Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

Blog

Da giovedì scorso su vari mezzi di informazione nazionali ed internazionali vengono riferite notizie riguardanti quella che è stata definita la più potente tempesta solare degli ultimi cinque anni. La notizia ha riempito anche le prime pagine di quotidiani nazionali on-line e delle agenzie di stampa.

Dalle pagine di CM non abbiamo dato molto risalto alla cosa, anche se seguiamo da molti anni e con molta attenzione l’evolversi dei cicli solari. Non vi abbiamo dato conto di questa notizia, non perché siamo scettici impenitenti che vogliono negare anche la fase di maggior attività solare che stiamo vivendo in questo ultimo anno, ma perché ogni giorno andiamo alle fonti, alla NOAA e alla NASA, e verifichiamo lo stato del “meteo spaziale”. Bene giovedì un “alert” NOAA avvisava di una possibile tempesta geomagnetica G3, una tempesta di discreta entità dovuta all’arrivo di un’onda di particelle espulsa durante un’eruzione solare. Di tempeste G3 in media ne osserviamo 200 in un ciclo solare come quelli ai quali siamo stati abituati fino al 2006, oggi la famosa tempesta G3 sarebbe stata la n. 2 ( due ) del ciclo solare 24 a cinque anni dal suo inizio, quando in media ne avremmo dovute già avere almeno 75; forse la notizia importante era questa.

Continue reading “Dal Sole più che una tempesta un temporale” »

Non passa giorno che non si affacci sul panorama delle infinite dinamiche del sistema Pianeta qualcosa di nuovo. Ogni volta il pensiero corre alla ormai celeberrima quanto risibile affermazione “The science is settled”, il karma del movimento salva-pianeta.

L’argomento che proponiamo oggi è intrigante, proprio come lo definiscono gli autori della ricerca oggetto del nostro commento.

Geomagnetic South Atlantic Anomaly and global sealevel rise: Adirect connection? - De Santis et al., 2011 – Journal of Atmospheric and Solar-Terrestrial Physics

Continue reading “Geomagnetismo, oceani e climate change” »

Perdonatemi il titolo privo di senso, non me ne veniva uno migliore per descrivere l’ultimo volo pindarico della scienza del clima. Esce sul Journal of Climate uno studio che mette in correlazione i movimenti del nucleo esterno fluido del Pianeta con le variazioni della durata del giorno e del campo magnetico terrestre, ipotizzando che poi questo, modulando il flusso dei raggi cosmici possa avere effetto sulla temperatura del Pianeta stesso regolando la quantità di copertura nuvolosa.

Naturalmente, tutto questo aveva un senso fino alle prime decadi del secolo scorso, ora non più. Ora, per leggere nei dati questa correlazione è necessario sottrarre il contributo antropico che, ci avvertono nello stesso studio, sarà molto ma molto più significativo nel corso di questo secolo. Tralasciamo il fatto che nelle prime decadi del secolo scorso il mondo ha preso una “scaldata” di ampiezza paragonabile a quella incriminata di fine secolo, tralasciamo anche il fatto che la CO2 era allora poche ppm oltre il valore pre-industriale e tralasciamo anche il fatto che l’IPCC giudica il forcing antropico significativo solo dagli anni ’70 in poi e concentriamoci su quanto segue.

Raggi cosmici? Nubi? Durata del giorno? Ma dai? Leggete un po’ qui era l’aprile del 2009 e qualcuno giudicò “strampalate” le cose di cui avevamo parlato.

Non c’è che dire, il tempo è galantuomo.