IPCC ed eventi estremi, prime indiscrezioni, molta incertezza.

Gli eventi estremi e il loro potenziale inasprimento ad opera del riscaldamento globale sono stati l’hot topic delle ultime settimane. Complici i fatti di cronaca, naturalmente, ma complici anche quanti hanno voluto commentare quella cronaca mettendo l’accento su di un presunto/previsto aumento dell’intensità e della frequenza di questi eventi nonostante il livello di comprensione scientifica dell’argomento sia effettivamente piuttosto basso.

A questo riguardo la comunità scientifica è in attesa della pubblicazione di uno Special Report dell’IPCC che si propone di affrontare l’argomento. In questa settimana la prima sessione congiunta dei Working Group I e II dell’IPCC si riunirà insieme ai rappresentanti dei paesi membri a kampala, in Uganda, per l’approvazione del Summary for Policy Makers e del corpo stesso del report (qui per il press release).

Lo scopo della sessione è squisitamente politico. Le determinazioni scientifiche dell’IPCC, desunte dalle pubblicazioni disponibili sull’argomento, vengono sottoposte al vaglio dei rappresentanti governativi per la formulazione di un messaggio destinato ai decisori. Urgenza? Attendismo? Incertezza? Sono molte le forme che questo messaggio può assumere in relazione alle diverse sollecitazioni esercitate dai paesi membri e/o dai gruppi nei quali essi si sono riuniti durante il processo negoziale. Ma il contenuto scientifico resta lo stesso.

In modo molto diverso da quanto accaduto in passato, probabilmente per l’accresciuto interesse dei media all’argomento, hanno iniziato a circolare le prime indiscrezioni circa il contenuto di questo report. La fonte è piuttosto autorevole, Richard Black della BBC che dice di avere una copia del draft attualmente in discussione. E il messaggio è chiaro: circa il collegamento tra riscaldamento globale e eventi estremi ci sono molte più incertezze che certezze.

Alcuni esempi:

  • Low confidence circa la possibilità che i Cicloni Tropicali possano essere divenuti più frequenti.
  • Limited to medium confidence circa l’affermazione che sia mutata la frequenza delle alluvioni.
  • Low confidence circa l’aumento della loro frequenza.
  • Che i gas serra possano aver avuto effetto sui cambiamenti del numero di giorni freddi e giorni caldi è giudicato likely (probabilità > 66%).
  • Medium confidence che i gas serra possano aver avuto effetto sulle precipitazioni intense.
  • Low confidence per l’attribuzione di qualsiasi cambiamento al regime dei Cicloni Tropicali ai gas serra o a qualunque altra attività umana.

Qui per approfondire il significato specifico dei termini utilizzati.

Ma non è tutto, anzi. Circa il futuro:

[success]
“Uncertainty in the sign of projected changes in climate extremes over the coming two to three decades is relatively large because climate change signals are expected to be relatively small compared to natural climate variability”.

“L’incertezza nel segnale di future variazioni degli estremi climatici nelle prossime due o tre decadi è relativamente ampia in quanto sono attesi segnali di cambiamento climatico relativamente piccoli in relazione alla variabilità naturale del clima”
[/success]

(Breve considerazione: “L’incertezza nel segnale di future variazioni”; ma non potevano scrivere non sappiamo se farà freddo o farà caldo? O forse così si corre il rischio che capiscano in troppi?)

Così, tutto d’un colpo scopriamo che l’IPCC ritiene che la variabilità naturale del clima, totalmente ignorata nel report del 2007 in cui si definiva “Very Likely (probabilità >90%) che il riscaldamento occorso nelle ultime decadi del secolo scorso fosse interamente attribuibile al forcing antropico, sia più forte di quello stesso forcing, tanto da oscurarne il segnale con riferimento agli eventi estremi. E dove diavolo sono finite le “Tempeste dei nipoti di Hansen”?

Così, tanto per ricordare i precedenti sull’argomento:

[success]
[…] è molto probabile che eventi di estremo caldo, ondate di calore e forti precipitazioni continueranno a diventare più frequenti. IPCC 4AR 2007
[/success]

C’è però un aspetto particolare per cui il redigendo report esprime “High Confidence”, ed è che la causa maggiore delle variazioni di lungo periodo nelle perdite economiche indotte dai disastri naturali siano l’aumento dell’esposizione al rischio delle persone e delle cose. In quanto:

[success]
“Long-term trends in normalized economic disaster losses cannot be reliably attributed to natural or anthropogenic climate change.”

“I trend di lungo periodo nelle perdite economiche normalizzate non possono essere attribuite in modo affidabile a cambiamenti climatici antropogenici o naturali.”
[/success]

Non è dato sapere quale sarà la versione finale del Summary For Policy Makers che vedremo venerdì prossimo, ma quella sarà politica, non scienza, e l’eventuale differenza sarà palpabile visto che ora si conoscono le premesse.

Ah, un’ultima cosa. Per ora, naturalmente solo per ora, spero che queste determinazioni, che certamente NON vengono da fonti scettiche, convincano i vari commentatori che forse è il caso di evitare suggestive attribuzioni degli eventi recenti al riscaldamento globale o ai cambiamenti climatici, o al disfacimento del clima ma piuttosto, come la chiama adesso l’IPCC: variabilità naturale.

NB: da qui.

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Niente niente l’IPCC stesse diventando scettico ? 🙂
    …e che fine farebbe tutta la prosopopea di chi sappiamo ?

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    • Se fosse come tu dici altro che faccette sorridenti dovresti mettere sui tuoi commenti!
      Certo che sentir parlare di variabilità naturale con riferimento ai fenomeni climatici in un report IPCC fa un certo effetto. Così come fa un certo effetto sentir parlare di bassa probabilità che un fenomeno atmosferico possa dipendere dall’AGW.
      Sono sicuro, comunque, che, a breve, qualcuno ci dirà che abbiamo frainteso o non capito (come al solito).
      Ciao, Donato.

  2. Ho già espresso in altra sede la non dipendenza dei recenti fenomeni di dissesto idrogeologico ai cambiamenti climatici delle nostre aree, in quanto tali fenomeni sono sempre avvenuti, come documentano la storia o la semplice cronaca. Si veda ad es. la pubblicazione n.2058 del Gruppo Nazionale Difesa Catastrofi Idrogeologiche, curata dall’IRPI (Istituto Ricerca Protezione Idrogeologica) del C.N.R. di Torino, in cui è riportata una rassegna storica dei dissesti avvenuti in Piemonte nei secoli scorsi.
    Uberto Crescenti

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