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Durban abbiamo un problema: Non c’è abbastanza global warming

E’ paradossale che questo problema sia sollevato proprio ora. Ora che il gruppo di studio BEST ha ‘scoperto’ che il Pianeta si sta scaldando, derivando questa affermazione dall’analisi dei dati relativi al 60% dei punti di osservazione che giacciono sul 30% della sua superficie. Gli stessi dati che già altri gruppi di studio avevano del resto ritenuto sufficienti e generare quella isteria climatica che anima da decenni il dibattito.

Dicevo è paradossale perché non tutti sanno, anzi lo sanno veramente in pochi, che una cosa è parlare di riscaldamento globale, altra è comprenderne le origini, cioè attribuire una causa a questa tendenza. In sostanza GW e AGW, decisamente non sono la stessa cosa.

Questo quelli del BEST però lo sanno, e hanno quindi messo molta attenzione ad evitare di essere trascinati nel dibattito dichiarando apertamente di non avere in nessun modo affrontato il tema dell’attribuzione. La scelta di campo è sempre quella del mainstream, ma come faceva notare anche un nostro lettore, questo atteggiamento non è comunque andato giù ai più duri e puri.

I quali comunque sanno che manca all’appello un bel po’ di caldo. Secondo l’ipotesi AGW, quella cioè che attribuisce la gran parte del riscaldamento alle attività umane, con tutta la CO2 che c’è in atmosfera il Pianeta dovrebbe essere molto più caldo. Calore che qualcuno immagina stia giocando a nascondino nelle profondità oceaniche, che qualcun altro pensa che sia contrastato dalla presenza di aerosol di origine antropica, che qualcun altro ancora ritiene che possa essere confuso tra le dinamiche naturali del sistema ma solo nel breve periodo, confermando cioè dei danni irreparabili a lunga scadenza.

Ma c’è anche un’altra cosa che molti non sanno. Soltanto qualche anno fa, quando l’attuale stazionarietà o addirittura lieve tendenza negativa delle temperature non erano consolidate, quando si usciva da un periodo di intenso riscaldamento, nessuno di questi duri e puri aveva mai sollevato il problema. Anzi, si erano tutti impegnati a spargere una cortina fumogena fatta di acrobazie statistiche e attenta selezione dei dati perché non si notasse che le temperature avevano già ‘ballato’ in passato, fatto questo che si accorda decisamente poco con l’idea di un’equazione del tipo tot CO2 tot calore in più. Il culmine di questa operazione è stata la pubblicazione dell’ultimo rapporto IPCC, il quarto, quello del famigerato very likely, quello cioè delle due paroline semplici semplici che però significano che si può affermare con oltre il 95% di confidenza statistica che l’aumento delle temperature ha origini antropiche.

Una percentuale di confidenza statistica, una convinzione scientifica di futuro disastro, un dogma, che però ha rivelato un difetto. Non ha retto ad un decennio di realtà climatica. E sono cominciati a spuntare i primi dubbi. Lasciamo stare le scelte di campo, i preconcetti ideologici, gli interessi politici, economici ed energetici. E lasciamo stare anche le prospettive di onore e gloria di una comunità scientifica che svela il problema e ne propone anche la soluzione. Tutto fuori. La realtà è una sola, il clima NON sta facendo quello che dovrebbe se tutto funzionasse come ci dicono.

E così esce questo articolo di Paul Voosen su Greenwire, che a sua volta fa capo a Energy & Environment, in cui l’autore presenta il ‘problema’ del calore mancante e raccoglie le opinioni di alcuni nomi pesanti del mainstream scientifico.  Ne viene fuori un quadro che forse non è quello che l’autore desiderava mettere in evidenza, ma che Roger Pielke sr prima e Judith Curry poi hanno incorniciato piuttosto bene. Vediamo.

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Kevin Trenberth si dice convinto che il calore sia nelle profondità oceaniche (ma le misure non lo confermano). Ma James Hansen dice che non c’è nessun problema di budget energetico, perché in realtà sarebbero gli aerosol antropici a mitigare il riscaldamento, aggiungendo anche che ‘forse’ questo potrebbe voler dire che non andiamo verso la frittura climatica, ma se limitiamo le emissioni di aerosol ci tuffiamo di nuovo nell’olio bollente (questo solo dopo che saranno arrivate le Storms of my grandchildren però). Poi c’è Jean-Paul Vernier che, misure satellitari alla mano, tutta questa influenza degli aerosol proprio non la vede (dannate misure e benedetti modelli!). Arriva anche Susan Solomon, e si dice felice che questo decennio di mancato riscaldamento abbia fatto focalizzare l’attenzione sulla variabilità naturale del sistema (interessante, prima se ne erano dimenticati). Ben Santer invece mette in evidenza che l’assenza di riscaldamento ha costretto gli scienziati a domandarsene il perché, cercando al contempo di contrastare gli eccessi della componente scettica (un contrasto culminato nell’adozione del termine negazionista ma queste sono quisquilie). John Daniel ammette l’errore: abbiamo gridato al global warming ogni volta che la temperatura saliva, è ovvio che qualcuno gridi al global cooling ogni volta che scende (un lampo di genio). Judith Lean conferma che siccome i modelli non riproducono la variabilità della ciclicità solare, si è ritenuto che questa non avesse effetti, per cui si doveva assolutamente provare che il Sole non c’entra (bastava guardare per aria, il Sole c’è sempre stato). Secondo le ultime misure satellitari, dice Graeme Stephens, al budget energetico non manca nulla, e questo coincide con le stime di Hansen, supportate dal lavoro di Kaufmann sugli aerosol cinesi. Quelle stime però non piacciono a Trenberth e quel lavoro non piace alla Lean, mentre alla Solomon non piace il lavoro di Kaufmann.
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Il quadro? Il consenso non c’è, il calore in eccesso non si sa se ci sia o dove sia. Le origini antropiche del riscaldamento globale sono tutt’altro che evidenti. Le due paroline semplici semplici sono quanto meno risibili. Attendiamo con ansia che questa vivace diversità di opinioni sia efficacemente riassunta nel pensiero unico del redigendo quinto rapporto IPCC.

 

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Published inAttualitàClimatologia

14 Comments

  1. Mario

    ci sarebbero tante cose da dire,ma questa e’ veramente un lampo di genio ahahah
    “John Daniel ammette l’errore: abbiamo gridato al global warming ogni volta che la temperatura saliva, è ovvio che qualcuno gridi al global cooling ogni volta che scende”
    eh si,perche’ la temperatura negli ultimi 30 anni e’ scesa parecchio e frequentamente,con la stessa intensita’ con cui e’ salita..
    forse alcuni non conoscono bene il concetto di oscillazioni normali, in un trend ormai consolidato,purtroppo..

    • Guido Botteri

      Posso farti una domanda, Mario ?
      Secondo te, la temperatura del pianeta ha, o ha mai avuto in passato, un termostato che la tenesse ferma, evitando quelle oscillazioni che lamenti ?
      Mi pare che la storia mostri che la temperatura, in passato, ha avuto temperature ed oscillazioni ben più grandi di quelle attuali, e questo è riconosciuto anche dai sostenitori dell’ipotesi AGW. L’ho trovato scritto persino in un articolo di un sito che ci segue con molta attenzione, pensa un po’….
      Quello che si obietta è che la “velocità” del cambiamento sarebbe in questo caso molto più elevata e non darebbe tempo per l’adattamento. Su questo si può discutere, personalmente non la trovo un’idea convincente, anche se capisco che possa essere pensata, anche perchè NON abbiamo prova, e qui domando conferma agli esperti che leggono questo sito, che non ci siano state variazioni climatiche anche più rapide in passato. In fondo, se ho capito bene, ma non sono un esperto di paleoclimatologia, i dati man mano che risalgono a tempi più antichi diventano databili con minore precisione.
      La temperatura è sempre salita e scesa, e credo che (quasi) nessuno metta in dubbio questo ( a parte Mann), e quindi davvero non vedo quale mistero ci sia nel fatto che la temperatura stia facendo una delle due cose che di sua natura fa, salire. Il punto non è che la temperatura stia salendo (anche se ultimammente, combinazione, pare che non voglia aiutare le tesi catastrofiste…), ma “SE” questi aumenti di temperatura siano “governati” dall’opera malefica e diabolica dell’uomo, che invece di starsene a fare l’eremita nel deserto mangiando cavallette arrostite al sole, si ostina a voler vivere meglio e di più.
      E’ davvero “colpa” dell’uomo se la temperatura aumenta, e continuerà questa benedetta temperatura ad aumentare oltre ogni limite ?
      Perché, vedi, nessuno, credo, nega che in qualche misura l’uomo contribuisca a scaldare il pianeta…. ma quanto ? E’ davvero così sconvolgente questa misura, o è stata esagerata in buona (o da qualcuno in mala) fede ?
      E poi, siamo davvero sicuri che controllando, a costi astronomici, e capaci di determinare una disastrosa crisi del sistema, la CO2 governeremo il clima ?
      Perché ultimamente anche i sostenitori dell’ipotesi AGW stanno incominciando ad ammettere, senpre più numerosi, altre cause, oltre alla CO2; e gli aerosol, e il buco dell’ozono, e il fitoplankton, ecc. ecc. non esistono solo feedback positivi, e se ne stanno accorgendo. Si tratta di capire qual’è l’importanza di quelli positivi e quale quella di quelli negativi.
      E se ci sono altre cause, diminuisce (è matematico) l’importanza della CO2.
      Secondo me.
      ps
      La stessa cosa che dicevano per giustificare le ondate di freddo “è il caldo che causa il freddo”….non sto qui a prendere posizione se sia vero o falso, ma prendendolo per buono, e rimanendo in quella che è la “loro” tesi, dimmi, Mario, cosa configura, un feedback positivo o negativo ? Rispondi a questo.

  2. donato

    Sono andato a leggere l’articolo di P. Voosen nella sua versione integrale utilizzando il collegamento indicato dallo stesso Voosen nella sua mail a J. Curry. Articolo molto lungo e piuttosto particolareggiato. Il succo del discorso, in ogni modo, non è molto diverso da quello che si ricava dalla lettura dei passi citati da G. Guidi o da J. Curry. Nell’ambiente dei climatologi è palpabile un certo disappunto per la stasi decennale delle temperature. La cosa positiva che emerge dall’articolo di P. Voosen è che, finalmente, climatologi e modellisti si stanno rendendo conto che di “settled” la loro branca scientifica non ha proprio nulla. Noto con grande piacere (lo ammetto pubblicamente) che tutti quei dubbi che affliggevano noi scettici cominciano a scalfire anche le granitiche certezze dei climatologi e, soprattutto, dei modellisti. Sentire un modellista che ammette che nei modelli non era stato tenuto conto di questo o quel fattore mi riempie di soddisfazione perché significa che è necessario costruire dei modelli che tengano conto di altri fattori che in precedenza non erano stati valutati o non erano stati tenuti nella dovuta considerazione. Non sono soddisfatto perchè gli scienziati hanno sbagliato, sono soddisfatto del fatto che si sono resi conto di aver sbagliato e cercano di porre riparo ai loro errori. Del resto sono uomini e, come tali, possono sbagliare: è normale. Su queste pagine sono anni che si invitano i modellisti a tener conto dei cicli solari, sono anni che si invita a non cercare il record annuo delle temperature, sono anni che si invita a tener conto del vapor acqueo che agisce come valvola di scarico degli eccessi di energia, sono anni che si invita a tener conto delle nubi e degli aerosol. Le vestali dell’AGW ci hanno sempre risposto che era del tutto inutile in quanto il consenso sulle cause del GW era tale da non ammettere possibilità di replica. Le nuvole non erano importanti, la variazione di irradianza solare era trascurabile, gli aerosol non servivano a niente in quanto non influenzavano le radiazioni in uscita, il vapore acqueo era importante ma non quanto la CO2. Chi vuole verificare di persona basta che si vada a leggere i post ed i relativi commenti degli ultimi 12 mesi, qui su CM. Voosen nel chiudere il suo articolo si chiede cosa succederà se per il prossimo rapporto IPCC non sarà ragiunto nuovamente il consenso. Domanda molto bella che ammette una sola risposta: in ambito scientifico se una cosa è certa non serve alcun consenso. Nel prossimo rapporto IPCC basta dirlo: non siamo certi che le cose andranno in questo modo, però, vi sono tot probabilità che andranno in questo modo. Regolatevi voi. Se poi, come dice qualcuno degli intervistati, dieci anni di pausa non sono sufficienti a definire un cambiamento di tendenza e rientrano nella variabilità naturale del sistema Terra e che per poter parlare di una inversione di tendenza bisogna che lo iato nell’innalzamento delle temperature raggiunga i 17 anni, allora aspettiamo altri sette anni e poi vedremo. Dalla lettura dell’articolo, però, sembra che già nel 2014 le temperature ricominceranno a salire: lo afferma una delle scienziate intervistate e ne è talmente certa che è pronta a scommetterci. L’attesa, pertanto, è molto più breve. Altra cosa degna di rilevo che emerge dalla lettura dell’articolo è la presa di coscienza dell’esistenza della pausa nell’incremento delle temperature: fino ad ora (vedi dichiarazioni di R. Muller, per restare all’attualità) si sosteneva che non esisteva!
    Alla fine, comunque, resta un dato di fatto: alcuni dei più eminenti scienziati climatici non sono in grado di spiegare la pausa nell’incremento delle temperature e le sue origini. O, per essere più precisi, l’attribuiscono alle cause più disparate. La cosa è normale, normalissima. L’unico guaio è che dà fastidio alle vestali dell’AGW. A me, come scettico (a tutto tondo non solo climatico) non dà affatto fastidio, anzi, mi fa piacere perché significa che si prende coscienza del problema e si cerca di risolverlo.
    Ciao, Donato.

    • Guido Botteri

      Quoto il commento di Donato al 100%, ribadendo che la mia soddisfazione NON è nel fatto che abbiano sbagliato e che lo riconoscano, e che dicano, senza ammetterlo, le cose che gli son sempre state dette dagli scettici, pur cercando di mantenere la loro idea. Anche se, scoprire che il pianeta non è in così immediato pericolo non dovrebbe che rallegrare tutti, in primis coloro che paventavano tale pericolo. Io per esempio ho una paura personale, nella quale non intendo coinvolgere altri di questo sito, temo per gli attacchi dell’ambientalismo alla democrazia, e se scoprissi, oltre ogni possibile dubbio, che questo mio timore fosse infondato, invece di affezionarmi in modo morboso alle mie paure, farei i salti di gioia e stapperei champagne. Non capisco invece il dispiacere dei sostenitori dell’AGW quando scoprono che in fondo il mondo non andrà a fuoco così presto 🙂
      Donato l’ha detto molto bene, ma io vorrei ribadire il concetto, perché non sfugga a qualche troll di passaggio, sperando che anche i troll abbiano, da qualche parte, una coscienza, un barlume di onestà intellettuale, e il messaggio incominci a penetrare nelle loro tifoserie. Ma anche se questo non succedesse, com’è più probabile, servirà a togliergli la baldanza di certe affermazioni infondate. Dunque, nessun scettico mette in dubbio che uno scienziato possa sbagliare, e quindi non è ad uno scettico che si debba far notare la cosa. Lo sappiamo di essere esseri umani, fallibili, e capaci di sbagliare, e, come lo siamo noi, lo sono anche i sostenitori dell’ipotesi AGW.
      Ma questo assunto è negato da chi insulta gli altri chiamandoli “negazionisti” (vogliamo contare le volte che questo termine è stato usato da certe persone di nostra conoscenza ?). E quando si usa questo termine, si imprime al proprio pensiero un’aureola di dogmaticità, un’infallibilità, che non permette poi di cavarsela con un semplice “nella scienza c’è sempre una certa incertezza”…no, cari miei, “se c’è incertezza” allora non potete chiamare “negazionisti” chi non condivide quello che voi fate passare per “settled”. Non si può avere la botta piena e la moglie ubriaca, e accettare o rinnegare la possibilità di sbagliare a seconda di come vi fa comodo.
      Vorrei aggiungere che, nella mia ignoranza, non saprei dire se tra qualche anno la temperatura continuerà a salire o scenderà. Semplicemente non credo che questo sia governato dalla CO2. Credo che la CO2 dia un suo (secondo me piccolo) contributo all’aumento, ma che entrino in campo ben altre cause, in parte conosciute, in parte non conosciute, sia come quantità, che come agenti. Per esempio, i raggi cosmici non erano “conosciuti” dai modelli climatici. Ora c’è chi dice che quelli ne dovranno tener conto, e spero che sarà così. poi si tratterà di aggiustare il parametro perché sia il più vero possibile. I feedback positivi erano conosciuti, ma il parametro che li caratterizza dovrà, credo, essere abbassato, e forse dovranno rendersi conto del maggiore peso di alcuni feedback negativi.
      Ne viene fuori qualcosa che incomincia ad avvicinarsi a quanto sostengono gli scettici (ricordo che gli scettici hanno le più svariate posizioni, e non vanno considerati come un blocco monolitico), e contemporaneamente si allontana da quanto allarmisticamente affermato dai sostenitori dell’ipotesi AGW.
      Insomma, noto con piacere che quanto pensavo tempo fa sta dando i suoi risultati, e la scienza ufficiale, col suo pesante consenso, si avvicina alle mie posizioni, cosa che mi fa piacere per due motivi:
      perché mi conferma di avere avuto intuizioni giuste,
      perché il pianeta non è in quell’imminente pericolo che strillavano, e questo dovrebbe rasserenare tutti.
      Ma per tornare al futuro, passo dal passato. Qualche tempo fa non avrei potuto dire con certezza che in questi anni ci sarebbe stata la stasi che c’è stata. Sinceramente non mi avrebbe sorpreso se la temperatura fosse ulteriormente aumentata, e non mi sorprenderebbe se lo facesse in futuro. Ho sempre pensato che la temperatura vada su e giù per conto suo, sulla base di cause che sfuggono certamente a me, ma anche un po’ a tutta la climatologia.
      Quello che penso è che non esista un pericolo AGW, o almeno non ne esista uno imminente. Ma detto questo, se la temperatura va su o giù, per cause naturali, che c’entra questo con l’AGW ? Certo, se la temperatura non sale con l’ascensore di Gore, è evidente che quel premio nobel ha predetto cose non vere, ma non è vero il contrario, e cioè non sarebbe prova dell’AGW se la temperatura, in futuro, continuasse a salire. Non è la temperatura che prova l’ipotesi AGW ! Dovremmo assistere ad un’impennata quasi verticale della temperatura (che troverei altamente improbabile) come ci hanno voluto far intendere Gore e Mann, per dar ragione a quell’ipotesi. Dovremmo, in alternativa, verificare un trend che salga sempre di più, ma non certo per soli 30 anni o 50, per essere ragionevolmente certi che quell’ipotesi sia vera, e non abbiamo abbastanza tempo, né, almeno io, speranza di vivere così a lungo, per poter sdoganare quell’ipotesi.
      Secondo me.

  3. CarloC

    Guido, ti devo correggere. Nella terminologia dell’AR4 dell’IPCC, “very likely” significa probabilita’ >90%. Lo statement dell’AR4 infatti e’:
    “Very likely, most of the observed increase in average temperatures since the mid-20th century …”. Tradotto significa:
    “Con probabilita’ >90%, almeno il 50% del riscaldamento dal 1950 e’ dovuto a cause antropiche”. Ci tengo alla precisazione perche’ sono sempre molto sorpreso da come questa affermazione – che conoscendo l’IPCC possiamo immaginare gia’ di per se’ biased in senso AGW- venga tradotta dagli ortodossi di fede IPCCista nella completa certezza che il riscaldamento globale sia di origine antropica.
    Ho letto ad esempio l’articolo di Caserini sul Bollettino della Normale, ed e’ tutto un riferirsi all’autorita’ dell’IPCC per dire quanto ormai non vi siano piu’ dubbi. Ma se e’ l’IPCC stessa a dire che c’e’ un 10% di dubbio, nero su bianco, e che questo dubbio, tutt’altro che trascurabile, e’ riferito solo al 50% del riscaldamento! Poi giocano con l’idea -sacrosanta, per carita’- che nella scienza non ci sono mai certezze. Ma dimenticano che un’incertezza del 10% trasforma una legge, al piu’, in una buona ipotesi.

    Reply
    Chiedo venia per il 5% in più, ma la faccenda del 50% non mi risulta proprio. Puoi postare un riferimento?
    gg

    • CarloC

      Ecco qua, dal Synthesis Report del 2007: “Most of the observed increase in global average temperatures since the mid-20th century is very likely due to the observed increase in anthropogenic GHG concentrations.” (http://www.ipcc.ch/publications_and_data/ar4/syr/en/mains2-4.html).
      “Most of” in inglese significa “la maggior parte”, cioè, in cifre, >50%.
      Quindi mi pare inopinabile che la frase significhi: “C’è una probabilità maggiore del 90% che almeno il 50% del riscaldamento sia dovuto all’aumentata concentrazione di GHG antropogenici”. Quel 50% è una cifra importante perché è legata all’altra, a quel 90%: rendendo più stringente l’affermazione sulla percentuale di riscaldamento di origine antropica sul totale (cioè aggiungendo qualcosa a quel 50%), la probabilità che sia vera non può che diminuire al di sotto del 90%; riducendola, la probabilità che sia vera aumenta. Giusto?

    • CarloC

      P.S. Quanto al 5% che passa fra 90% e 95%… hai solo raddoppiato le probabilita’ effettivamente stimate dall’IPCC 🙂 Infatti la probabilita’ che l’attribuzione della causa sia sbagliata passa da < 1/10 a < 1/20. Ribadisco, non faccio queste precisazioni per speciale pignoleria: ma perche' mi pare che tanto del catastrofismo climatico derivi molto semplicemente dalla leggerezza con cui si manipolano queste cifre. Fra l'altro poi (e trovo che questo aspetto sia particolarmente interessante) eventi e deduzioni a probabilita' largamente inferiore al 100% vengono allegramente concatenati fra loro: ad esempio, quando in uno studio sul legame fra cambiamenti climatici e conflitti si sostiene che e' probabile che un conflitto segua alle siccita' che saranno causate su una certa zona del pianeta dal cambiamento climatico. Ovviamente nello studio si considerano sia il cambiamento climatico che la siccita' derivante come eventi dati, per concentrarsi solo sull'ultimo anello del ragionamento. E' la logica di Sherlock Holmes. 🙂
      Infine, contraddire i catastrofisti citando l'IPCC non ha prezzo 🙂

    • Claudio Costa

      @ Carlo C
      ma non è così proprio per niente
      quella maggior parte che l’IPCC intende è proprio il 96% bast aandare a sommare le forzante antropiche nel noto schemino del RF tratto da Hansen 2005 la somma delle forzanti riscaldanti antropiche rappresenta il 96% delle forzanti riscaldanti totali.

    • CarloC

      @Claudio Costa,
      perdonami se ho preso un granchio, sono tutt’altro che un esperto della materia. Ma da Wikipedia leggo che “Climate Change 2007: The Physical Science Basis […] was produced by 152 lead authors, 26 review editors, and 498 contributing authors (see list) from 40 countries (citing over 6,000 peer-reviewed publications), then reviewed by over 625 expert reviewers.[7] Before being approved, the summary was reviewed line-by-line by representatives from 113 governments during the 10th Session of Working Group I,[8] which took place in Paris, France, between 29 January and 1 February 2007.”.
      Cioe’, il report dell’IPCC e’ un assessment della letteratura esistente. Una sorta di meta studio, dunque. Quindi non mi e’ chiaro esattamente perche’ quello che e’ scritto in Hansen 2005 dovrebbe essere determinante, o piu’ significativo di cio’ che e’ sintetizzato dal report dell’IPCC. Il report dell’IPCC (in cui ogni singola parola e’ stata chiaramente scelta con cura e pesata sul bilancino) dice “most of” e 90%, e io mi attengo a quello. Un singolo studio non puo’ essere piu’ autorevole del report complessivo. Se non e’ cosi’, ti prego di spiegarmi come mai, avro’ imparato qualcosa di nuovo! Grazie.

    • Claudio Costa

      @ Carlo C
      La trovo corretto quindi cercherò di spiegare con i riferimenti.
      La pubblicazione di Hansen et al 2005 qui

      http://pubs.giss.nasa.gov/abstracts/2005/Hansen_etal_1.html
      Hansen, J., L. Nazarenko, R. Ruedy, Mki. Sato, J. Willis, A. Del Genio, D. Koch, A. Lacis, K. Lo, S. Menon, T. Novakov, Ju. Perlwitz, G. Russell, G.A. Schmidt, and N. Tausnev, 2005: Earth’s energy imbalance: Confirmation and implications. Science, 308, 1431-1435, doi:10.1126/science.1110252

      è il fulcro del rapporto IPCC AR 4 diciamo che ne è la colona portante perchè è la stima delle forzanti radiative (cioè dell’aumento o della diminuizione della radiazione nel bilancio radiativo atmosferico al variare delle concentrazione dei gas climalteranti o delle forzanti naturali se le concentrazioni non cambiano o se la TSI o non cambia, non c’è nessuna forzante quidi nessun riscaldamento et viceversa.Se l astima fosse sbagliata crollerebbe tutto il catatstrofismo climatico e la necessità della mitigazione …e infatti la stima è sbagliata.
      La stima delle forzanti radiative è nel chapter 2 qui

      http://www.ipcc.ch/pdf/assessment-report/ar4/wg1/ar4-wg1-chapter2.pdf

      ed è tratta da Hansen et al 2005 secondo cui ad una variazione di 1 w/mq corrisponde un rialzo termico di 0,75° C. Quindi ad una variazione di 1,6 w/mq corrisponde un aumento di 1,2°C della temperatura del pianeta.

      Lo scienziato americano Richard Lindzen è estremamente critico nei confronti del radiative forcing determinato dall’IPCC, in svariate pubblicazioni scientifiche afferma infatti:
      – I valori calcolati cioè 2,6 w/mq fino al 2005 corrispondono al un aumento delle temperature mai osservato secondo l’equazione di Boltzman
      – I modelli climatici usati per ricostruire il clima del passato non sono sensibili alle variazioni climatiche dovute alle oscillazioni oceaniche.
      – Lo schema del radiative forcing non giustifica il riscaldamento del pianeta avvenuto fino al 1950 date le minime quantità di gas serra prodotte dall’uomo, dal 1750 al 1950

      RITRATTAZIONI E VARIAZIONI DEI DATI DELLE FORZANTI RADIATIVE

      I valori del radiative forcing sono cambiati nel tempo, andiamo ad analizzare come e perché.

      – 1990
      Il professor Houghton della Cambridge university ricevette nel 1990 un copioso finanziamento dal Primo ministro inglese Margaret Thatcher, desiderosa di giustificare agli inglesi la scelta inglese del nucleare. Nascerà quello che diventerà, il nucleo scientifico del futuro IPCC.
      Il primo calcolo sul radiative forcing dal 1750 al 1990 di Houghton risultò per sua stessa ammissione sbagliato, in quanto il valore di radiative forcing dava, con la Boltzman, un valore di riscaldamento molto più alto di quello registrato nel periodo. Houghton si giustificò incolpando gli aerosol di mascherare il valore con un raffreddamento del pianeta che non avevano calcolato.
      Per testare la validità di questa ipotesi da Michaels furono confrontate le previsioni dei modelli originali 1990, che non tenevano in considerazione l’effetto degli aerosols, con le misure della temperatura nelle varie zone della Terra. I modelli “senza aerosols” riproducevano più accuratamente l’evoluzione della temperatura nelle regioni ove è massima la concentrazione degli stessi aerosols. Tale constatazione confermò ulteriormente la scarsa affidabilità dei modelli di allora per la stima dell’evoluzione futura del clima.

      – 1995
      Il professor Houghton ammise gli errori, e formulò un nuovo radiative forcing senza cambiare il valore relativo ad i gas serra, ma inserendo i valori dei raffreddanti degli aerosols. Il valore finale algebrico fu dal 1750 al 1995, di 2,3 w/mq. Il calcolo che verrà poi inserito nel 2° rapporto IPCC.
      Wiin e Nielsen del 1999, affermarono che l’azione raffreddante degli aerosol, in modo particolare dei solfati, non è quantificata, anzi che questi aerosol si comportano in modo completamente diverso rispetto alle teorie dell’IPCC proprio nelle zone del pianeta dove le concentrazioni di solfati sono più alte, cioè nell’emisfero Nord.
      E’ con questa prova, associata alla prova “schiacciante” glaciologica, e alla teoria che il disgelo fosse causato dal’aumento della CO2, che gli ambientalisti indussero i politici della terra a firmare il protocollo di Kyoto nel 1998. Anche se le prove risultarono in seguito clamorosamente sbagliate, il protocollo rimane tuttora in vigore, e tuttora l’IPCC è considerato, inspiegabilmente, la fonte scientifica più autorevole, sui cambiamenti climatici.

      – 2001
      Fu del 2001 il terzo tentativo di calcolare il radiative forcing degli ultimi secoli, inserito poi nel terzo rapporto IPCC sui cambiamenti climatici, i valori del radiative forcing dal 1750 al 2000, crescono fino a 2,6w/mq.
      I dati iniziarono ad essere aspramente criticati con pubblicazioni scientifiche. Richard Lindzen dimostrò appunto che anche con i raffreddanti il valore di radiative forcing di 2,6 w/mq dovrebbe dare un riscaldamento globale molto più alto di quello riscontrato, e che non si giustifica il riscaldamento prima del 1950, e nemmeno il calo di temperatura dal 1945 al 1975.
      Nel 2003 Gu e Farrara dimostrano che le nuvole incidono in modo molto significativo nel bilancio delle forzanti radiative. Basti pensare che le perturbazioni possono schermare il 20 fino al 50% della superficie terrestre. La variabilità delle nuvole correlate con la radiazione solare non è ancora stata quantificata e inserita correttamente nei modelli.

      – 2005

      J. Hansen nel calcolare il nuovo radiative forcing dal 1750 al 2005, che sarà poi inserito nel quarto rapporto IPCC del 2007, stravolse tutti i dati, raddoppiando il valore dei raffreddanti.

      “L’uso di scenari estremi per drammatizzare il riscaldamento globale,
      è stato un tempo opportuno”

      James Hansen

      Opportuno? Solo per un progetto politico, non per la scienza ! Nonostante questa affermazione J. Hansen ha definito “giullari” gli scienziati scettici.

      questa è la tabellina finale del RF del IPCC AR4
      http://ess.geology.ufl.edu/ess/Notes/070-Global_Warming/Radforcing.jpeg
      La somma algebrica finale è di 1,6 w/mq, ciò dimostra che tutti i calcoli precedenti erano vistosamente sbagliati.

      R. Lindzen paragona l’inserimento degli aerosol nei raffreddanti fatto nel 1995, come un sistema a manopoline: girandole, cioè aumentando a piacimento i valori dei raffreddanti, si ottengono i risultati che si vogliono.
      Inoltre manca il 30% del calore stimato (Schartz 2010) quindi anche questa è sbalgiata!

      e questo è il commento di un noto climatologo italiano serrista e del WWF

      “In totale l’effetto riscaldante complessivo è di poco inferiore a 3,2 watt/m2, di cui più del 95% è causato da fattori antropici e meno del 5% da fattori naturali”

      Vincenzo Ferrara

    • donato

      “Houghton si giustificò incolpando gli aerosol di mascherare il valore con un raffreddamento del pianeta che non avevano calcolato.”

      Anche oggi i solfati cinesi sono responsabili di quel 30% del calore che manca. Ho l’impressione che ogni volta si scopre una magagna nei valori del RF e, quindi un errore di modellazione del sistema, è colpa dei solfati.
      Ciao, Donato.

  4. Alessio

    ” Ne viene fuori un quadro che forse non è quello che l’autore desiderava mettere in evidenza,” se presentato con la solita spocchia, con estratti decontestualizzati, puoi fare anche Cappuccetto Rosso simile ad un racconto di Poe.

    Io metterei anche la mail di Paul Voosen a JC e RP

    “You also do it a disservice by stripping out the quotes from their
    proper place in the narrative. (Granted, Pielke did this first.) I’d
    appreciate restoring some context to these quotes, as I don’t see the
    overall thrust of my article supporting the tone of the context-free
    quotes.”

    Si applica anche a GG, che fa un estratto dell’estratto di RP.

    Reply
    Mentre attendo ancora una replica, o forse dovrei dire una rettifica all’ultima tua incursione, mi par di notare un cerro stridio di unghie sullo specchio. Sinceramente dell’idea di Voosen e del messaggio che voleva trasmettere me ne importa veramente poco. Nel rispetto del suo ruolo di opinionista, tuttavia, ho precisato che quel messaggio e’ diverso da quello che viene fuori leggendo le dichiarazioni di chi opinionista non e’ ma e’ scienziato. Il mio non e’ un commento al suo articolo, ma alle citazioni in esso contenute. Sei troppo attento per non averlo notato. E lo sei anche per non aver notato che, come al solito, il lettore attento, in cui nutro fiducia illimitata, ha avuto la possibilità di leggere tutto.
    Mi piacerebbe conoscere una TUA opinione sulla diversità di vedute di questi primi attori dell’AGW, invece di leggere che l’unica cosa che ti colpisce e’ il fastidio di Voolsen perché si usano i suoi virgolettati. Cos’è, ne possiede il copyright e tu lo curi?
    gg

    • Alessio

      Guido, non riesco proprio a stare dietro a ogni infinita discussione che esplode ad ogni critica. Ho deciso di non farmi tirare dentro ai vari esercizi dialettici spesso fini a se stessi che si sviluppano il piu’ delle volte, perche’ ho riscontrato che per quanta buona volonta’ uno ci metta, scalfire le granitiche convinzioni/ossessioni e’ impossibile. Non so come facciate, ma io davvero non ho il tempo di scrivere continui commenti a discussioni infinite, sottrandolo a pause dal lavoro. Cose che non mi vanno giu’ ne leggo spesso, a volte commento. Ma il tira e molla dei blogs…no, n’jaa fo piu’.

      Avevo cominciato a rispondere al post precedente, soprattutto a Donato che pare ci si metta d’impegno a studiarsi le fonti, ma sono oberato. Magari piu’ tardi. Riguardo a questo: mi da’ parecchio fasdidio, al solito, la distorsione dei fatti e il modo con cui copi assiduo sempre dagli stessi (vedi post precedente): l’articolo di Voolsen presenta uno sguardo sulle sfide che presenta la frontiera della ricerca climatica. Lo studio della variabilita’ naturale non e’ mai stato settled ed e’ un ampio filone di ricerca. Ma a te te ne frega nulla. Prendi l’articolo e lo presenti in modo che sia una banale derisione mostrando gente che non sa che pesci pigliare (e’ ovvio che non fai un commento all’articolo, Guido. Sinceramente commentassi articoli di giornale e basta, me ne fregherebbe il giusto e anzi sarei pure incline a concordare con te talvolta, pensa.). Questa e’ la distorsione per cui Voolsen scrive a Curry. La mia opinione dei vari punti di vista sollevati nell’articolo? Che sono tempi interessanti e c’e’ da lavorare in climatologia. No non mi sento circondato da cialtroni che vanno a caso
      Stridore di unghie sui specchi? Dici per salvare il salvabile, la faccia cose cosi? Lasciamo stare va, non colgo la provocazione, vedi sopra.

      Scrivine uno simile con il cartoon all’inizio riguardo la cosmologia o l’attribuzione delle cause di vari tipi di cancro o la discussione del modello standard. Have fun.

      Reply
      Alessio, non sono riuscito a spiegarmi. In questa occasione l’articolo è la fonte che ha raggruppato le opinioni. Punto. La sua opinione e le motivazioni per cui le ha raccolte non le ho discusse e tantomeno derise. Ripeto di aver specificato che esse erano differenti dal quadro che ne viene fuori raccogliendole in un contesto diverso. Del resto, essendo piuttosto generiche, se decontestualizzate non perdono affatto di significato e tantomeno possono essere travisate. Spero di essere stato piu’ chiaro.
      gg

  5. Io come al solito vorrei fare un’osservazione sul metodo, in particolare sul consenso. I pro AGW sostengono che l’AGW (con la A, intendo) ha il consenso della maggioranza degli scienziati. A parte la quisquilia di misurare quella maggioranza (qualche numero è girato, ma è stato calcolato il modo ridicolo e se ne è già parlato), qui sopra abbiamo una lista di scienziati che sostengono l’AGW. Tuttavia, ognuno va per conto suo per quanto riguarda i dettagli dell’ipotesi, che però non sono affatto un aspetto trascurabile. In sintesi, non esiste una singola ipotesi AGW, ma un certo numero di ipotesi, sulle quali il consenso è piuttosto frammentato.

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