Salta al contenuto

Passata la festa, gabbato lo Santo

Ci siamo, la NOAA ha tirato definitivamente le somme per la stagione degli uragani 2011.

Active 2011 hurricanes season breaks Hurricanes ‘Amnesia’ – NOAA

Una stagione, leggiamo, le cui previsioni di attività superiore alla norma sono state rispettate. I sistemi che hanno ricevuto un nome, ossia che hanno assunto le caratteristiche di Tempesta Tropicale o Uragano, sono stati 19; 7 di questi sono stati Uragani veri e propri, di cui 3 con intensità superiore al livello 3 (Major Hurricanes) della scala Saffir Simpson.

In particolare, il numero totale di eventi (19) ha superato di una unità il livello superiore della forchetta di previsione (12-18), ben lontano dalla media di 11 calcolata sull’intero dataset disponibile. Gli uragani veri e propri (7) sono stati invece all’interno della forchetta (6-10), sebbene prossimi al livello inferiore. Discorso analogo per quelli più intensi (3), sempre all’interno della forchetta prevista (3-6), ma pari al livello inferiore. In termini di valori medi per gli uragani, il numero che deriva dalla media dell’intero dataset è 6 per tutti gli eventi e 2 per quelli più intensi. Alla fine questa è stata una stagione attiva per numero di eventi, ma non lo è stata per gli eventi intensi (qui il post di CM sulle previsioni diramate a maggio). Nel video sotto l’intera stagione 2011 in quattro minuti e mezzo.

E qui (forse) casca l’asino. Dal comunicato della NOAA leggiamo che l’atterraggio di Irene sulla costa orientale USA ha rotto l’amnesia degli uragani che durava da tre anni. Dal punto di vista della sicurezza questo è un concetto importante, perché spesso quando i tempi di ritorno degli eventi intensi si allungano troppo si tende ad allentare la presa e ad abbassare la soglia di attenzione. Si dimenticano le procedure, i meccanismi si inceppano, insomma, il rischio aumenta. Sicché verrebbe da pensare che quella compiuta con il passaggio di Irene sia stata una mega-esercitazione per scongiurare questo rischio in caso di eventi futuri. Già, perché nonostante il clamore, nonostante i comunicati diffusi dalla NOAA e amplificati dai media in ogni angolo del Pianeta (CM compreso), l’uragano Irene non era un uragano quando ha toccato la costa orientale USA. Era infatti già tornato al livello inferiore dellascala Saffir Simpson, ossia allo status di Tempesta Tropicale. Certamente non un soggetto con cui scherzare ma non un uragano.

Perché? Beh, perché lungo il percorso di Irene, dal suo atterraggio alla sua definitiva dissipazione sulla terraferma, nessuna stazione anemometrica ha registrato venti pari a superiori a 64Kts (33 m/s – 74 mph). Questo non altera il conteggio, certamente ha risvegliato la memoria dei cittadini e non interrompe il fortunoso record di ‘mancati atterraggi’ di eventi intensi giunto ormai a 2.232 giorni.

Di particolare interesse nel comunicato stampa della NOAA anche la considerazione circa le tempeste minori (di breve durat e debole intensità relativa), di cui si dice che senza il sistema di osservazione satellitare non si sarebbe avuta traccia. Ciò significa, ma il problema è noto, che prima dell’avvento dei satelliti molti di questi eventi sono sfuggiti al conteggio, come sono sfuggiti anche tempeste e uragani che non sono giunti a tiro di osservazione convenzionale. La media dalla metà del 1800 alla metà degli anni ’60 del secolo scorso è dunque molto probabilmente sottostimata, e questo cambia il significato del giudizio di ‘superiore alla norma’ per questa stagione e per quelle altrettanto attive susseguitesi dopo il 1995.

E’ questa la ragione per cui con i dati attualmente disponibili, non è possibile individuare alcun trend né per il numero totale di eventi, né, ovviamente, per quelli di maggiore intensità. L’unico dato attendibile riguarda gli eventi giunti sulla terraferma, di cui si ha memoria per effetto dei danni provocati. E lì, il trend è piatto.

Bene, il 2011, almeno per quel che riguarda i sistemi tropicali (Tempeste e Uragani), passa dunque agli archivi. Il sistema di previsione registra una buona performance e il follow-up degli eventi in corso ha fatto faville prevedendo in modo chirurgico il percorso dell’unica vera minaccia giunta sugli States. Il tutto con una ulteriore conferma del collegamento esistente (in gergo tecnico teleconnessione) tra la fase climatica fredda sulle acque del Pacifico equatoriale (La Niña) e le stagioni degli uragani piuttosto attive sull’area atlantica. Se ne riparla l’anno prossimo.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàMeteorologia

Sii il primo a commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »