Salta al contenuto

Installazioni fuori dal comune

Questa sintetica nota che mira a segnalare installazioni aberranti di strumentazione meteorologica da parte di servizi meteo operativi. Nello specifico mi riferisco a foto di installazioni della rete di protezione civile  afferente al centro funzionale della Puglia (http://93.57.89.4:8081/temporeale/meteo/stazioni), anche  se temo che il problema sia più diffuso, come ad esempio fece tempo fa rilevare il collega Paolo Mezzasalma per alcune stazioni sinottiche italiane o come io stesso e l’amico Franco Zavatti segnalammo per la stazione svedese in figura 2. In tal senso sollecito i lettori a segnalare altri casi di questo tipo.

Immagino che dietro alla scelta di siti non standard vi siano problemi operativi concreti che spingono le amministrazioni ad installare  le stazioni meteorologiche in luoghi protetti, non ultimi gli atti di vandalismo cui vanno spesso soggette tali benemerite apparecchiature.

Non posso tuttavia esimermi dal segnalare che gli standard osservativi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale riportati nel quaderno WMO n. 8 sono un requisito essenziale per ottenere misure rappresentative.  Tali standard prevedono ad esempio che:

  • il termometro e l’igrometro siano collocati su tappeto erboso, lontano da ostacoli (idealmente si pensi di collocarli al centro di un cerchio inerbito di raggio 5 m, lontani da ostacoli almeno 4 volte l’altezza degli ostacoli stessi e lontani almeno 30 m da platee in cemento o aree asfaltate). Sottolineo inoltre che la scelta del tappeto erboso non è in alcun modo surrogabile con tappeti di plastica verde e ciò per ragioni legate al differente bilancio energetico di superficie (l’erba traspira, la plastica, come il cemento e l’asfalto, no!)
  • i radiometri siano perfettamente orizzontali e non debbono ricevere ombre portate se non all’alba e al tramonto
  • i pluviometri e gli anemometri siano  sufficientemente lontani da ostacoli come edifici e alberi (ideale: 8-10 volte l’altezza dell’ostacolo per gli anemometri, 3-5 volte per i pluviometri)

A ciò si aggiunga che le altezze dal suolo dei sensori dovrebbero essere le seguenti: temperatura aria e umidità relativa (1.50-1.80 m); velocità e direzione vento (10 m ovvero 2 m) – radiazione solare globale (1.50-1.80 m – in bolla) – precipitazione (1.50-1.80 m) – temperatura del terreno (- 0.10 m).

Se non si rispettano tali requisiti, le serie storiche prodotte risulteranno inficiate da errori anche gravi che ne compromettono l‘impiego operativo causando danni alla collettività, che dipende da tali dati per tutta una serie di esigenze (dimensionamento di fognature e invasi, gradi di calore per gli impianti energetici, ecc. ecc.).

In particolare, a fronte di installazioni sul tipo di quelle mostrate nelle foto a corredo di questo articolo, non oso pensare a quali e quanti record termici verranno in futuro frantumanti in occasione di ondate di caldo, a ulteriore dimostrazione del fatto che il riscaldamento globale esiste ed è un fenomeno terribile.

In conclusione, come utente di dati prodotti dai servizi meteorologici operativi, non posso che auspicare che si ponga rimedio ad una tale situazione e che ci si attenga di qui in avanti agli standard internazionali di settore, sia in sede di installazione che di gestione della strumentazione meteorologica operativa.

Figure successive – foto di stazioni meteorologiche operative del Centro funzionale della Regione Puglia tratte dal sito http://93.57.89.4:8081/temporeale/meteo/stazioni (Sant’Eramo in Colle, Locorotondo, Masseria Modesti, Cassano delle Murge, Casamassima, Bitonto, Bari Casamassima, Bari Politecnico, Altamura).

Bibliografia

WMO, 2007. WMO guide n. 8 – Guide to meteorological instruments and methods of observation (https://library.wmo.int/doc_num.php?explnum_id=10616)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published in- Stazioni MeteoAttualitàClimatologiaMeteorologia

24 Comments

  1. Luigi Mariani

    (Risposta a Brigante)
    Circa il dato di Firenze che lei cita non sono in rado di esprimermi. Posso tuttavia dirle che ho avuto modo di osservare differenze di temperatura fino a 12°C
    fra Milano Linate e il centro di Milano quando il centro è soleggiato mentre Linate è nel nebbione.

  2. Francesco Marangi

    Approfitto dell’argomento per un consiglio. Premesso che abito in campagna, dal 2003 registro ogni giorno “spannometricamente” le precipitazioni con il semplice bicchiere graduato, ecco mi piacerebbe dotarmi di qualcosa di più affidabile che credo potrò installare in uno spazio adeguato agli standard. Qualcuno può consigliarmi che strumentazione potrei acquistare?

    • Luigi Mariani

      Per misure amatoriali ho utilizzato in passato i pluviometri della Davis. Più recentemente mi costruisco da solo gli strumenti utilizzando
      – un imbuto di diametro sufficiente (tipo quello del pluviometro Davis o anche più grande) in modo da avere misure sufficientemente accurate
      – un bidoncino per la raccolta dell’acqua
      – un tubo di raccordo.
      Uno strumento di questo tipo (veda foto allegata) ha accuratezze paragonabili a quelle dei pluviometri professionali, a condizione che si esegua giornalmente lo svuotamento quando piove.

      Immagine allegata

  3. Si fa presto a dire temperatura! Quale, come, dove, con quale strumento è stata misurata…? Dove abito e dal 1978, registro sistematicamente la temperatura misurata da vari strumenti, ma ancora oggi i dubbi sono tanti sulla correttezza della misurazione. Forse sarebbe più corretto affermare che “so di non sapere”! Negli anni settanta misuravo la temperatura con termometro a mercurio min/max protetto in uno scatolotto bianco di legno munito di alette per fare passare l’aria. Poi negli anni ottanta e novanta ho misurato con un termoidrografo (professionale). Poi arrivarono le Davis. Sono certo che le tre modalità di misurazione sopra descritte hanno dato un’impronta , ognuna per il loro periodo , alla mia serie storica. Il termometro a mercurio forniva letture di temperatura minima decisamente più basse della Davis (ne ho la prova tutt’oggi , perché continuo a confrontarli, e perché ho capito che il primo mi dava un valore simile al bulbo bagnato…,,). Pure il termoidrografo aveva le sue caratteristiche. Ad esempio, in periodi molto umidi il pennino (il primo era ad inchiostro poi utilizzai quello a pennarello) tendeva a ingrossare non di poco la traccia sulla carta millimetrata, rendendo più soggettiva la lettura. Pensate che la Davis oggi, si proprio questa mattina aveva segnato una temperatura minima di +0,7°C, pur essendo tutto brinato , dal prato fino ai tetti e il termometro min/max segnava -2*C. Questo fenomeno si ripete di frequente ogni inverno da quando ho la Davis. Tutto questo per dire che, oltre alle giuste problematiche “macro” segnalate nell’articolo, ce ne sono altre , come quelle da me esposte, che fanno dubitare fortemente della reale confrontabilità di una temperatura media misurata , ad esempio nel 1890, rispetto ad una del 1990 o oggi. Per tanto, gridare alla fine del mondo prossima ventura, perché la media delle temperature misurate nel 2021 nel mondo è stata più alta di 0,73°C rispetto alla media del trentennio fa proprio ridere, o piangere,. Non sanno quello che dicono… La barzelletta continua
    nel leggere che le misure che si dovrebbero con urgenza adottare per combattere il presunto riscaldamento globale di esclusiva origine antropica, dovrebbero limitare l’aumento di temperatura a 2,5 gradi in più. Si proprio la discussione su quel 0,5 mi fa impazzire!

    • Luigi Mariani

      Vede, gli standard osservativi esistono proprio per evitare i problemi di cui lei si è reso conto nelle sue attività di misura (che la invito a proseguire perché misurare è bello e ti fa scoprire moltissime cose).
      E in tema di standard osservativi prenda ad esempio Meteosvizzera (https://www.meteosvizzera.admin.ch/home/sistemi-di-rilevamento-e-previsione/stazioni-al-suolo/rete-di-rilevamento-automatica.html), Stato federale grande 2 volte la Lombardia e che dispone di stazioni meteo tutte uguali e con standard osservativi omogenei. A mio avviso è questo il modo per avere una rete che dia dati affidabili. Peraltro esempi virtuosi come quello della Svizzera ne abbiamo anche in varie regioni italiane. Il problema italiano è però che a un certo punto (parlo degli anni ’90) si è deciso di realizzare un “spezzatino di servizi meteo” in cui ogni regione ha una propria rete autocefala e con standard diversi da quelli della regione di fianco, e il risultato è ben visibile a tutti, sia in termini di costi (esorbitanti) che di qualità del dato e di utilità del dato stesso per gli utenti….
      Aggiungo che il caso italiano è frutto di un’idea provinciale e ciabattona di federalismo su cui personalmente (a quei tempi dirigevo un servizio meteo regionale e mi trovai implicato in modo diretto nel dibattito) cercai di battermi in tutti i modi ma senza risultato alcuno perché su tale idea vi fu la convergenza di tutte le parti politiche e di moltissimi tecnici, e qui ricordo i decreti Bassanini con cui si è sciaguratamente devoluto alle regioni il Servizio Idrografico. Al riguardo rammento anche che La Svizzera, la Germania e Gli Stati Uniti d’America sono stati federali con tradizione ben più lunga di quella italiana ma non si sono mai sognati di fare come ha fatto l’Italia, per cui sono tutti dotati di un solo servizio meteo nazionale e di una sola rete nazionale (il che non esclude poi che vi siano anche reti locali sorte per scopi specifici). Sarebbe bastato prendere esempio da loro, ma noi siamo più bravi e creativi!

  4. rocco

    ad oggi, 22 gennaio ore 15:30 il modello ECMWF prevede che sunday 23 jan nevichera sotto la S di NAPLES dalle ore 21 e fino alle 12 del 24.
    Sarà vero?
    bah, vedremo.
    Ci dicono che le previsioni sono affidabili fino a 5 giorni.
    Si, certamente…. nella realtà virtuale è così!!!

  5. rocco

    da quanto mi risulta dopo la lettura del libro “Rosso di sera” ( https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/andrew-blum/rosso-di-sera-9788832852141-3372.html ) pare che queste installazioni non servono alla previsione dei fenomeni meteo, o meglio, non servono assolutamente a niente se non a dar un po’ di lavoro a qualche tecnico.
    In quel testo viene spiegato in maniera esauriente che non esiste nessun dato reale, ma i dati sono mediati per non urtare le suscettibilità dei modelli meteo/climatici.-
    In pratica la realtà dei dati non esiste, esiste piuuttosto una realtà virtuale presente nelle memorie digitali di supercomputer a cui bisogna attenersi.
    In buona sostanza ciò che si studia non è l’atmosfera ed i suoi fenomeni, ma un modello, praticamente è come giocare ad un qualsiasi gioco della serie “command e conquer”.
    Purtroppo questo è il livello a cui è scesa la scienza dopo l’adozione e l’imposizione dei modelli computerizzati.
    E’ tutto un gioco ben pagato dalla comunità, ma che non produce nessun risultato degno di essere preso seriamente in considerazione.
    Rimpiango le previsioni di Bernacca!!!
    E neanche oggi le previsioni del tanto blasonato modello ECMWF, emanate due giorni fa, ci hanno preso!!!

    • Luigi Mariani

      Non sono d’accordo con quanto lei scrive: la misura meteorologica non serve solo per la previsione e anzi mi verrebbe da dire che la previsione è un impiego secondario, nel senso che molto più rilevanti sono gli impieghi dei dati per scopi gestionali, come il dimensionamento degli impianti di smaltimento delle acque piovane, le attività di protezione civile, le attività agricole, i trasporti, la sanità, ecc. Pertanto se i dati sono di buona qualità ne beneficia l’intera società anche a parità di qualità delle previsioni.
      A questo punto poi viene da fare un’ulteriore riflessione: meglio avere 100 termometri che producono dati di buona qualità che averne 1000 di qualità scadente….

  6. Claudio Giorgi

    Avendo scritto il software del servizio meteo AMI che è stato in uso per decenni, ho una certa familiarità con il tema. Oltre alle porcherie descritte (posizionamenti fuori norma, spazi circostanti inadeguati, ecc.), racconto una esperienza fatta all’allora ReSMA di Vigna di Valle. A qualcuno venne la curiosità di confrontare le CAPANNINE in cui si pongono i termometri. Vennero presi quattro termometri elettronici identici (Rotronic), letti una volta al minuto, installati in quattro capannine, tutte a norma, di differenti marche. La prova avvenne nel campo di misura della stazione meteorologica, una vasta area sopra al lago di Bracciano. Naturalmente le misure erano diverse, e questo era atteso. Ma vedere differenze di parecchi decimi di grado al variare delle ore del giorno non era atteso per niente. Stessa località, stesse condizioni, stessi strumenti, tutto a norma e veniva fuori una risposta del genere solo per aver cambiato le capannine! Con buona pace di chi crede che fare misure sia banale.

    • Luigi Mariani

      Gentile dott. Giorgi,
      la ringrazio per il suo scritto che evidenzia in modo molto efficace uno dei tanti aspetti problematici relativi alle misure termometriche e cioè quello degli screen termometrici, su cui in passato con un amico allestimmo una sperimentazione simile a quella da voi condotta, ottenendo risultati del tutto analoghi.
      Ricordo anche che gli screen andrebbero manutenuti perché con il tempo tendono a cambiare le loro caratteristiche cromatiche (es: ingiallimento della plastica delle cupoline), per cui il bilancio radiativo vede il temine di albedo modificato, con inevitabili ripercussioni sul bilancio energetico al cui termine H (flusso turbolento di calore sensibile) si lega la temperatura dell’aria.
      E qui mi scuso per il “parlar curiale” ma se non si affrontano questi temi al giusto livello di complessità si ottengono misure non rappresentative del fenomeno che si sta indagando (per dirla con quanto espresso da un altro intervenuto, non si misura la temperatura dell’aria ma quella dello strumento).

    • Brigante

      A proposito di Vigna di Valle, cercando nella rete si legge che la stazione è operativa dal 1 giugno 1910 e che è riconosciuta sia dalla WMO, con codice 16224, che dall’ICAO, con codice LIRB (io consulto spesso LIRQ che è l’aeroporto di Firenze Peretola, e che trovo abbastanza affidabile, anche se le misurazioni ufficiali partono solo dal 1951 e le differenze con il centro di Firenze sono talvolta scandalose – un caso eccezionale fu proprio la differenza tra i -23,2°C di Peretola e i -10,6°C del centro di Firenze del fatidico 12 gennaio 1985).
      Tornando a Vigna di Valle, e spulciando fra i dati convalidati, si nota che le massime estreme mensili, mai superate fino ad oggi, sono concentrate per lo più tra gli anni 20′ e 30′ del secolo scorso: come i 42°C dell’agosto 1922; i 40,6°C del giugno 1935; i 32,8°C del maggio 1920; i 30,3°C dell’ottobre 1919 e i 20,8°C del dicembre 1930.
      Mi chiedo che temperature si registrarono in quei giorni a Roma, ad appena 30 km di distanza, con condizioni sinottiche più o meno simili e probabilmente peggiorative, sia per l’altitudine che per l’urbanizzazione. L’unico vantaggio capitolino si può riferire all’influenza marina; ma non credo tale da poter annientare dei record di temperatura come quelli suddetti, anzi!
      Infatti, se si considerano altri estremi dei tempi recenti, come il luglio 1983 e il novembre 2004, riferibili agli stessi eventi, riscontriamo rispettivamente: (Lug. ’83) Vigna di Valle 38,5°C; Roma Urbe 40,0°C; Roma Fiumicino 38,6°C – (Nov. 04) Vigna di Valle 24,4°C; Roma Urbe 27,0°C; Roma Fiumicino 25,8°C).
      Come si può notare, anche Fiumicino, abbastanza lontana dalla fornace romana, registrò temperature più alte di Vigna di Valle, sia in un periodo estivo, che in uno tardo-autunnale.
      In conclusione, la mia opinione vede l’isola di calore urbana “mangiarsi” buona parte del riscaldamento globale che, se i satelliti stanno testimoniando dalla fine degli anni ’70 ad oggi, non certo si può convalidare in riferimento ai decenni dal 1920 al 1940, che carte alla mano, sono stati decisamente più caldi di tutto il periodo recente. Altre testimonianze vengono da stazioni rurali dell’Australia, degli USA e dell’Argentina.
      Cordiali saluti a tutto il blog.

  7. Luigi Mariani

    Con che dati è stata realizzata la carta?
    Grazie.

  8. Guido Botteri

    Quando mi resi conto che la mia stazione (amatoriale) non era a norma, la regalai ad una persona calabrese sperando che lui potesse usarla in maniera migliore.
    Dove abito io non era infatti possibile fare misure a norma.

    • Luigi Mariani

      Guido,
      è la stessa identica cosa che ho fatto io con la mia stazione Davis che tenevo sul tetto di casa mia e che ho preferito regalare a un amico agricoltore.
      Luigi

  9. ivan

    La ringrazio professor mariani per le delucidazioni sull’amo

  10. Franco Caracciolo

    Sarei molto curioso di verificare la istallazione del P”. Liberi” di Pescara che sovrastima, rispetto alle rilevazioni della Torre Civica, in modo sistematico la Temperatura massima in tutte le condizioni di particolare subsidenza (alta pressione) e foehn appenninico (il micidiale Garbino del medio adriatico).
    Grazie per lo spunto di riflessione che va considerato insieme con la non confrontabilità nel tempo dei dati rilevati in stazioni meteo un tempo in aperta campagna ed ora nel bel mezzo di una isola di calore urbano (Linate etc. etc.)

    • Luigi Mariani

      Gentile Franco Caracciolo,
      Se manda una foto della stazione di Pescara di cui parla poso provare a dare un’interpretazione. Aggiungo che le massime hanno una rappresentatività più ampia rispetto alle minime per cui mi attenderei che Torre civica e e parco parlassero la stessa lingua, specie con riferimento ad eventi di mesoscala come il foehn e le situazioni anticicloniche in cui dominano da brezze.
      Concordo poi pienamente sul problema di rappresentatività di stazioni sinottiche oggi influenzate da isole di calore urbano e non solo (pensi che nelle vicinanze di Linate .vi erano prati marcitoi con irrigazione iemale, spariti da 50 anni o poco meno).

  11. Luca Rocca

    Purtroppo non è un caso isolato. La pubblica amministrazione è la prima a derogare le sue stesse normative. Penso a tutte le volte che sono entrato in un ufficio pubblico il cui impianto elettrico non era a norma o con gli estintori scaduti o in condizioni igieniche perlomeno discutibili. Tutte cose che se fatte da un privato avrebbero portato all’ immediata chiusura dei locali,.

    • Luigi Mariani

      Grazie, è un’osservazione che faccio spesso anch’io….

  12. Mario

    Due mattinei fa,nei pressi dell’ospedale Sacco di Milano, brina nei prati e sulle macchine, il termometro sul palazzone in lontananza segna +4. 🙂

    • DonatoP

      In genere i termometri che si vedono per la strada segnano la temperatura… del termometro!

  13. ivan

    Buongiorno professor mariani

    Una domanda out topic
    Ma non saprei come e e dove chiederglielo

    Lei spesso nei suoi interventi su questa interfaccia ha parlato dell’indice amo
    Tale indice, in riferimento alle anomalie per ricavarne fasi negative e positive dell’indice, a quale media climatologica fa riferimento ?
    Grazie

  14. Valter Prinsep

    Ma davvero nessuno si chiede come mai le temperature sono più alte vicino alle città?

    Immagine allegata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »