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Al tour de France con il triciclo – Aggiornamento

E’ disonesto dire al mondo che hai messo insieme un gruppo di ciclisti competitivi, quando nella tua squadra molti corrono con il triciclo.

Questa l’opinione di Donna Laframboise circa l’IPCC e le credenziali di un discreto numero di quanti sono chiamati a scriverne i rapporti.

La solita propaganda negazionista? Il solito atteggiamento facilone poco informato? Queste probabilmente saranno, anzi di fatto lo sono già, le critiche che le saranno mosse. Ha infatti appena pubblicato un libro con questo titolo:

The Delinquent Teenager Who Was Mistaken for the World’s Top Climate Expert

C’è bisogno della traduzione? A chi sarà riferito l’ironico complimento? Non è difficile scoprirlo, perché in effetti si tratta di giornalismo investigativo, non di un romanzo. Ci sono nomi e cognomi, titoli, credenziali, curricula, carriere, passato e presente di molti tra quelli che sono stati spacciati per il non plus ultra della scienza del clima.

Ma, nella migliore delle ipotesi, avevano fatto un paio d’anni di militanza in questa o quella organizzazione ambientalista prima di vedere la luce e diventare lead authors di quella che dovrebbe essere la più autorevole fonte di sapere in materia di cambiamenti climatici et similia. Difficile che possano arrivare delle smentite quindi, è più probabile che cali il silenzio, ma questo non può fermare il tam tam della rete.

Insomma, spesso giovani e poco esperti? Non solo. In molti casi anche attivisti sfegatati, meno giovani e molto più esperti di questa o quella multinazionale dell’ambiente. E qui scatta un’altra interessante metafora.

Immaginate di essere vittima di un incidente sul ciglio della strada. Vi dicono di non preoccuparvi, perché la persona che rimarrà con voi fino all’arrivo dell’ambulanza è addestrata al primo soccorso. Quello che non vi hanno detto è che quella persona è anche un vampiro, e che difficilmente resisterà alla vista del sangue che perdete dalle vostre ferite. Non siete stati avvertiti del fatto che ha un altro programma – un programma che cambia drammaticamente la situazione.

Questi fatti – la commistione tra l’IPCC e Greenpeace –  raccontati qualche mese fa possono forse far comprendere il problema. Come del resto si capiva anche da questi due articoli sempre di Donna Laframboise tradotti di recente su CM, dai quali esce prepotentemente allo scoperto il matrimonio del Panel con il WWF.

Ma non basta. Tra i famigerati 2500 esperti, in perfetto stile Nazioni Unite, c’è anche il giusto bilanciamento di genere. Tot di donne e tot di uomini. E di provenienza geografica, per non far torto a nessuno. Sacrosanto, ma non dovevano essere i più bravi e basta, i più  accreditati e basta? No. Ogni decisione deve essere innanzi tutto politically correct, che questo ne faccia qualcosa di meno scientifically correct è secondario.

E così, in un Panel ingolfato dalla burocrazia, gonfiato da presunti esperti capitati lì per ragioni spesso diverse da quelle per cui avrebbero dovuto essere scelti, pesantemente esposto al bias ideologico, nato per dimostrare che il clima cambia a causa dell’uomo, l’ipotesi AGW si regge esclusivamente sulle simulazioni modellistiche. E chi fa la valutazione dei modelli? Un team al di sopra delle parti? Esperti appartenenti ad altra organizzazione? No, ci pensano quelli che fanno i modelli. Che all’approccio modellistico devono tutta la loro carriera e i finanziamenti che ottengono.  Quante probabilità ci sono che giungano alla conclusione di essere in errore?

La risposta è semplice, ma se la volete dovete leggere il libro. Che ci crediate o no, che siate scettici o sostenitori dell’AGW. Attenzione però, di clima dentro ce n’è veramente poco, perchè l’autrice non cade nella trappola di farsi dare dell’incompetente. Sono soprattutto informazioni sulle fondamenta di polistirolo della torre d’avorio.

E qui viene in mente un’altra riflessione. Ma dov’erano nel frattempo i mezzi e i professionisti dell’informazione che in ogni parte del mondo rivendicano il diritto a dire le cose per quello che sono? Facile, in viaggio tra Dubai, Copenhagen, Cancun e, tra poco, anche Durban, dicono che si mangi benissimo tra l’altro.

Aggiornamento

Non poteva mancare l’opinione di Judith Curry su questo libro. Sul suo blog ci sono molti estratti che vi consiglio di leggere qualora non vi fosse ancora venuto l’appetito. Quel che segue è una parte del suo commento finale:

In termini di pubblico più ampio, devo dire che spero che questo libro porti alla cessazione del IPCC dopo il rapporto AR5 (che è già ben avviata, ed è probabilmente abbastanza offuscata da rischiare di avere molta meno influenza dei precedenti.)

La mia reazione personale come scienziata è di essere molto riconoscente di non essere coinvolta nell’IPCC. Mi sento già ingannata dall’IPCC (ho scritto su questo in precedenza), sono contenta di non essere stata personalmente utilizzata dall’IPCC.

Il problema con l’IPCC WG1 implica che la scienza non è corretta? Non necessariamente, ma sono d’accordo che sia necessario un “nuovo processo” . I rapporti dei WG2 e 3  più o meno appartengono alla pattumiera, per quel che mi riguarda.

Mi dispiace che tanta parte della nostra potenza intellettuale e finanziamento della ricerca sia stata spesa per sostenere le valutazioni dell’IPCC. Il libro di Donna potrebbe fornire un impulso per cambiare questo stato di cose.

Beh, che si sbrighino a scriverlo, così ci togliamo il pensiero.

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Published inAttualitàNews

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