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Il mondo senza di loro (parte terza)

Questa nuova appendice al post “Il mondo senza di loro“, giunge in risposta a quanto scrittomi da uno dei lettori di CM, messaggio che potete leggere per intero a questo link. 

In questi mesi ho scritto qualcosa come una novantina di post, alcuni belli, alcuni decisamente brutti (dal mio punto di vista), alcuni stimolanti (questo è senza dubbio uno di quelli) alcuni no. Aspettavo con ansia che si sviluppasse una discussione su questi argomenti che meriterebbero ognuno decine di pagine. Condensati in un unico articolo non hanno giustizia ma rendono l’idea e, soprattutto, consentono di ampliare il discorso, naturalmente correggendolo anche pesantemente ove necessario. Questo è esattamente quello che volevo fare e, a quanto pare, ci sto anche riuscendo.
 
Mi è già capitato di essere additato come complottista e devo ammettere che questo mi fa sorridere ma, tant’è, se c’è una sensazione occorre una spiegazione. Ciò che da lettore è giudicato un inutile dettaglio, ovvero il riferimento alla fonte della recensione del libro, è la conferma di una linea editoriale del gruppo da un lato ed un atto dovuto dall’altro. Questa linea è leggittima in quanto tale, purchè non tramuti l’informazione in formazione (di opinioni), quando in ballo ci sono anche notevoli e dimostrati interessi economici di parte. Nella fattispecie ringrazio per la citazione del post “Falsi amici“, scritto proprio per questa ragione. Più di un complotto, oggettivamente inammissibile per le dimesioni planetarie che dovrebbe avere, lo giudicherei un atteggiamento di conformità, in alcuni casi appunto interessato (leggi Al Gore), in altri opportunista (leggi molta editoria) ed in altri genuino ma, spesso, male informato. Su tutto ciò pesano gli intenti perseguiti, le politiche attuate e le decisioni prese da molti influenti uomini del passato e del presente, soprattutto in sedi sovrannazionali. E questo non è un caso, in quanto queste non sono soggette a giudizio popolare diretto.

Ho citato il rallentamento “naturale” della crescita demografica nelle società evolute, pur ammettendo di non conoscerne le ragioni, perchè questo è un dato acquisito. La puntualizzazione sulla realtà dell’emancipazione femminile, rafforza la mia convinzione che i figli siano considerati meno una risorsa della famiglia e più un completamento della stessa (differenza tutt’altro che banale) ma, al contempo mi ha anche fatto riflettere su un punto che avevo trascurato. Anche l’emancipazione femminile, pur difficoltosa a causa di molta inerzia culturale, è un dato acquisito delle società evolute e, la libertà di pianificare la propria famiglia è frutto di una legislazione in materia che offre opportunità ed assistenza, non regole comportamentali. Frutto di lodevoli battaglie culturali le prime, pericolosamente coercitive le seconde.

Dove prendere e come gestire le risorse per tutti gli uomini e le donne della terra? Questa è la domanda del secolo, anzi dei secoli, quello vecchio e questo nuovo. Non conosco la risposta, come non la conosce nessuno, ma non credo che la strada da percorrere sia quella di impedire agli ultimi arrivati di avere accesso alle risorse. Forse dovremmo prima imparare a gestirle meglio, cominciando, perchè no, da quelle idriche, il cui 40% ed oltre, in Italia si perde prima di arrivare al rubinetto. O forse si potrebbe cercare di razionalizzare i trasporti, inquinando meno ed abbattendo i costi. Tutto ciò prima, molto prima di scrivere regole di pianificazione familiare. Buoni propositi che molti sbandierano ma che non trovano attuazione. Sarà perchè i consigli è più semplice darli che metterli in pratica?

La disponibilità economica per accedere alle risorse. Vorrei sollevare un’altra questione. L’enorme trasferimento di ricchezza che si sta verificando tra l’occidente e la cosiddetta “Cindia”, cui si aggiungono anche i paesi del medio oriente ed alcuni stati del continente africano, metterebbe questi in condizioni di crescere come e più di noi, se, con la sola esclusione dell’India, questi non fossero “limitati” dal fatto di non essere amministrati democraticamente, quanto piuttosto oppressi da forme di governo oligarchiche ed elitarie. Anche la democrazia è frutto della crescita sociale e, in fondo, ma neanche tanto in fondo, a noi sta bene così. Si mantiene lo statu quo e si trova anche il tempo di dar buoni consigli o di partecipare ad operazioni di facciata o sdoganamento stile olimpiadi di Pechino, con critiche da buoni samaritani annesse e connesse.

Che le politiche di mantenimento del vantaggio acquisito siano nate in seno alla cultura occidentale è un altro fatto acquisito, lungi da me l’intento di generalizzare. Non è certo un furfante mascherato chi si pone il problema, lo è e lo è stato, chi ha creduto di poterlo risolvere a proprio vantaggio ed altrui discapito, come accaduto per le ideologie che hanno dilaniato il secolo scorso ed a tratti riprendono vigore anche di questi giorni.

Circa gli scritti di Malthus ho letto le informazioni rese disponibili sul post “Il mondo senza di loro (parte seconda)” e sono disposto a fare ammenda. Non così per tutti quanti hanno scambiato la sua “discutibile” satira, inserita stranamente in un testo tutt’altro che satirico, per argomenti seri. Siamo stati tutti evidentemente tratti in errore, ma ciò non riabilita i suoi seguaci, anzi, se non fosse stato un errore ma una mistificazione sarebbe anche peggio. In errore anche i soci del Club di Roma evidentemente. Quanto al “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, scritto sempre in occidente, da un gruppo di illuminati che da questo sviluppo hanno tratto ogni beneficio, non sarà stato uno tra i libri più venduti, ma ha fatto parecchi proseliti, anch’essi evidentemente, tratti in inganno da una satira sottile. Ad ogni modo, il lessico è tale che con le mie lacune nella lingua inglese, non riesco a coglierne le sfumature satiriche, ma mi fido di chi ne sa molto più di me; però il buon Malthus consigliava, volendo aver figli da giovani, di “accompagnare” i più deboli (cioè anche i meno giovani – chi più debole di loro?) verso un amaro destino. Sarà per questo che, nelle società evolute i figli si fanno tardi (leggi quando si vuole) e si cerca di aver cura dei non più giovani (anche questo è un fatto, visto che l’aspettativa di vita è cresciuta così tanto), mentre in quelle non evolute si fanno i figli presto, che spesso non sopravvivono, e si passa a miglior vita molto prima. Meglio, molto meglio.

PS: si capisce che è satira?

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Published inAmbienteAttualitàVoce dei lettori

2 Comments

  1. Hydraulics

    Ciò che da lettore è giudicato un inutile dettaglio, ovvero il riferimento alla fonte della recensione del libro, è la conferma di una linea editoriale del gruppo da un lato ed un atto dovuto dall’altro.

    E’ possibile spiegare la cosa in modo molto più semplice: ignoranza dei giornalisti che scrivono articoli e seguono la moda dei cambiamenti climatici; semplice recensione di un saggio – così è classificato il libro di Weisman – da parte di una rivista scientifica. Prendo atto che i due fatti invece costituiscono prova sufficiente per dedurre una linea editoriale, il che significa “suggerimenti” ai giornalisti sul taglio da dare ai loro pezzi e scelta oculata delle nuove uscite in libreria da commentare (però, immagino, solo se il proprietario ha anche intrallazzi con le energie rinnovabili).

    Dove prendere e come gestire le risorse per tutti gli uomini e le donne della terra? Questa è la domanda del secolo, anzi dei secoli, quello vecchio e questo nuovo. Non conosco la risposta, come non la conosce nessuno, ma non credo che la strada da percorrere sia quella di impedire agli ultimi arrivati di avere accesso alle risorse.

    Questo risponde indirettamente alla mia domanda: secondo te abbiamo dei problemi con le risorse.

    Circa gli scritti di Malthus ho letto le informazioni rese disponibili sul post “Il mondo senza di loro (parte seconda)” e sono disposto a fare ammenda.

    Può capitare di trovare una fonte bacata, per così dire.

    Quanto al “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, scritto sempre in occidente, da un gruppo di illuminati che da questo sviluppo hanno tratto ogni beneficio […]

    Quanto a “Limits to growth”, che in inglese significa crescita più che sviluppo (e su tale distinzione ci sarebbe molto da scrivere), abbiamo chiarito che non c’era traccia di catastrofiche previsioni nel libro e tanto mi basta.

    Mi scuserai Guido, ma quello che mi appassiona è studiare e risolvere i problemi; le discussioni sui retroscena di associazioni e movimenti – ammesso e non concesso che abbiano delle basi un po’ più solide di false citazioni e frasi fatte ripetute in giro per il web – mi lasciano indifferente.

    Tutto sommato non credo che le nostre idee siano così distanti, anche se la tua impressione può essere diversa. Grazie per questa tua risposta.

  2. velazquez

    i miei complimenti!

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