El Niño, la Stratosfera e il tempo che farà

Esiste forse un unico aggettivo per descrivere il sistema climatico: complesso. Ovvero, derivante dall’interazione tra molti fattori sia esogeni che endogeni riferiti a tutte le componenti, liquida, solida e aeriforme, che intrecciano le loro dinamiche con carattere sia ciclico che casuale, a tutte le scale spaziali ed a diverse scale temporali, da quella geologica a quella stagionale, con quest’ultima che prende le sue sembianze da quel che succede ogni giorno.

Chissà se si riuscirà mai a scrivere un’equazione che rappresenti tutto questo. Dovrà essere molto lunga, inevitabilmente. E qualche fattore un po’ lo conosciamo già, salvo magari non sapere dove andare a metterlo e perché.

C’è l’input solare, ci sono le oscillazioni multidecadali delle temperature superficiali degli oceani Atlantico e Pacifico (in sostanza variazioni dello scambio di calore tra i mari e l’atmosfera), ci sono i venti stratosferici che cambiano direzione con cadenza quasi biennale, per citarne alcuni con caratteristica di ciclicità. E poi ci sono gli eventi casuali, o almeno tali al nostro livello di comprensione, come le fasi positiva e negativa dell’ENSO (El Niño, La Niña) o gli eventi di repentino riscaldamento della stratosfera polare nei mesi invernali (Stratospheric Sudden Warming).

Con riferimento a questi ultimi, l’ENSO e gli SSW, mi è capitata tra le mani una recente pubblicazione davvero interessante.

Effects of stratospheric variability on El Niño teleconnections

Chissà quante volte vi sarà capitato negli ultimi mesi di sentir parlare dell’evento di El Niño attualmente in corso, di come avrebbe rinnovato il trend positivo delle temperature globali e di quali effetti avrebbe avuto sul clima e sul tempo atmosferico di molte zone del pianeta. Si chiamano teleconnessioni, ossia risposte più o meno note della circolazione atmosferica, la cui conoscenza aumenta le capacità di previsione per il lungo periodo. Il forte riscaldamento delle acque superficiali del settore centro-orientale del Pacifico equatoriale, appunto El Niño, aumenta molto le probabilità di piogge abbondanti sul bordo occidentale delle Americhe, mentre diminuisce molto la piovosità sul Continente Marittimo. Ma questa è solo il primo e più diretto degli effetti, che comunque non hanno mai la stessa ampiezza.

In questo lavoro, si affronta proprio il tema delle teleconnessioni cercando – riuscendovi – di trovare delle differenze riconducibili a determinate combinazioni tra il segno dell’ENSO, gli Stratospheric Sudden Warming e il segno della QBO. Si identificano quindi risposte della circolazione atmosferica all’insorgere di El Niño più o meno probabili a seconda che durante l’inverno boreale si verifichino o meno degli SSW e, con quale segno della (Ovest o est) della QBO queste sono più probabili.

Ad esempio, durante gli anni di El Niño in cui si verificano degli SSW, si nota una chiara risposta dell’interazione stratosfera-troposfera nell’emisfero nord extra-tropicale, con propagazione verso il basso più accentuata sia delle anomalie di temperatura a 80°N che della circolazione anti-zonale a 60°N. Ne consegue, se l’SSW ha luogo, una più elevata probabilità di anomalie positive della pressione atmosferica sull’Atlantico nord-orientale, ossia la classica modalità di circolazione che apre la strada del freddo verso le medie latitudini.

Questo è un inverno dominato da El Niño e, da come si stanno mettendo le dinamiche stratosferiche, potrebbe esserci un SSW tra la fine del mese e l’inizio del nuovo anno…

Ma, questa è solo un’anticipazione, il resto lo lascio a chi fosse interessato, perché il lavoro è liberamente accessibile. Vado controllare le nuove corse dei modelli 😉

Addendum

Avevo già chiuso il post, quando mi sono imbattuto in questo interessante articolo uscito su uno dei blog della NOAA, climate.gov. Da lì viene anche l’immagine qui sotto in cui sono rappresentate le temperature mese per mese a partire dagli anni ’80. Il colore delle barre è attribuito in relazione alla fase positiva, negativa (El Niño, La Niña) o neutra dell’ENSO.

ENSO1982-2015Anom_610

Notate le fasi di picco, specialmente quelle a partire dal 1998. Sono tutte rosse, tutti anni di El Niño. Sempre dal 1998, poi, il trend è molto più piatto, se non del tutto assente. Interessante vero?

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Author: Guido Guidi

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5 Comments

  1. Le seguenti invece sono anomalie a 500 hPa con solo Nino molto forti e notate come i continenti siano interessati da anomalie positive importanti (Siberian High o anche Anticiclone russo-siberiano favorito durante l’inverno con ENSO fortemente positivo ):

    http://i65.tinypic.com/2q3riba.png

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  2. Sì, interessante. Viene anche così facile attribuire agli anticicloni continentali eurasiatici la capacità di raffreddare la temperatura al suolo (associazione di HP a termiche più fredde del normale anche in suolo europeo).
    ecco le anomalie a 500 hPa che escono dai compositi dell’intensità di episodi di Nino moderati/forti
    http://i68.tinypic.com/6hurlk.png

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  3. Davvero interessante l’ultimo grafico che hai mostrato! E’ il classico caso
    in cui un grafico dice più di mille parole, anzi duemila perché in un colpo
    solo mostra l’associazione, pur con tutte le complicazioni connesse con un
    sistema complesso, tra aumento di temperatura e eventi naturali come El Nino.
    La stasi della temperatura dopo il 2000 appare chiaramente, e questi sono i dati Noaa con le correzioni di Karl et al 2015 che avrebbero dovutocancellare la pausa. Chissà come potrebbe essere lo stesso grafico con le temperature UAH da satellite che mostrano la pausa…

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  4. Credo che un bell’esercizio sarà – ovviamente nel 2017 – fare il confronto tra i bienni dei 3 Ninos più forti:
    – 2015-2016 meno 2013-2014;
    – 1997-1998 meno 1995-1996;
    – 1982-1983 meno 1980-1981.
    Si dirà che l’attuale Nino è stato debole e “latente” lungo tutto il 2014: benissimo, il primo confronto potremmo farlo anche meglio con il biennio 2011-2012.
    Se sono infatti convinto che i picchi massimi di anomalia globale si abbiano col Nino (e viceversa con la Nina i picchi minimi), ho però il forte sospetto che lo step del 1997-1998 sia avvenuto a causa della concomitanza del Nino con altri fattori, principalmente la NAO virata in positivo. Insomma non sono convinto che i super-Nino ci traghetteranno a gradini (o meglio gradoni) verso decenni sempre più caldi, come se davvero riscaldamento atmosferico (aria) ed oceanico (acqua) andassero di pari passo. Proprio perché gli oceani hanno una capacità termica di ordini di grandezza superiore all’atmosfera, sono scettico sul meccanismo accumulo-riscaldamento così veloce ed intenso, nonché univoco, invece che un graduale (pur con perturbazioni Nino/Nina) rilascio/accumulo di calore.

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  5. Guido, al diagramma che hai presentato bisognerebbe attribuire un premio per l’efficacia con cui rappresenta la ciclicità imposta da El Nino alle temperature globali. Chissà come verrebbe un diagramma analogo applicato alla media delle temperature europee….
    Grazie. Luigi

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