Purchè ci sia vento

In questo post avevamo gettato alcune basi per entrare nell’ottica del mondo dell’energia, provando a dare sommariamente tutti i concetti necessari a comprenderne le molteplici sfaccettature.
Ora proviamo a fare qualche esempio, ragionando su dati reali o comunque plausibili, al fine di consolidare quanto articolato nel Post di cui sopra.Prima una premessa che ci porterà ad avere un po’ di informazioni in più circa l’aspetto della Produzione, dal momento che il mondo dell’Energia non è comprensibile se non si conoscono le problematiche connesse con la Produzione il dispacciamento e Trasporto, la Distribuzione ed il Consumo.

Focalizziamoci sulle fonti rinnovabili più in voga e più discusse: Solare fotovoltaico ed Eolico. Entrare nello specifico del loro funzionamento sarebbe interessante, ma poichè esso è almeno per sommi capi abbastanza noto e dato che bisognerebbe dedicare qualche migliaio di posts alla mala informazione “interessata” regnante, sarà meglio mettere in evidenza gli aspetti di queste fonti appartenenti al mondo della Produzione che hanno maggiore impatto sul mondo del Dispacciamento e trasporto.

Il fotovoltaico produce con una ciclicità giornaliera modulata su una ciclicità stagionale ovvero produce con un andamento giornaliero sulle 24 ore a partire dal mattino fino al tramonto, raggiungendo il massimo rendimento nelle ore centrali e, ovviamente, con con un andamento più generoso durante la stagione estiva che tende via via a decrescere spostandosi verso le giornate invernali.

ciclicita-fotovoltaico

La media attualmente viaggia sulle 900-1400 heq (ore equivalenti) cioè 1MWe installato produce nell’anno 900-1400 MWhe. A luglio 2009 l’installato in Italia è pari a 524 MWe (per darvi una idea l’Italia consuma una potenza massima di 52.000 MWe) quindi ammonta circa all’1%, mentre la produzione di energia da fotovoltaico a regime sarà di circa 0,650 TWh/a. Ne consegue che con i consumi del sistema Italia pari a circa 340 TWh, il contributo dell’energia solare sarà dello 0,19 %. Nelle regioni del SUD le heq si alzano notevolmente rispetto al NORD, come si evince chiaramente dall’immagine qui sotto che ne rappresenta la distribuzione geografica.

distribuzione-geografica

 

L’eolico ha da par suo una ciclicità stagionale meno accentuata, ma un andamento quasi randomico nel giornaliero. Le immagini che seguono riportano alcuni esempi reali di andamento della produzione nell’arco di una giornata. Le prime tre sono giornate generose mentre l’ultimo è una giornata scarsa; manca il grafico con produzione nulla -meglio risparmiarselo- ma anche questa è una possibilità concreta. Il fondo scala dell’ordinata è la potenza nominale dell’impianto.

esempi_eolico

Nel 2008 sono stati prodotti circa 6TWh (ovvero 6.000 GWh, ovvero 6.000.000 MWh) con una potenza installata pari a 3,7GW pertanto, assumendo sempre come riferimento la potenza massima in consumo del sistema Italia, l’eolico ne rappresenta il 7,11 %, mentre riferito all’energia arriva a coprire copre circa l’1,8%. Le ore equivalenti dell’eolico- riferite ai grandi impianti- oscillano su valori compresi tra 1.500 e 2500 heq/a, ovviamente in base alle zone ed alle annate meteorologiche. Dai dati riportati qui sotto, calcolando le ore equivalenti si ottiene una media di circa 1.600 heq/a. Bisogna tuttavia mettere in conto che l’installato annuale pari a 1GW non è partito tutto al 1 gennaio 2008, pertanto bisogna ammettere che ci sia una distribuzione di partenze uniformi durante l’anno tali da pesare per 0,5GW. La media più realistica sarebbe quindi 1.800 heq/a, ovvero 6000GWh / (3,7-0,5)GW. 

distribuzione-regionale

Nell’immagine che segue c’è la distribuzione per regione al 2008.

distribuzione-regionale_1

 Ora possiamo tornare agli esempi cui abbiamo accennato. A questo link sul sito di Terna trovate l’andamento giornaliero dei consumi del sistema Italia giornaliero. Quello che segue è l’esempio del consumo di qualche giorno fa.

fabbisogno 

Proviamo a prendere a riferimento questo andamento ed a sovrapporlo solo a quello dell’eolico (giusto per non complicare troppo le cose). Supponiamo poi di alimentare il nostro paese interamente con la fonte eolica che è un’ipotesi irrealizzabile e del tutto teorica, ma torna utile per ragionare a titolo di esercizio. Poniamo poi di dover affrontare un giorno tipo nell’immagine che segue, in cui il grafico dei consumi è “stirato” in orizzontale in quanto l’incrocio della ordinata con l’ascissa non è a potenza zero ma parte da 28 GW.

 eolico1

Poiché la fonte rinnovabile è almeno per ora dispacciata con priorità, dovendo mantenere in ogni istante l’equilibrio di potenza tra produzione e consumo, nei momenti corrispondenti alle aree marcate con il segno meno (-) avrò necessità di essere coperto dalla fornitura di altri sistemi, mentre dove troviamo il segno più (+) o si riduce la potenza di produzione o si cede ad altri sistemi la potenza prodotta. In tal caso alla fine della giornata sarò comunque in deficit come bilancio di energia. Si deve inoltre tener presente che, grosso modo, la potenza nominale dell’impianto è di circa 70GW e si tratta di una giornata “benedetta”.

eolico_day11

In questo caso siamo sempre in eccesso di potenza prodotta. Si può mantenere il proprio sistema elettrico e cedere anche energia ad altri (caso ancor più benedetto).

 eolico_day2

In quest’altro esempio siamo invece praticamente sempre in deficit.

 eolico_day3

Quest’ultimo è un caso di deficit strutturale e si dovrebbero installare almeno altri 5 o 6 impianti simili aumentando così la potenza prodotta per poter bilanciare il consumo.

Rimanendo nel puro ambito speculativo e non pratico, nel caso di fonti di produzione non programmabili, se si volesse coprire l’energia consumata interamente con esse, si dovrebbe procedere ad un sovradimensionamento in potenza di produzione rispetto a quella media di consumo pari circa al rapporto tra 8760 (24×365) e le ore equivalenti tipiche della fonte rinnovabile considerata. Ciò significherebbe installare circa 200 GW di eolico oppure 400 GW di fotovoltaico. Naturalmente sempre che si rispetti la condizione di avere sistemi che possano assorbire gli eccessi di potenza e supplirne i difetti. In alternativa, si dovrebbe disporre di altri sistemi di accumulo ancora da inventare. Il quadro si fa ancora più complesso se si pensa che che le linee di trasporto devono essere dimensionate sulla potenza nominale dell’installato e non sull’energia trasportata.

In conclusione si può dire che nel caso dell’eolico esistono effetti compensatori sulla grande scala che renderebbero un po’ più accettabili le considerazioni di cui sopra, sempre però a condizione di avere una infrastruttura elettrica molto più grande dell’attuale.

Angelo

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Author: Guido Guidi

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30 Comments

  1. Tutto OK. Però io non ho mai parlato di “regolamentazione”.
    Ho fatto sempre riferimento ad un deposito di informazioni a fini divulgativi, per permettere una diffusione delle conoscenze.
    Se tali informazioni li detenesse, rendendole pubbliche, ad esempio ENI, qualcuno storcerebbe il naso e ci sarebbero dubbi sull’oggettività di esse. Un ente pubblico potrebbe dare più garanzie a tutti, ma non sarei contrario che fosse un privato dietro concessione.
    Al di là del mezzo utilizzato, a me interessa che ci sia il più ampio dibattito possibile prima che si vada proprio alla regolamentazione e che non sia la “moda” (che adesso è verde), e la campagna martellante di parte (qui dibattuta con un altro articolo) a decidere della mia vita (anche della vostra).

    I petrolieri dicono la loro; le miniere di carbone pure; così anche chi propone le pale eoliche alte cento metro e quelli per i piccoli coni di un paio di metri; poi ci sarebbero quelli dell’idroelettrico e quelli del geotermico; il nucleare e le maree oceaniche; i pannelli fotovoltaici ed il solare a plasma, il biogas ed il gas naturale; il biodiesel e l’etanolo.
    Vedo una gran confusione, ognuno che tira acqua al proprio mulino e, in mezzo a questo marasma, vincere chi ha più appeal.
    L’autorità pubblica dovrebbe solo stabilire lo standard perchè le informazioni siano incluse nella banca dati. Poi sarebbero i privati, l’industria, le associazioni a scrivere i rapporti, come già fanno, ma ognuno a modo suo, con poca trasparenza e con difficoltà di paragone tra le varia soluzioni.
    Altrimenti, sopraffatti dalla pigrizia, ci si affida all’onda e siam tutti contenti!

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  2. Esatto! Proprio così Guido.
    Capisco che Paolo si senta coinvolto personalmente, ma si tratta solo di eccesso di regolamentazione.
    Il mio commento del 6 agosto è in realtà la conferma che se un ente pubblico fa il suo mestiere, o viene lasciato libero di farlo, la collettività ne trae solo beneficio.

    Post a Reply
  3. Angelo,
    questa tua fuga tardiva davanti all’autorità pubblica fa pensare.
    Un riferimento ad essa era venuto fuori già nel commento del 6 agosto sera.
    Era passato inosservato? Fatti nuovi nel frattempo? Altro?

    Il tuo “no comment” è “incommentabile” perchè incomprensibile! Oltre ad essere frettoloso e fastidioso.

    Post a Reply
    • Credo di capire di cosa si tratta Paolo; anche io ho i miei dubbi circa l’eccesso di regolamentazione. Del resto avevi sollevato dei dubbi anche tu citando l’IPCC.
      gg

  4. Oh Mamma, ancora un’altra autorità pubblica! No comment!

    Permettimi di aggiungere un’altra considerazione ( e poi, giuro, la smetto) coinvolgendo anche Guido.
    Credo che quello che fa la differenza tra il vostro settore, quello della meteorologia, e quello dell’energia non stia tanto nella divulgazione sulla quale concordo con Guido, ma nell’eccesso di “pubblico interesse”.
    Mentre il settore della meteorologia fino a poco tempo fa era un settore a comunicazione prettamente monodirezionale, ovvero la signora di Voghera (per ritornare alla figura proposta da Guido) ascoltava al mattino le previsioni e decideva, senza discutere, se prendere o meno l’ombrello. La politica non aveva alcun interesse e non gliene poteva fregare di meno!

    Quello dell’energia invece è un settore dove la Signora di Voghera ha la sua da dire, la politica non ne parliamo! E se la politica sostiene qualcosa la Signora di Voghera si sente in dovere di aderire o di dissentire eventualmente animando un comitato del no! Ora poi che la Signora ha tempo…

    Quando nella meteorologia si inizierà a legiferare, quando le proteste dei cittadini per le previsioni sbagliate faranno si che qualche politico cavalchi la protesta per farsi promotore di un legge a tutela di qualcuno, ecco, in tal caso inizierà a cambiare qualcosa anche per il vostro settore e la divulgazione non basterà più!

    Ho esagerato? Può darsi, ma non credo…

    Post a Reply
    • Bella foto Angelo. La legiferazione nel settore è già iniziata, Kyoto docet, tanto per dirne una. Infatti, la divulgazione non basta più.
      gg

  5. Probabilmente hai ragione, Angelo, nel dire che non sia un caso e che ci siano dietro altri interessi.
    Ma la cosa non m’infastidisce tanto.
    Siamo tutti semplici rappresentanti della specie umana e, quindi, non mi aspetto comportamenti tipici dei santi e degli eroi.
    E’ la pluralità degli interessi che funge da anticorpi.
    Però, un’autorità pubblica che raccolga i risultati di queste nuove sperimentazioni e le informazioni su tecnologie già consolidate nel tempo, mi sembra una necessità. Non che questo sia garanzia…IPCC docet.

    Post a Reply
  6. Dimenticavo!
    Pensi che questa informazione arrivi a caso! Non pensi che sia portatrice di altri interessi?

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  7. Direi di sì.
    Ma la produzione media sarà per circa un 20% (ovvero 1800 ore equivalenti).
    Molto meno per il fotovoltaico che avrà un base load nullo (durante le ore notturne la produzione è nulla) ed una media di circa il 12%. Però il dispacciamento è sicuramente più oneroso per l’eolico per la sua mutevolezza.

    A proposito di informazione.

    http://www.corriere.it/cronache/09_luglio_20/eolico_pale_121941de-7537-11de-95fa-00144f02aabc.shtml

    http://www.sambenedettoggi.it/2008/03/21/53095/innovazione-nellenergia-eolica-il-tornado-like-arriva-nelle-marche/

    Qui troverai scritto che il generatore eolico funziona anche senza vento 🙂 …e che d’ora in poi non ci sarà più bisogno di grande eolico.

    E’ evidente che non ho capito nulla della vita! Ma questo sarebbe niente, perché probabilmente è vero. Tuttavia chi sta conducendo una campagna contro il grande eolico cavalcherà queste notizie, la politica pure per giustificare il suo no e il grande pubblico sarà ancora più confuso!

    Ciao

    Post a Reply
  8. @ Angelo e Paolo
    Una parte considerevole del mio tempo la passo a fare informazione e, dopo più di dieci anni, vi posso assicurare che la casalinga di Voghera ha trovato (e forse anche perso) il lavoro da un pezzo. L’informazione di dettaglio, se chiara, circostanziata e tecnicamente digeribile è più che bene accetta, anzi direi assolutamente desiderata. Quella generalista piuttosto ha invece il difetto di rendere tutto omogeneo a prescindere dalla fonte, accreditando anche chi di fonti non ne ha. Comprendo le perplessità di Angelo, ma spero che si possa fare come dice Paolo.
    gg

    Post a Reply
  9. Dimenticavo.
    Dei 20 GW di eolico potenziale, occorre considerare pur sempre il 9% come garantito in media?

    Post a Reply
  10. Caro Angelo,
    al cittadino utente non interessa sapere che le equazioni differenziali, “discretizzate”, condite con tutta una serie di condizioni al contorno e iniziali, varie parametrizzazioni e tutto il resto hanno decretato che quel piccolo vortice sulla Polonia si porterà sulle nostre teste, esaltando il gradiente termodinamico sulla verticale. No, basta dire che quel ricciolo di nuvole lì in Polonia giungerà dopodomani sulla Puglia e farà temporali. La parte tecnica rimane ai tecnici, pur rendendo accessibile anche quella.
    In effetti, pensandoci, il problema della divulgazione è molto sentito dai meteorologi e non mi pare insormontabile. Sono convinto che le informazioni possono essere date senza difficoltà.
    Riguardo a quello di cui stiamo parlando, l’informazione non è fine a sè stessa. Sapere che un certo personaggio ha fatto un lifting facciale per apparire più giovane, bene, questa è informazione fine a sè stessa (se il personaggio è un politico la finalità cambia). Se dico che domani pioverà in Abruzzo o che il Passante sarà murato di macchine o che il nucleare comporta questi rischi, questi costi e questi vantaggi, sto facendo un servizio che mira a prendere decisioni.
    Io, cittadino elettore, potrò così cercare un rappresentante politico che sia il più vicino possibile alle mie idee.
    Il fatto che possa essere rischioso dare certe informazioni, non può essere un alibi per tacere.

    Post a Reply
  11. Mi sembra ovvio che certi dettagli tecnici sono noti solo ai tecnici e difficilmente possono arrivare o interessare la massa…a meno che qualche lettore critico si faccia la domanda giusta al momento giusto e chieda risposta al tecnico…

    Post a Reply
  12. Circa gli aspetti tecnici, grazie a internet, le informazioni complete ci sono. E quando dico internet non intendo tutto ciò che un semplice motore di ricerca è in grado di offrirti per l’argomento di cui sei interessato.
    Bisogna ovviamente rivolgersi agli enti governativi o istituzionali (autorità per l’energia elettrica ed il gas, oppure TERNA o GSE, ministeri vari ecc…). Andando a caso oppure attraverso mezzi di informazione generici quasi sempre si trovano informazioni di “seconda mano” o leggermente “interessate”.
    Ho dei forti dubbi circa l'”offrire in maniera semplice” le informazioni. E’ come spiegare in “maniera semplice” come funziona la dinamica dell’atmosfera e come tu riesci a fare le previsioni!
    Quello della divulgazione è un argomento delicatissimo: quando fatta male fa danni a qualcuno, quando fatta bene tutti si sentono scienziati ed esperti di qualsiasi settore col rischio che l’informato si creda più esperto dell’informatore!

    Vi sono molte informazioni che devono essere date con la semplice ottica dell'”informazione” e non quella della “partecipazione alla decisione”.

    Circa le tue domande, ti dico al volo un po’ di informazioni.
    Allo stato attuale puoi considerare come ordine di grandezza circa 1MWe ogni 3-4 ettari di terreno (i primi parchi eolici erano con densità maggiore) ad oggi l’installato è 3,7GW quindi saremo a circa 12.000 ettari (mi raccomando! sono solo ordini di grandezza). Se non ricordo male, dovremmo avere un potenziale eolico di una certa rilevanza per 20GW in totale.

    Circa l’off shore, in italia si sta provando da tempo ad ottenere le autorizzazioni. Siamo ancora in alto mare :-).
    Però ci sarebbero delle zone molto interessanti con una resa del 50% superiore ai migliori “on shore”. Tuttavia penso che perfino le alici e i tonni farebbero un comitato del no!

    Post a Reply
  13. Detta così, Angelo, il ruolo di noi meteorologici diventerà sempre più importante. Se il gestore della rete deve prevedere quanto eolico o solare potrà arrivare nelle prossime 24 o 48 ore, ci vorrà una schiera di previsori qualificati 🙂 .

    Per quanto riguarda l’informazione, il pluralismo democratico è un po’ la garanzia che ci possa essere la diffusione dei dati che piacciono, ma anche di quelli che piacciono meno, proprio in virtù della molteplicità degli interessi.
    L’informazione è una brutta bestia e, quando si va nella scienza o nella tecnica, ho l’impressione che qui in Italia (quella che conosco) sia piuttosto scadente e approssimativa.
    In ogni caso ci sono vari livelli per diffondere le informazioni e non tutto deve essere tecnicamente incomprensibile. Inoltre ci deve essere qualcuno deputato a dare l’informazione richiesta da associazioni o da semplici cittadini.
    Facendo un esempio fuori dal tema, devo sapere che posso rivolgermi all’azienda che gestisce la raccolta dei rifiuti urbani, ad esempio, per sapere quanto l’intero ciclo di raccolta separata della carta dalla plastica o altro, il trattamento e la preparazione per il riutilizzo ecc, costa rispetto a prendere i rifiuti con un livello inferiore di separazione e produrci energia, sapendo che non devo usare del petrolio per produrre quell’energia e che magari utilizzo legno vergine per la carta che arriva dalla Svezia.

    Se le varie ipotesi di trattamento danno costi (mettiamo dentro anche la CO2), al netto dei ricavi, pari a x1, x2…xn e che x2 < x4 < x1 < xn, un cittadino, senza grosso sforzo d’intelligenza, può facilmente comprendere dove sta la convenienza.

    Tornando all’eolico, una domanda che ci si può porre è: stante l’attuale tecnologia, quanto territorio mi serve per produrre l’1% della potenza richiesta? Qual è dunque il massimo installabile in Italia? E se si utilizzassero impianti “off shore”? E se decidessi di non usare più il frigorifero?

    Non credo sia uno sforzo sovra-umano raccogliere domande di questo tipo e fornire le risposte in maniera anche comprensibile al più beato degli ignoranti. Sempre che uno voglia informarsi!
    Tra i ruoli che hanno i tecnici, per alcuni vi è anche quello della divulgazione che non fa assolutamente male alla democrazia, no?

    In definitiva, il ruolo che assegno ai nostri politici è un po’ diverso da quello di decidere tutto loro. Mi sembra un’idea riduttiva della politica, di cui conservo l’alto valore, nonostante tutto.
    In casi di temi così basilari, questo dovrebbe essere un requisito minimo, con l’autorità pubblica che raccoglie tutte le informazioni, quelle su cui c’è consenso e quelle maggioritarie o minoritarie, e le offre in maniera semplice ai cittadini e ai politici.

    Post a Reply
  14. Se non ho interpretato male, detto in altri termini, quell’8,7% dovrebbe essere quello che “normalmente” tutto l’installato eolico genera in modalità BASE LOAD. Ovvero quella potenza disponibile sulla quale poter contare come contributo “minimo”. Questo significa che a livello macro territoriale (forse meglio “in scala sinottica”, visto che sono circondato da meteorologi 🙂 )la potenzialità energetica eolica è tale da garantire sempre almeno l’8,7%. Se poi c’è qualche evento meteo particolare, questa potenza aumenta e obbliga il gestore al dispacciamento dell’eccesso. Questo numero in Italia non lo conosco, ma, a sensazione, ritengo sia più o meno simile.

    @ Paolo Mezzasalma
    Forse per la complessità della nostra società, le attitudini personali degli individui che la costituiscono unita alla molteplicità di interessi politici, economici e finanziari, credo che non sia mai possibile avere le informazioni complete e chiare.
    L’ho sperimentato in più circostanze che quanto scritto sui giornali, o comunicato in generale dai mezzi di comunicazione, fosse diverso rispetto a quanto vissuto in prima persona.

    E non c’è niente da fare!
    Questa perdita o manipolazione (non necessariamente in malafede) ha poi anche un equivalente speculare anche nella capacità di percepire la comunicazione da parte di chi la riceve. Ovvero anche lui “perde” o “interpreta” qualcosa!

    Questo mi fa concludere che, anche avendo una comunicazione efficace e corretta, forse non cambierebbe un granché.

    Il tuo ragionamento è condivisibile se si tratta di ribadire che le informazioni debbano essere date comunque nel modo più completo e corretto possibile anche se, a mio avviso, non sia fattibile. Ma se intendi che ogni scelta debba essere effettuata “democraticamente” con consenso popolare, sinceramente vedo più problemi che benefici. Anche perché spesso, le informazioni, per essere esaustive non possono essere brevi e concise e devono avere un contenuto tecnico che non fa parte del bagaglio culturale di tutti.

    Non a caso abbiamo una pubblica amministrazione costituita anche da tecnici pagati per questo e politici pagati per decidere in nostra rappresentanza.

    Che ne pensi?

    Post a Reply
  15. Ho appena letto un articolo che contribuisce anch’esso a inquadrare meglio i numeri dell’approvvigionamento energetico.
    Invito alla sua lettura:
    http://www.energytribune.com/articles.cfm?aid=2159

    In Texas, che pare sia all’avanguardia nell’istallazione dell’eolico, il gestore della rete ha attribuito un’affidabilità al vento pari a 8.7%. Se non ho capito male, al momento di fare le previsioni di consumo, il gestore ritiene che possa essere considerata affidabile solo il 9% della potenza nominale dell’eolico istallato in Texas e, quindi, occorre premunirsi in tempo per fornire la potenza richiesta nell’arco della giornata. Nell’articolo, inoltre, è incluso un grafico che fa capire in un istante i numeri del problema, quanto incide oggi il vento, quanto inciderà nel 2014 e quanto contribuiscono e contribuiranno le altri fonti.
    Mi pare di capire che siamo davvero lontano dall’avere un contributo significativo dal rinnovabile, idroelettrico escluso.
    Questo non vuol dire che non bisogna perseverare, tutt’altro.
    A me importa che, prima che qualcuno decida di far cambiare stile di vita a me, siano tirati fuori tutti i numeri della questione e sia fatto un progetto di lungo respiro che affronti tutti i costi (tutti), che vanno dall’infrastruttura in sè al costo per lo stoccaggio dei rifiuti (anche nucleari), dal consumo di territorio per una centrale termo o per pannelli o pale, se per raggiungere certi tagli di CO2 potrò ancora usare un frigorifero, ecc…
    Una volta che sarà data tutta l’informazione, democraticamente si deciderà il futuro.

    Post a Reply
  16. Hmm… I read blogs on a similar topic, but i never visited your blog. I added it to favorites and i’ll be your constant reader.

    Post a Reply
    • Tks, you are welcome then!
      gg

  17. Un’informazione: nel famoso black-out di fine estate 2003 in mezza Italia c’è stato un sovraccarico di tensione o corrente per enorme aumento di domanda oppure il contrario ovvero mancanza di tensione o corrente sempre per l’enorme aumento di domanda?

    Post a Reply
  18. Purtroppo la rete attuale, in certe situazioni di forte vento generalizzato, è molto satura e si prevede nei prossimi anni una forte impennata di nuovi impianti da fonte rinnovabile, principalmente eolico e fotovoltaico; anche l’idro crescerà ma di meno rispetto alle prime due. Come si può vedere, le prime due sono concentrate proprio nel sud pertanto, per poterle dispacciare scambiandole con l’estero o con il Nord, occorreranno nuove dorsali di connessione, o loro potenziamento, che permetta all’energia di arrivare al confine o almeno al Nord.
    Tutto ciò è in carico a TERNA ed al GSE e temo che con le famose “reti intelligenti” non si risolverà del tutto. Queste infatti opereranno a livello “locale” contribuendo alla gestione e quindi il dispacciamento prima ancora di raggiungere le infrastrutture ad alta tensione. Non aiuteranno molto anche perché i grandi impianti rinnovabili sono connessi direttamente alle reti ad alta tensione.
    Su quest’ultima considerazione, se devo essere sincero, non conoscendo bene e a fondo gli ambiti operativi delle reti intelligenti, potrei aver detto qualche inesattezza ed invito chi ne sa di più a farsi avanti.

    Qualcuno si chiederà se sia un problema solo italiano. Assolutamente no! Anche altri paesi hanno lo stesso problema ed in caso di emergenza, ovvero la cosiddetta CONGESTIONE DI RETE, semplicemente fanno distaccare il grande eolico. Da noi è successo in pochissime occasioni.

    Insomma, capite che si tratta di un problema molto complesso.

    @ Luca Galati

    Se per sovradimensionamento intendevi lo sviluppo da 200 GW di eolico, hai fatto il conto di quanti ettari sono? Vedrai che viene fuori un discreto numerino! 🙂
    Ancor più carino il fotovoltaico!

    @ Luigi Lucato

    Ho scritto, nel precedente commento, che il cambio del modello del consumo tocca lo stile di vita e così sembrerebbe solo un problema di comodità o di un semplice vezzo.
    Se ci pensi bene è molto di più di un capriccio ed in molti casi la curva di consumo non è modificabile perché non è possibile. Anche su questo argomento ci vorrebbe qualche post di approfondimento!

    Post a Reply
  19. Comunque continuando a riflettere è ragionevole pensare che la rete elettrica attuale sia già di per sè sovradimesionata visto che non si conosce a priori quale possa essere il picco massimo in un certo istante e quindi si preferisca lasciare un certo margine di potenza alla rete stessa; in virtù di ciò viene dunque a mancare quella non-convenienza dell’eolico, che l’articolo forse lascia trasparire, dovuta alla necessità di adattare la rete elettrica.
    L’eolico dunque può liberamente svilupparsi fino all’eventuale raggiungimento della capacità massima teorica della rete (limitazioni pratiche a parte), fermo restando ovviamente la necessità di sistemi alternativi, di cui parla Stecconi, che mantengano costanti la potenza vista l’incostanza della produzione di energia da eolico;
    Eventuali surplus momentanei di energia potrebbero poi essere certamente scaricati ovvero venduti all’estero…
    Che ne pensa Angelo?

    Post a Reply
  20. Apprezzo molto l’intervento finale di Luca Galati ha colto nel segno; sarà una grande sfida bilanciare le fonti energetiche , ci potrà aiutare molto l’idroelettrico e le centrali turbogas che hanno tempi di attivazione estremamente rapidi, quasi istantanei confrontate con le grandi centrali termoelettriche o ancor di più nucleari che dovranno garantire il tono di fondo del nostro sostentamento energetico.

    Post a Reply
  21. Se il problema è la necessità di sovradimensionare anche le reti elettriche con costi forse non accettabili allora poniamoci comunque l’obiettivo di ampliare il più possibile l’eolico senza la necessità di modificare le reti, se possibile…
    In fondo forse nessuno ha detto o ha mai pensato realisticamente all’autosufficienza energetica con fonti unicamente alternative, ma solo un buon contributo sul totale da parte di queste…

    Rileggendo bene il post mi sà però che il primo punto non è proprio possibile: con il rischio di saturare comunque la rete elettrica rimane il problema dei tempi di accensione/spegnimento delle centrali termoelettriche per mantenere la potenza sotto il valore massimo consentito dalla rete stessa: che fregatura…

    Ma allora come fànno i tecnici ora? Ovvero con l’eolico attualmente installato non si arriva mai a saturazione di potenza sulle linee elettriche?

    Aprendo i ‘rubinetti’ verso l’estero, come fa ad esempio la Francia, non si può ottenere un abbassamento di tensione sulla linea?

    Post a Reply
  22. Questo post non ha l’intenzione di offrire una soluzione e nemmeno di esprimere un giudizio. E’ di fatto la continuazione di http://www.climatemonitor.it/?p=2495 e si deve intendere quasi come un esercizio sui concetti spiegati in quel post.
    Aggiungo che non è stato considerato l’idroelettrico, che allo stato attuale rappresenta la miglior fonte rinnovabile per il sistema italia con una più interessante percentuale rispetto a quella evidenziata sopra, solo perché era un esercizio per evidenziare altri aspetti di cui normalmente nessuno tiene conto e che si stanno proponendo in altri paesi come da noi.

    Volendo “stare al gioco”, certamente il cambio del modello di consumo è un contributo alla soluzione, ma senza programmabilità della fonte e senza la possibilità di accumulo o della fonte primaria o del mezzo vettore sarà molto dura! Tenete bene a mente che fra tutti gli aspetti dell’energia quello dei CONSUMI è quello più vicino alla nostra quotidianità e che impatta direttamente sul nostro stile di vita.
    Che le linee di trasporto perdano per strada qualcosa è vero, ma non la gran parte! Il rendimento di una linea in alta tensione è del 97%, mentre la media tensione è del 94%. Si può fare meglio, ma bisogna sovradimensionarLe e costruirne delle nuove (però, esagerando, oggi ci sono dei comitati del no anche per distribuire soldi gratis!).

    @Guido
    Bisognerebbe fare in modo che la “distribuzione regionale” si veda completamente altrimenti non è chiaro il ragionamento. Anche il grafico Eolico1.jpg ha perso dei pezzi!

    Ciao a tutti

    Post a Reply
  23. Comunque un motivo in più per non abbandonare l’eolico se a buon prezzo e buona efficenza: se poi si raggiungerà il sovradimensionamento sopra indicato tanto meglio…

    LG

    Post a Reply
  24. Il ragionamento fila se si deve suplire al MODELLO di CONSUMO
    ATTUALE.
    Ma forse oltre alla fonte di energia è meglio modificare anche il modello di consumo, limitare i trasporti su linee che perdono per strada gran parte dell’energia ecc…
    Un modello di sviluppo basato su piccole comunità locali in gran parte autosufficenti, con un adeguamento dei cicli di consumo alla efettiva disponibilità di energia, può modificare e di molto le richieste.
    Mi sembra insensato cambiare fonte di energia e tenere in piedi un sistema di consumo che penalizza le nuove fonti, si cambia anche modello di società e cosi le cose possono funzionare.
    Ma forse TERNA e simili diventano INUTILI.

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