Salta al contenuto

Spesa ed emissioni: “Analisi del carrello virtuale”

Il WWF in collaborazione con i professori S. Castaldi, R. Valentini e M. Moresi ha creato un sistema per valutare le emissioni di ogni prodotto della nostra spesa cioè il “carrello della spesa virtuale”. Quelli che seguono sono i dati per una persona di sesso maschile.


Bovino 500gr 3,09 kg CO2 eq.

Ovino 500 gr 0,88 kg CO2 eq.

Pollo 500 gr 0,93 kg CO2 eq.

Maiale 500 gr 1,15 kg CO2 eq.

Salumi 100 gr 0,44 kg CO2 eq.Ortaggi 500 gr congelati 1,39 kg CO2 eq

Pesce allevato 500 gr 0,9 kg CO2 eq.

Pesce pescato 500 gr 0,61 kg CO2 eq

Latte locale 1 lt 0,17 kg CO2 eq

Latte non locale 1 lt 0,27 kg CO2 eq

Parmigiano locale 200 gr 0,53 kg CO2 eq

Parmigiano non locale 200 gr 2,21 kg CO2 eq

Mozzarella locale 125 gr 0,09 kg CO2 eq

Mozzarella non locale 125 gr 0,1 kg CO2 eq

Uova n 6 0,05 kg CO2 eq

Riso 500 gr 0,23 kg CO2 eq

Farina di Mais 500gr 1,95 kg CO2 eq

Pasta 500 gr 0,91 kg CO2 eq

Pane 500 gr 0,44 kg CO2 eq

Legumi busta da 500 gr
Non locali, non stagionali, non bio 1,37 kg CO2 eq

Legumi busta da 500 gr
Bio non locale non stagionale 1,08 kg CO2 eq

Legumi busta da 500 gr
Locale-bio-stagionale 0,7 kg CO2 eq

Per alcuni alimenti come le verdure ci sono varie opzioni: locale, biologica e stagionale. Per latte e derivati c’è solo l’opzione locale, per le carni non ci sono opzioni.

Il dato del latte cioè 0,17 kg di CO2 eq. per ogni litro è circa 14 volte inferiore al dato della FAO 2010 “Emissions from the Dairy Sector: A Life Cycle Assessment” che è di 1,8 – 3 kg di CO2 eq come media 2,4 kg. Ma anche la stessa analisi della Fao presenta punti di criticità perché infatti non tiene conto di vari fattori:

  • Il metano zoogenico non altera la concentrazione di metano atmosferico e nemmeno del carbonio atmosferico se il numero di animali non cambia come già spiegato più volte.
  • Il mangime sostitutivo da fornire ai vitelli che non poppano.
  • Il ciclo che porta la vitella a vacca da latte è molto più lungo rispetto al ciclo che porta il vitello a manzo, e che quindi richiede più foraggi e più mangimi.
  • Le rese in carne delle razze bovine da carne sono di molto inferiori rispetto alle razze da latte e gli accrescimenti a parità di unità foraggere possono essere addirittura la metà. La rimonta delle vacche da latte è bassa, 30-40% quindi il 60%-70% dei nati da vacche da latte cioè tutti i maschi e le femmine di scarto dovranno essere indirizzati alla produzione di carne, ma un manzo di frisona cresce pochissimo rispetto ad esempio ad un manzo di piemontese; non è una cosa da poco conto.
  • I prodotti non edibili come i pellami (questo per stessa ammissione degli autori del rapporto FAO).

Se poi si pensa che per i vegetariani la carne delle vacche a fine carriera e dei vitelli maschi non dovrebbe essere consumata come qualcuno male informato pensa succeda in India, le emissioni della produzione di latte si gonfierebbero in modo esponenziale. In India non si possono abbandonare nelle campagne le vacche e i buoi a fine carriera, perché esiste una specie di anagrafe bovina che lo vieta e poi non conviene economicamente. In realtà questi capi sono raccolti e venduti all’estero oppure agli stati regione all’interno dell’India a maggioranza musulmana dove esistono macelli di bovini altrimenti vietati nelle regioni a prevalenza indù. Anche l’utilizzo dei buoi (cioè i manzi castrati) per i lavori agricoli è una pratica in abbandono, sostituita dalla meccanizzazione.

Secondo il carrello della spesa virtuale la produzione di latte e derivati a parità di calorie comporta una minore emissione rispetto alla carne bovina, questo non è credibile, infatti con i dati della FAO è esattamente il contrario.
La differenza è ancora maggiore nei confronti della carne suina e di pollo che comporta a parità di calorie delle emissioni di molto inferiori rispetto al latte e ai derivati.

Un altro dato da analizzare è la differenza tra le emissioni degli ovini (0,88 CO2 eq) e quelle dei bovini, che risultano essere maggiori di 4 volte (3,09 CO2 eq). Anche questo è poco credibile. Non bisogna considerare le emissioni ad animale, è logico che il bovino essendo 10 volte un ovino emetta di più, le emissioni vanno confrontate a Kg carne come nel carrello della spesa, anche se sarebbe molto più corretto a kg di peso vivo più il non edibile come lana, pellami e letami. E gli ovini al pascolo non possono avere 4 volte in meno di emissioni rispetto ai manzi al pascolo che rappresentato il 60-70 % della carne venduta in Italia. E’ impossibile sono entrambi ruminanti, inoltre i manzi hanno una resa in carne molto più alta degli ovini!

Se ci basiamo sui dati dell’IPCC contenuti nelle linee guida, nel capitolo 10 del volume 4, i bovini da kg 600 di peso emettono kg 66 di metano anno nel west europa (pg 38) mentre gli ovini da kg 65 di peso emettono kg 8 di metano capo anno, (pg 28) ci sono poi differenze a seconda della taglia e della temperatura ambientale, ma mediamente, gli ovini ogni 600 kg di peso vivo emettono 74 kg di metano meno dei bovini di peso uguale!

La differenza che tra bovini e ovini evidenziata nel carrello della spesa virtuale è dovuta probabilmente al confronto tra bovini in stalla (con razioni alla Pimentel cioè all’americana) e ovini al pascolo, considerando che mangimi e foraggi per i bovini si ottengano con concimi minerali e non con gli effluenti come in UE. E’ un confronto discutibile, in UE se i manzi in stalla sono nutriti a insilati ottenuti con doppio raccolto richiedono sen’altro più energia, ma determinano una riduzione di un fattore 10 delle superfici di terra necessarie, rispetto al pascolo, inoltre la gran parte della carne bovina venduta in UE proviene da allevamenti al pascolo.

Nella valutazione sulle emissioni spiccano altre due differenze enormi, quelle tra la carne bovina e il latte e quella suina e avicola le cui emissioni sono circa 3 volte meno, questo è dovuto quasi certamente alla valutazione del metano di ruminazione, che però è molto discutibile.

Il legumi che invece dovrebbero sostituire la carne sono considerati solo in busta, immagino freschi perchè c’è l’opzione “di stagione”, e non inscatolati e cotti come li si consuma preferibilmente. Interessante il dato degli ortaggi surgelati da cui si evince che 500 gr di piselli surgelati che hanno circa 500 kcal e 33 gr di proteina vegetale comportano 1,39 kg di CO2 eq emissioni, molto più della carne di suino e di pollo.

Inoltre 500 gr di carne di manzo sono circa 860 kcal ma ben 85 gr di proteina animale quindi in equipollenza proteica le proteine animali vanno moltiplicate per 1,4 (Pimentel 2004), quindi 119 gr (85 x 1,4) di proteina contro 33 gr dei piselli, il che vuol dire 3,6 volte meno. Se moltiplichiamo le emissioni della produzione dei piselli surgelati per 3,6 cioè 1,39 x 3,6 = 5 kg di CO2 eq che è molto più della carne bovina che è 3,09 kg di CO2 eq.

Nel caso invece che i legumi siano locali, biologici e stagionali emettono 0,7 kg di CO2 eq per 500 gr sempre per 500 Kcal Nel confronto con la carne suina bastano 170 gr, 295 kcal etto medio, per fare 500 kcal quindi solo 0,4 kg di CO2 eq di emissioni (1,15 kg CO2 di emissioni per ogni 500 gr su 170 gr sono 0,4) mentre per il pollo, 210 kcal etto medio, ne bastano 230 gr quindi solo 0,43 kg di CO2 eq (0,95/5 x 2,3), quasi la metà dei legumi.

Nel carrello della spesa virtuale come già analizzato qui sul biologicoqui non c’è nulla che torna.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAmbienteAttualitàEconomia

4 Comments

  1. Sabrina

    Sottolineo il fatto che quasi nessuno in Europa produce uova e latte senza soia, però le accuse stranamente sono sempre alla produzione di carne. Ma la produzione di carne in Italia (o in Svizzera) non è aumentata negli ultimi decenni anzi, quindi non può aver causato la richiesta di deforestazione per produrre più soia.

    la produzione di carne in italia non è aumentataaaaaaaaaaaaaaaaaaaa?? auhauahuahauauahauhauahuahuahauhauauahauauahuahuhauuahahauahuahauahhauahuahuahauahuahuaauauaahau

    2) la soia prodotta nei pascoli creati disboscando le foreste, viene mandata in svizzera x creare mangimi x allevamenti( carne!!!) da cui si ricava anche latte e uova (le uovale fanno le galline…son fatte di carne anche le galline)

    • Claudio Costa

      1)

      Bovini in Italia anno 2000 7.053.000
      Bovini in Italia anno 2009 6.364.355
      Dati ISTAT

      2)

      in zootecnica la razione si divide in quota di mantenimento, accrescimento e produzione.

      – le pollastre quindi assumono soia per quota di mantenimento e accrescimento

      – le ovaiole per la quota mantenimento e quota produzione…..di uova ovviamente

  2. Claudio Costa

    @ Claudia

    Su Legumi : rilegga bene faccio il confronto anche con quelli non surgelati cioè locali stagionali

    Su n di capi: mai detto che non siano cresciuti nel mondo, casomai non sono cresciuti in Italia e in Svizzera, è il metano in atmosfera che è cresciuto poco o nulla

    Ha dei dati sull’India? perchè ad es il Moriconi della LAV dice che il consumo di carne in India sta crescendo pochissimo.

  3. claudia

    ma come si fa a confrontare i piselli surgelati.. con la carne..
    i piselli surgelati..sono appunbto surgelati… catena del freddo..
    quindi ovviamente emettono piu’ co2 a partità di peso..

    anche qui come nell’altro articolo..molta confusione e imprecisioni.

    che mi riprometto presto di verificare con calma..

    solo sui dati fao concordo in quanto dati..

    lettiure consigliate report livestock’s long shadow uscito 3 anni fa..(la scritto la FAO non io)
    poi ne rièarliamo con cognizione di causa e senza pregiudizi.

    ps. altra sciocchezza il numero degli animali allevati non è sempre uguale sta amentando enormemente..specialmente in cina, india causa modelli agroalimentari occidentali sbagliati che vengono ahimè “copiati”.

    A PRESTO

Rispondi a Claudio Costa Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »