Salta al contenuto

Il vento cambia, il clima non cambia più tanto…

Yvo de Boer, noto comunicaclimatologo già Segretario Esecutivo dell’UNFCCC, ci aveva avvisati: “Il prossimo report IPCC spaventerà tutti a morte”. Senza mancare di aggiungere che almeno la paura avrebbe dato una scossa a ai politicanti di tutto il mondo, che tra un tremore e l’altro avrebbero finalmente intrapreso la via maestra della lotta al clima che cambia e cambia male. L’amico Claudio Costa ce ne aveva parlato già parecchio tempo fa.

 

Ora siamo ancora in trepidante attesa di questo ennesimo capitolo della saga dell’orrore climatico, ma siamo anche negli anni di wikileakes, del climategate e di Edward Snowden. Poteva restar segreto fino all’ultimo minuto il contenuto (molto parziale e provvisorio) del nuovo report IPCC la cui prima parte è in uscita a settembre?

 

 

Direi proprio di no. E infatti ecco che l’Economist esce con un pezzo di commento ad una figura/tabella decisamente interessante.

 

AR5_table

 

 

Pare venga dalla parte del report che è di competenza del Working Group 2, quello che si occupa di mitigazione e adattamento, non quindi quello (il WG1) che fornisce le basi scientifiche. È però difficile che non si siano fatti almeno una telefonata, così giusto per evitare che da una parte si scriva mele e dall’altra si risponda con pere. Vero anche che la tabella è provvisoria, che i numeri si fa presto a cambiarli, che i riferimenti scientifici su cui si basa non sono stati resi noti, insomma, trattasi di cose provvisorie.

 

Tuttavia, per quanto tali, è impossibile non notare che l’IPCC si prepara a prendere atto che la letteratura scientifica più recente ha abbassato molto le stime della sensibilità climatica, ossia il riscaldamento atteso per un raddoppio della concentrazione di CO2. E non si può fare a meno di notare che la stima per il 2100 raggiunge appena il fantomatico limite dei 2°C rispetto al periodo pre-industriale (terza riga, 535-585 ppmv). Proprio quel limite che sempre l’IPCC su mandato dell’UNFCCC bolla come insuperabile, pena disastri climatici a non finire. Verrebbe da chiedersi: è cambiato il vento o è cambiato l’IPCC?

 

Posto che tanto le stime IPCC di allora, quanto quelle attuali (se confermate) si basano per lo più su modelli climatici che ora come allora stanno prendendo lucciole per lanterne, vale comunque la pena sottolineare che il mondo reale è un’altra cosa. Le policy climatiche però, sebbene basate su queste autentiche congetture,sono reali eccome (bolletta energetica, per esempio), per cui mi sa tanto che ci sarà una revisione al ribasso degli obbiettivi, a meno che, anche questo è probabile, qualcuno non se ne esca dicendo che gli obbietivi fissati erano il minimo indispensabile, per cui, già che ci siamo, possiamo anche fare meglio.

 

Vedremo, per adesso, ripeto se confermati, questi numeri aggiornano per l’ennesima volta la scienza “settled” del cambiamento climatico. Chi l’avrebbe mai detto…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàClimatologia

Un commento

  1. donato

    Facendo due conti a mente la sensibilità climatica sembrerebbe attestarsi a poco più di 2°C al raddopppio della concentrazione di CO2: da circa 3 (valore centrale della forchetta) a circa 2. Abbiamo avuto una notevole variazione (nella direzione delle tesi scettiche, mi verrebbe da dire). Mah, se son rose fioriranno.
    Ciao, Donato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »