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Temperature e modelli: anche dall’alto la situazione non cambia

Roy Spencer, che insieme a John Christy segue il programma delle rilevazioni della temperatura in troposfera dei sensori satellitari, ha pensato bene di testare le performances di un set di modelli climatici tra quelli impiegati per la redazione del prossimo report IPCC con le serie storiche dei dati in suo possesso.

 

Il risultato lo vedete nella figura in testa a questo post. In tutta evidenza, come già ampiamente discusso per le misure in superficie, anche per i dati satellitari, c’è una progressiva divergenza tra la realtà osservata e quella prevista. Sono tre le ipotesi che Spencer fa nel pubblicare questa analisi, vediamole:

 

  1. Il sistema climatico reale non è così sensibile all’incremento della CO2 come sono programmati ad essere i modelli (la sua spiegazione)
  2. Il riscaldamento in eccesso alla superficie dovuto all’aumento della CO2 è stato attenuato più di quanto si attendesse da un aumento del rimescolamento con più fredde e profonde acque oceaniche (la spiegazione di Trenberth)
  3. L’aumento degli aerosol di origine antropica sta generando un effetto di raffreddamento, mitigando in parte il riscaldamento causato dalla CO2.

 

Se è corretta la prima ipotesi (e gli studi più recenti sulla sensibilità climatica sembrerebbero confermarlo) nel prossimo futuro continueremo ad assistere ad un riscaldamento poco significativo.

 

Se è corretta l’ipotesi di Trenberth, il calore immagazzinato negli oceani prima o poi dovrebbe tornar fuori. Circa come e quando questo accadrà non è dato saperlo.

 

Circa la terza ipotesi, l’incertezza nel ruolo degli aerosol è tale da permettere di tirarli in ballo secondo convenienza. Attribuire inoltre alle attività umane un raffreddamento del sistema per spiegare come mai non si scalda quanto avrebbe dovuto sempre a causa delle attività umane è alquanto bizzarro.

 

Guardando la figura, qualcuno potrebbe dire -e molti lo fanno – che non tutti i modelli sono in disaccordo con la realtà. A parte il fatto che questa eventuale “fedeltà” di alcune simulazioni andrebbe analizzata nel dettaglio, è importante ricordare che le simulazioni che meglio riproducono quanto sta accadendo sono quelle che si basano su di una sensibilità climatica piuttosto bassa, per cui quelle simulazioni non sono tra quelle che sostengono la stima più probabile dell’IPCC del riscaldamento atteso (3°C per un raddoppio della CO2).

 

NB: qui trovate il post originale di Roy Spencer

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Published inAttualitàClimatologia

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