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Dallo Stonewashed al Greenwashing

Una volta erano gli abiti dei lavoratori, poi sono diventati oggetti di culto, i jeans, capo di vestiario irrinunciabile, meglio, molto meglio se invecchiati, sdruciti, vissuti, appunto con la tecnica del lavaggio con le pietre o stonewashing.

Ora la moda guarda avanti, lanciandosi oltre la frontiera dell’ecosostenibile, e lo fa ovviamente per la strada più breve. Il lavaggio non è più con le pietre ma con il colore verde. Per carità, non vuol dire che somiglieremo tutti a dei lucertoloni, benché a più di qualcuno a nord del Po questo potrebbe far piacere, per greenwashing si intende dare al proprio atteggiamento una parvenza di attenzione all’ecologia e all’ambiente, senza necessariamente farlo sul serio.

Leggete quest’Ansa:

(ANSA) – ROMA, 9 GEN – Il nuovo uomo che si profila sull’orizzonte della moda che verra’, secondo le prime anticipazioni delle aziende della 79ma edizione di Pitti Uomo, ama la morbidezza del cardigan, della giacca decontratta in jersey di lana o cotone, rimpicciolita fino a sembrare una maglia, il lusso di materiali e pellami pregiati come il cachemire e il bufalo. Pensa ai cambiamenti climatici rispolverando parka e piumini da grande freddo ma e’ attento all’ecologia. (il grassetto è mio)

Mi chiedo fino a quanto chi scrive e pensa queste cose possa ritenere di avere a che fare con dei minus habens per raggiungere un tale livello di supeficialità e nonsenso, semplicemente animato dalla voglia di colorire i propri testi con quello che oggi sembra pagare di più in termini di popolarità e perbenismo. E non si accorge nemmeno di contraddirsi in due parole, pensando ai cambiamenti climatici -che anche i bambini sanno essere indotti dal global warming, naturalmente- e consigliando indumenti per il grande freddo.

Andatevelo a comprare il Parka di cachemire e pelle di bufalo, e poi fatemi sapere se il prezzo è equo e sostenibile. Che spettacolo!

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