Peccato non sia agosto, perché, se lo fosse, potremmo dire che fa freddo a causa del caldo. Invece fa freddo, un freddo normale, per la…
62 commentiIl Villaggio di Asterix
Peccato non sia agosto, perché, se lo fosse, potremmo dire che fa freddo a causa del caldo. Invece fa freddo, un freddo normale, per la…
62 commentiBulwark in inglese significa “murata”. Questo il titolo di un lancio della NASA: See how sea ice is loosing its bulwark against warming summers. L’argomento…
4 commentiTra una ventina di minuti la sonda New Horizon, dopo 3462 giorni di viaggio (nove anni e mezzo), farà il suo passaggio più prossimo al…
3 commentiQuello che vedete sopra è il fermo immagine dell’ultima parte di una animazione messa a punto per Bloomberg dalla NASA, ovvero da alcuni degli scienziati…
4 commentiI cambiamenti climatici sbarcano nel “fai da te”, a breve li troveremo nei megastore di bricolage o magari in apparentemente comodi imballaggi formato IKEA corredati…
5 commentiUn’intuizione geniale, o forse qualcosa che è sempre stato lì e che qualcuno dall’alto della sua grandezza poetica, aveva già visto. O forse no, semplicemente,…
4 commentiNiente, un bel niente. Qualche settimana fa, per la precisione l’11 settembre, lo strato do ozono sopra il Polo Sud pare abbia raggiunto il picco…
Lascia un commentoRT @nasagoddard: Italy as seen from the #ISS As seen on #Cosmos Learn more: http://t.co/GR75JEBEWB pic.twitter.com/WGrnov4pho — NASA Earth (@NASA_EO) March 31, 2014 Quando…
4 commentiCosì l’ha definito un lettore in un commento apparso su WUWT all’articolo che parla dei dati provenienti dal nuovo satellite messo in orbita da NASA (USA) e JAXA (Giappone) insieme, il GPM Core Observatory, in orbita solo dal 27 febbraio scorso.
La combinazione dei sensori che ha a bordo permette di osservare le precipitazioni distinguendo tra quelle liquide e quelle solide, tra quelle con rain rate molto intenso e quelle deboli, con una precisione ed un dettaglio mai visto per questo genere di informazioni.
Qui sotto il video che spiega un po’ come funziona il sistema.
di Luigi Mariani
Le “nevi del Kilimangiaro” affascinano l’uomo moderno perlomeno da quando Ernest Hemingway scrisse l’omonima novella.
Un ritorno di fiamma dell’interesse verso questo remoto ghiacciaio tropicale si ebbe undici anni orsono grazie all’affermazione del geofisico Lonnie Thompson (2001) il quale disse che “è probabile che fra vent’anni il solo pezzo di ghiaccio del Kilimangiaro rimasto al mondo sarà nei nostri frigoriferi” (qui trovate una biografia di Thompson).
Questo coup de theatre, peraltro citato da Gore nel suo Inconvenient truth, ha avuto un tale successo da fare dei ghiacci dei grandi vulcani africani o del Kilimangiario delle icone degli ecologisti e dei simboli del global warming.
Il tempo vola. Si possono condensare gli ultimi 120 anni di clima in soli 26 secondi. Basta fare come ha fatto la NASA producendo un suggestivo video che “rappresenta” l’andamento delle anomalie della temperatura globale rispetto al periodo di riferimento 1951-1980.
Naturalmente, come giustamente osservato da Andrea, il lettore che me lo ha segnalato, il fatto che sia stato scelto il periodo di riferimento più freddo della ultime decadi è puramente casuale. Del resto, J. hansen, che è a capo del GISS della NASA, il gruppo che gestisce il dataset delle temperature globali, ha chiaramente detto di ritenere che quel periodo rispecchi efficacemente il clima dell’Olocene, cioè 30 anni sono buoni per valutarne 12.000, vuoi che non lo siano per valutarne 120?
Ma c’è di più.
Nel marzo scorso abbiamo parlato della lettera che un certo numero di ex-collaboratori della NASA e del GISS ha scritto al direttore dell’agenzia lamentando l’eccesso di ‘supporto’ a ipotesi non corroborate da adeguato livello di conoscenza scientifica. In sostanza, hanno chiesto di smetterla di far proclami circa i futuri sconquassi che il riscaldamento globale e i presunti cambiamenti climatici da esso derivati dovrebbero generare.
In questi giorni si sta svolgendo a Chicago la settima conferenza dell’Heartland Institute sui cambiamenti Climatici. Non è un segreto che questo evento sia ormai diventato una annuale adunata degli scettici in ordine al dibattito sulle origini delle recenti evoluzioni del clima.
L’importanza di un media si misura con tre parametri, l’autorevolezza di chi ci lavora o collabora, la diffusione che ha e l’equilibrio delle notizie. Queste cose spesso vanno insieme. Quando questo non accade in genere prima o poi quel veicolo di informazione cessa di essere importante. Non pare sia questo il caso.
Il Wall Street Journal non è esattamente Topolino. Certo anche il fumetto in questione ha la sua tiratura, ma se si vuole sapere cosa succede nel mondo non è lì che bisogna andare a cercare, quanto piuttosto sul media in questione, avendo cura magari di leggerne anche molti altri.
Non è una revisitazione della pellicola che narra i preparativi dello sbarco in Normandia, di questi tempi sarebbe decisamente fuori luogo. Siamo invece ancora in…
8 commentiPer parlare di questo argomento dobbiamo tornare indietro nel tempo a 5 anni fa, quando nel maggio 2006 la NASA pubblicò un articolo divulgativo che…