Temperature oltre i 30°C a Milano nel mese di Maggio

Commento a un articolo del Corriere

L’amico Fabrizio Giudici ha segnalato l’articolo del Corriere a firma di Giovanni Caprara e dal titolo “Temperature sopra i 30 gradi «A maggio è normale» L’esperto: «Ondate di calore precoci si registrano da almeno una decina d’anni, sono un segno del cambiamento climatico»”.

L’esperto intervistato è il dottor Massimilano Pasqui del CNR, che per la verità parla di “una situazione però anomala che ormai si manifesta da una quindicina d’anni a maggio”.

Debbo dire che a memoria ricordavo occorrenze di massime oltre i 30°C anche in anni precedenti gli ultimi 15; tuttavia come ben sappiamo la memoria inganna, per cui ho preso la serie storica di Milano Linate presente in GSOD (di qualità non altissima, me ne rendo conto) e ho prodotto il diagramma delle occorrenze di temperature maggiori di 30°C che riporto qui sotto.

Come si vede dal 1973 al 1985 non si è avuto alcun caso, 1 caso si è avuto nel 1986, mentre dal 1996 in avanti i casi sono stati davvero parecchi, con un massimo di 9 casi nel 2009. Colpisce anche il fatto che dal 2013 al 2016 non si sia registrato alcun caso mentre per il 2017 abbiamo totalizzato 6 casi, come nel 1997 e nel 2003.

Ricordo infine che faccio sempre più fatica a considerare la stazione di Linate come stazione rurale in quanto gli effetti urbani sono sempre più rilevanti. Basta guardare con Google Earth per rendersene conto.  Tuttavia l’effetto urbano incide assai più sulle minime che sulle massime per cui il numero di occorrenze di temperature oltre i 30°C non dovrebbe essere stato alterato più di tanto rispetto a quello proprio delle zone pienamente rurali.

Morale: l’articolo del Corriere dice cose non del tutto false. Tuttavia il fenomeno inizia senza dubbio prima di 10 (15) anni fa e, personalmente, in base ai dati del diagramma qui sotto, direi che ha inizio 30 anni orsono e cioè in coincidenza del cambiamento climatico europeo di fine anni ’80, fenomeno che è stato frutto di una sensibile intensificazione delle Westerlies. Nel 1994 poi cambia di fase anche AMO e le temperature oceaniche più miti rafforzano il fenomeno.

______________________________________

Luigi mi perdonerà se faccio una breve incursione in questa sua analisi.

Ormai parecchi anni fa, qualcuno stabilì che i regimi climatici dovessero essere osservati e valutati per periodi di almeno tre decadi. Benché oggi se ne sappia parecchio di più, era già chiaro che esistono delle oscillazioni di alcuni “grandi attori del clima” quali senza dubbio i due oceani più vasti, capaci di imprimere dei ritmi di 2/3 decadi, che possono sommarsi, elidersi e oscurarsi parzialmente a vicenda. Al di là delle pur leggittime considerazioni sul fattore urbano e sul trend di lungo periodo, appare evidente che l’areale europeo è stato soggetto proprio ad una di queste oscillazioni, i cui effetti si leggono abbastanza bene nelle serie storiche. Tuttavia, invece di indagare più attentamente questi aspetti puntando alla luna, appare molto più semplice e forse pagante guardare il dito davanti al proprio naso, che incidentalmente si chiama global warming o, se meglio credete cambiamento climatico. E così ciò che è normale in quanto spiegabile attraverso dinamiche climatiche di larga scala, diventa anormale a causa di un global warming misurato sul local. Mi sfugge quale possa essere il valore aggiunto di questa interpretazione.

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Author: Luigi Mariani

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19 Comments

  1. Il maggio 2017 sembra senz’altro anomalo da questo punto di vista, se confrontiamo le 6 occorrenze di temperatura >30°C con le 8 totali dei precedenti 7 anni.

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    • Donato, senza dubbio. Negli ultimi anni a Milano c’eravamo abituati a primavere lunghe, il che si coglie amche nel diagramma alegato alla risposta ad Alessandro.
      Luigi

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  2. Mi permetto di aggiungere questo.Quando ero piccolo, circa 60 anni orsono, d’estate si andava a Bellaria Igea Marina dal 20/ 25 Maggio circa, sino alla fine di Settembre. Ai tempi si stava via tanto poiché gli affitti erano bassi, la vita costava meno che in citta’ e gli anziani ( nonne, zie) tenevano i bambini durante l’estate mentre i genitori, lavoratori in citta’, venivano il sabato e la domenica ( babbo e mamma, con la 600). Orbene, taglio modestissimo di tutti, un gelato la sera era un lusso. Tutto questo per dire che: i bagni si facevano dalla fine Maggio ( come sopra), sino a Settembre inoltrato. Non si e’ mai parlato di riscaldamento globale Tutto cio’ Vi dice nulla? Grazie per la gentile ospitalita’ Suggerisco uno splendido articolo di Antonino Zichichi ( premio Nobel,guarda caso, serio ), sul sito del Giornale Nuovo: “Accordo sul clima, Trump si tira fuori “. E tutto il resto. Scusate l’intrusione.

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    • Senza entrare nel merito: Zichichi non è Nobel laureato.

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    • Gentile Giuliano49, la ringrazio per la sua testimonianza, . Come Luigi57 ricordo bene la temperie di quegli anni…

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  3. La famosa siepe di Linate credo sia appurata perchè ho letto che Luigi ha scritto:
    “(di qualità non altissima, me ne rendo conto)”
    Una domanda per Luigi su questa frase:
    “Tuttavia l’effetto urbano incide assai più sulle minime”
    Tu mi insegni che l’ambiente urbano accumula fotoni di giorno in giorno e che il giorno successivo (grazie all’ambiente urbano) parte da un livello maggiore rispetto allo stesso ambiente meno urbanizzato del passato. Quando si parla di Linate o di aereoporti oltre alla siepe mi viene in mente l’asfalto fresco che ha un albedo decisamente minore dell’asfalto consunto, mi viene in mente l’aumento negli anni dell’estensione dell’area asfaltata, ecc..
    Allora con questa premessa che sottintende un accumulo di fotoni maggiore rispetto al passato come si fa ad affermare che la stessa influenza sulle minime non possa ripercuotersi nella stessa maniera sulle massime?

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    • Alessandro,
      il tuo ragionamento pecca nel fatto che tu ti limiti ai fotoni e non consideri la convezione, che è un fenomeno eminentemente diurno (va con il sole) e che rimescola il boundary layer, omogeneizzando le temperature massime fra città e campagna.
      Di questo fenomeno ci si accorge guardando i dati qui sotto e che solo le temperature medie annue delle massime e delle minime per il perodo 1993-2013 riferite alle 3 stazioni e cioè Brera (zona di picco dell’isola di calore urbano di Milano), Linate (stazione “quasi rurale” prossima a Milano) e Montanaso lombardo (stazione rurale 20 km a sud di Milano e che afferisce alla rete di Crea Cma). Come vedi la variabilità nelle minime è molto più spiccata che nelle massime e questo per effetto del rimescolamento convettivo.
      Per completezza di informazione allego un diagramma che mostra per Milano Brera (MIBR) , Montanaso lombardo (MLOM) e Milano Linate il numero di giorni con Tx superiore a 30°C nel mese di maggio (Le tre serie non hanno durata analoga).

      Media delle massime annue 1993-2013:
      Milano Brera: 18.4°C
      Milano Linate: 18.9°C
      Montanaso Lombardo: 18.1

      Media delle minime annue 1993-2013:
      Milano Brera: 10.6°C
      Milano Linate: 9.2°C
      Montanaso Lombardo: 8.7

      Immagine allegata

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      • Luigi, non mi sono spiegato bene.
        Voglio dire che il rimescolamento convettivo può prescindere dal maggiore calore trattenuto durante la notte rispetto al passato?
        In passato la convezione diurna aveva come base di partenza valori minori perchè l’albedo e il rilascio di fotoni era maggiore rispetto ad oggi (vedi aumento del suolo urbano).
        Il rimescolamento convettivo genera le stesse temperature medie massime annue delle tre stazioni ( nel caso che ci mostri: 18,46°C) partendo da contesti ambientali modificati nel tempo ? Voglio dire: se la media delle minime annue delle tre stazioni che citi per il periodo 1993-2013 oggi è di 9,5°C, come si può concludere che a parità di condizioni atmosferiche per esempio dal 1972 al 1992 l’ambiente circostante le tre stazioni abbia permesso a dispetto di oggi di partire da un valore minore di 9,5°C(1993-2013) e quindi il rimescolamento convettivo abbia permesso di rilevare massime più basse di oggi?
        non so se è chiara la domanda…

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        • Alessandro, provo qui di seguito a rispondere alle tue interessanti domande.
          “Voglio dire che il rimescolamento convettivo può prescindere dal maggiore calore trattenuto durante la notte rispetto al passato?”
          In linea di massima sì, e ciò lo dimostra la maggiore omogeneità che si osserva nelle massime.
          Ti prego di considerare che se le massime sono più omogenee è perché dipendono meno dalla microscala e dunque sono un miglior descrittore dei fenomeni a macroscala e mesoscala (avvezioni calde e fredde, compressione della aria in discesa negli anticicloni, ecc.) rispetto alle minime che maggiormente risentono della microscala. Se insomma volessi cercare segni del GW li dovresti cercare più nelle massime che nelle minime.
          “Come si può concludere che a parità di condizioni atmosferiche per esempio dal 1972 al 1992 l’ambiente circostante le tre stazioni abbia permesso a dispetto di oggi di partire da un valore minore di 9,5°C(1993-2013) e quindi il rimescolamento convettivo abbia permesso di rilevare massime più basse di oggi?”
          Se rispetto al passato è cambiato l’albedo e/o è cambiato il rapporto H/LE anche la spinta convettiva diurna non è più la stessa, il che non dipende a mio avviso dal maggior calore accumulato durante la notte quanto dalla intensità del flusso di radiazione netta diurna e da come questo flusso si ripartisce nei tre altri termini di flusso dell’equazione del bilancio energetico di superficie e cioè flusso di calore sensibile, flusso di calore latente e flusso di calore nel suolo. In altri termini io tenderei a tenere notte e giorno del tutto separati nel senso che il forcing solare è talmente potente da far perdere al sistema la memoria di quanto è accaduto di notte → come dimostrazione più estrema di ciò pensa a cosa accade in un deserto dopo il sorgere le sole….).

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          • Grazie della risposta Luigi.
            Quindi mi confermi che il risentimento delle rilevazioni delle massime se pur minore rispetto alle minime a parità di condizioni atmosferiche non riesca comunque a generare oggi massime di qualche decimo superiore rispetto al passato per via della modifica dell’ambiente attorno alle strumentazioni di misura?
            L’esempio del deserto può essere paragonato a quella della stazione aeroportuale di Linate o alla stazione di Brera? (infatti la sabbia del deserto oggi nel deserto è la stessa sabbia di ieri, ma l’ambiente attorno a quelle stazioni citate?). L’asfalto di un aeroporto si può estendere facilmente di anno in anno, il suolo che 40 anni fa era senza asfalto aveva un albedo maggiore di 0,12 (l’asfalto fresco 0,04) . Per non parlare dell’erba verde sostituita all asfalto.
            Il deserto ha albedo di 0,40 e la sabbia dovrebbe essere la stessa di ieri con lo stesso albedo (a meno di confronti in zona verde oggi sabbiosa in passato ).
            Anche l’ambiente cittadino si modifica…
            Altra domanda:il suolo che riceveva la radiazione diurna raggiungeva una determinata temperatura meno velocemente ieri rispetto ad oggi? ciò non determina massime (seppur più omogenee rispetto alle minime) di qualche decimo superiore rispetto al passato nonostante il rimescolamento convettivo?

  4. Guido, con riferimento alla tua incursione, la stessa mi rimanda al cambiamento climatico del 1987, sul quale rifletto dal 2000 (in quell’anno scrissi infatti una nota per il bollettino dell’associazione italiana di agrometeorologia) e che è stato di una potenza per me tuttora stupefacente, avendo coinvolto l’intero emisero nord (Giappone, Nord America, Europa….).
    Tale cambiamento è stato legato a un cambiamento di fase delle westerlies divenute molto più intense e pertanto per noi apportatrici di masse d’aria subtropicale marittima dall’Atlantico meridionale. La fase calda dell’AMO ha poi fatto il resto stabilizzando la nuova fase climatica.
    Sottolineo che tale cambiamento climatico non è di per sè incompatibile con l’AGW ma è ahimè un gradino mentre la vulgata del politically correct pretende a gran voce un trend lineare per cui “tanta CO2 tanta temperatura” e dunque meglio evitare di ragionarci sopra -> ricordo che anni fa un collega che si occupa di fenologia presentò a un convegno internazionale un diagramma sulle date di fioritura del sambuco in Olanda da cui il “gradino” del 1987 si vedeva benissimo (il sambuco anticipava la fioritura di circa 20 giorni) ; gli chiesi ragione della cosa e la sua risposta, da buon credente, fu che “non vi era alcun gradino” e che tutto doveva interpretarsi come un trend lineare legato all’AGW.
    Debbo anche dire che a tutt’oggi nessuno sa spiegare in termini meccanicistici il cambiamento climatico del 1987, il che la dice lunga sul nostro attuale livello di ignoranza circa i meccanismi del clima….
    Allego un diagramma che ho realizzato qualche giorno fà per una tesi e che mostra l’andamento della temperatura media annua di 202 stazioni GSOD (le stesse che usiamo su CM per i commenti meteo mensili) per l’area italiana e per il periodo 1973-2016.
    L’analisi di discontinuità eseguita con il SW statistico Strucchange di R mostra che il ”gradino” (il cambiamento climatico di cui parlavamo prima) ricade con il 99% di confidenza fra il 1982 e il 1990 (linea orizzontale rossa) e che l’anno più probabile del gradino è il 1987 (linea verticale tratteggiata), come volevasi dimostrare.
    Si noti infine che la temperatura media delle 202 stazioni (linea blu) è passata da 12.9 a 14°C e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

    Immagine allegata

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    • Interessantissimo il discorso dell’intensificazione delle Westerlies e del cambio di fase AMO.

      sono questi gli aspetti più visibili e impattanti di un (eventuale) cambiamento climatico! non il mezzo grado in più/anno.

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  5. In effetti su wikipedia si parla di una sovrastima dei “valori massimi” dovuta alla siepe di Linate.

    “Sembra che nel periodo 1993-2004 si siano verificate delle sovrastime nei valori massimi delle temperature rilevate dalla stazione di Linate, probabilmente a causa della presenza di una siepe che in quegli anni aveva circondato la capannina, e la cui presenza è assolutamente vietata alla luce delle norme dell’OMM”.

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    • Gianni,
      posso confermare la presenza delle siepe perché ho visto alcune foto della stessa che mi fece pervenire un amico anni orsono (le foto si riferivano alle operazioni di taglio della siepe stessa e mostravano un prima e un dopo).
      Posso anche dire che la siepe era realizzata in Prunus luarocerasus, una essenza a foglie coriacee che crea barriere molto fitte e che (ma la mia è solo frutto di una mia riflessione) potrebbe essere tata installata per stabilizzare la massa d’aria attorno al pluviometro al fine di migliorare l’accuratezza delle misure pluviometriche.
      Circa l’effetto della siepe sulle temperature dev’essere a mio avviso stato più sensibile sulle minime che non sulle massime sia per il ragionamento che facevo nella mia risposta ad Alessandro in tema di convezione diurna sia perché il Lauroceraso ha dato luogo anche ad un certo effetto ombreggiante oltre a convertire in calore latente parecchio calore sensibile.
      In ogni caso ripulire quei dati di Linate dall’effetto siepe è a mio avviso proibitivo anche perché non credo vi siano misure di confronto effettuate fuori dalla siepe.
      Alto fatto è quello per cui l’area attorno all’aeroporto di Linate si sta progressivamente urbanizzando, il che (siepe on non siepe) rende la stazione sempre meno rappresentativa dell’ambiente rurale.
      Peraltro ricordo le analisi fatte dall’amico Paolo Mezzasalma su varie stazioni sinottiche AM che evidenziavano processi analoghi, a volte assai più imponenti di quelli di Linate.
      Non invidio davvero i climatologi del futuro, viste le rogne che abbiamo già noi di fronte! Peraltro penso che per uscire da un tale pasticcio bisognerebbe favorire la nascita di una rete internazionale di stazioni tutte omogenee sia per strumenti che per collocazione, un po come si è fatto per i sistema di boe ARGO.
      Strano che in tutti i vertici sul clima fin qui tenutisi questo problema, a mio avviso molto concreto, abbia avuto sempre una scarsa enfasi (forse per la paura di offrire armi agli scettici).

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  6. Grazie dell’articolo, segnalo solo che proprio dalla seconda metà degli anni Ottanta la gestione di tale stazione è transitata dall’Aeronautica Militare all’allora AAAVTAG (Azienda Autonoma di Assistenza al Volo per il Traffico Aereo Generale) ed oggi ENAV.
    Tale cambiamento organizzativo ha deternimato varie modifiche sulla tipologia di strumentazione, sul sito di misura, sull’ubicazione della stazione, ecc. Sarebbe molto interessante conoscere l’ impatto di tutto ciò direttamente sulla serie storica in modo da poter stimare l’effetto del cambiamento del clima e quello del sistema di misura.

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    • Fabio, grazie per il chiarimento relativo al gestore.

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    • é vero Fabio.
      Tempo fa feci notare a Luigi un punto di discontinuità dal 2008 tra le rilevazioni medie annue di Brera e Linate. Poi non ho indagato oltre in quale mese del 2008 iniziasse.
      Sarebbe interessante avere un report dettagliato anche delle modifiche delle due stazioni. Tra l’altro se non ricordo male dal gennaio 2001 in Palazzo Brera non è più presente la vecchia stazione meccanica affiancata all’automatica gestita dall’Arpa Lombardia nel 1990 (mi ricollego anche al salto del 1987 a cui si riferivaLuigi).

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  7. Alessandro,
    rispondo qui alla tua ultima mail chiedendoti cosa intendi per “il risentimento delle rilevazioni delle massime”.
    Circa poi i cambiamenti dell’uso del suolo, senza dubbio si tratta di fenomeni che incidono sulle temperature massime perché come ti scrivevo incidono sulla ripartizione del flusso radiante nei tre altri termini di flusso dell’equazione del bilancio energetico di superficie e cioè flusso di calore sensibile, flusso di calore latente e flusso di calore nel suolo. In tal senso se aumenta il flusso di calore sensibile a spese del calore latente i termometri reagiranno registrando temperature più elevate.

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    • Intendevo riferendomi a ciò che hai scritto che “le minime risentono maggiormente della microscala” e quindi mi riferivo proprio alle massime che comunque ne risentono in minima parte. Proseguendo a leggere vedo comunque che mi hai già risposto confermando la mia impressione:
      sia le minime che le massime sono influenzate dal tipo di suolo/ambiente e quello urbano con minore albedo tende a far aumentare entrambi gli estremi di temperatura giornaliera sebbene in diversa entità, sempre che consideriamo stazioni come Brera e Linate in differenti periodi multidecadali.

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