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Tag: catastrofismo climatico

Se il clima si raffredda – Prove di catastrofismo climatico negli anni ’70

Nel 1975 il mondo scientifico era lontano 1000 miglia dall’aver preso coscienza dei rischi da global warming ed anzi si stava interrogando circa i rischi del fenomeno opposto e cioè di un incontrastabile global cooling. Di questa temperie ho da tempo per le mani due interessanti testimonianze e cioè:

 

  • uno scritto di Hubert Lamb dall’emblematico titolo “Il clima si raffredda” uscito sul numero di agosto-settembre 1973 della rivista divulgativa “Il corriere Unesco”, di cui posseggo copia cartacea. In tale lavoro l’autore (uno dei più illustri climatologi storici del XX secolo) poneva in luce tutta una serie di sintomi di global cooling scrivendo fra l’altro “…divenne ben presto evidente che l’anidride carbonica non poteva spiegare tutto. Infatti, nonostante l’aumento della sua produzione dovuto alla sempre maggiore industrializzazione ed al crescente consumo di oli e di altri combustibili, la variazione delle temperature si è invertita e negli ultimi 25-30 anni la Terra è progressivamente divenuta più fredda. Il raffreddamento è stato particolarmente intenso intorno al 1960 e vi sono oggi prove di  inversioni nelle migrazioni di uccelli e pesci e di contrazioni nell’estensione delle colture e delle foreste.”
  • l’ottimo testo Climate and rice (IRRI, 1979) liberamente accessibile in google books. In particolare a pagina 46 viene presentata una carta mondiale del global cooling, ampiamente commentata nel testo e che pone in evidenzia i rischi per la coltura del riso derivanti dal raffreddamento globale.

 

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Il catastrofismo del professor Carlo Rovelli: l’ingannato!

Un articolo del prof. Carlo Rovelli pubblicato inizialmente sul Sole24ore del 1 luglio rappresenta il concentrato del catastrofismo climatico più cieco.

Estraggo alcuni tra i passaggi più significativi dell’articolo:

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“La domanda giusta non è se siamo sicuri che succederà una catastrofe. La domanda giusta è quanto valutiamo probabile la catastrofe, allo stato attuale del nostro sapere. Purtroppo, la risposta a questa domanda è chiara. Lo era meno anni fa. Ma oggi è chiarissima. Oggi non vi è più alcun dubbio che il riscaldamento climatico sia in atto. I mari si sono alzati, i ghiacci dei poli si sono sciolti, i ghiacciai dei monti si sono ritirati, il clima è già cambiato in diverse aree del pianeta. Tutte le misure concordano. Non vi è praticamente più alcun dubbio neanche sulla profonda incidenza dell’attività umana su questo cambiamento. E le probabilità che questo possa non portare conseguenze devastanti per l’umanità appaiono sempre più esigue. Il problema è reale ed è molto serio”….

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Divergenza addio! Et conseguenze.

C’è una  novità ( Esper 2012, qui su CM) sui metodi di analisi delle temperature del passato che riescono a smussare la divergenza restituendoci un periodo caldo medioevale più che mai nitido e marcato. La divergenza si manifesta tra la temperatura stimata dagli anelli di alcuni alberi nelle ultime decadi che risulta essere inferiore a quella strumentale. Il problema fu risolto da Mann tagliando le serie che presentavano la divergenza e innestando il dato strumentale. Questo metodo, oltre che essere sbagliato, sottostima pesantemente il periodo caldo medioevale.

Il noto paleoclimatologo Jan Esper e i suoi coautori per ricostruire le temperature del passato hanno analizzato la densità degli anelli degli alberi (MXD), oltre alla larghezza degli anelli, (TRW). Il nuovo metodo è stato testato solo su serie prvenieenti dalla Scandinavia e smussa la divergenza degli ultimi decenni alzando di fatto la stima della temperatura nel periodo caldo medioevale e in quello romano. E’ però altamente probabile che tutte le ricostruzioni delle Temperature che hanno presentato il problema della divergenza finora, se rifatte con questo nuovo metodo finiscano per alzare la stima del periodo caldo medioevale ovunque, perchè se la divergenza c’è negli ultimi decenni c’era anche nel medioevo e se la stima si alza negli ultimi decenni si alzerà anche nel medioevo.

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Il giorno (o giornale?) dell’Apocalisse

Erano i tempi di Martin Lutero e della riforma anglicana quando si parlava di apocalisse. Contestualmente si affermava la prima grande rivoluzione tecnologica in termini di comunicazione: l’invenzione della stampa. Ora siamo sicuramente in un nuovo periodo di rivoluzione tecnologica nel campo dell’informazione e si torna a parlare di apocalisse in tutte le salse. Ci sono canali tv dedicati, laddove sui canali a tema più generalista non manca mai in palinsesto un programma opportunamente apocalittico. Sulla rete non ne parliamo, si formano addirittura delle comunità sconfinate, nascono siti web all’upo nominati, si rilancia il tam tam a più non posso. Un caso banale ma esplicativo per tutti il presunto terremoto di Roma del maggio dell’anno scorso o, se preferite, l’assurda isteria del 21 dicembre 2012.

Sicché la maggior parte della gente ci avrebbe fatto il callo e non ci farebbe più caso, anzi, ogni nuova presunta apocalisse sarebbe occasione per fare spallucce, ove invece i pochi che restano vivrebbero una vita di fobie. Questa abitudine sarebbe all’origine della scarsa propensione dei più – e quindi di chi li rappresenta in sede decisionale – a prendere sul serio il rischio global warmig, la cui derivata apocalisse, ovviamente, sarebbe da annoverare tra quelle reali.

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Il Catastrofismo Climatico Adesso ce lo Cantano

Ha iniziato Adriano Celentano con i toni apocalittici religiosi della canzone e del video “Sognando Chernobyl”. Musicalmente la canzone non è male, archi e chitarre elettriche,…

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