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Climatemonitor Posts

L’importante è che non si sappia in giro

[photopress:nobel_medal.jpg,thumb,pp_image]Ho appreso questa notizia per caso, cercando tutt’altro nella foresta del web. La polemica sull’assegnazione del Nobel per la Pace non si placa, ma a quanto pare questo non è argomento su cui dovremmo essere informati. Mentre fervono i preparativi per l’ennesimo evento clima-mediatico dell’anno, la conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà a Bali a dicembre, proviamo ad informarci da soli. E’ accaduto in passato che dei Premi Nobel fossero rifiutati per umiltà, ma mai era accaduto che ciò avvenisse per generale (e non generico) dissenso con la deriva ideologica di cui sono ormai protagonisti gli assegnatari del premio.

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Schizofrenia parte I

[photopress:Solar_Array.jpg,thumb,alignleft]Osservare attentamente il mondo dell’informazione sui temi climatici e ambientali rientra negli obiettivi di questo blog. Esempi di cronaca che forniscono spunti per riflessioni sul clima che cambia ne trovate molti in queste pagine, per citarne uno tra gli ultimi pubblicati, potete leggere questo. Recentemente sono apparsi un paio di articoli, rispettivamente su Telegraph e The Associated Press che mettono in luce una schizofrenia dilagante sia in tema di informazione, sia in tema decisionale. Oggi prenderemo in esame l’articolo del Telegraph.

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Il ponte per le rinnovabili

Non è una festività, dobbiamo aspettare ancora una quindicina di giorni prima di arrivare al primo ponte della stagione. Invece di una strategia che ci traghetti verso un impiego conveniente delle energie rinnovabili ne avremmo avuto bisogno da un pezzo. Ed il traguardo è tutt’altro che prossimo. Dovranno essere risolte molte problematiche di costi di produzione, di eco-sostenibilità, di efficienza e di affidabilità, prima che si possa guardare alla sostituzione dei combustibili fossili con un po’ di ottimismo. In questo percorso però non si potrà  fare a meno di essere realisti ed ammettere che, purtroppo, allo stato dell’arte, l’unica tecnologia che può assecondare la fame di energia del genere umano è l’energia nucleare.

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Molte scomode bugie

[photopress:schermata10_1.png,thumb,alignleft]Nei mesi scorsi avevamo avuto modo di commentare quanto fosse ingiustificata la credibilità concessa all’evento mediatico dell’anno, la pubblicazione della fiction “An inconvenient truth” di e con (come si addice alle produzioni cinematografiche) Al Gore. Appena pochi giorni fa l’Alta Corte britannica ha sollevato forti dubbi sull’opportunità che il documento fosse proiettato nelle scuole inglesi, perché eccessivamente politicizzato, chiaramente a senso unico, ingiustificatamente allarmista e, questo forse il male peggiore, scientificamente errato in molti dei contenuti, al punto di operare una sorta di lavaggio del cervello ai giovani scolari.

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King, soldatino e Dartagnan…

[photopress:MTGClimate_0238.png,thumb,alignleft]E’ una questione controversa quella comparsa sulle pagine del “Corriere della sera”. Si parla di auto elettriche e si scopre un altro caso di scommesse fatte sul cavallo sbagliato o, quantomeno, senza aver almeno approfondito un po’ la propria conoscenza sul mondo delle corse. Qualche tempo fa abbiamo affrontato il rischio di compiere scelte affrettate che vanno nella direzione opposta a quella che ci si prefigge di percorrere. In questo caso però un problema apparentemente circoscritto ad una realtà importante, ma pur sempre di modeste dimensioni può portare a riflessioni di ben più ampio respiro.

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Nostalgia del Made in Italy

[photopress:schermata16.png,thumb,alignleft]Non ci sono più le stagioni di una volta ma, a dire il vero, neanche le previsioni sono più le stesse. Il cliché si ripete con straordinaria precisione: o soffriamo di caldo africano o peniamo per il freddo polare. Poco o niente ormai è più meteorologia di casa nostra, come dire, indigena. E’ inevitabile che questo susciti qualche moto d’orgoglio e risvegli un po’ di sano campanilismo, di voglia di Made in Italy.

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Rinnovabili col trucco

I Policy makers sono di nuovo al lavoro. Obiettivo dichiarato tracciare le linee guida degli accordi e stringere le alleanze per la lotta al nemico pubblico numero uno: l’effetto serra. Sono attese proposte che vadano nella direzione della eliminazione o almeno riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti. Così è nelle dichiarazioni d’intenti, così nell’apparenza delle politiche sin qui adottate, così non è nei fatti. Comincia ad aumentare il numero di coloro che credono che alla fine saranno rinnovati soltanto un certo numero di portafogli piuttosto che le fonti energetiche.

Vediamo perché.

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Torniamo sulle nostre impronte

[photopress:MTGClimate_0237.png,thumb,alignleft]Pochi giorni fa ho acquistato una bicicletta per bambini. Durante l’assemblaggio, cui assistevo per curiosità nella manualità altrui, sono rimasto stupito nel constatare che la luce frontale non era alimentata con una dinamo ma con due belle batterie. Risultato grande efficienza luminosa e gran consumo di energia che, nella mia pur breve memoria ciclistica, doveva essere del tutto auto-prodotta e quasi (lampadina a parte) rinnovabile. Nel senso che a tot energia muscolare corrispondevano tot giri di ruota e più o meno capacità luminosa. Le batterie sono più comode, non c’è dubbio, ma in qualche modo questo banale episodio mi ha fatto tornare alla mente un argomento del quale si è parlato l’anno scorso di questi tempi e del quale, sono certo, si tornerà a parlare di qui a pochi giorni.

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Clima, il tempo delle decisioni

[photopress:MTGClimate_0234.png,thumb,alignleft]Calma, questa non è una esortazione ma una constatazione. Il tempo delle decisioni sembra essere arrivato, il tam tam è all’apice del suo ritmo, può concludersi solo con il colpo finale. E così potrebbe essere, almeno per quel che riguarda la definizione delle politiche e delle strategie che saranno avviate nel prossimo futuro nel nostro paese. Piaccia o no, si sia d’accordo o no, siano valide o meno le ragioni dei più convinti, qualcosa, fosse anche soltanto parlarne si farà. Questo almeno è il probabile risultato della Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici che è iniziata ieri e si concluderà oggi a Roma.

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I conti senza l’oste

[photopress:MTGClimate_0212.png,thumb,alignleft]La ricerca sul clima arriva da tutte le direzioni ormai, ma ci sono alcuni centri d’eccellenza la cui voce, per tradizione o per capacità di comunicare o per entrambe queste ragioni insieme, è spesso un tono sopra le altre. Uno di questi è senz’altro l’Hadley Centre in Inghilterra, l’articolazione del Servizio Meteorologico di Sua Maestà che si occupa appunto di clima.

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Eureka! Anzi no…

[photopress:MTGClimate_0206.png,thumb,alignleft]Un po’ di sano ottimismo non guasta, specie in un contesto normalmente permeato da proiezioni a tinte fosche come quello della salvaguardia dell’ambiente e dell’evoluzione del clima. Il problema è dove andarlo a cercare questo ottimismo, ma ecco che venerdì scorso dal convegno tenutosi a Brindisi dal titolo “Inventario emissioni di gas serra in Italia 1990-2005” sembrano giungere notizie confortanti. Almeno questa è l’interpretazione degli atti del convegno che hanno dato alcuni soggetti del mondo dell’informazione, precisamente l’Ansa e la Repubblica on line.

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Previsioni o proiezioni?

[photopress:MTGClimate_0170_Small.jpg,thumb,alignleft]Recentemente si è acceso un interessante scambio di battute in merito alle posizioni assunte nelle recenti pubblicazioni dell’IPCC. L’Intergovernmental Panel on Climate Change è stato fondato nel 1988, ad opera della World Meteorological Organization (WMO) e dell’United Nations Environmental Program (UNEP). In questi anni abbiamo sentito parlare molto spesso di IPCC e, ancora di più, dei suoi report, l’ultimo dei quali, il quarto, è stato pubblicato da pochi mesi. Chi legge o si interessa un po’ di climatologia, sa (benissimo) che i rapporti IPCC hanno scatenato discussioni molto accese, oggi ve ne proponiamo una piuttosto singolare e interessante, per la sua particolarità.

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L’eresia dell’evidenza

[photopress:Blue_morpho_butterfly_Small.jpg,thumb,alignleft]Il clima del pianeta terra cambia. Questa non è una scoperta ma una certezza ormai scientificamente assodata. La composizione dell’atmosfera, il ciclo idrologico, la conformazione del territorio, l’estensione delle zone ricoperte da ghiacci perenni o stagionali, le circolazioni oceaniche e la biosfera. Tutti fattori che hanno una propria evoluzione ma un unico fattor comune, l’energia che il sistema riceve dal sole, anch’essa soggetta a variazioni cicliche e conosciute o casuali e poco note. A tutto ciò si aggiunge un elemento di disturbo, capace di alterare l’equilibrio dell’intero meccanismo innescando comportamenti anomali di uno o più fattori. A questo si sommano molteplici effetti di feedback e di amplificazione tipici di un sistema in cui ogni fattore è legato al comportamento degli altri, il cosiddetto effetto antropico. Nei quattro miliardi e mezzo di vita del nostro pianeta le variazioni del clima sono state numerose, ed hanno avuto cause interne ed esterne al sistema stesso, ma comunque naturali.

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