Attribution: il ruolo del Sole

In questi giorni abbiamo avuto il piacere di apprezzare gli sforzi compiuti dal mondo dell’informazione più accreditata per accentuare la visibilità dell’ennesimo clima-show andato in scena a Copenhagen. Impegno lodevole ma poco premiato più che altro perché trattandosi appunto di uno show, di sostanza se n’è vista pochina e, più che gettarsi a capofitto sulle catastrofiche ma alquanto stringate e fumose dichiarazioni finali, i media non hanno potuto fare.

Forse è chiedere troppo immaginare che qualcuno potesse magari scorrere gli interventi -tutti brevi e concisi peraltro, per cui estremamente digeribili- e trarre da questi qualche spunto per fare un pò di divulgazione scientifica seria. Niente da fare, anche lì le cose non sono andate molto bene. Dopo il fuoco di paglia della presentazione dei nuovi scenari regionali per la simulazione del clima che sarà -o meglio del clima che secondo tali scenari dovrebbe essere-, c’è stato spazio solo per la solita retorica dell’imminente fine del mondo causa eccessivo riscaldamento. Eppure le attese erano promettenti: da questo mega convegno dovevano uscire nuove certezze in due specifici settori, detection e attribution, cioè l’evidenza del cambiamento e le relative inequivocabili cause antropiche. Macchè, la sfortuna ha voluto che negli ultimi il GW si sia preso le ferie, per cui gli autori si sono spesso rifugiati sulla fenomenologia locale o al più regionale, che più che altro mette in evidenza quanto poco l’effetto antropico abbia a che fare con la scala globale cui invece si vorrebbero mirare le azioni di mitigazione. Tale evoluzione di fatto scagiona l’indiziato numero uno, l’effetto serra, o meglio la sua presunta accentuazione per causa umana, e pone l’accento su problemi e/o necessità di interventi nei confronti dei quali ciò che è stato fatto sin qui e che si vorrebbe continuare a fare -leggi Kyoto e seguenti accordi- trascura quasi completamente.

A ben vedere però un intervento che ha affrontato il problema su scala planetaria nella sessione intitolata proprio “Detection and Attribution” c’è stato ma, visto che non parlava di CO2 ma del Sole, è passato del tutto inosservato. Provo a darvene conto in due parole, raccomandandovene la lettura qualora voleste approfondire.

L’autrice è una ricercatrice Bulgara, più specificatamente dell’Accademia delle Scienze di Sofia1, la quale ha centrato il punto già nelle prime parole del suo intervento: per comprendere se ci siano e quali siano i forcing antropici sul clima dobbiamo prima comprendere quelli di origine naturale, sia esterni che interni. Questo processo, ad oggi, è ben lungi dall’essere completato. L’unica forzante il cui contributo è continuativo nel tempo, continua l’autrice, è il Sole e tenere conto come fatto sin qui della sola radiazione diretta non esaurisce affatto l’argomento.

L’attenzione deve invece essere posta all’attività geomagnetica o, più specificatamente ai campi magnetici toroidale e poloidale del Sole. Le cicliche inversioni ed evoluzione nel tempo di questi ultimi, misurabili attraverso l’intensità e la durata dei cicli solari undecennali (Sun Spot Cycle), mostrano, soprattutto con riferimento al secondo, una elevata correlazione con le temperature medie globali, anche nel periodo recente. Sin qui, infatti, quanti sostengono che l’effetto antropico sul clima sia largamente preponderante rispetto alla forzante solare, hanno sempre sostenuto anche che tale correlazione, pur visibile in passato, diveniva molto più bassa per il riscaldamento dell’ultimo trentennio del secolo scorso. Ad una prima occhiata questa immagine descrive invece qualcosa di diverso.

La forzante solare così intesa non compare in alcun modello di simulazione climatica (GCM) e, conclude l’autrice, può darsi che il ruolo del Sole nel sistema clima sia ben più importante di quanto sin qui considerato. Alla faccia dell’attribution, verrebbe da dire.

Obiezioni? Una sì, questi meccanismi non sono ancora ben noti, per cui poterne tener conto nei GCM sarà molto difficile. Non mi risulta però che se ne sappia molto di più sulla fisica delle nubi e sulle precipitazioni ad esempio, processi che invece nelle simulazioni spadroneggiano sia nella fase di input che di output, con basso livello di comprensione scientifica certificato dall’IPCC. Chissà se d’ora in avanti qualcuno vorrà provare a tener conto di questi fattori , non so cosa pensare, potremmo scoprire di aver perso un sacco di tempo (e di soldi) dietro la chimera della CO22.

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  1. Katya Georgieva – Bulgarian Academy of Sciences []
  2. L’immagine di copertina tratta da http://www.geowelt.com/mag.html []
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Author: Guido Guidi

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24 Comments

  1. Costa, secondo me è sufficiente leggere queste poche righe (tratte da Georgieva 2009), per comprendere che la questione sia complessa e aperta. Se poi verrà dimostrato o meno, si vedrà, ma sicuramente è un argomento serio che non merita il tono un po’ semplicistico di quel blog.

    On shorter time-scales, from decades to centuries, the reason
    for solar-induced changes in the Earth’s climate could be changes in the Sun itself. Our goal is to study the long-term variations in different manifestations of solar activity and their relation to global change. The most obvious solar parameter influencing the Earth’s climate is the solar irradiance. Direct measurements in
    the last 30 years have shown that the total solar irradiance (TSI) varies together with the number of sunspots in the 11-year solar cycles (e.g. Fröhlich C., Mem. Soc. Astron. Ital., 76, 731, 2005). However, the variations in the TSI measured in the last decades are much too small to account for the observed climate change. It is possible though that the TSI variations on longer time-scales may be much larger. As the TSI is proportional to the sunspot number, both being related to the Sun’s toroidal magnetic field, reconstructions
    of TSI since 1610 have been derived from the sunspot number records and based on comparisons between the Sun and Sun-like stars (Lean J. et al., Geophys. Res. Lett., 22 (23), 3195, 1995). Much larger variations than in the TSI are found in the short-wave part of the solar spectrum, the UV irradiance which doesn’t reach the Earth’s surface but is entirely absorbed in the Earth’s stratosphere. Though the power in this part of the spectrum is low, it determines the ozone composition in the stratosphere, influences the dynamics of
    the stratosphere and through it, the dynamics of the troposphere, and therefore weather and climate (Hood L.L., In: Pap J. and Fox P. (Eds.), Geophys. monograph 141, 283, AGU, Washington DC, USA, 2004;
    Haigh J.D., J. Atm. Solar-Terr. Phys., 61, 63, 1999).

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    • Scusa Claudio, nessuna risposta sarebbe stata molto meglio di un laconico commento non sul tono del post in questione, ma addirittura del blog (semplicistico significa superficiale, approssimativo).

      Comunque, visto che questo incrocio di traiettorie è in parte anche causa mia – avendo rimandato ad altro articolo su questo blog solo per quanto riguarda i commenti che avevo scritto – cercherò in futuro di comportarmi in modo da evitare questi episodi.

    • E’ vero, rettifico, o meglio specifico. Non mi riferivo tanto all’articolo che è un buon esercizio statistico, mi riferivo alla discussione che ne è scaturita dopo. In nessuno modo volevo sminuire il lavoro di Comoretto. Sicuramente i commenti successivi liquidano un po’ troppo in fretta l’argomento. Ecco erano quelli i toni semplicistici cui mi riferivo. Chiedo scusa per l’equivoco dettato da una mia eccessiva generalizzazione.

  2. Segnalo questa critica su ASPO

    http://aspoitalia.blogspot.com/2009/09/tutta-colpa-del-sole.html

    bisognerebbe rispondere, tra l’altro non usano degli stessi autori le ultime pubblicazioni

    http://www.iop.org/EJ/article/1755-1315/6/9/092016/ees9_6_092016.pdf?request-id=8e517d78-d0ca-42ea-8628-27ee1c1f3eca
    Katya Georgieva “The role of the sun in climate change” Earth and Environmental Science 6 (2009) 092016 doi:10.1088/1755-1307/6/9/092016

    http://www.iop.org/EJ/abstract/1748-9326/4/1/014006
    A D Erlykin et al 2009” Solar activity and the mean global temperature” Environ. Res. Lett. 4 014006 (5pp) doi: 10.1088/1748-9326/4/1/014006

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  3. @Guido Guidi

    Come sempre i suoi “rimproveri” sono ben mirati. Intendevo riferirmi al periodo dagli anni ’70 ad oggi per i quali complessivamente si è avuto un riscaldamento. In una situazione di marcate varibilità è bene essere espliciti, come dice lei, sul periodo a cui ci si riferisce.

    @Sergio Musumeci

    Non volevo indirettamente sottintendere che le tue affermazioni fossero senza cognizione di causa. Parlando di “fatti e non congetture” intendevo dire che l’andamento dei raggi cosmici non sembra dar ragione all’ipotesi di una loro influenza significativa sull’andamento della temperatura dagli anni ’70 ad oggi.

    E sulla connessione fra il campo poloidale e i raggi cosmici resta comunque da spiegare il meccanismo secondo il quale solo questa componente avrebbe effetto.

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  4. Vedremo. Riguardo al sole se è vero che l’effetto è sugli oceani (in base alla teoria dei raggi cosmici) poi è difficile che si verifichi un effetto immediato e uniuvoco perchè gli effetti dipendono da una quantità di fattori (latitudine, presenza di aerosol “extra” effetto sull’alta atmosfera ecc…). Se vai a vedere l’introduzione di Guidi ti rendi conto che solo a tratti potrebbe esserci un effetto univoco e immediato, questo perchè con tutta probabilità più di un meccanismo fisico va ad interagire dinamicamente con il sistema oceano-atmosfera. Se si “banalizza” il problema, non si trova soluzione. Viceversa per la co2 ti chiedo se esistano dimostrazioni sperimentali chiare in atmosfera di un suo effetto immediato (in modo che sia possibile discriminare da altre concause tipo effetto isola di calore o simili). Potrebbe essere un informazione importante.
    La vera incognita resta comunque il trend. Siccome i gas serra continueranno verosimilmente ad aumentare, fosse anche per il momento piccola la frazione di cui parlavo sopra (e non ne sono affatto sicuro), sarà comunque necessario porgli un freno quanto prima.

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  5. Anche per la Co2 il riscaldamento è prima di tutto immediato o istantaneo perchè ne risulta alterato il ‘bilancio radiativo terrestre’ che ha una scala temporale se vogliamo di una giornata o anche meno, poi magari c’è anche un raggiungimento a regime di un equilibrio con tutti gli altri feedback del sistema (oceani compresi) su scale temporali più lunghe (centenarie o millenarie) che presumibilmentre ne ‘smorza’ gli effetti…
    insomma prima si scalda l’atmosfera e poi questa comincia a cedere calore agli oceani, non viceversa; magari anche gli oceani si riscaldano direttamente per l’effetto-serra al di sopra della loro superficie, ma in misura molto minore rispetto alla terraferma per la loro nota inerzia termica…

    Per il Sole invece sembra mancare proprio il riscaldamento diretto/immediato prima ancora dell’equilibrio con gli altri feedback e gli oceani: è qui che vacilla come ipotesi: se non c’è riscadamento diretto/immediato (transitorio) come può esserci un tentativo di equilibrio a regime con gli altri feedback del sistema, oceani compresi?

    Inoltre tengo a precisare che nel link già postato:

    http://www.skepticalscience.com/Pacific-Decadal-Oscillation.htm

    c’è scritto che non esiste una sola Smoking Gun, ma più cause o fattori per il riscaldamento dell’ultimo secolo comprese le tanto decantate ‘forzanti naturali’, ma a partire da un certo periodo in poi (1970) la ‘forzante antropica’ diventa preponderante sulle altre.

    E c’è scritto anche che la nuova generazione di AOGCM include i cicli oceanici a ‘variabilità decadale’ con effetti simili a quelli attuali ovvero con il raffreddamento o la stasi registrata negli ultimi 10 anni e il trend climatico sul lungo periodo preservato ovvero tendente inevitabilmente al riscaldamento globale: non resta dunque che aspettare per verificare chi abbia effettivamente ragione…purtroppo o per fortuna il Clima, non il Tempo Meteorologico, ha i suoi inevitabili tempi di attesa…

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  6. Quante obiezioni! non so da dove cominciare. Achab, alcune cose le dico con un minimo di cognizione di causa, non tanto per parlare. Sono una decina d’anni che studio con passione questo argomento. Penso che molti degli spunti del meteogiornale e non solo sull’argomento sole siano anche nati dai miei interventi. Premesso questo, la componente poloidale dovrebbe essere ben rappresentata in termini di effetto sul clima, dai raggi cosmici. E di questo stavo parlando. Quanto alle oscillazioni oceaniche, che la pdo non sia correlata (positivamente) alle temperature globali potrebbe essere sul breve periodo per le ragioni esposte da Lorenzo, ma sul lungo dovrebbe favorire una diminuzione forse anche modulando la frequenza dei nini e delle nine. Se uno focalizza l’attenzione solo su una cosa, non trova risposta, se uno mette già sul piatto due cose (sole e oceani) la situazione è molto ben bilanciata e al più l’AGW potrebbe spiegare una frazione (ancora da definire se ampia o esigua) dell’aumento verificatosi negli ultimi 30 anni. E poi scusate, ma mi volete spiegare perchè per il sole l’effetto deve essere istantaneo, mentre per la co2 ci vogliono mille anni per arrivare all’equilibrio termico con gli oceani e i feedback???

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  7. @ Achab
    Credo e di averti dato più volte prova del fatto che apprezzo e condivido molte delle tue perplessità, nonchè il tuo spirito critico. Al riguardo però credo sarebbe più chiaro smettere di definire il riscaldamento del pianeta con l’aggettivo attuale, perchè non è così da dieci anni circa e nessuno sa perchè. Sono pochi? Forse, staremo a vedere.
    gg

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  8. @ Lorenzo
    Ci vuole un bel coraggio a presentare come scienza il paragone tra le osservazioni satellitari e gli indici oceanici, specie con gli aggiustamenti cui sono sottoposte le prime ultimamente. I dati satellitari sono esplicativi al riguardo. Le oscillazioni oceaniche innescano periodi di prevalenza di altre variazioni ad alta frequenza che determinano il forcing sul clima. Mi rendo conto che sia difficile da comprendere, sono certamente più digeribili le previsioni millenarie di recente approntamento.
    Ti sei mai chiesto come mai ci siano così tanti professionisti che si dedicano a smontare “analiticamente” le osservazioni di chi ha qualche dubbio? Ma non era tutto chiaro?
    gg

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  9. @Sergio Musumeci

    Quello che conta o che non conta dipende dall’obiettivo che ci si pone. Parlando della connessione fra la componente poloidale del campo dagli anni ’70 ad oggi il trend degli ultimi 50 anni conta; anzi, è l’argomento in discussione.

    Con questo, sia ben chiaro, non voglio negare l’influenza del sole sul clima; questa è una cosa data per assodata da tutti. Quello che invece non mi convince è le variazioni del campo magnetico siano all’origine dell’attuale fase di riscaldamento del pianeta.

    Tornando ai raggi cosmici, essi sono ovviamente ciclici. Se guardi i dati è ben chiaro che non possono essere la causa principale del riscaldamento degli ultimi decenni e non sono affatto stati così bassi negli anni 60-70 rispetto all’ultimo cinquantennio. E sull’effetto della sola componente poloidale del campo, i dubbi li ho espressi prima.

    P.S. Non ho alcuna ansia di trovare una causa scatenante. Ho invece l’interesse a capire cosa succede al nostro pianeta, ma con i fatti non con congetture.

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  10. Qui ancora una volta sulla PDO e i suoi influssi sul GW:

    http://www.skepticalscience.com/Pacific-Decadal-Oscillation.htm

    si nota un’anticorrelazione tra indici PDO e GW: questo perchè in realtà alla fase positiva è associata un raffreddamento ben più ampio dell’oceano pacifico e viceversa…
    inoltre l’indice PDO non fa trend con il riscaldamento del GW dell’ultimo secolo…

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  11. E’ strano però Sergio:
    all’aumento dell’indice aa non c’è trend in diminuzione dei raggi cosmici negli ultimi 30-50 anni…
    C’è forse una saturazione ovvero all’aumentare dell’attività solare misurata secondo l’indice aa i raggi cosmici sono già spazzati via al massimo ovvero il flusso è già nullo e quindi si perde la correlazione…?
    Basterebbe misurarne il flusso per sapere se è o è stato nullo, ma non mi risulta che le cose stiano così…quindi anche la correlazione Sole-Raggi Cosmici sembra vacillare…

    Certo riflettendo i due indici di attività solare: macchie solari e indice aa non possono essere in disaccordo perchè entrambi sono collegati all’Attività Magnetica solare, quindi presumibilmente c’è qualcuno che bara o commette errori vistosi oppure non sono indici entrambi collegati all’Attività Magnetica solare quindi sarebbero scorrelati tra loro, ma a quel punto sarebbe errata la teoria della Fisica Solare a monte…

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  12. Comunque il AGW vuole che la causa del raffreddamento 1945-1975 sia stato il ‘Global Dimming’ dovuto agli aerosol, non i cicli oceanici…

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  13. Caro Achab, il fatto che non ci sia un trend negli ultimi 50 anni per i raggi cosmici non vuol dire niente. Quello che conta è che con ogni probabilità cè stata una drastica diminuzione dei raggi cosmici nel corso degli ultimi 2 secoli che non ha eguali negli ultimi 1000 anni. Se negli ultimi 50 anni non cè stato trend siamo comunque rimasti a livelli record di low per i raggi cosmici da 50 anni. Finchè l’oceano ha sfavorito l’aumento globale di T (amo e pdo negative, prevalenza di nine ecc..) l’effetto si è avvertito solo parzialmente. Gli anni 60-70 sarebbero stati davvero freddissimi se non ci fossero stati livelli di raggi cosmici così bassi. Quando poi i cicli oceanici hanno cambiato di segno cè stato il successivo jump della T globale. Non capisco questa ansia di voler vedere nelle problematiche scentifiche complesse un unica causa “dominante” sulle altre. Dove sta scritto che debba essere così?

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  14. @ Achab
    Sono convinto che la ricercatrice se ne farà una ragione 🙂
    Comunque la tua è una giusta osservazione, appena possibile proviamo a reperire i dati ed a calcolare l’indice di correlazione.
    gg

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  15. E’ il giusto approccio per guardare all’effetto del sole sul clima. I meccansimi sono probabilmente molto più complessi e sottili di quanto si immagini. Katia Georgieva penso sia sul binario giusto…Penso però che sia presto per parlare di raffreddamento globale. Cè stata la nina e la temperatura (malgrado la bassissima attività solare) non è scesa poi così tanto. Staremo a vedere.

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  16. Ho cercato un pò di informazioni a riguardo e ho provato a rifletterci sopra. Ci sono alcune cose mi lasciano perplesso.

    La prima è in se una correlazione fra due quantità quasi monotone crescenti; basta giocare un pò con la scala del grafico e la pendenza sarà uguale dando l’impressione di una correlazione. O si correlano quantitativamente o potrebbe essere solo un gioco grafico. In ogni caso l’autrice onestamente non parla di correlazione ma di corrispondenza.

    Altra osservazione è il fatto che, acnhe a prendere per buona la correlazione, a partire dagli anni ’70 le due curve sembrano divergere. Fosse vero, sarebbe una conferma che da quel periodo in poi le sole forzanti naturali non sono in grado di spiegare l’aumento registrato delle temperature.

    Infine, essendo l’effetto del campo magnetico, poloidale o meno, sul clima direttamente o indirettamente legato ai raggi cosmici, questi ultimi dovrebbero seguire lo stesso andamento, sia pur sovrapposto alla componenete ciclica. Questo andamento sperimentalmente non è osservato, i raggi cosmici almeno negli ultimi 50 anni non mostrano alcun trend. Andrebbe spiegato perchè solo una delle due componenti del campo magnetico ha effetto e l’altra no.

    Io sono un signor nessuno e la dottoressa Georgieva è un fisico solare; ma ai miei occhi è poco convincente.

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  17. lo dice anche la NASA, mica pizza&fichi

    “Tremendous strides have been made with satellite and ground-based observations of the sun, which have enabled us to monitor the sun to gain a better understanding of the processes that govern its influence on our solar system,” said Eric Christian, a scientist at NASA’s Goddard Space Flight Center in Greenbelt, Md.

    Roberto.
    http://www.nasa.gov/home/hqnews/2009/mar/HQ_09061_Sun_Earth_webcast.html

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  18. Voglio condividere con voi un breve aneddoto raccontato dal mio prof di ecologia.
    E.T., il piccolo esserino verde extraterrestre, atterra nel giardino di casa. Ha tantissima voglia di conoscenza su questo nuovo pianeta, e la prima cosa che chiede è cosa mangiate; chi gli sta di fronte risponde il Sole(sapete già tutti perchè quindi evito di dilungarmi). Poi chiede qual è la fonte di energia che alimenta il pianeta…di nuovo, il Sole!

    Con questo voglio dire che è chiaro che il Sole, in un modo o nell’altro (a noi ancora parzialmente sconosciuti), sia il fattore che influenza maggiormente (per non dire la sorgente) il clima terrestre!!!! In questo non vedo dove sia la novità! Ogni perturbazione del trasferimento di energia dal Sole si Deve ripercuotere anche in cambiamenti climatici!!!! Ma questo non ne fa l’unico attore; diciamo solo il protagonista! Quindi non devono stupire le correlazioni fra attività solare (il più in generale possibile) e clima terrestre perchè ci saranno sempre! Ciò che potrà cambiare è l’intensità!
    Quindi se siamo in possesso di dati relativi a periodi in cui l’attività solare è stata Perfettamente uguale, e con altrettanta precisione la certezza che i due periodi considerati sono caratterizzati da concentrazioni di CO2 differenti, potremmo verificare le relative influenze! Allo stesso modo bisognerebbe verificare che tutte le variabili (o almeno quelle che conosciamo) che abbiano una qualche, seppur minima influenza, siano rimaste costanti!

    Siccome non credo che sia possibile essere in possesso di tutte queste certezze, come poter avvallare una causa a vantaggio di un’altra?

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  19. @ Lorenzo

    Leggi qua:
    […]The solar wind drags the poloidal field radially outward from the Sun. Its effect on climate is supposed to be through modulation of the cosmic rays flux which affects stratospheric ozone and small constituents (Veretenenko S.V., Pudovkin M.I., J. Atm. Solar-Terr. Phys., 61, 521, 1999), and/or aerosol ionization (Marsh N., Svensmark H., Space Sci. Rev., 107 (1), 317, 2003), and/or the global electric circuit (Tinsley B.A. et al., Adv. Space Res., 40 (7), 1126, 2007), and finally the transparency of the atmosphere. However, the mechanism is not quite clear, and is not included in any climate simulation models. Thus the influence of the possible solar drivers of global change related to the solar poloidal field is totally neglected in the present models, while their influence might be even more important that the drivers related to the solar toroidal field, as in the case of geomagnetic activity. It is therefore possible that the role of the Sun in global change is much more important than recently accepted.

    Praticamente l’autrice si pone la stessa domanda, partendo da un buon coefficiente di correlazione: sarà il caso di investigare?
    Ti prego di non rispondere che la correlazione non dimostra nulla, perchè stiamo parlando dell’unica sorgente di energia di tutto il sistema e dell’espressione fisica di quell’energia, la temperatura. Non è come la la correlazione che c’è tra il canto del gallo ed il sorgere del sole; quest’ultima è peraltro largamente superiore alla correlazione che c’è tra temperatura e CO2. Certo l’autrice è poco scaltra, se invece di “much more” avesse scritto “very likely”, forse l’avrebbero ascoltata di più 🙂
    gg

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  20. Abbiamo due grafici: quello dei cicli solari con le rispettive macchie solari che sono anch’esse un’indice dell’attività magnetica solare che non mostra correlazione con la temperatura globale negli ultimi 30 anni e quello dell’indice aa (planetary index) del campo geomagnetico che invece mostra tale correlazione…a chi credere?

    Quale sarebbe il meccanismo fisico riconosciuto che lega l’Attività Solare e il Clima terrestre, se è esclusa l’influenza diretta tramite variazioni dell’irradiazione?

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