Il delirio ultimo

Era da qualche tempo che James Hansen non ci allietava più con le sue filippiche sul global warming antropico. Caso vuole che mi sia capitata tra le mani l’esegesi del suo ultimo libro (nonchè il primo), intitolato: “Storms of My Grandchildren: The Truth About the Coming Climate Catastrophe and Our Last Chance to Save Humanity”. Avete già capito tutto, vero? Lo ammetto, il libro è uscito a dicembre del 2009, ma siamo ad agosto, voi siete sicuramente in vacanza e tutto sommato vale la pena leggerne alcuni interessanti passaggi.

Il fatto che in questo libro venga enunciata l’ultima possibilità per salvare il genere umano, mi spinge a consigliarvene l’acquisto, di cuore. Ecco l’incipit:

The startling conclusion is that continued exploitation of all fossil fuels on Earth threatens not only the other millions of species on the planet but also the survival of humanity itself—and the timetable is shorter than we thought (…)

In italiano, leggiamo: la conclusione è che il continuo utilizzo di tutti i combustibili fossili presenti sulla Terra minaccia non solo milioni di altre specie sul pianeta, ma anche la sopravvivenza dell’umanità stessa, e il tempo è più breve di quanto si pensi.

Un buon inizio, non c’è che dire. Hansen, che è uno scienziato, fornisce anche un fondamento scientifico all’affermazione precedente:

During the past few years, however, it has become clear that 387 ppm (CO2) is already in the dangerous range. It’s crucial that we immediately recognize the need to reduce atmospheric carbon dioxide to at most 350 ppm in order to avoid disasters for coming generations

In poche parole, solo recentemente abbiamo capito in modo indubitabile che 387 ppm di CO2 sono già nel range pericoloso. Di conseguenza dobbiamo immediatamente tornare ad almeno 350 ppm, per evitare il disastro per le future generazioni.

Come fare ce lo spiega subito, e per chi segue l’Hansen-pensiero non è una novità: immediata decarbonizzazione del globo terracqueo, con la tecnica del fee-and-dividend (una sorta di carbon tax, dove però il 100% degli introiti viene obbligatoriamente ridistribuito tra i cittadini). I sostituti del petrolio, secondo Hansen, sono il solare e l’eolico. Dal momento che la domanda di petrolio per la trazione privata è sostanzialmente inelastica, ve l’immaginate che razza di tassazione dovrà essere imposta per decarbonizzare le nostre auto?

Le sue parole:

Our goal is a global phaseout of fossil fuel carbon dioxide emissions (…)

E poi, sarebbe per me oltremodo utile che intervenisse un geologo o un paleoclimatologo e mi spiegasse come mai agli attuali livelli di CO2 si prospetta l’Armageddon, quando in passato a livelli n-volte superiori scorrazzavano bestie alte 3 piani, felici e pasciute. Questo rimane e, probabilmente rimarrà, un mistero, per me sia chiaro. Capisco che i catastrofisti abbiano ben chiara tutta la faccenda.

Attenti al climax, però:

The above scenario —with a devastated, sweltering Earth purged of life—may read like far-fetched science fiction. Yet its central hypothesis is a tragic certainty—continued unfettered burning of all fossil fuels will cause the climate system to pass tipping points such that we hand our children and grandchildren a dynamic situation that is out of control

Attenzione, dice Hansen, lo scenario che si prospetta – ovvero una Terra devastata, soffocata dal caldo e purgata da ogni organismo vivente (parole sue, sia chiaro) – potrebbe sembrarci fantascienza. Ma no, no e poi no. L’ipotesi centrale su cui si fonda quello scenario è una tragica certezza. Lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti una situazione dinamicamente fuori controllo.

Ora, sappiamo tutti su CM che la Terra è un sistema dinamico complesso, da sempre, addirittura da prima che stampassero il libro di Hansen. Come è possibile, mi chiedo, pensare anche solo per un attimo che la Terra possa essere un sistema dinamico complesso sotto il nostro controllo? E’ un nonsense fisico e matematico. E invece no, l’uomo onnipotente può decidere quale livello di energia complessivo fornire al sistema e, addirittura, renderlo stabile e in equilibrio (almeno fino alla nascita dei nostri nipoti, poi se la vedano loro).

Qualcuno sostiene che Hansen non sia più uno scienziato, bensì un politico. Io pensavo ad altro, in realtà. Bisogna rendergliene atto, è comunque una mente libera: per sua stessa ammissione, infatti, ha sostenuto le candidature di Gore e Lieberman nel 2000, nel 2008 ha provato addirittura entusiasmo per McCain ad un certo punto della sua campagna elettorale, e si è commosso per l’elezione di Obama.

Il problema di chi urla alla catastrofe è che, non verificandosi nulla di così devastante, è costretto ad alzare sempre di più la voce. E il buon senso ci dice che, a forza di alzare la voce: 1) nessuno più ci ascolta; 2) prima o poi ne spariamo una grossa, ma grossa davvero. Purtroppo ad Hansen sta capitando di attraversare entrambe le fasi, ed è un peccato, perchè è probabilmente il più grande climatologo di tutti i tempi (citazione da verificare).

Concludo, riportando quanto Al Gore dice del libro di Hansen:

The title refers to his growing concerns about the world his grandchildren may inhabit if we do not do all in our power to address man-made pollution to the atmosphere

Ovvero, il titolo si riferisce alle crescenti preoccupazioni di Hansen circa il mondo in cui vivranno i suoi nipoti se noi non riusciremo a fare tutto ciò che è in nostro potere per ridurre l’inquinamento antropico dell’atmosfera.

Alt, fermi tutti!

Ha detto inquinamento?

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Author: Claudio Gravina

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5 Comments

  1. Caro Hackatao
    Foreste che spariscono?
    Le specie che si estinguono?

    Ti comunico che le foreste stanno bene in salute, per quanto il WWF starnazzi, e te ne rendarai conto leggendo cosa ci fà il wwf nella foresta amazzonica:

    http://www.inganno-ambientalista.it/content/view/181/2/

    Troverai i relativi link del art.
    Di Christopher Booker – The Telegraph.
    Da cui testualmente riporto:
    “..E’ emersa però un’agenda nascosta circa la preservazione di questa parte di foresta che coniste nel permettere al WWF ed ai suoi partners di condividere la vendita di crediti di emissione di anidride carbonica per un valore di 60 miliardi di dollari, per permettere alle compagnie industriali di continuare ad emettere CO2 esattemente come nel passato..”

    E visto che viviamo in una società che ci tiene all’apparenza, facciamone una questione estetica..

    Si “estetica” è la maschera che i vari speculatori si mettono per fare gli ecologisti catastrofisti.

    Ma la verità risiede nel conto in banca, lautamente impinguato da poveri creduloni, stanchi della Vanna Marchi.

    Piero Iannelli

    Post a Reply
  2. Visto che tutto quello che succede sulla Terra si può definire Naturale, anche le emissioni di CO2 e l’inquinamento lo sono e visto che nel lungo termine tutto si risistema, si evolve, si mischia… chissenefrega.
    E questo potrebbe essere un modo di prenderla.
    L’inquinamento però a me disturba, mi disturbano le foreste che spariscono, le specie che si estinguono e tutto il resto. E visto che viviamo in una società che ci tiene all’apparenza, facciamone una questione estetica. 🙂

    Post a Reply
    • Caro Hackatao dici che ti disturba l’inquinamento. Mi fa piacere, e siamo almeno in due. Ma attenti a ciò che chiamiamo “inquinamento”, perché la parola, efficace, ha attirato tutta una serie di significati collaterali che si allontanano molto dal nostro (di noi uomini comuni) concetto di “inquinamento”.
      Mentre ero all’Istituto Sperimentale della Meccanizzazione Agricola, come borsista, mi è capitato di occuparmi di inquinamento acustico.
      Ora, il rumore può essere fastidioso (e talvolta lo è oltre il sopportabile), ma non è esattamente quello che immaginiamo col termine “inquinamento”, almeno noi comuni mortali.
      Ancora più discutibile è l’uso della parola “inquinamento” in riferimento ad un aumento di pochi gradi di temperatura. Tanto per dirne una, non è forse peggiore una “diminuzione” ?A guardare le statistiche di mortalità divise per mesi, sono quelli freddi, infatti, che fanno più danni. Ti consiglio di leggerti qualcosa di Indur Goklany, uno studioso che ha approfondito queste tematiche.
      La CO2 NON è un inquinante, ma, al contrario, uno dei fondamenti essenziali della vita. E’ un lungo discorso che abbiamo fatto più volte, se vuoi ti fornisco qualche link dove ti puoi documentare.
      Dici poi che ti disturbano le foreste che spariscono…
      ma più CO2, amico mio, a patto che ci siano sole ed acqua, significa più glucosio per le piante e più ossigeno per gli animali (uomo compreso). Lungi dall’essere un inquinante, la CO2 ti garantisce più foreste, e alberi più in buona salute…dunque, se è questo che ti disturba, allora dovresti augurarti, come me, un aumento della CO2, non una sua diminuzione.
      Dici poi che ti disturba “le specie che si estinguono”.
      Devo darti una brutta notizia, tante specie si sono estinte ben prima della rivoluzione industriale (mammut, tigri dai denti di sciabola, pterodattili, brontosauri, ecc. ecc.).
      Viceversa è proprio il progresso umano l’unica speranza che hanno molte specie di non estinguersi.
      Secondo me.
      ps
      Quanto alla faccenda estetica, permettimi una battuta, Rajendra Pachauri non mi piace neanche esteticamente (anche se quello è il minore dei miei pensieri) 🙂

  3. Come si fa a non prendere in parola un così insigne scienziato, luce guida della NASA, del suo Paese,del mondo intero ?
    Non possiamo prenderlo alla leggera.
    Siamo già, dunque, parole sue sacrosante, ben oltre i limiti, siamo nel disastro.
    Contempliamolo dunque, con devozione ed attenzione,questo disastro annunciato che “è già” intorno a noi, parola del vate immarcescibile ed indubitabile.
    Ipse dixit.
    E dunque guardatevi attorno, guardate bene:
    quello che vedete è il disastro che stiamo combattendo, la catastrofe per la quale qualcuno sta chiedendo la “sospensione” della democrazia, la distruzione del pianeta per il quale qualcuno vorrebbe la de-crescita, il de-sviluppo, e che da oltre sei milioni e mezzo di abitanti, scendessimo ad almeno due,o meglio ancora uno o anche meno, non sia mai il pianeta continuasse nella sua autodistruzione che tutti vedete palese davanti ai vostri occhi.
    Non c’è bisogno di aspettare il 2100, parola di Hansen, vedete già cosa ci aspetta. Anzi no, il disatro non ci “aspetta”, è già intorno a noi.
    Se quello che vedete vi fa orrore, siete pronti per lottare per salvare il pianeta (ma non è già tardi ? boh, a volte le parole di questi profeti non mi sono del tutto chiare…), altrimenti non sarete mica dei biechi negazionisti che neghino di vivere nella catastrofe ambientale ?
    La fine del mondo è già giunta, pentitevi.
    Per quel che mi riguarda, mi ronzano già nelle orecchie le profetiche parole di Troisi:
    Il disastro è già qui, va bene, mo’ me lo segno. 🙂
    Secondo me.

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  4. Salve sig. Gravina,

    mi permetto un appello contrario al suo, che nessuno compri questo genere di libri, la domanda incentiva nuova offerta e per carità non abbiamo bisogno di queste cartacce imbrattate d’inchiostro, meglio comprare un libro di climatologia, anche di seconda mano, se ne trovano tanti anche a prezzi abbordabili.

    Un pensiero, se questi personaggi, all’estero ed in italia, sono tanto preoccupati per il futuro del pianeta, tanto in ansia per l’avvenire dei nipoti allora di sicuro per far vendere i loro libri e divulgare efficacemente l’allarme, rinunciano ai diritti d’autore, per mantenere al minimo il costo dei libri. In realtà non vi rinunciano affatto, sono preoccupati solo delle loro tasche, non sono in ansia per i nipoti.

    Purtroppo molte dele loro vendite vengono dagli scettici che comprano questi libri; ma se nessuno li comprasse le case editrici dopo un pò smetterebbero di stamparli, anche questo un modo di combattere il catastrofismo.

    Più libri di scienza e meno libri di propaganda.

    saluti

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