori al momento poco studiati che potrebbero aumentare il richio di tumori. Secondo lo studio è necessario indagare sugli impatti che potranno avere i nuovi carburanti alternativi (biofuel), le celle fotovoltaiche, gli accumulatori di energia legati alle fonti alternative, in fase di esposizione o smaltimento degli stessi.

Dal momento che potreste non credere ai vostri occhi, vi propongo un estratto dallo studio:

New technologies have been proposed to decrease our dependence on greenhouse gas-intensive power generation and fuel use. However, many of these have potential impacts on cancer that should be more fully investigated prior to being implemented.

In italiano:

Le nuove tecnologie sono state proposte per ridurre la nostra dipendenza da energia e carburanti ad alte emissioni di gas serra. Tuttavia, molte di queste tecnologie hanno impatti potenziali sui tumori, che andrebbero indagate molto più approfonditamente prima di essere implementate.

Vi suona familiare questo concetto? Potremmo chiamarlo “Principio di precauzione”? E dunque, per precauzione abbiamo appena chiuso i cieli di mezzo mondo, per precauzione abbiamo abbandonato la scienza del clima, in favore della religione ecologista, e per precauzione nessuno sta fermando la nuova moda, ad esempio, di tappezzare il pianeta con i pannelli fotovoltaici. Attenzione, non sto sostenendo che la cosa sia pericolosa in sè. Mi domando semplicemente come mai il principio di precauzione si presti a così tante interpretazioni. In realtà la risposta è semplice: poichè non si tratta di scienza.

Proseguiamo in quello che, potrei sbagliarmi, è il primo atto d’accusa verso la “eco-compatibilità” delle nuove tecnologie.

Lo studio consiglia di indagare ulteriormente le implicazioni che l’uso di veicoli elettrici potrebbe avere sui tumori. Sì, avete letto bene: l’utilizzo di veicoli elettrici, ma anche, prosegue lo studio, la produzione, lo stoccaggio e lo smaltimento dei sistemi di accumulo dell’energia elettrica. Quindi stiamo parlando della produzione di batterie per le auto elettriche e per i sistemi fotovoltaici, produzione che potrebbe rivelarsi carcinogena per via della maggiore esposizione ai metalli. In particolare il crescente utilizzo di nickel e cadmio, ma anche ioni di litio e ioni di litio polimero. E’ certo che la maggiore esposizione al nickel è legata ad un accresciuto rischio di tumori, malattie respiratorie e malattie congenite, lo stesso vale per cadmio e piombo.

Non è esente da rischi nemmeno la produzione di celle fotovoltaiche, che potrebbe portare ad un accresciuto inquinamento ambientale. La sostanza incriminata, in questo caso, è il tellururo di cadmio (CdTe), sostanza già conosciuta per i suoi effetti carcinogeni. Altre sostanze pericolose per l’ambiente e la salute umana, utilizzate nella produzione di celle fotovoltaiche sono: composti dell’arsenico, tetracloruro di carbonio, fluoruro di idrogeno, acido solfidrico, piombo e composti del selenio. Tutte queste sostanze oltre a essere carcinogene hanno effetti molteplici sulla salute umana.

Vengono elencati poi i rischi della tecnologia a celle di idrogeno e delle centrali nucleari.

Siete confusi? Nessun problema, è il primo effetto nocivo che i cambiamenti climatici stanno operando sul vostro sistema nervoso. Infatti il cambiamento climatico può causare disturbi da lievi a gravi della salute mentale: fobie, paura di parlare in pubblico, comportamenti ossessivi-compulsivi, stress post-traumatico, ansia, depressione e suicidio.

Come se ne esce da tutto questo? Semplicemente, non ci possiamo più salvare è l’Armageddon.

Tetracloruro di carbonio

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  1. http://www.niehs.nih.gov/health/docs/climatereport2010.pdf []

Tutti dicono che sono inutili ma si continuano a fare, sulle navi della Real Marina del Regno delle due Sicilie sembra si dicesse “facite ammuina“, in questo caso si tratta di fare rumore per evitare le conseguenze penali dovute ad una scelta di soglie e scadenze uguali per tutta Europa, pur in presenza di molte differenze nel territorio e nel tessuto produttivo1.

Immaginate per un attimo che due astronauti partiti alcune decine di anni fa, tornassero a Milano durante un blocco del traffico in seguito al superamento del nuovo valore soglia relativo all’inquinamento da “particolato”. Noterebbero subito l’assenza delle automobili, le persone in attesa alle fermate degli autobus o che si affrettano per raggiungere i posti di lavoro o le loro case e sicuramente chiederebbero ai passanti il motivo di tale situazione.

Naturalmente per gli abitanti la risposta sarebbe quasi banale: “l’inquinamento urbano ha raggiunto livelli così alti che per tutelare la salute delle persone non si può andare in auto al centro della città, questo per evitare che la situazione già negativa peggiori. Ogni tanto si abbassano i valori limite dell’inquinamento, non si sa se ed eventualmente quante persone si salvano bloccando l’ingresso e circolazione delle auto in città, ma anche se fosse una sola l’obbligo sarebbe giusto”. Tali affermazioni ai cittadini milanesi sembrano irreprensibili, ma sicuramente la risposta lascerebbe perplessi gli astronauti ai quali la parola “inquinamento” richiama una situazione dovuta al superamento della soglia di concentrazione di sostanze tossiche (diossina, radioattività, smog come Londra 1952, etc.), situazioni che causavano l’immediata evacuazione e proibizione dall’area alle persone e non ai mezzi.

Altri dubbi si addenserebbero nella mente di persone venute dalla Luna: “se l’aria è inquinata e dannosa, come mai per tutelare la nostra salute noi continuiamo a viverci e la respiriamo rimanendo ore fermi in attesa dei mezzi pubblici?Perché occorre pagare l’Ecopass per andare a respirare l’aria inquinata?” Paradossalmente sembra una regola che tutela la “salute” dell’automobile evitandogli l’ingresso nelle aree a rischio. Se non far entrare le auto ha lo scopo di non far peggiorare la situazione, perché il blocco non avviene nelle giornate in cui l’inquinamento è massimo, ma solo in giorni fissati con grande anticipo secondo un calendario prestabilito (es. tutte le domeniche) e purtroppo spesso anche quando c’è vento ed i valori d’inquinamento sono bassi? E’ curioso che secondo una programmazione fissata da anni, una concentrazione non preoccupante fino al 31 dicembre lo diventa il 1 gennaio perché cambiano i valori soglia. Se anche salvare una sola vita umana può giustificare il blocco di un’attività perché coerentemente non si evitano gli incidenti bloccando anche ogni movimento delle auto sulle strade, lo sci, il maneggio, il sesso, lo jogging, la boxe, la Formula 1, etc.? Come mai nonostante tutti gli inquinanti la vita media nelle città continua ad aumentare tutti gli anni?

Naturalmente questi sono inutili dubbi che possono nascere in una persona proveniente dalla Luna, non ad una impegnata per l’ambiente e costretta a correre per raggiungere il posto di lavoro, portare i figli a scuola e fare la spesa in una ventosa giornata di blocco del traffico.

Una volta il termine “inquinamento” richiamava alla mente la presenza di sostanze dannose (buste di plastica, plutonio, amianto, mercurio, SO2, etc.) che portavano ad una misurabile e drastica riduzione della salute, delle attività produttive e ricreative dell’uomo (es. paesaggio, biodiversità, etc.), oppure alla rottura degli equilibri naturali (es. immettere acqua bollente in un fiume, mentre ad esempio era benvista l’agricoltura che generalmente è pur sempre un’alterazione degli equilibri naturali a nostro favore).

Più recentemente invece con lo stesso termine “inquinamento” siamo abituati a chiamare anche le variazioni di concentrazione di sostanze naturali, alle quali può contribuire l’attività umana; problema che merita tutta la nostra attenzione ma dai contorni molto meno definiti. Oggi troppo spesso qualsiasi azione dell’uomo sembra vista come un’attività contro la natura anche per il solo fatto che l’altera, un “inquinamento” che spesso la scienza è chiamata a rilevare semplicemente come scostamento dalla media o segni di attività umane in aree incontaminate.

Fino a un decennio fa per le automobili la preoccupazione era giustamente lo smaltimento dell’olio esausto, degli pneumatici, delle batterie, delle carrozzerie, etc., oggi invece l’attenzione sembra concentrata solo sull’anidride carbonica, uno dei pochi composti naturali prodotti, cioè una parte dello scarico bio-degradabile.

Naturalmente finora abbiamo scherzato, se a Milano i due astronauti provenienti dalla Luna potrebbero affermare che l’inquinamento “lo famo strano”, pensate cosa avrebbero potuto dire in passato andando a Ferrara durante il blocco del traffico. Lì si sarebbero chiesti cosa dovrebbero fare di più i cittadini visto che già quotidianamente il 31% degli spostamenti avvengono in bici, forse la migliore media in Europa.

Certe riflessioni però è conveniente non proporle neanche per scherzo.

  1. Si tratta in realtà di un falso storico []

Davanti a certi spettacoli ci sarebbe da arrossire dalla vergogna. Il Sole24Ore pubblica una lista dei 115 luoghi più inquinati della terra. Rifiuti, liquami, plastiche, composti chimici, inquinamento radioattivo, sfruttamento del territorio, tutti esempi di incredibile incuria e capacità distruttiva della nostra specie.

Semplici domande: secondo voi, quanta parte delle risorse destinate alla mitigazione di ciò che non è mitigabile dovrebbe piuttosto essere impiegata per arginare questa situazione? Quanta gente avrebbe accesso a condizioni di vita più salubri oggi, piuttosto che avere a che fare con un clima ostile tutto da dimostrare domani?

Qui trovate l’articolo e qui la galleria fotografica allegata.

Dicono poi che l’andamento del clima non debba essere mai giudicato in base alla nostra percezione. Le scale di riferimento spaziale e temporale, nonché la complessità del sistema lo impediscono. Bene, giusto. Viene da domandarsi allora perché per anni gli esperti comunicatori abbiano tentato di inculcare nella pubblica opinione il concetto esattamente opposto. Ora il clima sta cambiando, sia quello mediatico che quello atmosferico e finalmente si riesce a leggere qualcosa di più sensato sull’argomento. Come qui, sul Corriere della Sera di ieri.

In Italia le vittime per il virus della nuova influenza H1N1 possano arrivare a 95mila su circa sei milioni di contagiati, questo lo scenario peggiore; se invece il virus si mantenesse blando la mortalità sarebbe di circa 15mila morti al termine dell’epidemia. Queste le previsioni pochi mesi fa, quando sui quotidiani si discusse per settimane l’opportuno di una chiusura preventiva delle scuole. Altro allarme di questi giorni è relativo al famigerato smog urbano: ”Visto che ne’ il governo nazionale, ne’ le amministrazioni locali si muovono per un dramma che ogni anno costa la vita ad almeno 7400 cittadini, noi Verdi apriremo una vertenza in ogni città presentando esposti e chiedendo alle procure di aprire inchieste per omicidio colposo”1.

Questa è l’informazione ricorrente sui mass-media che angoscia le mamme costrette a vedere i propri figli crescere in città “avvelenate” dalle loro stesse auto utilizzate per raggiungere il lavoro e/o la scuola, dai riscaldamenti impiegati per rendere gli ambienti più salubri. La singola vita umana ha un valore grandissimo per cui è giusto tentare sempre di fare il massimo per salvarla, però, non avendo a disposizione risorse infinite per poter affrontare tutti i problemi contemporaneamente, sarebbe opportuno ottimizzare l’azione partendo da un’analisi oggettiva della realtà, al fine d’identificare l’entità dei vari rischi e l’affidabilità delle previsioni. L’oggettività dei numeri può aiutarci a descrivere la realtà in modo da evitare che la nostra idea soggettiva prenda il sopravvento. Per curiosità proveremo a paragonare le stime del numero di decessi2 in Italia dovuti a varie cause, queste spesso sono descritte singolarmente sicché è difficile trattarle come pezzi di un unico puzzle e raramente qualcuno s’incarica di ricostruirlo. Naturalmente non si ha la pretesa di uno studio scientifico con l’ufficialità di un ente statistico, ma solo di raccogliere un po’ d’informazione che ci viene offerta dai mass-media, sulla quale spesso si forma l’opinione pubblica rispecchiando l’enfasi e lo spazio concesso dai mezzi di comunicazione alle varie cause. Non essendo cambiata sensibilmente la popolazione italiana, confronteremo numeri relativi anche ad anni diversi, cercando di utilizzare per quanto possibile la più recente stima disponibile (vedi pagina che riporta link della notizia ed anno relativo). Il numero totale di decessi in Italia nel 2006 è stato 557.892 (per dare un’idea dell’ordine di grandezza sono quasi tutti i cittadini della città di Genova popolata da 611.171 persone il 1.1.2009):

  • 131.118 aborti nel 2006 (esiste un acceso dibattito sul momento in cui l’embrione diventa essere umano, per dare un’idea dell’ordine di grandezza sono poco di più dei cittadini della città di Ferrara popolata da 130.902 secondo Istat 2001);
  • 80.000 morti per il fumo (sono poco di più di tutti i cittadini della città di Grosseto popolata da 79.695 persone il 1.1.2009);
  • 52.000 morti causa obesità (sono duemila meno dei cittadini della città di Cuneo popolata da 54.624 nel 1999);
  • 30.000 morti causa alcool (sono tremila di meno di tutti i cittadini della città di Oristano popolata da 33.007 persone nel 1999);
  • 28.000 per inattività fisica o pigrizia (sono circa i cittadini della città di Enna popolata da 28.424 persone nel 1999);
  • tra i 50.000 decessi (secondo Assinform, editore di riviste specializzate nel settore del rischio nel campo della sanità, sono circa i cittadini della città di Rovigo popolata da 50.627 nel 1999) ed i 14.000 (secondo l’Associazione degli anestesisti) per malasanità;
  • circa 10.000 decessi/anno imputabili agli effetti del radon secondo studi Unione Europea altri studi forniscono oltre 3000 morti per il Radon;
  • 8.500 morti per l’influenza stagionale;
  • 7.400 morti causa smog;
  • 7.000-8.000 morti per incidenti domestici;
  • 5.669 morti causa incidenti stradali nel 2006;
  • Tra 4081 nel 1987 a 2823 nel 2008 per suicidio;
  • Tra 4.529 morti causa aids nel 1995 e 360 nel 2001 (Libro dei fatti 2003);
  • 3.000 morti causa amianto (06/12/2007);
  • 1.170 nel 2007 le morti legate al lavoro nel nostro Paese, di cui 609 per infortuni stradali, ovvero lungo il tragitto casa-lavoro o in strada durante l’esercizio dell’attività lavorativa. 1.280 morti sul lavoro nel 2006;
  • 648 pedoni deceduti per investimento nel 2008;
  • 621 per omicidio nel 2006 (nel 1995 erano 1042);
  • 502 morti per droga in Italia nel 2008;
  • Circa 400 per annegamento;
  • 352 ciclisti morti (girare in bicicletta comporta un rischio di morte più che raddoppiato rispetto ad utilizzare un ciclomotore);
  • 228 per l’influenza H1N1 (gennaio 2010).

A seconda delle proprie esperienze esaminare i numeri può creare delle sorprese (partendo dal presupposto che le stime sono realizzate in modo onesto). Si scopre così che la malasanità, l’alcool, la pigrizia, causano decessi per 4 volte superiori allo smog, il fumo 10 volte, l’aborto 20 volte, il numero di morti per smog è simile a quello causato dall’influenza e dagli incidenti domestici per i quali non si vive nella stessa angoscia e non si fanno domeniche di sensibilizzazione e denunce (questi ultimi non sono morti stimati statisticamente ma “certificati”), i suicidi sono almeno 5 volte degli omicidi. Esistono quindi molti campi su cui si può, e si deve, investire per difendere la vita umana, specie se il rispetto della vita umana è visto come un dovere sempre (sicché ad esempio operare per ridurre il numero di suicidi ed omicidi  richiede lo stesso impegno). Esiste anche un modo diverso di vedere i decessi, quindi anche una diversa percezione del rischio, differenziando, alcune volte inconsapevolmente, quando la vita è messa a rischio per l’attività di altri o per scelta volontaria dello stesso individuo. In quest’ultimo caso un’azione per ridurre i rischi può essere anche interpretata come una riduzione della libertà, secondo il significato attuale con cui s’interpreta questo vocabolo. Per questa ragione generalmente si è meno preoccupati dei rischi dovuti ad attività scelte da chi poi le subisce (come fumare, drogarsi , essere alcolizzati, incidenti domestici, non svolgere attività fisica, essere obesi, suicidarsi, impegnarsi in sport estremi, usare l’auto), piuttosto di altri subiti involontariamente come quelli dovuti a respirare il fumo passivo, vivere nello smog, morire di malasanità, morire per influenza, per un incidente sul lavoro, l’essere uccisi.

Tornando allo smog iniziale, fondamentale è cercare di migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città, ma con la consapevolezza che si sta lavorando da tempo per migliorare progressivamente rispetto al passato. Decenni fa si è affrontata la problematica relativa all’SO2, poi il piombo, il benzene ed ora le soglie del pm10 stanno progressivamente scendendo. Dalla costatazione che dei 95.000 decessi previsti per l’H1N1, effettivamente finora questi sono stati 228, si dovrebbe comprendere  che è opportuno tener conto prudentemente delle previsioni ma non utilizzarle come certezze per creare angoscia: la paura ha il solo effetto di far effettuare frettolose scelte emotive. La scienza abitua a dover sempre verificare con onestà le proprie idee con la realtà e ad avere uno “spirito critico”, per questo è importante che nelle scuole si apprenda una mentalità scientifica, che prima si “impari ad imparare” e dopo ci si specializzi. L’impegno principale attuale sembra sia dare una Terra migliore ai nostri giovani, forse raccoglieremo maggiori frutti, anche in campo ambientale, impegnandoci principalmente per dare “giovani migliori” di noi a questa Terra3.

NB:

  1. tratto da ANSA 26.1.2010 []
  2. Esistono morti per cui le cause del decesso sono ben accertate e vengono riportate sul certificato di morte, ad esempio per gli incidenti stradali, la droga, gli omicidi, gli assideramenti, etc, mentre per alcune cause il numero di morti è stimato statisticamente, ad esempio lo smog, il caldo, il fumo passivo, etc.; quindi la stima dovrebbe essere sempre affetta da un errore. Ad esempio nel caso della malasanità si dichiarò:«Nessuno può sapere con certezza quante sono le cause, si tratta solo di stime – ha spiegato Maurizio Maggiorotti, presidente dell’Amami, l’associazione dei medici accusati di malpractice (i cosiddetti errori medici) ingiustamente, commentando i dati che indicano 90 morti al giorno per errori in Italia – perchè tutte le denunce finiscono nel calderone degli omicidi e lesioni colpose, come i morti sulle strade. L’associazione ha chiesto inutilmente ai presidenti dei tribunali di estrapolare questi dati. Ma in questo campo tutto è nebuloso”. Generalmente si pensa che per tutelare la vita umana al primo morto causato da una attività questa dovrebbe essere proibita, ma ciò concretamente significherebbe bloccare tutto, ad es. lo sci, il nuoto, l’ippica, l’auto, l’aereo, il salire sulle scale, etc. In realtà il vivere comporta il rischio di morire, sia se si svolge un’attività all’aperto che al chiuso. Il rischio nullo non esiste []
  3. Il titolo di questo post è tratto da una frase di Norberto Bobbio – Filosofo []