Quando il clima lo facevano le streghe

Ieri ho bruciato un titolo, perché “Ad ogni era il suo clima che cambia” sarebbe stato molto più adatto per quello di cui parliamo oggi. Lo spunto viene dalla segnalazione di un amico mio e di CM che mi ha segnalato un paper abbastanza datato di Hans Von Storch (è del 2000), ma decisamente ancora molto attuale.

A history of human perceptions of anthropogenic climate change in the past 1000 years Storia della percezione umana del cambiamento climatico antropogenico negli ultimi 1000 anni.

Che il clima sia sempre stato soggetto a cambiamenti è cosa nota. Che queste oscillazioni siano state spesso male interpretate lo è altrettanto, come lo è anche il fatto che siano state a volte interpretate come “cambiamenti” delle variazioni di breve periodo assolutamente indistinguibili dal rumore dell’ampiezza delle possibilità che le condizioni climatiche presentano in molte zone del pianeta.

Ma, in tutto questo, c’è un denominatore comune che per correttezza dobbiamo estendere al solo passato a partire dal quale gli uomini hanno iniziato a prender nota di quello che succedeva, anche se probabilmente, prima che esistesse la volontà di conservare delle nozioni comunque si attribuivano le variazioni del clima a qualcosa di riconducibile alle attività umane, fossero anche soltanto delle malefatte che facevano arrabbiare gli Dei. Lo avrete capito, quel denominatore comune è nient’altro che l’inclinazione a interpretare gli eventi atmosferici, sia nel breve che nel lungo periodo (tempo e clima), come risposta del sistema alle azioni dell’uomo.

Una lunga lista di tentativi che porta fino a quello più recente e di maggior successo, il global warming da CO2, cui lo stesso autore attribuisce elevate probabilità di essere quello buono.

Le interpretazioni religiose, la ricerca del favore degli Dei, la caccia alle streghe ritenute in grado di condizionare tempo e clima a proprio piacimento, alle più recenti paradossali interpretazioni di alcuni autorevoli interpreti del vivere sociale per i disastri dell’uragano Katrina o delle alluvioni in Inghilterra dell’anno scorso, arrivati, pare, a causa dell’arroganza dell’uomo nei confronti di una natura per l’occasione elevata al livello divino.

I primi tentativi di avere un approccio scientifico, per esempio attraverso lo studio dei cambiamenti del paesaggio e dello stato del suolo, come quelli degli anni della colonizzazione del Nord America.

L’anno senza estate, il 1816, che ora sappiamo essere attribuibile all’esplosione del Vulcano Tambora ed alla fase terminale della Piccola Età Glaciale, che la gente di allora pensava fosse stato causato dall’uso sempre più diffuso di parafulmini.

I primi dibattiti sul cambiamento climatico, stante un clima ritenuto erroneamente allora come ora necessariamente stazionario, con il primo confronto tra un potenziale contributo antropico per il tramite della deforestazione e la variabilità naturale, che già all’epoca iniziava a perdere terreno nell’immaginario collettivo e nell’opinione degli studiosi.

E poi le guerre, le onde radio, le esplosioni nucleari (di cui abbiamo parlato solo ieri), con interpretazioni che trovano terreno fertile ancora oggi, sebbene solo tra nicchie di appassionati del complotto, mentre tutti gli altri trattengono il respiro per emettere meno CO2 possibile.

E finalmente ci siamo arrivati, ecco i primi vagiti del global warming antropico da anidride carbonica, le prime decadi del secolo scorso, quando vennero rispolverate le ipotesi che Arrehenius aveva fatto alla fine dell’800. Ma, subito dopo la seconda guerra mondiale, ecco che giunse la minaccia di un’imminente glaciazione, naturalmente sempre per cause antropiche. Da notare che mentre le attribuzioni divine o diaboliche facevano presa e partivano spesso proprio da quanti non ne sapevano nulla, per il riscaldamento/raffreddamento globale, non mancava e non manca ampio sostegno della scienza, che però ha sempre evitato di chiarire come si sia passati da una glaciazione certa ad un arrosto prossimo venturo.

In tutto questo, non sono comunque mai venuti meno dei fenomeni per così dire marginali, come i progetti di deviazione della Corrente del Golfo per migliorare il clima del Nord America e dell’Europa, le alchimie geo-ingegneristiche militari, come il pompaggio di acqua fredda attraverso lo Stretto di Bering, o i danni della vita moderna, come il traffico aereo civile e l’attività spaziale.

Insomma, da che mondo è mondo, l’uomo è convinto di poter incidere sul tempo e sul clima. Stranamente però il fatto che questi contributi invertano sovente il rapporto di causa effetto non ne mina la credibilità. Del resto però come non essere d’accordo sull’affermazione contenuta nel paper. Eccola qui:

Storicamente, l’idea che l’uomo stia cambiando il clima (e l’ambiente in generale) – generalmente al peggio – è frequente nel pensiero occidentale. (cf. Glacken, 1967, von Storch and Stehr, 2000). Perciò, il concetto scientifico del riscaldamento globale è consistente con il concetto culturale occidentale di deterioramento o distruzione della natura.

Culturale…capito? Sarà per questo che i cinesi non ne voglio sapere…

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Nella review di Teo Georgiadis e mia sul tema “Clima e cambiamento climatico” (Rivista italiana di agrometeorologia, 2006 – http://www.agrometeorologia.it/documenti/rivista2006_1/Mariani1pdf.pdf) segnalo un capitoletto introduttivo dal titolo “Breve profilo storico” che contiene alcune notizie interessati sul tema che Von Storch ha analizzato in quello che in realtà non si presenta come un paper ma come un insieme di slides utilizzate per un corso o conferenza.
    In tema di stregoneria mi preme poi ricordare che la barbarie delle poverette (erano infatti soprattutto donne) accusate di stregoneria perché ritenute causa di grandine o d’altri eventi meteorologici avversi era in passato molto diffusa sia nell’Europa cattolica sia in quella protestante, come ci spiega ad esempio Oster (Witchcraft, Weather and Economic Growth in Renaissance Europe – http://home.uchicago.edu/eoster/witchec.pdf).
    Sempre in fatto di stregoneria Marguerite Yourcenar, nel suo capolavoro (L’opera al nero) narra quanto segue: ….i mietitori, quel giorno, avevano trovato una strega occupata a pisciare malignamente in un campo con l’intento di attirare la pioggia sul grano già mezzo fradicio in seguito ai soliti acquazzoni; l’avevano gettata nel fuoco senza alcuna forma di processo; ci si beffava di quella sibilla che s’immaginava di comandare l’acqua , ma non aveva saputo mettersi al riparo dalle fiamme. Il canonico spiegava che l’uomo, infliggendo ai malvagi il supplizio del fuoco, che dura un momento, non fa che prendere esempio da Dio, che li condanna allo stesso supplizio, ma eterno.”
    Ricordo che, specie in ambito rurale, il mondo fino agli anni 50 del XX secolo era freddo, buio e pieno di storie che venivano tramandate la sera nelle stalle, unico luogo caldo delle abitazoni rurali ed in cui si intrattenevano in veglia i gruppi familiari. E’ necessario ricordare tutto ciò per calarsi nel contesto da cui prendevano forma nascevano e si ingigantivano storie paurose di streghe e fantasmi.
    Da questo punto di vista ipotizzo (senza peraltro alcun riscontro documentale…) che i santuari della “madonna della neve” sorti in Italia all’epoca della controriforma possano essere stati il frutto di un tentativo di portare la popolazione ad una lettura positiva di fenomeni meteorologici estremi evitando di tirare in ballo la stregoneria con le nefaste conseguenze di cui sopra.

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  2. “Sarà per questo che i cinesi non ne voglio sapere…”
    .
    Buona questa 🙂 🙂 .
    .
    A proposito, negli anni ’70 del secolo scorso mio nonno, che Dio l’abbia in gloria, era convinto che non riusciva più ad azzeccare le previsioni del tempo per colpa dei “bang” supersonici che avevano modificato la circolazione atmosferica: in periodi in cui le previsioni del tempo ufficiali erano un fatto riservato a pochi, lui si considerava il meteorologo di tutto il vicinato e si innervosiva quando non riusciva a prevedere giusto (più di lui mia nonna quando si bagnava per colpa delle sue “previsioni” sbagliate 🙂 ).
    Ciao, Donato.

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