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L’insalata di rinforzo

E’ un piatto tipico napoletano, tradizionalmente preparato per le festività natalizie. Il tipico pasto a base di magro della festività religiosa infatti si riteneva dovesse essere rinforzato con questa pietanza. Ingredienti di vario genere recuperati dalla dispensa e messi lì solo in apparenza un pò alla rinfusa.

A questo pensavo ieri leggendo l’editoriale apparso sul Corriere della Sera a firma di Giovanni Sartori. In tempi di magra in effetti, le difficoltà in cui versa praticamente tutto il pianeta si avvertono anche sui problemi ambientali e climatici. Su questi il consenso scientifico -ammesso sia mai esistito- vacilla e, soprattutto, scarseggiano le risorse per continuare a battere le ortiche con le mani altrui, cioè perseguire progetti faraonici per arginare il presunto catastrofico impatto delle attività umane sul clima, ignorandone la realtà molto più locale (e non per questo meno disagevole) che globale. Il fervore ansio-climatico va dunque rinforzato, sia mai che si debbano cercare altri ambiti di cui parlare per farsi del male da soli.

Gli ingredienti, dicevo, ci sono tutti. Un bel richiamo alla potenza della Natura in omaggio alla recente tragedia in Abruzzo torna buono per introdurre l’argomento. Seguono poi vari spot di natura demografica, dai quali si capisce che a ben vedere si parli di finanza, ambiente o cavolfiori,  il problema è tutto lì, nel numero dei bipedi. Queste opinioni non sono una novità, ne avevamo parlato anche in altre occasioni su CM. Al riguardo non c’è molto da dire, se non che non paiono condivisibili. Dall’alto della saggezza e dell’esperienza di chi ha vissuto tanto, una delle firme più autorevoli del panorama giornalistico italiano, ci si potrebbe aspettare un pò più di benevolenza per chi ancora deve fare la sua apparizione in questa valle di lacrime, ma tant’è. Altra facile considerazione è che un pò troppo spesso chi abbraccia con ardore ed entusiasmo le teorie della “catastrofe climatica” (sic) e su queste fa opinione, non scienza, tenda spesso ad associarle con la demografia, ovvero con evidente ansia di contenere entro limiti ritenuti consoni il numero degli aventi diritto.

Sin qui, però, opinioni, condivisibili o meno che siano. L’aspetto informativo è invero assai più carente, sia dal punto di vista geopolitico che più propriamente scientifico. Si comincia con il plauso al piano per l’ambiente d’oltreoceano (che pure ha scarsa o nulla probabilità di essere approvato) tralasciando che esso è parecchio lontano dal Kyoto-oltranzismo di una certa parte dell’Europa e molto più prossimo alla prudenza ed al possibilismo dell’altra, in cui, guarda caso, siamo anche noi. L’abboccamento al nostro paese giunto recentemente da Washington non è dunque un’esortazione ma una ricerca di alleati. In questo contesto cominciano a venir meno -bontà loro- anche le convinzioni di molti leader europei già attivisti del fare climatico, per ovvie ragioni di opportunità ed urgenza. Ad ogni modo, finchè non saranno date le carte al vertice dell’UNFCCC1 di Copenhagen, difficilmente si potrà capire chi ha un bluff e chi punti veri.

Segue altra affermazione inesatta sulle dimensioni del cosiddetto consenso. Il plotone di scienziati che sollevano dubbi sull’AGW non è sempre più sparuto, bensì è sempre più numeroso e, pian piano, questo si comincia a notare anche nelle pubblicazioni scientifiche, le cui pagine, pesanti nel contenuto ma leggere nel materiale, stanno ricominciando a seguire il vento. Si nota anche con piacere che, magicamente, la dose di effetto antropico sul riscaldamento è passata dal litro (100%) al quartino (25%). Più che condivisibile l’esortazione a lavorarci su, ma forse non è il caso per questo di finire di ammazzare l’economia globale. Altrettanto vero che le risorse idriche tenderanno a scarseggiare, ma forse prima di diminuire il numero dei bevitori si potrebbe provare a risparmiarle. Altrettanto avidamente leggiamo l’esortazione a risparmiare l’energia, in cui ci scappa anche un colpetto sotto la cintura alle fonti rinnovabili, ma, ci risiamo, anche questo serve più che altro a ripetere che siamo troppi. Una vera ossessione!

Troppi a guidare, troppi a bere, troppi a mangiare e aggiungerei anche troppi a leggere. Queste pagine per carità, non mi fraintedete. Ho come l’impressione che la presunzione di aver influenzato il clima prima e volerlo governare poi faccia il paio con quella di decidere chi debba stare al mondo e chi no. Mentre ci rifletto su mi viene in mente altro: come faremo a spiegare ai nostri ragazzi che l’anidride carbonica è un gas insostituibile nel sistema e non un inquinante, come incautamente affermato dall’autore? Difficile a dirsi, ma in fondo non vale la pena di preoccuparsi dal momento che l’attenzione alla consistenza numerica delle nuove generazioni sarà tale da impedire che siano troppo numerose e, le classi ridotte, si sa, apprendono meglio.

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  1. United Nation Framework Convention on Climate Change []
Published inAmbienteAttualitàClimatologia

35 Comments

  1. Anche Pratesi recentemente ha fatto la sua bella insalatona, con “inquinamento dei mari, riduzione delle calotte artiche, distruzione delle foreste tropicali”

  2. In realtà di “grinze” ce ne sono diverse. Per esempio: una più equa ripartizione delle risorse, unitamente ad un massivo utilizzo di OGM permetterebbe di aumentare gli standard qualitativi di molti esseri umani, adesso e a venire. Ed è stato dimostrato con i numeri, non con le parole.

    Sicuramente siamo abbastanza maturi per capire che il nostro stesso prezioso intelletto ci ha indicato la strada: OGM.

  3. giordano monti

    @ sergio musmeci

    il tuo discorso molto equilibrato e sintetico mi sembra non faccia una grinza!

  4. Sergio Musmeci (Copernicus64)

    Scusate ma sinceramente non capisco la necessità di essere “tanti”. Che vuol dire? Più si è meglio è? Dove sta scritto? Il discorso lo vedrei più incentrato sulle politiche che stanno dietro al discorso “popolazione”. Francamente non vedo che cosa di meglio sarebbe essere mettiamo 15 miliardi anzichè poniamo 10 o anche il numero attuale. Neghiamo ad altri “mai nati” l’esistenza? Sinceramente penso che siamo abbastanza maturi per renderci conto che se vogliamo vivere con gli agi di una civiltà come la nostra stiamo già oggi un pò “sforando” di numero o sbaglio? Non è eticamente più corretto dare ai nostri figli e nipoti un mondo più vivibile (e gestibile) più che desiderare di essere di più in nome del “dio della crescita”? Bisogna semmai chiedersi in che modo l’umanità debba passare senza traumi dalla fase di “crescita” alla fase (inevitabile) di stabilizzazione.

  5. velazquez

    Mi chiedo: come mai a dire che siamo in troppi, sono quasi sempre quelli che hanno l’attico in centro?

  6. Lorenzo

    @ Achab

    appunto, la Thatcher è stata primo ministro ininterrottamente dal ’79 al ’90, anni in cui è nata e si è sviluppata la teoria dell’AGW, che lei ha abbracciato prontamente insieme ad altre cause ecologiche come il buco dell’ozono (il quale al momento non mi sembra abbia causato grandi disastri); è chiaro che ho parlato di lei come promotrice politica dell’AGW, non essendo una scienziata, non sarebbe stata credibile come ideatrice e sviluppatrice di una teoria prettamente scientifica, anche ammesso che ne avesse avuto le capacità. Avrebbe semplicemente cavalcato l’occasione che gli si presentava per perseguire i propri scopi.
    Hansen avrà pure parlato al Congresso americano nell’88, ma non mi pare che dall’altra parte dell’oceano ci siano stati molti orecchi politici che l’abbiano ascoltato, perlomeno non tra chi ha governato fino ad adesso. La Thatcher è stata la prima governante al mondo a sostenere l’ AGW, e tramite la sua funzione anche a far conoscere la cosa al grande pubblico, proprio come dicevo. Per cui si può tranquillamente definirla la sua madrina (nel senso letterale di madre) politica.

    Inutile dire delle lontane origini scientifiche dell’AGW, dei vari Arrhenius, Fahrenheit, Tyndall, non era ovviamente a quello che mi riferivo.

    Tralascia pure, io preferisco considerare tutto, conscio che la realtà delle cose non è solo ciò che si vede e si può sapere :-).

  7. @ Luca Galati

    Al momento nessuno studio nè legge matematica prevede una crescita “indefinita” della popolazione umana. Tra l’altro le previsioni fatte 30/40 anni fa si sono rivelate errate, proprio perchè la popolazione umana risponde a fattori molto più complessi di quelli individuati a inizio secolo scorso. Scriveremo ancora e ancora su questo argomento, perchè è troppo intimamente connesso con “la cura” del nostro ambiente.

    C. Gravina

  8. @ Achab

    Molto bene Achab, evidentemente ho interpretato male io il suo tono iniziale. Dal momento che “ogni tanto” i suoi interventi sono “spigolosi”, direi che può capitare. In ogni caso le chiedo scusa.

    Rimane il fatto che la sua posizione, legittima, è però fondata su nozioni di storia errate o incomplete.

    Su quanto sia invece più o meno “superficiale” (grazie per gli aggettivi sempre concilianti), spetterà poi a noi deciderlo, o no?

    PS: lei sa chi è uno dei padri fondatori dell’UNESCO e del WWF?

  9. Achab

    @Guido Guidi

    La ringrazio per i suoi soliti interventi rappacificatori. Vorrei precisarle che non intendevo dire di non discutere tout court di eugenetica; intendevo solo evitare, e non per difendere me stesso in quanto non ho partecipato al dibattito, che in questa discussione venisse associato all’eugenismo chi vede nel controllo delle nascite uno strumento di limitazione della sovrappopolazione.

    @Lorenzo

    Il primo mandato della Thatcher è iniziato nel 1979. Scientificamente l’AGW è nato ben prima. Politicamente e per l’opinione pubblica, invece, si fa in genere risalire al 1988, anno della “famosa” testimonianza di Hansen al Congreso USA e anno di nascita dell’IPCC su iniziativa del World Metereological Organization (WMO) e del United Nations Environment Programme (UNEP). Vero che durante il terzo mandato la Thatcher accettò l’idea dell’AGW, ma da qui ad esserne la “madrina” ce ne corre 😉
    Tralascio sulle (eventuali) reali intenzioni a cui ti riferisci …

  10. Luca Galati

    Io continuo a pensare che qualsiasi persona sana di mente si accorgerebbe subito che anche ammettendo un miglioramento dell’efficenza energetica e dell’uso dell’acqua (le altre risorse ovvero le materie prime sono molto più limitate e più difficilmente reperibili e quindi sfuggono all’elenco), se la popolazione mondiale cresce indefinitamente prima o poi inevitabilmente si giunge alla saturazione e quindi i piani demografici, in un futuro più o meno lontano, non appaiono poi così folli, anzi quasi ragionevoli: credo che in quest’ottica andasse letto l’editoriale di Sartori, senza spingersi oltre nella polemica.
    LG

  11. @ Achab
    Apprezzo assolutamente il tuo spirito pacato ed anche l’invito a prendere certi argomenti con le molle. Riguardo al fatto di evitare di discuterne però non condivido. Per due motivi. Il primo è che questo post prende spunto da un articolo in cui serenamente si associano l’emergenza clima e la (presunta) sovrappopolazione; è quindi inevitabile commentare entrambi gli ambiti di riflessione. In seconda battuta per un aspetto per me assai più importante. Mi spiego. Nessun argomento è troppo difficile o scottante per essere affrontato, quale sia il luogo o lo strumento impiegato per comunicare, perchè questo potrebbe significare che a questo livello non si è in grado di comprendere o che certi ambienti non sono idonei all’approfondimento. E questo è proprio quello che una certa visione elitaria della struttura della nostra società ama sottolineare, cioè che certi concetti sono troppo alti o complessi perchè tutti possano comprenderli o più semplicemente affrontarli in una discussione. Sbaglieremo, diremo cose grossolane, questo è probabile, ma di sicuro tireremo fuori il nostro sentire, quello della gente, in modo assolutamente trasversale e, per molti, grazie anche alla sensazione di anonimato della rete, anche nel modo più genuino. Non so se hai letto il mio commento ma, purtroppo, certe cose che come dici giustamente appartengono alla (brutta) memoria storica, sono ancora crudelmente attuali ed evitare di parlarne non è il giusto modo per esorcizzarle. E’ vero, questo blog è dedicato ad altro, almeno per la maggior parte degli argomenti affrontati, ma è comunque nostro, cioè di chi ci scrive e di chi lo legge e commenta, per cui, siamo liberi (noi e voi) di farne ciò che crediamo.
    gg

  12. Lorenzo

    Ricollegandomi agli ultimi interventi di Gravina e Guidi, farei notare ad Achab come l’eugenetica e la selezione della razza non siano concetti così lontani da quello di controllo demografico. Sono noti gli stretti rapporti che intercorrevano fra l’alta borghesia e la famiglia reale inglese da una parte ed i vertici nazisti dall’altra durante la seconda guerra mondiale. Per cui forse non sono un caso le parole del principe Filippo di Edimburgo che di quelle teorie, le quali affondavano le radici in un misticismo molto simile ad una religione, è il naturale continuatore. Radici mistiche e vecchie ideologie che si ritrovano anche in alcune reti massoniche odierne e che sono volte a favorire il prosperare di una èlite umana.
    Nè forse è un caso che la teoria dell’ AGW sia nata e sia stata sponsorizzata in Inghilterra sotto i governi conservatori della Thatcher. Quello ecologista potrebbe essere un nuovo ed intelligente modo di perseguire antichi obbiettivi.

    Poi è ovvio che l’ultimo attivista del WWF non si ispira a concetti eugenetici, è solo una delle tante pedine mosse da chi quel movimento l’ha fondato.

  13. Achab

    @Claudio Gravina

    Sono assolutamente sorpreso dal tono che sta usando con me. Non ho parlato io di serietà mancante nel commento e non ho fatto io accostamenti, storici o meno che siano, fra ambientalismo ed eugenetica. E il “suvvia” di chi si rivolge a uno scolaretto recalcitrante non l’ho usato io. E infine non ho assolutamento negato alcun fatto storico; al contrario ho citato Ghighi e le leggi razziali.

    Come già detto prima invece considero “avventato” (parole sue) il tirar fuori oggi i rapporti storici di “una certa forma di ambientalismo fondamentalista” (sottolineo con Guidi, una certa forma) con l’eugenetica.

    Ma l’argomento è troppo delicato per essere dibattuto in modo così superficiale in un blog (il cui tema principale, fra l’altro è diverso) ed è facilmente degenerato. Io, non ritendomi un ambientalista, non ho nulla da difendere e tornerei al mio silenzio, come infatti stavo facendo non intervenendo in questo post. Ma per cortesia, lasciamo alla memoria storia certe perversioni che è in grado di concepire la mente (l’animo?) umana.

  14. L’ottimo Claudio mi ha preceduto nella precisazione. E’ ovvio che ambientalismo ed eugenetica non dovrebbero essere avvicinabili. Però è altrettanto ovvio purtroppo che una certa forma di ambientalismo fondamentalista ha radici ideologiche molto affini a quelle dell’eugenetica.
    Tanto per rendere l’idea vi rammento le parole di Sua Altezza Reale il Principe Filippo di Edimburgo, fondatore ed a lungo presidente (ora onorario) del WWF internazionale (la multinazionale dell’ambiente), il quale in un’intervista alla tedesca Deutsche Press Agentur ha detto: «Se mi dovessi reincarnare vorrei essere un virus letale, per eliminare la sovrappopolazione». Domani suo figlio, fulgido esempio del vivere sostenibile nonchè erede al trono d’Inghilterra terrà una conferenza sui cambiamenti climatici a Montecitorio, chissà se tornerà sui concetti tanto cari a suo papà.
    Ad ogni modo, qualche settimana fa, il mondo dei benpensanti del clima si è scandalizzato perchè un certo numero di persone (tra cui il sottoscritto) che si occupano di queste cose a vario titolo, ma in tutta evidenza non ripondono all’identikit dell’AGW-oriented, ha avuto l’ardire di partecipare ad una convegno tenutosi a Palazzo Marini e presieduto dal Prof. Zichichi (un altro che gira impunemente senza la patente di climatologo). Ne deduco che per tornare eventualmente a farlo senza essere criticati basterà farci crescere naso ed orecchie (personalmente sono a buon punto), tutto il resto non è necessario. Così ascolteremo l’esegesi dell’ultimo Clean Air Act approvato oltremanica come fosse vangelo e sono pronto a scommettere che non uno dei benpensanti del clima storcerà il naso. O forse finalmente vedremo il bluff, perchè in una analisi dell’attuale legislazione inglese in termini di riduzione delle emissioni, il Prof. Roger Pielke ha calcolato che per raggiungere il target che si sono posti, dovrebbero raggiungere l’efficienza energetica e la “carbon intensity” (Unita di energia impiegate per produrre una unità di PIL) della Francia nell’arco di sette anni. Ciò significherebbe costruire e rendere operative 30 centrali nucleari in questo lasso di tempo, per poi mantenere un rateo di decarbonizzazione del 4/5% all’anno. Ad oggi nessuna società industriale è riuscita a sostenere obbiettivi del genere. Ciò significa che domani ascolteremo le glorie di un piano fallito prima ancora di essere attuato. Però almeno avremo il piacere di ascoltarlo da un vero climatologo.

    Ma mi rendo conto di essere uscito fuori tema e me ne scuso. Per tornare in argomento, cioè ai collegamenti tra ideologie vi regalo un’altra perla di saggezza ambientale, questa volta tutta italica. In un libro di ecologia domestica Fulco Pratesi (fodatore ed ora presidente onorario del WWF Italia) parla del passaggio a miglior vita degli umani e sostiene che il funerale, la cassa, e la sepoltura sono pratiche troppo inquinanti e per questo motivo propone due soluzioni: dare in pasto su appositi carnai i cadaveri ai rapaci che rischiano l’estinzione, oppure «creare apposite scatolette di cibo per cani e gatti in cui la carne umana sostituisca una percentuale di quella di altri animali». Ad uno che va in giro a dire queste cose darei la presidenza a vita dei un manicomio, e non mi interessa se nel frattempo, ogni tanto, dice anche qualcosa di sensato (improbabile).
    Ora, direi che le possibilità non sono molte. O sono pazzi loro o siamo pazzi noi. Naturalmente questi fulgidi esempi di buona predisposizione d’animo nei confronti dei propri simili non hanno certamente nulla a che fare con chi milita o collabora nelle associazioni che si occupano o si vorrebbero occupare di ambiente. A questi va tutta la mia stima, soprattutto perchè questo impegno è quasi sempre volontario e per nulla remunerativo. Però i finanziamenti li attraggono i capi e con questi fanno la policy, infatti il settore del controllo della popolazione ha sempre visto il WWF in prima fila, con report pubblicati, ricerche per conto di governi etc etc. Ora è più chiaro cosa hanno in comune le politiche demografiche ed un certo ambientalismo?
    In ogni caso finchè non sarà chiaro che tutto questo con la cura dell’ambiente non ha nulla a che fare, noi continueremo a dirlo, anche a rischio di essere giudicati ossessivi.
    gg

  15. @ Achab.

    Non giochi con me, non sono uno scolaretto. Inannzitutto non mi metta in bocca parole che non ho pronunciato, infatti io non sto utilizzando alcun argomento per contestare gli ambientalisti. In secondo luogo non ho mai detto che dietro l’ambientalismo (più propriamente bisognerebbe dire ecologismo) ci sia SOLO l’eugenetica. Se l’ambientalismo ha le radici che ha, non è colpa mia, e lei può arrovellarsi quanto vuole, ma la questione non cambia. Se non l’ha ancora capito (e no, non l’ha capito), qui non è il mio pensiero che sto esprimendo… questa è storia. Alla domanda se io sia a favore del controllo delle nascite, rispondo no. Ma questo è diverso dal fare la storia del pensiero filosofico… La serietà di cui le parlavo prima, consiste in questo, non nella posizione espressa, lei porti pure avanti le sue idee, risiede invece nel fatto che contestare fatti storici… mi sembra avventato.

  16. Luca Galati

    @Turturici

    Mi scusi, ma francamente non ho capito bene dove il deserto sarebbe abitabile o meglio sfruttabile a fini economici e di sostentamento quando la storia del’uomo ci insegna che questi ha da sempre evitato e rifiutato di vivere in quei post per ovvi motivi, a partire dalla mancanza di acqua, dalle temperature troppo elevate che non consentono lo sfruttamento agricolo del suolo, ne la normale vivibilità.
    A me il buon senso dice che pur avendo magari delle risorse ancora da sfruttare se la popolazione continua ad aumentare indiscrimintamente prima o poi si arriverà comunque al limite delle capacità del sistema con ovvie conseguenze: quindi prima o poi un ripensamento dei piani di sviluppo socio-economcici ci dovrà essere, inutile negarlo, magari non succederà a breve ma prima o poi succederà…

  17. Achab

    @Claudio Gravina

    Giro a lei la stessa osservazione sulla serietà nell’affrontare gli argomenti in discussione. Ma davvero lei pensa che dietro un ambientalista odierno ci sia dietro un eugenetico? Che dietro la lotta al riscaldamento globale sotto sotto ci sia la voglia di selezionare la razza? Pensa ancora a Ghighi e al manifesto del ’38 sulla razza?
    E allora, imitandola, suvvia Gravina, ci son ben altri argomenti per contestare un ambientalista.

  18. Beh ho dato erroneamente per scontato che avesse letto l’intervento precedente di Achab…

    Vorrei sottolineare, perchè spesso mal interpretato, che ridurre l’impronta ecologica non significa ridurre la qualità della vita. Il problema, enorme e non risolto (e mai affrontato seriamente), è cambiare il modo di consumare e produrre per garantirne la sostenibilità di lungo periodo.

    Quindi per lei è meglio rinunciare alla popolazione ventura (su principi che ovviamente stabilirà lei stesso), piuttosto che razionalizzare i consumi e gli stili di vita?

    Vorrei solo puntualizzare che decrescita non va intesa come riduzione del proprio tenore di vita, ma proprio come movimento destrutturante della società intera. Io sono favorevole alla prima, e assolutamente contrario alla seconda.

    Per concludere, mi chiedo cosa ci trovi lei di così affascinante in un sistema stile cinese, applicato su scala globale.

    @ Turturici

    Siamo assolutamente sulla stessa lunghezza d’onda

  19. Filippo Turturici

    @ Monti

    Il problema è come Lei diminuirebbe la popolazione: se diventassimo tutti ricchi e inurbati, potremmo arrivarci per semplice calo demografico; se invece non siamo tutti ricchi…le uniche soluzioni le vede anche Lei (controllo demografico, o eventi che diminuiscano in modo forzato la popolazione umana).
    Entrambi i casi, comunque, non sono cose augurabili dal mio punto di vista: voglio un sistema pensionistico sostenibile; e non desidero che né un’epidemia né un altro uomo mi uccidano prima della vecchiaia, e magari senza nemmeno una colpa.

  20. Filippo Turturici

    @ Gravina

    Infatti ho scritto:
    “Concordo che non tutti potrebbero vivere, non dico come un americano … ma come un europeo medio”
    forse, per maggiore chiarezza, dovevo dire “ma nemmeno come”: in ogni caso il senso era quello, e quindi direi che non siamo in disaccordo su nulla.

  21. Filippo Turturici

    Egregio sig. Monti, credo che la definizione si “sottopopolato” sia invece chiara e sufficientemente precisa di suo, e senza dare scanso ad equivoci: è sottopopolato un territorio che potrebbe (come spazi e come risorse, idriche ed agricole soprattutto) sostenere una popolazione ampiamente maggiore di quella attuale.
    Il fatto è che, forse a differenza della Sua posizione, io non credo che sia una calamità popolare la Terra, e dunque prevedere un aumento di popolazione in aree oggi ancora poco utilizzate da questo punto di vista.
    Quanto agli atlanti, Le assicuro che li conosco molto bene: anzi, è proprio la mia passione per la geografia che mi costringe a darLe il consiglio di iniziare a leggere veramente questi atlanti, e soprattutto ad informarsi meglio, e non a fermarsi alle Sue nozioni scolastiche ed alle riviste ormai solo documentaristiche (ed apertamente schierate pro o contro una parte, dimentiche di un importante passato come riviste d’informazione e indagine) prendendo come oro colato tutto ciò che Le si propone da una certa parte.
    Tanto per limitare il mio intervento, restringo i miei consigli all’ottimo libro di John Reader “Africa”, ed al ripasso degli ecosistemi: il “deserto” è molto meno esteso di quanto Lei creda, mentre in realtà la gran parte quello che è volgarmente chiamato così è un territorio dal clima semi-arido o steppico, e dunque permetterebbe l’insediamento della civiltà umana (come Le ricordo avviene da almeno 150 anni nel Sud-Ovest degli USA). Inoltre, il Sahara non è comunque la maggior parte dell’Africa: abbiamo un’ampia fascia di transizione, dove i periodi di siccità potrebbero essere gestiti dalla moderna civiltà, quale il Sahel; e poi un grande continente diviso tra foreste e praterie (a parte il “piccolo” Kalahari), che è perfettamente e densamente abitabile (malaria e malattia del sonno proliferano solo negli ambienti “selvaggi”, in forte aumento nel corso del XX secolo dopo la disastrosa malattia del bestiame di fine ‘800 – questo però non vuol dire eliminare ogni riserva naturalistica).
    A parte l’inutile ironia su Groenlandia ed Antartide (posti che evidentemente non dispongono di tali risorse vitali), La invito anche ad evitare di rimanere terrorizzato come un qualunque contadino medievale dalle calamità naturali: la siccità australiana è, nella storia, ciclica (e ovviamente sono falsi i proclami di un evento, ormai al termine, senza precedenti); e comunque non ha nessun nesso diretto con gli incendi, causati dai piromani e dagli speculatori. Nè l’Australia è l’unico Paese abitato, grande o piccolo, ricco o povero, moderno o antico, che abbia mai sperimentato una grande siccità (evidentemente il Dust Bowl nordamericano, essendo capitato quasi 80 anni fa, non fa notizia dato che non “esisteva” il global warming…).
    Come vede, alla realtà dei fatti contano solo il corretto utilizzo delle ampie risorse a nostra disposizione, e la programmazione: ma le capacità le abbiamo.

  22. giordano monti

    @ gravina

    premetto che non sono un fisico che si occupa di economia.
    Con tutta franchezza non so come risolvere certi problemi. Lei scrive che se tutti vivessero come gli europei nel mondo ci sarebbero risorse per 2,3 miliardi di persone se ho capito bene.

    La risposta implicita è che, se non vogliamo intervenire sul controllo della popolazione, perchè ci piace tanto vivere in un mondo affollato, bisogna intervenire pesantemente sugli stili di vita, di noi ricchi e spreconi sopratutto. Dunque? Dunque si tratta, giocoforza di decrescere, e anche tanto. E magari non solo rinunciare al superfluo, auto e TV, ma anche alla bistecca.
    Che altre soluzioni vede Lei?

    Ma poi, che c’è di così terrificante nell’augurarsi di vivere in un mondo un po’ meno affollato, questo davvero non lo capisco.

  23. @ Monti

    Vedrò di rispondere punto per punto al suo interrogatorio.

    Attualmente, dovessimo assicurare a tutti uno stile di vita:

    – americano (pari a circa 9 gHa pro capite), avremmo spazio per 1,2 miliardi di persone
    – europeo (pari a 4,8 gHa pro capite), avremmo spazio per 2,34 miliardi di persone

    Va da sè, ma forse sono dettagli che un fisico che si occupa di economia già sa, che qualcosa vada *ampiamente* rivisto. Sicuramente non è la popolazione.

    Poi chiede: Che c’entra il catastrofismo e l’eugenetica?

    Non so, le ha messe lei vicine le due cose. Se invece vogliamo estendere il concetto di catastrofismo, al concetto di ambientalismo catastrofista, allora qualche legame in più c’è. La questione è lunga (colgo l’occasione anche per risponde ad Achab), ma ambientalismo, positivismo, eugenetica e altri -ismi simili hanno radici comuni, piuttosto lontane nel tempo. Quindi sì, l’ambientalismo (non quello di chi sa che non deve buttare le cartacce per terra…), l’Ambientalismo è strettamente legato all’idea di denatalità, decrescita ecc. ecc.

    E ancora: E’ vero: la povertà non dipende SOLO dal numero di persone da sfamare; ma concorderà con me che è almeno una variabile di cui tenere conto.

    Ovvio e banale.

    @ Achab

    Non chiamo in causa nessuno spauracchio. I legami tra le varie ideologie non li ho inventati io. Lei affronta sempre con molta serietà e puntigliosità i mille argomenti che affrontiamo su questo sito, faccia anche adesso la stessa cosa, non si lasci andare a risposte un po’ generaliste. Suvvia.

    @ Turturici

    Concordo con quasi tutto quanto da lei detto. L’unico appunto: come ho sottolineato sopra, nemmeno lo stile di vita europeo sarebbe proponibile al resto del pianeta: troppo esoso. Ciò detto, ha assolutamente ragione a mettere in luce la differenza tra utilities e commodities, beni primari e beni secondari, beni di sussitenza e beni di lusso.

    C.Gravina

  24. giordano monti

    @ filippo turturici

    Lei cita Africa ed Australia e li definisce paesi sottopopolati. A parte che non si capisce bene cosa voglia dire. Servono altri abitanti per ottenere il numero giusto?
    A parte questo, ma Lei, lo ha mai preso in mano un atlante? Africa e ancora di più Australia hanno immense distese desertiche. Le aree coltivabili sono pochissime. Se è per questo anche l’Antartide e la Groenlandia allora sono sottopopolate.
    Un consiglio per tutti: leggete su uno degli ultimi National Geographic il servizio su quello che sta succedendo in Australia, tra incendi e siccità. Poi ne riparliamo.

  25. Luca Galati

    Mi pare inoltre di ricordare che il piano europeo del 20-20-20, per come me ne parlava un mio professore, prevedesse una quota di risparmio proprio dovuta al miglioramento dell’efficenza energetica, quindi credo non sia tutto da buttare.

  26. Luca Galati

    Ci sono sprechi? Può essere, ma credo che portare al limite le capacità del nostro pianeta sia comunque rischioso.

  27. Luca Galati

    Scusate, ma è uscita una notizia a Ottobre 2008 che le risorse rinnovabili del pianeta si esauriscono già 2-3 mesi prima del loro ciclo annuale di rinnovabilità tanto da intaccare le scorte. Su questo credo almeno non si possa dubitare.

  28. Achab

    Io non sarei così certo che il problema dell’eccesso di utilizzo di risorse rispetto alla capacità della terra non si ponga.
    Certo è vero che la povertà oggi non dipende da questo, o almeno non principalmente da questo. Ma è anche vero che, qualunque indicatore di impronta ecologica si voglia utilizzare, non c’è modo di portare 7 miliardi o più di persone agli stessi livelli del mondo occidentale come è oggi.

    Vorrei sottolineare, perchè spesso mal interpretato, che ridurre l’impronta ecologica non significa ridurre la qualità della vita. Il problema, enorme e non risolto (e mai affrontato seriamente), è cambiare il modo di consumare e produrre per garantirne la sostenibilità di lungo periodo.

    @Claudio Gravina

    Chiamare in causa lo spauracchio dell’eugenetica mi sembra davvero eccessivo.
    Il problema delle abberranti teorie eugenetiche esiste ed è delicato. Lo vedo però in settori ben diversi rispetto all’ambientalismo e riguardano piuttosto la procreazione assistita, la lotta alle malattie genetiche, la clonazione umana, etc.; tutti i settori in cui il nesso fra riproduzione e selezione genica è diretto.
    Il nesso fra miglioramento della razza e sostenibilità dei consumi lo vedo sinceramente come una forzatura, tanto più grave in quanto si tratta di problema sommamente delicato e purtroppo attuale.

  29. Filippo Turturici

    Vorrei far notare ai malthusiani (e simili) un piccolo particolare: la Terra non è affatto sovrappopolata, e la produzione attuale di cibo sarebbe sufficiente a sostenere una popolazione anche più elevata.
    E il paradosso è proprio qui: le terre sovrappopolate sono a volte le più ricche e sazie, a volte meno ma comunque senza grandi carestie né guerre. Sto parlando, nel primo caso, dell’Europa; e nel secondo, dell’India e della Cina.
    E’ evidente dunque la distorta percezione del problema: si vive in terre sovrappopolate, e quindi (per quanto siano di ridotta estensione) tutto il mondo dev’essere sovrappopolato.
    E invece no! Le Americhe, l’Australia e soprattutto l’Africa (sì, proprio il continente che sembra soffrire da sempre i più gravi problemi globali) sono sottopopolate, e potrebbero sostenere una popolazione ben maggiore.
    Il problema è legato sia alla distribuzione delle risorse, sia alle situazioni locali (e si ritorna ai decennali problemi africani).
    Concordo che non tutti potrebbero vivere, non dico come un americano (che, ricordiamoci, ha a disposizione molto più spazio e molte più risorse pro capite nel suo stesso Paese) ma come un europeo medio: ma non confondiamo la ricchezza, con il problema di sfamare miliardi di persone. Automobili e televisioni sono belle, ma non necessarie per vivere.
    Infine un invito ai personaggi come Sartori (e ce ne sarebbero tanti altri, da celebri Nobel a comuni cittadini): se davvero siete tanto convinti di quel che dite (e, nel caso in questione, visto che la vita ve la siete ampiamente goduta), date il buon esempio e fatevi da parte, invece che voler impedire ad altri di venire al mondo perché voi possiate goderne ancora.

  30. giordano monti

    @ gravina:

    “Infine, c’è spazio per tante persone ancora su questo pianeta”

    tante quante? provi a sbilanciarsi! 10 miliardi?, 15? Che faranno queste persone? avranno tutte l’automobile?, mangeranno carne come un americano medio? Che tipo di carburante metteranno nelle loro automobili? Quante nuove coltivazioni saranno necessarie per dare a tutti da mangiare e nutrire gli immensi allevamenti di bestiame necessari? Con quale acqua verranno irrigate?
    Che c’entra il catastrofismo e l’eugenetica? E’ a queste domande pratiche e concrete che bisogna rispondere.
    E’ vero: la povertà non dipende SOLO dal numero di persone da sfamare; ma concorderà con me che è almeno una variabile di cui tenere conto.

  31. Lorenzo

    Aggiungo ai possibili interventi per alcuni dei reali problemi ambientali italiani elencati da Guidi, una seria (ri)programmazione urbanistico-edilizia nonchè una revisione degli edifici già esistenti in chiave antisismica. Sismi che, pur nella loro totale imprevedibilità, si abbattono nelle zone a rischio (che sono ben note) con una puntualità statistica ineccepibile. Per non parlare di edifici costruiti nei letti disseccati di torrenti occasionali o in zone alluvionali al di sotto del livello di fiumi con eventi estremi dai tempi di ritorno calcolati e conosciuti.

    Quelli sarebbero soldi che davvero eviterebbero futuri faraonici esborsi nonchè centinaia/migliaia di vittime, non molto probabili, ma virtualmente certe.

  32. @ Giordano
    Accetto volentieri il suo consiglio e cercherò di limitarmi ad una sola dose giornaliera. Del resto, visto che stanno calando anche gli interventi che inneggianno alla catastrofe, mi sembra giusto bilanciare.
    Quanto al mio pensiero al riguardo, le faccio i miei complimenti per averlo compreso, perchè io ho intrapreso questa attività di scambio di informazioni proprio per capirci di più e non ho ancora raggiunto la meta. Proverò comunque a chiarire. L’impegno della ricerca per comprendere l’impatto dell’uomo sul clima è sacrosanto, ma non può e non deve precludere pari impegno in altre direzioni, altrimenti rischia di alimentare scelte politiche sbagliate. Aggiungo che visto che tale impatto a scala globale è ancora in discussione, mentre a scala locale e regionale è acclarato, forse ci si dovrebbe impegnare in quella direzione, magari raggiungendo obliquamente lo stesso risultato anche a scala globale. Ma questo toglierebbe dal gioco tutto quanto gira intorno al carbon trading e a qualcuno non piacerebbe. Poi forse, piuttosto che fumose e terrificanti prognosi centenarie che solo i nostri pronipoti potranno confutare, si dovrebbero produrre delle proiezioni a serio rischio di verifica nel medio periodo e questo (oltre a non essere attualmente possibile) forse non piacerebbe a qualcun altro, che con questi vaticini ci campa alla grande. Se le risorse che si vorrebbero impegnare alle velleitarie azioni di mitigazione fossero impegnate in problemi reali, si finirebbe per mitigare davvero l’impatto antropico sul clima e sull’ambiente. Qualche esempio? A casa nostra la bonifica delle campagne campane ad esempio, o, se preferisce dei maggiori corsi d’acqua del paese; poi qualche intervento infrastrutturale sui trasporti non guasterebbe in effetti, che ne dice? Ma no, meglio pagare super multe per le emissioni o mettere il cappellino alle ciminiere. In giro per il mondo? Ha mai sentito parlare del Pacific Gyre? Faccia una ricerca sulla rete, è facile. Quando qualcuno proporrà di spendere i soldi ricavati dalle politiche di “mitigazione” per intervenire su questi problemi allora sì che avrà un senso lavorarci su.

    Quanto all’aspetto demografico, non so se sia andato a leggere la serie di post collegati a questo argomento (sono quattro ho linkato il primo nell’articolo, il titolo è “Il mondo senza di loro”), lì c’è una parte del mio pensiero e lo scambio di idee che ha seguito. Purtroppo una parte molto piccola perchè l’argomento è vastissimo e meriterebbe molto maggiore approfondimento. Se crede, dopo aver letto quanto scritto pochi mesi fa, possiamo tornare a parlarne.
    gg

  33. Ogni giorno due volte al giorno è chiaramente un’iperbole, ma se lei fosse andato a leggere il motivo che ci ha spinto ad aprire questo sito, probabilmente non avrebbe fatto ricorso nemmeno a quella.

    Riguardo Sartori e il controllo demografico: evidentemente le sfuggono i 300 anni di pensiero che da Malthus in poi hanno dato vita alle filosofie (talora ideologie) più aberranti (dal mio punto di vista) sul controllo della popolazione umana. Ovviamente Sartori non appartiene a nessuna di queste. La invito però a leggere gli articoli scritti su CM proprio in merito alle politiche demografiche. Scoprirà che c’è un nesso stretto tra eugenetica e ambientalismo.

    Infine, c’è spazio per tante persone ancora su questo pianeta. La povertà non dipende dal numero di esseri umani, ma dalla pessima gestione delle risorse. Inoltre la popolazione umana non è destinata ad una crescita esponenziale (come sosteneva Malthus), bensì logistica.

    C.Gravina

  34. giordano monti

    ok, frequento da pochi giorni questo sito e mi è bastato per capire come la pensa Guidi sul tema del riscaldamento globale: mi sembra sia molto chiaro. Del resto, questo è il suo blog e il suo pensiero qui può esprimerlo tutte le volte che vuole. Però scusi, Guidi, qui se qualcuno ha un’ossessione mi sembra sia Lei! Ogni giorno due volte giorno a ribadire lo stesso concetto!

    Riguardo all’argomento caro a Sartori, cioè il tema demografico, mi sembra che nessuno voglia stabilire chi deve venire al mondo e chi no. Ma Lei, Guidi, crede che nel mondo ci sia spazio per una espansione demografica incontrollata? Quanti altri miliardi di esseri umani potranno abitare il pianeta senza che comincino guerre per il controllo delle limitate risorse, in primis l’acqua?

  35. marcob.

    Quoto e aggiungerei che troppo spesso leggo articoli che inneggiano all’ambientalismo e contemporaneamente inneggiano alla lotta alla povertà, per carità entrambe crociate sacrosante, ma nn ho mai capito come si possano conciliare. La ricchezza dell’uomo purtroppo viene dallo sfruttamento della natura, 6 miliardi di persone sulla terra non potranno mai vivere tutte alla Danese..e utopico per non dire falso.
    Per rimanere al clima….mi sembra di notare maliziosamente che l’opinione scientifica divulgativa media segua, in senso catastrofista, a distanza di breve tempo la temperatura media globale o peggio l’estensione dei ghiacci artici, se salgono tutti sono serristi, se calano sorgono dubbi..e si fa “fumo”, prevedo dunque che se il trend rimane l’attuale presto si griderà alla nuova era glaciale.

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