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E così, mentre da questa parte dell’Atlantico si inventano nomi diversi sempre per la stessa cosa, cioè l’estate, la NOAA, che i nomi li assegna soltanto ai Cicloni Tropicali per ovvie ragioni di coerenza nella comunicazione, ha appena aggiornato il suo outllok per la stagione degli uragani (qui il nostro post sul primo outlook del 25 maggio).

La stagione é quasi a metà strada, visto che il periodo canonico va dal 1° giugno al 30 novembre. Fatto sta che sin qui ci sono state 6 tempeste che hanno raggiunto i valori necessari all’assegnazione del nome, due delle quali sono diventate Uragani veri e propri, mentre le altre non sono andate oltre lo status di Tempesta Tropicale.

La tipologia dell’annuncio è comunque alquanto curiosa, sia con riferimento al comunicato stampa della NOAA, sia per come è stato ripreso da Science Daily.

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Ci siamo, la NOAA ha tirato definitivamente le somme per la stagione degli uragani 2011.

Active 2011 hurricanes season breaks Hurricanes ‘Amnesia’ - NOAA

Una stagione, leggiamo, le cui previsioni di attività superiore alla norma sono state rispettate. I sistemi che hanno ricevuto un nome, ossia che hanno assunto le caratteristiche di Tempesta Tropicale o Uragano, sono stati 19; 7 di questi sono stati Uragani veri e propri, di cui 3 con intensità superiore al livello 3 (Major Hurricanes) della scala Saffir Simpson.

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Ieri, 19 maggio, la NOAA ha diffuso il proprio outlook per la stagione degli uragani, un periodo che nominalmente va da giugno a novembre, con riferimento all’Atlantico e con un ritardo di 15 giorni invece per il Pacifico orientale. I numeri da centrare sono sostanzialmente tre:

  • il numero delle tempeste tropicali cui sarà assegnato un nome (assegnazione che dipende dalla forza del vento)
  • il numero di tempeste che evolverà in uragano;
  • il numero delle tempeste o degli uragani che colpirà le coste degli Stati Uniti.

L’anno scorso le tempeste nominate sono state 19, di cui 12 sono diventate uragani. Nessuna di queste, perpetuando una fortunosa anomalia che dura da qualche anno, ha colpito le coste USA.

Le condizioni climatiche attuali, stando a quanto diffuso dalla NOAA sono favorevoli ad una stagione con attività superiore alla norma climatica con probabilità di occorrenza del 65%, pari alla norma 25% e inferiore alla norma 10%. Gli effetti ancora presenti seppur attenuati della Niña, che nel corso della stagione dovrebbe evolvere verso condizioni di neutralità dell’indice ENSO. La temperatura di superficie della porzione di Oceano Atlantico dove normalmente si formano le tempeste ancora in anomalia positiva, cioè con maggiore quantità di energia potenzialmente disponibile. La persistenza di stagioni con attività superiore alla norma a partire dal 1995. Nell’immagine sotto si può vedere come si colloca l’outlook della prossima stagione in termini di Accumulated Cyclone Energy Index.

http://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/outlooks/figure3.gif

In sostanza dunque la NOAA prevede una forchetta di 12-18 tempeste nominate e 6-10 uragani di cui 3-6 potrebbero essere di categoria uguale o superiore al livello 3 della scala di riferimento (Saffir-Simpson).

Analogamente alla NOAA, anche le previsioni dell’ECMWF (protette da copyright) vanno nella direzione di una stagione superiore alla norma, sia per il numero delle tempeste che per quello degli uragani, che per quello dell’ACE.

Appena un paio di giorni prima della diffusione di questo outlook, Michael Mann ha divulgato la sua previsione, con numeri molto simili a quelli della NOAA, ovvero un outlook di 16 +/- 4 tempeste stagionali.

A seguire, ma leggendo il suo articolo sembra che le sue previsioni siano più datate, ovvero che si sia sbilanciato con largo anticipo, Joe Bastardi, noto meteorologo americano ha detto la sua dalle pagine di Weatherbell: 14 +/-1 tempeste nominate nella stagione.

Avrete notato che nessuno o quasi si sbilancia sul numero delle tempeste o uragani che arriverà sulle coste degli USA. La NOAA anzi dichiara ufficialmente di non provarci nemmeno a fare la previsione. Questo accade perché la traiettoria di una tempesta una volta che si è formata, è strettamente dipendente dalle condizioni atmosferiche del momento, in poche parole si parla di tempo e non di clima.

Staremo a vedere e, vada come vada, speriamo che se quella in arrivo dovrà essere una stagione intensa, sia almeno clemente in ordine alle conseguenze.

Qui l’outlook della NOAA.

Qui la previsione di Mann.

Qui l’articolo di Joe Bastardi.

Così ha definito la stagione degli uragani appena conclusasi (1° luglio – 30 novembre secondo la convenzione) Jack Hayes direttore del National Weather service della NOAA. In un interessante documento esplicativo, il National Hurricane Center descrive i tratti caratteristici di questa ultima stagione.

Un’attività intensa nel bacino Atlantico, la seconda in termini numerici per tempeste cui sia stato assegnato un nome che poi siano evolute nella forma di uragano, a parimerito con il 1969, cioè quando impazzava il global cooling. Tutte insieme, invece, le tempeste atlantiche di quest’anno hanno fatto registrare la terza posizione di sempre, al pari con il 1889 (in pieno global warming naturalmente) e con il 1995.

Fonte NOAA

Per contro, nel bacino del Pacifico nord-orientale, questa è stata la stagione in assoluto più tranquilla, con il minor numero di tifoni mai registrato. Il record precedente apparteneva al 1977 (al termine del periodo di raffreddamento generale) per il numero totale di tempeste e agli anni 1969, 1970, 1977 e 2007 per il totale di queste che ha assunto la forma di Ciclone Tropicale.

Fonte NOAA

Uno degli aspetti più singolari di questa stagione, che in termini numerici le previsioni avevano comunque ben inquadrato, è stata l’assenza totale di eventi che siano arrivati ad interessare le coste degli Stati Uniti. Non così per l’area dei Caraibi, che invece anche quest’anno ha pagato dazio ai capricci del tempo. Non mi risulta tuttavia che nessuno si fosse azzardato a stimare quante tempeste tropicali o cliclini tropicali sarebbero arrivati sulle coste americane, perché questi sin qui sono aspetti del tutto impredicibili e per i quali funziona molto meglio la statistica di qualunque modello di previsione, sia esso numerico, concettuale o fenomenologico.

Già, perché leggiamo dal documento diffuso dalla NOAA, che sarebbero state una serie di combinazioni atmosferiche tipicamente ascrivibili al tempo meteorologico a tener lontani gli uragani dalle loro coste, più precisamente la presenza della corrente a getto che avrebbe mantenuto aria calda e secca sull’entroterra americano, agendo da barriera per l’incedere dei cicloni tropicali. Allo stesso tempo, molti di questi si sono formati parecchio a est, appena fuori dalle coste africane, e sono stati dunque catturati dalle correnti occidentali prima di arrivare sull’altra sponda dell’Atlantico.

Il carburante per questa stagione così movimentata ma a conti fatti fortunatamente poco incisiva, è arrivato dalla presenza della Niña, ovvero dall’insorgere di un significativo raffredamento delle acque di superficie del Pacifico orientale, propagatosi poi insieme agli Alisei verso le coste dell’Indonesia, e da un persistente anomalo riscaldamento delle acque dell’Atlantico, retaggio invece forse della presenza di El Niño nei mesi invernali dell’anno scorso. Questo pattern è piuttosto noto agli esperti del settore, di qui la previsione ben centrata emessa a suo tempo dalla NOAA.

Ora ragioniamoci su, ma prima di farlo usciamo un attimo dall’acqua e andiamo in montagna, quel tanto che basta per ricordare che in termini di innevamento invernale gli anni più recenti ricordano quelli degli anni ’70, quando la PDO (Pacific Decadal Oscillation) era in territorio negativo.

Bene, una delle cose che ci vengono raccontate più spesso con riferimento all’evoluzione del clima forzata dalle attività umane, è che con la continua tendenza delle temperature ad aumentare dovremmo attenderci una sempre maggiore preponderanza di eventi di El Niño piuttosto che della sua sorellina la Niña. Questo è in effetti accaduto nell’ultimo trentennio del secolo scorso. Quello che però qualcuno si dimentica di dire è che anche l’indice PDO ha la sua influenza sull’arrivo dei due bambinelli, semplicemente (si fa per dire) spostando verso l’alto l’asticella attorno alla quale avvengono le oscillazioni caldo/freddo con PDO positiva e riportandola verso il basso con PDO negativa.

Date le considerazioni fatte dagli esperti della NOAA sull’influenza che queste oscillazioni hanno sulle stagioni degli uragani, mi sembra abbastanza doveroso provare a fare due più due, cioè notare che dal secondo dopoguerra alla metà degli anni ’70, la PDO negativa ha generato un raffreddamento climatico generale (accertato nelle serie), ha tenuto giù l’asticella delle oscillazioni caldo/freddo nel Pacifico, e ci siamo (si sono per la verità) beccati delle stagioni di intensa attività dei cicloni tropicali (rileggete le date di poche righe più su) in Atlantico e bassa attività nel Pacifico. Viceversa, con la PDO in territorio positivo, cioè fino ai primi anni di questo secolo, è accaduto esattamente il contrario. Quando la PDO ha iniziato a virare nuovamente verso il basso (pur consentendo eventi importanti di El Niño come nel del 1998), le stagioni sono tornate ad essere intense, proprio come ci fanno notare gli esperti della NOAA identificando un trend positivo a partire dal 1995.

Aggiungerei anche che, in tutto questo, il concetto di accrescimento dell’intensità dei fenomeni più intensi (perdonate l’allitterazione ma è proprio così che ce la raccontano -wet gets wetter, hot gets hotter- è affogato da qualche parte tra l’Atlantico e il Pacifico, perché delle 12 tempeste che quest’anno sono divenute uragani, cinque di esse hanno raggiunto l’intensità uguale o superiore alla categoria 3, come da previsione e come da media, in termini di rapporto tra quante tempeste si sono formate e quante hanno degenerato assumendo intensità di Major Hurricanes. Nel Pacifico invece, questo concetto è quantomeno risibile, visto che la stagione è stata la più tranquilla di sempre.

Quale lezione? La storia insegna, basta studiarla e leggerla con umiltà.